Destino di donna

Rimane qualcuna, e legge in un suo libro buono. In disparte da loro agili e sane, una spiga di fiori, anzi di dita spruzzolate di sangue, dita umane, l’alito ignoto spande di sua vita…. Non appena ho letto le prime pagine di Destino di donna (Liber Liber), mi sono tornati in mente i versi di Digitale purpurea. Perché? Perché il romanzo della scrittrice ungherese Margit Kaffka si apre con la descrizione di un collegio femminile, di una camerata in cui il profumo dei virginali gigli si mescola con l’essenza sensuale della digitale purpurea: alcune fanciulle, boccioli in fiore, stanno per lasciare la serra-scuola in cui sono state rinchiuse.

Il lettore, sulla soglia del libro, è accolto da una sorta di coro greco: le studentesse, riunite in circolo, ricordano gli anni trascorsi insieme e si interrogano sul loro destino. Queste fanciulle ungheresi di inizio Novecento, imbevute di letteratura e di ideali romantici, assomigliano un po’ a Madame Bovary: il lettore, smaliziato, ha l’impressione che abbiano visto la vita e l’amore solo attraverso il filtro delle loro letture. Parlano di Isotta e di Tristano, di tragiche passioni, ma sembrano conoscere poco il mondo che le aspetta fuori dalla porta del collegio: una realtà fatta di convenzioni dove ci si aspetta che una ragazza si sposi “prima di superare la data di scadenza”.

Mária, la protagonista di Destino di donna, così come le sue coetanee, sta per lasciare il nido fatto di libri e di merletti in cui ha trascorso la sua adolescenza. La giovane è attratta dal richiamo della digitale purpurea, dell’amore sensuale, ma, allo stesso tempo, lo teme. Mária non vuole rimanere vittima del destino riservato a tutte le donne della sua epoca: non riesce a rassegnarsi all’idea di diventare una mogliettina remissiva, assoggettata in tutto e per tutto al volere di suo marito.

Una volta lasciato il collegio, l’eroina di Kaffka inizia ad insegnare in una scuola, ma su di lei premono gli sguardi e le aspettative di chi desidera che “si sistemi al più presto”, sua madre in primis. La ragazza trova rifugio nella corrispondenza con uno scrittore, con un innamorato quasi immaginario su cui è libera di fantasticare a suo piacimento. Invece di concentrarsi sul bisogno di riuscire a trovare un difficile e forse impossibile equilibrio tra le sue aspirazioni e le imposizioni della società, la giovane preferisce rifugiarsi nel sogno di un amore platonico e libero da vincoli.

rigolette madame bovary

Nel giro di qualche mese, l’istitutrice è finalmente costretta a fare i conti con la sua scissione interiore, con la sua anima divisa tra il timore di “diventare come tutte le altre donne” e l’angoscia di vivere un’esistenza da “diversa”, da reietta. Giornate grigie, prive di scopo, si susseguono marcando la distanza tra di lei e le coetanee che si sono decise a scendere a compromessi, a prendere marito:

Per loro il matrimonio risolve veramente molte cose o almeno le riconcilia con esse. Il loro problema sono la mancanza di un ruolo della “nuova donna” e i conflitti di questa nella vita odierna, vero?… Io le invidio però. E invidio anche le mie ex compagne di collegio: loro raggiungeranno in un modo o nell’altro un approdo al prezzo di compromessi… Ma tornando a me perché non potete pensare a delle contraddizioni interiori di tutt’altro tipo? Penso che per me le cose non andrebbero meglio se io vivessi in un’altra epoca più sviluppata dell’attuale: infatti la maggior parte dei miei problemi mi derivano da me stessa.

