Dorothy Parker, Poesie

Maledizione, sapevo che ci sarei cascata: mi basta che qualcunə menzioni, anche solo di sfuggita, un libro per venire presa dal desiderio di saperne di più. Figuriamoci poi, se a presentare il volume di turno è una donna colta e raffinata come Drusilla Foer! Qualche sera fa, ero spaparanzata sul divano e stavo guardando L’Almanacco del giorno dopo, quando è avvenuto il fattaccio: Drusilla ha letto una poesia, Résumé, ed è scattata la proverbiale scintilla letteraria! Quindi ora “mi tocca” parlarvi dei Complete Poems di Dorothy Parker (Penguin Books, 2010)

Da dove posso iniziare? Quando esco dalla mia “comfort zone” e mi cimento con l’affascinante mondo della Poesia, sento sempre il bisogno di affidarmi a degli “esperti del settore”. In questi casi, il mio pensiero va subito a un portale che propone poemi scelti e approfondimenti sui loro autori: l’imprescindibile e interessantissimo sito Poetry Foundation. Quindi, direi che tanto vale incominciare dai cenni biografici riportati nella pagina dedicata a Dorothy Parker.

La scrittrice e poetessa è diventata famosa grazie alla sua arguzia e alle sue acute riflessioni sulla società americana. Dopo aver venduto il suo primo poema a Vanity Fair nel 1914, Parker ha iniziato a collaborare anche con Vogue. Nel 1917 ha sposato Edwin P. Parker, ma la loro luna di miele si è presto tramutata in una luna di fiele. Sì, la vita amorosa della scrittrice è stata a dir poco disastrosa… Nel 1926 la poetessa ha pubblicato la sua prima raccolta di versi, Enough Rope, che è diventata un bestseller. A quel primo volume, sono seguiti Sunset Gun e Death and Taxes.

Conoscere – almeno per sommi capi – la biografia di Dorothy Parker ci aiuta a comprendere meglio la sua poetica. Come sottolineato su Poetry Foundation, le sue liriche riflettono sia il suo spirito brillante, sia le ombre della sua vita, tra cui spicca lo spettro della depressione. Nei suoi versi, la scrittrice parla spesso del suo “mal di cuore” e di relazioni amorose destinate a non avere un lieto fine: sembra che tra uomo e donna si erga un muro impossibile da valicare; lei dedica tutta sé stessa al suo lui, ma il suo amore non viene mai contraccambiato in ugual misura.

Le poesie di Dorothy Parker spaziano da liriche brevissime, fulminanti, a composizioni più lunghe e colloquiali. Come ricordato su Poemotopia, la scrittrice ha utilizzato diversi schemi metrici, spaziando da forme tradizionali, come il sonetto, al verso libero. Nei suoi scritti sono presenti rimandi al mondo dei trovatori medievali (vedi l’utilizzo dell’enovi e del roundel), ma l’ambientazione è sempre moderna, così come lo spirito, ironico e arguto, che guida la penna.

Diamo un’occhiata più da vicino ad alcune poesie. In A very short song l’autrice paragona l’amore a una maledizione e mette a nudo la cicatrice che attraversa il suo fragile cuore, un cuore che è stato spezzato quando lei era solo una ragazza. Con l’ironia che la caratterizza – un sorriso tagliente sbocciato tra le lacrime – la poetessa ci parla di uomini infedeli ed egoisti, concentrati solo su sé stessi e sulla soddisfazione dei loro piaceri. Questi fidanzati farfalloni meritano solo di essere “scaricati” (Renunciation):

[…]
Now you’re casting yearning glances
At the pale Penelope;
Cutting in on Claudia’s dances;
Taking Iris out to tea.
Iole you find warm-hearted;
Zoë’s cheek is far from rough—
Don’t you think it’s time we parted? . . .
Fair enough!

Nelle poesie di Dorothy Parker, una catena invisibile unisce le donne del passato (Song of one of the girls) – Elena, Saffo, Lady Hamilton e Didone – a quelle di oggi. Peccato che gli uomini siano incapaci di capire davvero l’anima delle loro amate, di riconoscerle come loro pari. I versi dell’autrice suonano sia come ammonimento alle ragazze, sia come un rimprovero nei confronti di quegli amanti insensibili.

Talvolta il dolore di un cuore spezzato diventa così insopportabile da spingere l’autrice a meditare il suicidio. Il tema del male di vivere, oltre che nell’indimenticabile Résumé, viene affrontato anche in Coda:

There’s little in taking or giving,
There’s little in water or wine;
This living, this living, this living
Was never a project of mine.
Oh, hard is the struggle, and sparse is
The gain of the one at the top,
For art is a form of catharsis,
And love is a permanent flop,
And work is the province of cattle,
And rest’s for a clam in a shell,
So I’m thinking of throwing the battle-
Would you kindly direct me to hell?

La vita è una lotta. L’amore è una continua fonte di delusione. Le piccole gioie della vita sono poca cosa rispetto alla sofferenza che bisogna scontare per assaporarle. Varrebbe quasi la pena di abbandonare la lotta, se non fosse per una flebile luce che continua, ostinata, a splendere tra le tenebre: la luce dell’arte, l’unica, seppur non risolutiva, catarsi possibile.

Parker ha continuato a comporre poesie, a raccontare il suo malessere: le sue liriche, da soliloqui, si sono così trasformate in dialoghi con lettori che possono rispecchiarsi nel suo tormento interiore. La sua sofferenza da personale, singolare, è diventata universale e questo l’ha resa, anche se solo per istante, meno intollerabile.

Approfondimenti:

Vita & poesia di Dorothy Parker, la bad girl della letteratura americana – Pangea

Tanto vale vivere – La voce di New York

5 pensieri su “Dorothy Parker, Poesie

    1. A volte capita: anche io mi chiedo come mai alcuni autori finiscono col venire accantonati pur affascinandoci. Ah, Paola, approfitto dell’occasione per chiederti se scrivi anche di libri su altri blog/riviste. Mi sembrava di avertelo sentito “dire” in un commento su un altro blog, ma non ne sono sicura…

      Piace a 1 persona

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