Beloved

Pezzi di stoffa sparsi sul pavimento: frammenti di un patchwork da ricomporre. Un intrico di rami, contorti e spezzati, che confonde e ferisce lo sguardo: da questa prospettiva, non è possibile scorgere l’albero, maestoso e fiorito, nel suo insieme. Queste due immagini mi sono affiorate più volte alla mente durante la lettura di Beloved (Vintage Books, 2004): il capolavoro di Toni Morrison può essere capito davvero solo a posteriori, quando si ha una visione d’insieme del suo intreccio.

Ho rimandato sin troppo a lungo il mio incontro con questa scrittrice Premio Nobel: mi ripetevo che sarebbe arrivato il momento giusto per scoprire la sua produzione letteraria e, così facendo, continuavo a far scivolare i suoi libri in fondo alla wishlist. Poi, finalmente, una puntata di Terza pagina mi ha spinta a prendere dallo scaffale Beloved: sapevo già che si trattava di un testo incentrato sul rapporto tra una madre e una figlia, ma non immaginavo che la figlia in questione fosse morta.

La premessa del libro è tanto drammatica quanto avvincente: l’autrice ha affrontato una pagina oscura della storia americana, una pagina che, ai suoi tempi, veniva puntualmente rimossa e ignorata dalla letteratura e dall’opinione pubblica. Il romanzo cult di Toni Morrison, un libro che ha più di un punto di contatto con La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, è stato ispirato da un tragico fatto di cronaca:

Un ritaglio di giornale (…) riassumeva la storia di Margaret Garner, una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione. L’episodio si trasformò in una cause célèbre nella lotta contro le leggi sugli schiavi fuggitivi, che imponeva la restituzione dei fuggiaschi ai rispettivi padroni.

Nota: ho letto il libro in lingua originale, ma per comodità, vi riporto il testo dell’edizione italiana targata Sperling & Kupfer Editore

Le prime pagine di Beloved mi hanno presa alla sprovvista: mi sembrava di stare leggendo una lingua arcana e sconosciuta. La prosa di Morrison mi appariva illeggibile: le parole vorticavano, incomprensibili, davanti ai miei occhi. Stavo per mettermi a imprecare, quando mi sono ricordata che qualcosa di simile mi era già successo con Sotto il vulcano, la divina commedia ubriaca di Lowry. In quell’occasione, ero stata “salvata” dal commento di un lettore che mi aveva mostrato la retta via: potevo solo sperare di essere altrettanto fortunata.

Ho fatto un salto su Goodreads e, guarda caso, ho subito visto in evidenza il commento di un lettore non madrelingua che sosteneva di avere delle difficoltà nella lettura di Beloved. Ho scorso le repliche della community e ho capito che la risposta era sempre stata davanti ai miei occhi: Toni Morrison voleva catapultare i lettori all’interno della storia, anche a costo di lasciarli confusi e spaesati. Nel primo capitolo, ci ritroviamo sulla soglia di una casa-testa pensante impregnata di memorie dolorose: vediamo subito tutti i frammenti della storia, ma non siamo ancora in grado di rimetterli al posto giusto.

Amber su Goodreads ha intelligentemente osservato che i protagonisti di Amatissima sono vittime di stress-postraumatico: la prosa di Morrison rispecchia il loro shock, le fratture che attraversano i loro corpi e cuori. Da una parte c’è Sethe, la madre assassina che porta inciso sulla schiena un albero carico di rami-cicatrici, dall’altra c’è Paul D., l’ex schiavo che, durante la sua fuga, ha seguito una bussola fatta di alberi in fiore: due anime che si sono perse di vista e rincontrate dopo due tempeste parallele. Nel mezzo ci sono Denver, la figlia sopravvissuta, e Beloved, la “reincarnazione” della bambina assassinata.

Il romanzo ruota attorno alla ricostruzione e ricomposizione dei traumi vissuti dai personaggi: un lavoro di pazienza e d’incastro che esige una lettura lenta (un problema per una lettrice rapace e veloce come me, lo ammetto) e attenta. Ci vuole del tempo prima che i ricordi dei protagonisti – memorie che continuano a infestare la mente di chi vorrebbe dimenticarle – acquistino senso e significato ai nostri occhi:

Parlavo del tempo. A me riesce così difficile crederci. Certe cose passano e se ne vanno. Altre restano. Pensavo che era colpa della mia memoria. Lo sai, no, ci sono delle cose che si dimenticano e altre che non si dimenticano mai. Ma non è così. I posti, i posti sono sempre lì. Se il fuoco brucia una casa, la casa sparisce, però il posto – l’immagine del posto – rimane, e non solo nella mia memoria, ma fuori, nel mondo.

