Maya Angelou: Poesie

Una voce potente, capace di scuotere le coscienze. Un inno all’amore, alla bellezza e alla libertà. Oggi voglio proporvi le poesie (The Complete Collected Poems, Random House, 1994) di Maya Angelou, la scrittrice e poetessa che ha celebrato la Blackness, che ha cantato la vita quotidiana e le lotte degli afroamericani.

Angelou sapeva che le sue opere non sarebbero state dimenticate, ma, probabilmente, sperava che le future generazioni le leggessero in un mondo diverso, libero dalle catene dell’oppressione che aveva cercato di spezzare. Invece le sue poesie sono ancora terribilmente attuali: come ci dimostra la cronaca degli ultimi mesi, il razzismo è ancora radicato nell’anima dell’America, nel cuore di quello che dovrebbe essere il paese della libertà.

Quando ho iniziato a leggere i Poems, sono subito rimasta colpita dalla musicalità di queste poesie, di queste liriche che affondano le loro radici nella tradizione orale degli schiavi afroamericani. Come riportato nella bella biografia di Poetry Foundation, la stessa Angelou ha recitato più volte i suoi versi, rendendoli ancora più potenti grazie alla sua viva voce. Nei componimenti della poetessa, il canto di un singolo si trasforma in una voce universale che ci parla di difficoltà, di perdite, ma anche del desiderio di rialzarsi, di combattere per la libertà.

Di che cosa parlano le poesie di Maya Angelou? Di amore, di una passione che lacera l’anima, della forza e della bellezza delle donne, della Black Beauty, della lotta per i diritti civili, che l’ha vista scendere in campo al fianco di Martin Luther King. Delle luci artificiali, industriali, dell’America degli anni ’60 e dei fuochi delle rivolte. Della fiamma, interiore e luminosa, che ardeva e che arde nei cuori degli afroamericani in cerca di giustizia.

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta dei Poems con alcune poesie dedicate alla passione amorosa, fonte di dolci sorrisi, ma anche di lacrime amare. In When You Came to Me, un Lui arriva, indesiderato, e sospinge la voce narrante in stanze dimenticate, dove sono accatastati i souvenir-relitti del loro amore:

When you come to me, unbidden,
Beckoning me
To long-ago rooms, Where memories lie.
Offering me, as to a child, an attic,
Gatherings of days too few,
Baubles of stolen kisses,
Trinkets of borrowed loves,
Trunks of secret words,
I CRY

Il tema della memoria, dei fantasmi del passato che tornano a perseguitarci, ritorna anche in Remembering, dove i ricordi fanno letteralmente a pezzi l’anima. In Tears un’anima stanca piange sui suoi sogni perduti. Un’anima che sa che la Morte risiede dentro di noi, così come l’Inferno e l’Amore (The Detached):

We love,
Rubbing the nakednesses with gloved hands,
Inverting our mouths in tongued kisses,
Kisses that neither touch nor
care to touch if
LOVE IS INTERNAL

La poetessa ha cantato la fiamma della passione che brucia dentro i cuori degli amanti. Gli innamorati sono i soli a vedere l’autunno come una fine che non è altro che un principio, come un fermarsi solo per poter ricominciare. Un augurio che ci tocca da vicino, perché tutti noi speriamo in una primavera all’insegna della rinascita:

Only lovers
see the fall
a signal end to endings
a gruffish gesture alerting
those who will not be alarmed
that we begin to stop
in order simply
to begin
again. (Late October)

Nella poesie di Angelou trovano posto sia raffinate sonorità jazz e blues, sia ruvide onomatopee urbane. Il battito di un cuore poetico antico, ancestrale e, oserei dire, classico, si fonde con il respiro della working class afroamericana. Una voce piana, colloquiale come quella di Walt Whitman, diventa un tutt’uno con il canto dolente di un solista che carica su di sé un dolore collettivo, corale.

Queste liriche affondano le loro radici nel suolo dell’Africa, il continente-madre mai dimenticato, e si ramificano nelle vene di America-matrigna dal cuore troppo arido. La poetessa ha ripercorso la storia degli afroamericani a partire dal tempo della schiavitù sino alle rivolte degli anni Sessanta: ha dato voce agli uccelli in gabbia che cantavano e che continuano a cantare perché desideravano e desiderano la libertà.

My guilt is “slavery’s chains,” too long: i versi di My Guilt bruciano più che mai perché sembrano essere stati scritti in seguito alla morte di George Floyd. La voce di Angelou è la voce degli attivisti di Black Lives Matter: è la voce di chi è ancora rinchiuso nella gabbia di una società ingiusta e razzista, di chi continua a veder calpestati i suoi diritti.

On Working With White Liberals scuote le nostre coscienze e ci disturba nel profondo. Questa poesia ci ricorda che nessun bianco, privilegiato, può capire davvero cosa significhi essere vittima di razzismo, cosa voglia dire crescere con la consapevolezza che per qualcuno il colore della tua pelle è “sbagliato” e che tanto gli basterà per premere il grilletto. Questa poesia, così come il recente saggio Fragilità bianca. Perché è così difficile per i bianchi parlare di razzismo, ci mette in una posizione scomoda, ci esorta a riflettere sul nostro coinvolgimento in un sistema che perpetua la disuguaglianza:

(…) se vogliamo scardinare il sistema, noi bianchi dobbiamo collocarci in una posizione di disagio razziale ed essere disposti ad ammettere le conseguenze del nostro coinvolgimento nel sistema. Questo comprende non crogiolarci nelle nostre reazioni (…) a una data situazione interrazziale senza prima aver riflettuto sul loro innesco e sul loro impatto sugli altri. Le lacrime suscitate dal senso di colpa sono autoassolutorie. (Robin DiAngelo, Chiarelettere)

Maya Angelou ha celebrato la Blackness (Ain’t That Bad?), la forza e il talento degli afroamericani che hanno fatto e che continuano a fare grande l’America, perché fare grande l’America significa abbracciare le sue diverse anime, non dividerle o denigrarle. La poetessa ha dato voce a chi per troppo tempo non ha avuto voce, a chi ha dovuto e deve trovare la forza di rialzarsi per continuare a combattere, nonostante tutto (Still I Rise):

Leaving behind nights of terror and fear
I rise
Into a daybreak that’s wondrously clear
I rise
Bringing the gifts that my ancestors gave,
I am the dream and the hope of the slave.
I rise
I rise
I rise.

In questi tempi difficili, la voce di Angelou, la poetessa che ha celebrato la la forza delle donne afroamericane e che ha lottato per spezzare le catene del razzismo, risuona più potente che mai. I suoi Poems, proprio ora che il mondo sembra andare in fiamme, ci ricordano che nessuno sopravvive da solo, che abbiamo bisogno gli uni degli altri (Alone):

Last night
How to find my soul a home Where water is not thirsty
And bread loaf is not stone
I came up with one thing
And I don’t believe I’m wrong
That nobody,
But nobody
Can make it out here alone.

Approfondimenti e fonti:

La poetessa che ha cambiato il mondo con le sue parole – Fanpage

Il profilo dell’autrice su Poetry Foundation

E io mi solleverò ancora … – Monteverdelegge

Caged Bird Legacy

Fragilità bianca – Il libraio

4 pensieri su “Maya Angelou: Poesie

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