Mária non può accettare l’idea di sposarsi con un uomo che, come il marito di sua sorella, finirà col tradirla e col considerarla come un semplice soprammobile. Sogna di avere al suo fianco un compagno capace di lasciarle la sua libertà e la sua indipendenza, ma un uomo simile esiste davvero? La fanciulla ha l’impressione di non poter trovare via di scampo da un destino già segnato sin dalla nascita:

Per me essere donna vuol dire essere assoggettate, un ininterrotto orribile essere scoperte e indifese, che non viene mai dimenticato nei nostri confronti e di cui neppure noi stesse ci dimentichiamo… siamo dei recipienti di qualcosa, i cui intenti, piaceri e voleri non ci appartengono, ma solo la responsabilità e la miseria.

budapest ponte

La giovane aspira a un cambiamento sociale che pare riflettersi nei nuovi movimenti letterari ungheresi. La ragazza assomiglia un po’ agli aspiranti scrittori pieni dell’idea di una nuova e migliore Ungheria: giovani idealisti, sognatori, ma incapaci di tradurre in realtà i principi in cui credono e di prendere parte attiva al rinnovamento politico e culturale della nazione. L’Ungheria di inizio Novecento è sì una terra di fermenti, ma di fermenti che hanno ancora bisogno di tempo per trovare una piena realizzazione.

Destino di donna (Mária évei, letteralmente Gli anni di Mária) rispecchia perfettamente i sommovimenti culturali di inizio Novecento. Questo romanzo, uscito a puntate a Budapest nel 1912 sulla rivista letteraria Nyugat, è, per certi versi, un’opera sperimentale e rivoluzionaria. Margit Kaffka sembra aver approfittato della struttura episodica del libro per dare vita a un romanzo che è un ibrido tra diversi generi: il primo capitolo ha un’impostazione quasi teatrale; il terzo è in forma epistolare; il quinto ricorda un diario di viaggio, pur non essendolo.

I cambiamenti stilistici adottati dalla scrittrice possono lasciare un po’ interdetti, ma, a ben guardare, si prestano a mantenere il focus sui pensieri della protagonista, a mettere sempre al centro della scena, pur violando il principio dello show, don’t tell, i confusi sentimenti di Mária. Come ricorda Roberto Ruspanti nella sua postfazione

Destino di donna è un romanzo fortemente introspettivo, espressione del rinnovamento letterario e punto di passaggio fondamentale dalla vecchia, stantia e conservatrice letteratura ungherese di fine Ottocento verso la moderna cultura occidentale europea.

Attraverso i “turbamenti della giovane Mária”, di un personaggio “in anticipo sui tempi”, destinato a subire lo scacco di una società asfittica, Margit Kaffka ha dato vita a un romanzo capace di mettere in luce l’oppressione, fisica, economica e spirituale, delle donne:

Antesignana del movimento di emancipazione della donna in Ungheria, al quale prese parte in prima persona nell’ambito di un’agguerrita e combattiva schiera di scrittrici ungheresi, Margit Kaffka in questo romanzo (…) disegna la figura di una giovane donna (…) precorritrice dei tempi moderni, tanto, troppo precorritrice (perché la società ungherese – ma non solo questa – dell’epoca non era ancora in grado di comprendere la nuova ideologia) da ritrovarsi del tutto sola, isolata e disarmata nel respingere le convenzioni, le buone maniere di facciata, i luoghi comuni, le banalità, la ripetitività dei comportamenti della società piccolo-borghese e piccolo-nobiliare di una città di provincia dell’Ungheria absburgica (…) (Postfazione, Roberto Ruspanti)

Margit Kaffka ha denunciato le storture di una società incapace di riconoscere alle donne il diritto all’emancipazione economica e sessuale. Questa scrittrice fortemente anticonformista, diversamente dalla sua eroina, è stata capace di sfiorare, senza timore, i petali della digitale purpurea, e ha frequentato a testa alta gli ambienti intellettuali più avanzati e progressisti della Budapest d’inizio Novecento.

Se, come me, avete una predilezione per la letteratura mitteleuropea e se siete alla ricerca di un romanzo introspettivo, capace di dare voce alla questione femminile, Destino di donna è la lettura perfetta per voi.

Approfondimenti:

Margit Kaffka – Liber Liber

La condizione delle donne nella narrativa ungherese del primo Novecento, Cinzia Franchi – Rivista di studi ungheresi 

Destino di donna – Recensione libro 

5 pensieri su “Destino di donna

  1. Pingback: 10 consigli di lettura a costo zero – Il verbo leggere

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