Dottor Jekyll & Mister Hyde

Volevo proporvi un post diverso dal solito: un confronto tra un grande classico della letteratura e due sue versioni alternative a fumetti. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, romanzo cult di R.L. Stevenson, è stato al centro di numerosi adattamenti cinematografici e televisivi: il dottore-scienziato, diviso tra bene e male, è diventato un’icona horror/gotica. Questo personaggio ha continuato a ispirare generazioni di artistə, tra cui Tiziano Sclavi e Sabrina Cotugno. Perché ho scritto “volevo” e non “voglio”? Perché le cose non sono andate esattamente secondo i piani (che novità, eh?😅).

Premessa

La verità è che mi sono lasciata prendere la mano dall’entusiasmo: le pagine di appunti si sono accumulate, inesorabili, sino a sommergere la mia scrivania virtuale e la mia Musa. L’idea di proporvi un articolo chilometrico (apprezzato dai motori di ricerca, ma non dai comuni mortali) non mi andava a genio: mi sarebbe sembrato più un “sequestro di persona” che un modo per intrattenere il mio gentile pubblico. Per questo motivo, ho diviso il post originale in due parti (il che, a pensarci, è ironico): oggi mi occuperò del classico di Stevenson, mentre nella prossima puntata mi soffermerò su due geniali rivisitazioni a fumetti del mito di Jekyll/Hyde.

Per presentarvi Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde – un romanzo che, a dire il vero, non ha bisogno di presentazioni – ho deciso di affidarmi al mio amato manuale di letteratura inglese: Witness to the Times, a cura di Rosa Marinoni e Luciana Salmoiraghi. Non posso aggiungere altro rispetto a quanto detto nell’antologia, quindi tanto vale che mi metta comoda e che mi limiti a riportarvi i punti chiave e i temi evidenziati nel volume 😆. Sì, purtroppo, nessuna delle osservazioni intelligenti che leggerete è farina del mio sacco… 😅

Trama

Una confessione imbarazzante: nel corso della mia vita da lettrice, ho letto più volte questo romanzo. Perché? Perché l’intreccio del libro di Stevenson tende a “evaporare” dal mio cervello: al termine di ogni rilettura, mi rimangono impresse in mente solo le figure di Jekyll e di Hyde. A questo punto, tanto vale rinfrescarci collettivamente la memoria…

Il dottor Henry Jekyll è un rispettabile e rispettato medico londinese. Il dottore è convinto che ogni essere umano abbia una doppia personalità e che i due diversi lati del suo carattere possano manifestarsi in forme fisiche distinte. Dopo aver condotto svariati esperimenti, ha trovato una formula che gli dà la possibilità di sdoppiarsi, di proiettare parte della sua personalità nella forma di Edward Hyde: un altro sé stesso che è l’incarnazione del lato più oscuro della sua psiche. Una seconda dose della pozione permette a Henry di tornare a essere un comune e onesto cittadino.

Hyde indulge in ogni sorta di vizio e commette diversi crimini, tra cui un efferato omicidio. Intanto, Jekyll continua a condurre la sua vita di sempre, ma porta su di sé il peso dei peccati di Edward: condivide i suoi ricordi, quindi sa di quali delitti si è macchiato il suo “doppio”. Col passare del tempo, Jekyll inizia a perdere il controllo: la trasformazione avviene all’improvviso, senza bisogno dell’ausilio della droga. Il dottore capisce che Edward si sta rafforzando: il suo lato peggiore sta prendendo il sopravvento.

La storia del medico viene narrata come un racconto del mistero: all’inizio, osserviamo la vicenda attraverso il punto di vista di un ignaro avvocato, una vecchia conoscenza del dottore, che si ritrova coinvolto in questo “strano caso”. La sconvolgente verità verrà alla luce attraverso due lettere: il resoconto di Lanyon, un collega di Jekyll, e la confessione di Henry.

La genesi dell’opera

Il romanzo, pubblicato nel 1886, è stato ispirato da un incubo: Stevenson ha sognato un uomo che beveva una pozione capace di tramutarlo in un’altra persona. Lo scrittore ha subito provato il desiderio di mettere nero su bianco quell’incubo: il risultato è stato una storia dell’orrore dalle tinte gotiche. Quella prima stesura però è andata distrutta, perché sua moglie gli ha chiesto di inserire una “morale” – rappresentata dalla tragica confessione finale dello scienziato – nell’opera.

Simboli

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è strutturato come un classico racconto dell’orrore ricco di suspence, ma, in realtà, è qualcosa di più di un semplice “intrattenimento gotico”: questa storia è una metafora del dualismo degli esseri umani, creature in cui coesistono bene e male. La natura duale dell’animo umano viene evidenziata attraverso una serie di elementi simbolici:

1) I nomi dei personaggi. Il cognome di Jekyll potrebbe derivare dalla fusione del pronome francese “Je” (io) e del verbo inglese “to kill” (uccidere), quindi potremmo chiamarlo il dottor “Io uccido”. Invece, la parola Hyde rimanda a qualcosa di segreto, di nascosto.

