Our Stories, Our Voices

L’antologia Our Stories, Our Voices: 21 YA Authors Get Real About Injustice, Empowerment, and Growing Up Female in America ( S. & S./Simon Pulse, 2018) raccoglie le voci di 21 scrittrici di romanzi YA (libri rivolti al pubblico dei cosiddetti “giovani adulti”): ventuno donne molto diverse tra loro, ma accomunate dall’essere cresciute in quella che sembra essere la terra della Libertà solo sulla carta.

Quando Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, queste scrittrici si sono sentite mancare la terra sotto i piedi: non potevano credere che il popolo americano avesse deciso di dare fiducia a un uomo deciso a rappresentare solo le istanze dei ricchi e bianchi WASP. Le loro identità erano sotto attacco: il loro sesso, il colore della loro pelle e il loro orientamento sessuale le rendevano automaticamente dei bersagli. 

Dopo l’iniziale sgomento, le autrici di Our Stories, Our Voices hanno deciso di prendere in mano la penna e di alzare la voce. Volevano denunciare lo stato attuale delle cose e provare a riscrivere un futuro migliore. Volevano rivendicare diritti uguali per tutti (Fat and Loud by Julie Murphy, Changing Constellations by Nina LaCour, An Accidental Activist by Ellen Hopkings). Volevano parlare, ma anche ascoltare:  volevano dare voce a chi non aveva voce e, allo stesso tempo, invitare i lettori a prendere parte alla loro battaglia.

Queste ventuno scrittrici hanno deciso di raccontare le loro esperienze personali, così da mettere a nudo i demoni, mai esorcizzati, dell’America: l’omofobia, la transfobia, il sessismo, la xenofobia, il razzismo e l’islamofobia. Noi lettori abbiamo l’impressione di trovarci in una sala convegni e di vederle salire, una dopo l’altra, sul podio: le loro sono parole forti, emozionanti e dure. Alcuni di questi saggi/testimonianze sono dei veri e propri pugni allo stomaco.

Our Stories, Our Voices ci parla di cosa significa essere donna negli Stati Uniti, di quali ostacoli hanno dovuto affrontare generazioni di ragazze americane. La terra che dovrebbe abbracciare la diversità e garantire uguali diritti a tutti i suoi cittadini non è un paese per donne, tanto meno se quelle donne non sono bianche, eterosessuali e disposte ad accettare di restare sempre un passo indietro agli uomini.

Queste storie ci ricordano che l’America, invece di essere il paese delle opportunità è troppo spesso la terra dei sogni infranti (My Immigrant American Dream by Sandhya Menon), una terra in cui chi non ha la pelle bianca non è mai pienamente accettato. Basta avere un accento straniero o indossare il velo per venire guardate con sospetto sia dai propri vicini, sia da chi dovrebbe proteggere e servire tutti, indipendentemente dalla loro etnia (Roar by Jaye Robin Brown, Myth Making: in the Wake of Hardship by Somaiya Daud, The One Who Defines Me by Aisha Saeed, Is Something Bothering You? by Jenny Torres Sanchez).

Gli USA sono un mosaico di identità diverse: la grandezza del paese deriva proprio dalla fusione di vari retaggi e culture, ma non tutti se ne rendono conto. L’iconografia dominante è quella dettata dai WASP che immaginano Gesù come un uomo biondo e dalla pelle chiara, salvo quando è sulla croce (Her Hair Was Not of Gold by Anna-Marie McLemore). Troppi americani si ostinano a ragionare per stereotipi (Tiny Battles by Maurene Goo, Dreams Deferred and Other Explosions by Ilene I. W. Gregorio, Black Girl, Becoming by Tracy Deonn Walker) e continuano a depennare dai libri di storia “pagine scomode” come il genocidio dei Nativi Americani (Unexpected Pursuits: Embracing My Indigeneity&Creativity by Christine Day).

Scrittrici come Sona Charaipotra (Chilled Monkey Brains) quando, da bambine, accendevano la tv o aprivano un libro non trovavano nessun personaggio in cui potersi identificare: la cultura mainstream prendeva in considerazione solo eroine dalla pelle bianca. Nei rari casi in cui qualche minoranza veniva rappresentata sul piccolo o grande schermo era quasi sempre ridicolizzata. I WASP si appropriavano – e si appropriano tuttora – delle altre culture, rimodellandole a loro piacimento, così da farle rientrare nel loro copione.

Le voci raccolte in Our Stories, Our Voices ci ricordano anche quanto sia difficile essere donna in un paese in cui la cultura dello stupro è diffusa capillarmente (These Words are Mine by Stephanie Kuehnert, What I Learned About Silence by Amber Smith, Not Like the Other Girls by Martha Brockenbrough). Come puoi riuscire a realizzare i tuoi sogni se devi continuamente lottare contro i “bulli” di turno (Trumps and Trunchbulls by Alexandra Duncan), contro uomini che ti considerano solo come una bambolina da usare e abusare a loro piacimento?

Per sopravvivere in a man’s world, in un mondo dominato dai maschi, si rischia di finire col rigettare la propria femminilità: le donne arrivano a nascondere o, persino, odiare il loro corpo e sono costrette a mostrarsi forti in qualsiasi situazione, perché la “debolezza” non è socialmente accettabile (Finding My Feminism by Amy Reed, Easter Offering by Brandy Colbert).

La strada da percorrere per raggiungere la parità tra sessi, una strada già intrapresa da generazioni di donne costrette a fare i conti con diverse, insidiose, forme di oppressione (In Our Genes by Hannah Moskowitz) è ancora lunga e accidentata. Basta poco per ritrovarsi a scivolare giù lungo la china, per perdere diritti conquistati con le unghie e con i denti. Basta che l’uomo sbagliato arrivi alla Casa Bianca.

Oggi Trump non è più il presidente, ma le ferite lasciate dal suo mandato sono ancora visibili sul volto dell’America. Biden è alle prese con un paese diviso che deve ritrovare la sua unità e esorcizzare i suoi demoni. Leggere queste pagine oggi può servirci sia per confrontarci col lato più oscuro degli Stati Uniti, sia per porci delle domande sullo “stato dell’arte” in Italia. La verità è che c’è poco da stare allegri: i dati sulla violenza domestica e sulla disoccupazione femminile lo dimostrano chiaramente. Per questo vi lancio una modesta proposta: dovremmo raccogliere le voci di attiviste e autrici italiane, così da rivendicare un futuro migliore per noi e per le donne di domani.

Nota:

Our Stories, Our Voices è disponibile gratuitamente, in lingua originale, su Riveted sino al 31/03

 

5 pensieri su “Our Stories, Our Voices

    1. Purtroppo, diverse opere interessanti (ne proporrò altre) non vengono tradotte. Comprendo la tua rabbia: la maledizione di Babele grava su tutti noi lettori…
      Il desiderio di poter espandere i miei orizzonti letterari mi ha spinta (più della scuola) a imparare l’inglese.

      Piace a 1 persona

  1. Pingback: Zami: vita da outsider – Il verbo leggere

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