Le novelle marinaresche di Mastro Catrame

Benvenuti o bentornati a bordo della mia bagnarola digitale: oggi salperemo sui sette mari, restando comodamente seduti in poltrona. Alla barra del timone c’è lo scrittore viaggiatore virtuale per eccellenza: Emilio Salgari. Radunatevi attorno all’albero maestro e preparatevi ad ascoltare Le novelle marinaresche di Mastro Catrame (Feedbooks).

Il “papà” della Tigre della Malesia ha seguito l’esempio di Boccaccio e di altri celebri novellieri: ha inserito i suoi racconti di mare all’interno di una cornice narrativa. Visto che queste sono delle novelle marinaresche, la loro cornice non può che essere una nave. Il capitano di un vascello condanna uno dei suoi uomini, che è stato sorpreso ubriaco, a raccontare dodici belle storie: il taciturno Mastro Catrame dovrà trasformarsi in una novella Sherazade.

Il comandante sa bene che il mastro si è sbronzato “per errore”: il vecchio marinaio ha fatto confusione tra i barili ammucchiati nella stiva. Catrame conosce delle belle novelle, adatte a far passare più in fretta i giorni che separano la ciurma dall’agognato approdo, ma è restio a sciogliere la lingua: la punizione è l’occasione perfetta per obbligarlo a intrattenere l’equipaggio. Vieni qui Papà Castoro, pardon, Catrame, noi te lo chiediamo in coro, una a loro, l’altra a me, dicci due storie o meglio dodici…

Per dodici notti, il vecchio raduna attorno a sé la ciurma e con le sue doti affabulatorie, degne dell’Ancient Mariner di Coleridge, “strega” i suoi ascoltatori. Peccato che abbia una certa predilezione per le superstizioni e per le storie che fanno scendere un brivido lungo la schiena: l’equipaggio si ritrova così sospeso tra ammirazione e spavento, tra il desiderio di ascoltare un’altra novella e il timore di non riuscire a chiudere occhio.

Ben presto si instaura una sorta di scherzoso duello: Mastro Catrame la spara sempre più grossa, cercando di impressionare i suoi superstiziosi compagni, mentre il capitano si impegna a trovare una spiegazione razionale per le sue fole. Catrame viene punto sul vivo ogni qualvolta il comandante fa naufragare il suo bastimento di parole, ma, dopo qualche scenata, è sempre pronto a riassumere il ruolo di novelliere.

Tutti i racconti del vecchio marinaio affondano le loro radici nelle più celebri leggende del mare. Come potrete facilmente intuire, queste novelle non brillano per originalità: a renderle affascinanti è lo stile discorsivo di Catrame e il modo in cui  il mastro “gioca” con le emozioni del suo pubblico, per non parlare delle piccole variazioni che impreziosiscono la cornice narrativa, impedendole di diventare monotona.

Il nostro inaffidabile narratore giura che le sue storie sono tutte basate su esperienze reali da lui vissute in prima persona. A giudicare dal suo “repertorio”, si direbbe che questo marinaio, razzista e scorbutico, porti una certa sfiga: quasi tutti i suoi viaggi sono terminati nel peggiore dei modi. Viene quasi da domandarsi cosa lo spinga a continuare a prendere il largo e a tenersi ben distante, come un certo Novecento, dalla terra ferma.

Nel corso di dodici sere, Catrame solca in lungo e in largo il mare della superstizione, alternando storie di paura a racconti più leggeri e ironici. Però l’ago della sua bussola-fantasia si dirige quasi sempre verso i racconti lugubri ed inquietanti: il marinaio ama tenere il suo pubblico col fiato sospeso e cerca sempre di spiazzare il suo razionale capitano.

olandese volante

La prima serata è dedicata al Il vascello maledetto dell’Olandese Volante, un grande classico marinaresco:

Allora sulla linea fosca dell’orizzonte vedemmo il mare alzarsi a prodigiosa altezza, mentre sulle alte rocce del Capo Horn lampeggiava; poi apparve fra una luce sanguigna un gran vascello tutto nero, colle vele pure nere sciolte al vento e guidato da un uomo di statura gigantesca. (…)

Il capitano è subito pronto a trovare una spiegazione per questo strano avvenimento:

(…) sei stato corbellato da un semplice miraggio. Il grande vascello che tu hai veduto e che credevi appartenesse all’olandese maledetto, il quale, se non lo sai, non è mai esistito, era una nave qualunque che passava all’orizzonte, ingrandita e trasformata dalla Fata Morgana.