2) La casa. Da una parte abbiamo una linda facciata vittoriana, con la sua rispettabile porta principale, dall’altra una sinistra porta sul retro – un portale aperto sull’inconscio, su ciò che non è accettabile agli occhi della società. Sì, la dimora di Jekyll rispecchia alla perfezione le due diverse anime del suo proprietario.

3) La nebbia di Londra. Il cupo clima londinese fa da contraltare alle tenebre che si celano nel cuore del dottore.

4) Lo specchio. Questa superficie riflettente è il simbolo per eccellenza del dualismo dell’animo umano.

Il doppio e l’inconscio

Stevenson temeva di perdere sé stesso perché, per curare la sua malattia polmonare, era costretto ad assumere quantità ingenti di farmaci. Dunque, il tema del doppio – l’elemento chiave del libro – affonda le sue radici nella biografia dell’autore, ma è anche il riflesso della mentalità di un’epoca.

La “Letteratura del Doppelgänger” si è sviluppata nel diciannovesimo secolo, un periodo in cui la luce della ragione illuminista aveva lasciato posto alle ombre e alle inquietudini del Romanticismo. Nei secoli precedenti, si pensava che la follia fosse causata da forze esterne all’uomo, invece nell’Ottocento gli studiosi hanno iniziato a esplorare il lato oscuro dell’animo umano e si sono confrontati con i mostri dormienti della nostra psiche.

Hyde è l’incarnazione del Male che risiede dentro di noi: è un lato del carattere di Jekyll che è stato a lungo represso. Per questo motivo, la sua “mostruosità” non viene manifestata tanto attraverso il suo aspetto fisico – seppur sgradevole –, quanto tramite il suo vestiario. Siete confusə? Dovete sapere che, nell’epoca vittoriana, gli abiti erano il simbolo distintivo del perfetto gentleman: un signore “per bene” doveva sempre mostrarsi elegante e ordinato. Invece, Edward indossa dei vestiti – quelli di Henry – che non gli calzano a pennello: il suo disordine esteriore è la spia rivelatrice del suo disordine interiore, della sua depravazione.

All’inizio, Hyde appare più piccolo di statura rispetto a Jekyll, ma, col passare del tempo, la sua forma fisica si stabilizza: cresce assieme ai peccati del medico. Quella che viene spesso definita come una trasformazione è in realtà la proiezione verso esterno di una parte di sé che diventa sempre più preponderante. Non si tratta tanto di una metamorfosi, quanto della concentrazione della malvagità che è già presente nell’animo di Henry: un male, o, se preferite, un parassita, che viene espulso/partorito (in un passaggio del romanzo Jekyll paragona Hyde a un figliol prodigo), che si incarna in una forma diversa rispetto al suo padre/ospite.

Jekyll ha tenuto celato per anni il lato più impetuoso e più oscuro del suo carattere, perché voleva apparire come un uomo rispettabile, ma, allo stesso tempo, è sempre stato consapevole dei desideri inconfessabili che albergavano dentro di lui. Hyde rappresenta la sua evasione dal “carcere della società”, la sua fuga dalle costrizioni della Legge (vale la pena di affiancare la lettura del romanzo a quella dell’Isola del dottor Moreau).

Hyde, un uomo più giovane e più agile rispetto al medico, può dunque essere considerato sia come la personificazione delle intemperanze giovanili di Henry, sia come una manifestazione di tutto ciò che ha represso/rimosso durante la sua vita adulta. Edward incarna il desiderio inconscio di lasciarsi andare, di compiere azioni disdicevoli senza intaccare la propria facciata rispettabile. Ne riparleremo nella prossima puntata, sempre ammesso che non vi abbia annoiatə a morte, o peggio, che non abbia risvegliato il vostro Hyde interiore!

Approfondimenti:

Le video-guide allo studio (in inglese) di Course Hero

Dottor Jekyll, Mister Hyde e l’inconscio spiegati da Massimo Recalcati – Repubblica.it

The Beast Within – The Guardian

14 pensieri su “Dottor Jekyll & Mister Hyde

  1. Anch’io l’ho letto due volte, di cui una da poco. Devo dire che, con l’età, il mio giudizio negativo di quando ero sbarbato si è attenuato. Ora, però, c’è un elemento a cui all’epoca non avevo pensato, ovvero: perché diamine qualcuno dovrebbe voler far emergere il proprio lato malvagio? Has science gone too far?, per citare un vecchio meme. Ho paura di sì, perché l’utilità di una tale “scoperta” scientifica a mio avviso rasenta lo zero… Naturalmente, se consideriamo l’esperimento come un pretesto per trattare i temi che hai analizzato – ovvero se fingiamo che il perché non debba per forza avere un senso al 100%, mentre assume importanza il “cosa… se” – allora il libro è ricco di spunti e riflessioni. Un po’ prolisso il finale, leggermente spiegone, forse. Ma c’è da dire che per un lettore moderno è quasi impossibile non sapere in anticipo il colpo di scena del romanzo e credo che questa pre-conoscenza qualcosa gli tolga.

