Tempi supplementari

Chiudete gli occhi: immaginate il vostro campo o campetto di calcio del cuore, poco importa che sia un mega stadio o un fazzoletto d’erba, quello che conta è che quell’arena vi abbia insegnato qualcosa sulla vita e sull’amicizia. Ah, non preoccupatevi se non siete dei tifosi e se non capite niente di calcio: Tempi supplementari di Otello Marcacci (Edizioni Ensemble, 2020) ruota attorno a una partita, ma parla soprattutto del tempo che passa, di legami indissolubili e del desiderio di rubare una stella.

L’autore ha preso spunto da un incontro di calcio realmente avvenuto e ha provato a immaginarne i tempi supplementari. In questo modo, quel match si è trasformato in qualcosa di più di una semplice partita:

Può succedere che una partita venga dilatata a saga, a poema epico, e che ogni suo episodio si colori come nessuno avrebbe mai pensato assistendovi o addirittura prendendovi parte. Il calcio è straordinario proprio perché non è mai fatto di sole pedate. Chi ne delira va compreso, non compatito; e va magari invidiato, non deriso. Il calcio è davvero il gioco più bello del mondo per noi che abbiamo giocato, giochiamo e vediamo giocare. Gianni Brera, genio.

Il romanzo si suddivide in tre atti, tanti quante sono le occasioni in cui i personaggi scendono in campo. L’esito di questa partita giocata tre volte è scontato, è già scritto nel primo capitolo: l’importante non è tanto il punteggio, quanto la trama della vita che si cela dietro ogni passaggio, dietro ogni gol subito o segnato. Una trama fatta di amicizie, amori, aspirazioni e ideali destinati a venire traditi perché, forse, quello è l’unico modo per crescere ed evolversi.

Il primo atto di Tempi supplementari è un viaggio a ritroso nel tempo: destinazione 1975. Giacomo, la voce narrante e cuore del romanzo, trascorre le vacanze estive in una colonia di Marina di Grosseto: la Stella Maris. Una comunità gestita da una religiosa sui generis, suor Maria: una donna dal cuore grande, capace di considerare la diversità come una ricchezza.

Un bel giorno, suor Maria convoca Giacomino nel suo ufficio: ha bisogno del suo aiuto per mettere insieme una squadra di calcio. La Stella Maris dovrà sfidare il Cottolengo, la parrocchia gestita dall’inflessibile padre Albini. La partita si giocherà non solo sul campo sportivo, ma anche su quello ideologico: Albini è convinto che la sua “collega” sbagli a dare spazio ai “diversi”, ad aprire le porte a tutti, indipendentemente dalla loro religione e dal loro orientamento sessuale.

Giacomo non è entusiasta all’idea di capitanare una squadra che sembra destinata alla sconfitta: gira voce che i giovani calciatori del Cottolegno siano fortissimi. Dopo qualche tentennamento, il ragazzo raduna attorno a sé i suoi amici più fidati: l’acculturato Paolo, il timido Bernardino e il temerario Marco. A loro vanno poi ad aggiungersi due “diversi”: David, con la sua kippah e il suo formidabile senso dell’umorismo, e Cristiano, un giovane capace di tenere testa, con grazia e arguzia, a chi non accetta la sua omosessualità.

La squadra, un dream team che mi ha riportato alla mente il Club dei perdenti di IT, non è ancora completa: scenderanno in campo anche Ilenia e Rosy, giusto per dimostrare a padre Albini che le ragazze possono avere altri interessi oltre alla cucina e al cucito, e i “Ramones”, tre adolescenti cicciottelli.

La partita sembra la classica, eterna, lotta tra il bene e il male, ma questa è la vita vera, mica una fiaba: la realtà non è in bianco e nero, è fatta di mezzi toni, di sfumature. Non è facile tracciare la linea tra giusto e sbagliato: può capitare di trovarsi davanti a persone che, pur sostenendo dei principi sbagliati, non sono “malvagie”, e, soprattutto, non è affatto detto che i “buoni” siano destinati alla vittoria. IT e i suoi terrificanti sgherri sono un appannaggio delle estati di Derry: in Maremma, malinconico deserto di bellezza, le cose sono un po’ più complicate e ambigue.