Qualche sera più tardi, il vecchio marinaio prova a giocarsi di nuovo la carta del vascello fantasma con un’interessante e sinistra variazione sul tema: La nave-feretro sul mare ardente, ovvero un bastimento tutto nero che veleggia da solo, senza aver bisogno d’un equipaggio che lo manovri e lo guidi, che porta con sé un carico completo di feretri. Non vi anticipo la replica del comandante: il compito di indovinare la soluzione del mistero spetta a voi, miei prodi lettori-navigatori.

Passiamo dalle navi fantasma ai fantasmi veri e propri: Salgari-Catrame dedica due serate agli inquieti spiriti dei naufraghi. Si inizia con La campana dell’inglese, una novella incentrata sulla campana che le vittime del mare suonano per chiedere a marinai di pregare per loro, per poi passare a L’apparizione del naufrago, una storia dedicata alle anime dei marinai annegati. Che allegria, vero?

the terror

I fantasmi dei mari del nord merita una menzione d’onore perché è ispirata a un vero mistero del mare e perché, per certi versi, sembra anticipare un certo romanzo di Dan Simmons. La Terror e l’Erebus tendono ad apparire all’improvviso, come due vere navi fantasma, tra le pagine delle mie letture marinaresche:

(…) avevo preso imbarco su di un brigantino, il quale aveva per scopo di esplorare non so quali isole dell’Oceano Artico, onde rintracciare gli avanzi di due navi colà perdutesi assieme agli uomini che le montavano e ad un ammiraglio che le guidava verso il polo. (…) – Forse l’ammiraglio Franklin? – chiese il capitano, che era diventato assai attento.

Vi confesso che preferisco un’imbarcazione spettrale al Vascello dei topi, infestato dai sorci… Lasciamo da parte questi bastimenti per concentrarci su altre due leggende del mare: la prima riguarda La croce di Salomone, capace di “spezzare” qualsiasi tromba marina, mentre la seconda è incentrata sui Fuochi misteriosi che salgono dalle profondità del mare. Siete liberi di scegliere se schierarvi dalla parte di Catrame o se parteggiare per il suo razionale capitano.

Nel corso delle sue dodici notti “da Sherazade”, il sardonico mastro ha modo di dare vita a un vero e proprio “bestiario marinaresco”: tre delle sue storie sono dedicate a leggendarie creature dei mari. Il vecchio marinaio, a quanto pare, ha avuto modo di imbattersi in una sirena (o forse era una foca?), in una spaventosa murena e persino in un serpente marino. Peccato che quest’ultimo avesse la stessa consistenza del burro:

(…) il nostro legno fuggì verso il Nord; ma percorse sei o sette gomene, si trovò dinanzi alla coda del mostro che fu tagliata nettamente per metà e con una facilità tale che nessuno di noi s’accorse del menomo urto!…

Era di burro quel serpente? – chiese il nostro capitano, guardando con aria ironica mastro Catrame.

Ultimo ma non ultimo, Il passaggio della linea, una storia dedicata al tributo che i marinai erano soliti rendere a Nettuno ogni qualvolta attraversavano la linea dell’equatore. L’essenza delle Novelle marinaresche di Emilio Salgari sta proprio qui, nel desiderio di preservare il fascino delle antiche leggende che rischiano di venire dimenticate. La nostra testa ci spinge a prendere le parti del savio capitano, ma il nostro cuore non può resistere al richiamo della sirena, al fascino di queste fole marine.

Approfondimenti

emiliosalgari.it 

Salgari viaggiatore virtuale – Il Friuli 

Il blog della Libreria del mare 

Consigli di lettura per lettori navigatori

2 pensieri su “Le novelle marinaresche di Mastro Catrame

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