Ci vuole del tempo prima che la scatola di metallo che Paul porta nel petto si apra, disserrando il suo carico di orrore e dolore. Ci vuole del tempo prima che i rami e i fiori di sangue incisi sulla schiena di Sethe si trasformino nell’immagine di un albero di famiglia insanguinato, nel simbolo di un amore materno immenso, feroce e spaventoso.

Beloved ci mette davanti al cuore di tenebra dello schiavismo, soffermandosi sulle sue implicazioni psicologiche. Quando era in schiavitù (ironicamente il luogo in cui “abitava” si chiamava Sweet Home, casa dolce casa), Sethe è stata trattata peggio di una bestia: non aveva nessun diritto, nemmeno quello di tenere con sé i propri figli. Lei era solo una merce, una merce fruttuosa perché capace di “riprodursi da sola”. La donna è riuscita, faticosamente, a riconquistare la libertà, ma, nel momento in cui quella libertà è stata minacciata, ha pensato che fosse meglio uccidere i suoi figli piuttosto che riconsegnarli alle tenebre della schiavitù: non poteva sopportare che non fossero padroni dei loro corpi e delle loro anime.

Solo quando Beloved ritorna (o sembra ritornare) in scena in carne e ossa, gli altri personaggi iniziano a fare i conti con la loro memoria, ma rischiano di spezzarsi sotto il peso di quei ricordi. Beloved è una presenza inquietante: una figlia-sorella-ombra che rischia di inghiottire la casa di Sethe e di Denver, di distruggerla. In un passaggio del romanzo le voci delle tre donne si fondono in un unico canto: una triade femminile unita da un amore lacerante. Non sarà facile spezzare un cerchio fatto di sangue, lacrime e latte materno, non sarà facile esorcizzare i fantasmi del passato.

Toni Morrison ha sfruttato tutte le capacità espressive dell’inglese, piegando e stravolgendo il linguaggio: frasi spezzate e periodi oscuri, difficili da decifrare, si alternano a passaggi lirici e a frasi più semplici e chiare. La scrittrice ha alternato diversi punti di vista e sequenze temporali, dando vita a un testo complesso e disturbante, in bilico tra l’incanto del realismo magico e le inquietudini del Southern Gothic.

Beloved è un libro particolare che può lasciare spiazzatə e che può non piacere a tuttə, ma di sicuro è un capolavoro. Forse non è il testo migliore da scegliere per un “primo incontro” con Toni Morrison, ma, per quel che mi riguarda, sono contenta di essermi finalmente avvicinata alla produzione letteraria di questa autrice. La grande scrittrice afro-americana ha trasformato una tragedia che rischiava di diventare un semplice trafiletto di cronaca nera in una storia potente e immortale. Una storia che ci fa riflettere sul retaggio oscuro del razzismo e che ci consegna un memorabile ritratto di donna.

Approfondimenti (doverosi e necessari):

La guida allo studio (in inglese) di Course Hero

La recensione di Rivista grado zero

Speciale americana – Minimum Fax

Figlie e padri, scrittura e assenza in Beloved di Toni Morrison, Alessandro Portelli – Acoma

11 pensieri su “Beloved

  1. L’ho letto tempo fa in italiano e confesso che non ho capito cosa stavo leggendo per tutta la prima metà del romanzo. Però la potenza con la quale ti colpisce non appena capisci cosa ti sta raccontando Morrison è solo della grande letteratura: anche per me è stata una prima volta con i suoi lavori, ma nonostante la fatica iniziale, non posso dire di esserne pentita. Forse più avanti lo rileggerò e starò attenta a tutto quello che mi sono persa mentre cercavo di raccapezzarmi nella storia.

    Piace a 1 persona

    1. Sì, mi ricordavo la tua recensione (https://lasiepedimore.com/2020/09/24/amatissima-di-toni-morrison/)!
      Il senso di spaesamento è voluto, ma può essere “sfidante”. Pensa che in America questo libro è parte del curriculum scolastico, ma non sempre viene spiegato adeguatamente, creando più di un mal di testa allə alunnə.
      “Beloved” è un capolavoro e merita di essere approfondito e/o riletto. Buone letture!

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: Gothic! Ultimi consigli di lettura – Il verbo leggere

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