Il primo atto, o primo tempo, se preferite, del romanzo scorre via veloce, sostenuto da una scrittura semplice e schietta come una buona schiacciata fiorentina, con quel pizzico di sale dato da una leggera coloritura dialettale. Una pagina tira l’altra: un sorriso affiora sul volto, un po’ di dolcezza si insinua nel cuore, mentre noi lettori godiamo di riflesso del calore dell’amicizia che lega Giacomo e i suoi compagni.

Dal secondo atto in poi, la spensieratezza dell’adolescenza cede il passo ai rimpianti dell’età adulta. La scrittura resta la stessa, pulita, essenziale, ma il tono si fa più cupo e si sente il bisogno di avere accanto una scorta di cantucci e un bicchiere di vin santo. La bellezza del romanzo rimane intatta, ma il fulgore della giovinezza lascia posto ai malinconici bagliori della maturità.

Quando, nel 1998, i vecchi amici decidono di scendere di nuovo in campo, di rigiocare quella fatidica partita, sono ormai cambiati. I componenti della “squadra delle meraviglie” hanno riposto i loro sogni nel cassetto:

(…) stavamo imparando a non aprirlo più, vivendo in difesa, alla ricerca di un riparo dalle sofferenze che la vita ci poteva riservare. E cominciare a rimpiangere i bei tempi andati, quando ogni cosa sembrava meravigliosa e il futuro pieno solo di cose dolci e profumate, fu un attimo.

Giacomino si è trasformato in un equilibrista che scansa i problemi, in un uomo che rischia di perdere di vista sé stesso e i suoi sogni:

«Mi pare che la vita sia diventata una serie continua di Ricalcoli. Ci perdiamo su strade strette seguendo indicazioni assurde, quando basta, a volte, fare cento metri in più, andare dritto e girare su una rotonda per tornare sul percorso giusto».

Nella terza parte del libro, ambientata nel 2020, assistiamo all’ultimo atto della partita. La squadra delle meraviglie ha perso dei pezzi di cuore per strada e ha dovuto fare i conti con le complicazioni di un’epoca incerta, ambigua. Eppure l’amicizia ha retto a tutte le tempeste dell’esistenza. I personaggi hanno ancora a disposizione dei Tempi supplementari, dei tempi di grazia: istanti in cui si può cercare di dare battaglia ai propri demoni, di limitare la sconfitta e, persino, di rubare una stella dal firmamento.

Il romanzo di Otello Marcacci potrebbe ricordare una commedia all’italiana in salsa agrodolce (gli ingredienti sono quelli: tradimenti, scenate di gelosia,“bischerate”, incredibili coincidenze), ma nasconde una profonda vena filosofica. Lo scrittore non sceglie mai la strada facile: ci mette davanti a personaggi sfaccettati, in bilico tra cinismo e poesia, tra fragilità e forza, tra bene e male.

Questo libro è sì la storia, re-immaginata, di una partita e di un’amicizia, di un tempo passato a cui si guarda con malinconia, ma è anche un invito a fare i conti con lo scorrere delle lancette e con sé stessi. Quello che importa, alla fine della partita, è riuscire a guardarsi allo specchio e capire cosa si è riusciti a costruire, nonostante tutte le sconfitte, tutte le batoste, nei Tempi supplementari che ci sono stati concessi.

Per approfondire:

Dirette con gli autori: Otello Marcacci – The Book Advisor

Due chiacchiere on lo scrittore – Libri che passione 

La recensione di Patria letteratura 

11 pensieri su “Tempi supplementari

  1. Ma che bello! Questo finisce dritto sul quadernino…. Mannaggia.., mi freghi sempre! Le tue recensioni catturano l’attenzione e ingolosiscono. Bella questa cosa delle tracce musicali! Ottime scelte.

    P. S. Se non lo hai ancora letto, ti consiglio La simmetria dei desideri, di Eshkol Nevo, che ha un presupposto molto simile.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie mille, Pina! Immaginavo che il richiamo alla Maremma ti avrebbe incuriosita.
      Eshkol Nevo è nella mia infinita wishlist che si allunga sempre di più per colpa tua (sono appena riuscita a recuperare La libreria di Rue Charras). Lascio qui il link alla tua recensione:
      https://ilmestieredileggereblog.com/la-simmetria-dei-desideri/
      P.S. Ti dirò che ho trovato dei punti di contatto con un altro romanzo, che forse conosci… Infondate ragioni per credere all’amore ;).

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: 5 libri per l’estate + 1 – Il verbo leggere

  3. Pingback: Tempi supplementari – Recensione – Mia Nonna Fuma

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