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    1. In effetti, sapere già come stanno le cose rovina la sopresa, ma ci permette anche di osservare il romanzo da una prospettiva diversa: quella dell’autore. Poi, sì, l’effetto “spiegone” si avverte accome 😁.
      La penso come te: questo è un libro che si apprezza di più quando viene riletto rispetto a quando viene letto per la prima volta.
      Veniamo alla spinosa questione “Has science gone too far?”. Beh, è un interrogativo chiave della letteratura vittoriana (pensa solo a Frankenstein): allora, come ora, i progressi della scienza destavano più di un interrogativo.
      L’esperimento ha senso se lo pensiamo nell’ottica di uno scienziato ossessionato dal bisogno di provare la sua tesi e, sopratutto, se ci dimentichiamo della questione del male e ci concentriamo sul tema del “represso”. In questo senso, l’introduzione di Liber Liber è illuminante >https://www.liberliber.it/online/il-dottor-jekyll-di-robert-louis-stevenson/
      Allora, va bene l’esperimento, mi dirai, ma perché non trovare il modo di sbarazzarsi del “male”? Ecco, Cotugno è partitə proprio da queste domande. Sta a te, che sei già un passo avanti, decidere se spoilerarti la prossima puntata iniziando a leggere “The Glass Scientists” o se aspettare il prossimo post ;).
      P.S. Il correttore automatico di Wp non funziona più con i commenti? Perfetto, non oso immaginare la quantità di refusi che seminerò in giro 😨.

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      1. Aspetterò il prossimo post. 😉
        Grazie per aver risposto in maniera seria e ragionata ai miei dubbi posti un po’ goliardicamente. Ti dirò che, tra Frankenstein e Jekyll, forse comprendo di più le ragioni che hanno spinto il primo ai suoi esperimenti, sebbene anche lui a una certa avrebbe dovuto “nasare” che non era tutta questa grande idea…
        P.S. Non avevo fatto caso ci fosse un correttore automatico.

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      2. I dubbi sono sempre ben accetti, specialmente quando ci spingono a ragionare su aspetti chiave di un testo letterario 😉. Tra l’altro, penso che sia bene approcciarsi ai classici con un pizzico di curiosità e di humor.
        Quei due si sono svegliati un po’ tardi, eh? Però, se ci riflettiamo su, i loro esperimenti affondano le loro radici in aspetti oscuri della biografia dei loro autori: vedi la malattia di Stevenson e i lutti di Mary Shelley. Sì, dietro le figure di questi scienziati folli c’è sempre qualcosa di più profondo che vale la pena di di indagare.
        Non ti tedio oltre, ci si vede alla prossima puntata 😊.
        P.S. C’era, ma tu sei un bravo grammatico e non commetti svarioni, quindi non te ne sei mai accorto 😆.

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      3. È vero, è vero, si deve considerare il vissuto di chi scrive. Oserei dire che è soprattutto grazie a questi due romanzi che il gotico nell’immaginario è legato al dilemma su fino a dove ci si può spingere per il sapere e agli esperimenti “falliti”.
        Al prossimo articolo, allora!
        P.S. No, credo sia perché io leggo e commento da telefono e qui c’è solo il correttore del telefono stesso…

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  2. Pingback: Jekyll! secondo Sclavi e Cotugno – Il verbo leggere

  3. Da ragazzina lo rileggevo periodicamente, ma adesso è parecchio che non gli faccio visita: mi sa che anche nel mio cervello l’intreccio di Stevenson è evaporato!😅 Quindi grazie per il riassunto, prima di essere passata a questo interessantissimo esame dell’opera. Non vedo l’ora di leggere la seconda parte!💙

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    1. Ah, ah mi consola sapere che non sono l’unica ad avere simili “vuoti di memoria” e che il riassunto è servito!
      Mi sono limitata a riportare le info del mio utile e amatissimo manuale. Nella seconda parte (già online) c’è più farina del mio sacco 😂. Grazie per l’apprezzamento ❤!

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      1. Ah, ah, tranquilla, prenditi tutto il tempo che ti serve: mi era solo venuto il dubbio che non si vedesse il pingback alla parte 2 🤣.
        Quando leggi e/o commenti mi fai sempre felice, quindi puoi anche arrivare con un mese o due di ritardo 😉.

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