Donne devianti

Devianze. Questa parola mi è risuonata spesso in testa nelle ultime settimane: non ho idea del perché sia successo, davvero è un mistero. Qualche giorno fa, mentre esploravo la sezione di OAPEN Library dedicata agli studi di genere, mi sono imbattuta in un titolo che ha subito catturato la mia attenzione: Deviant Women. Cultural, Linguistic and Literary Approaches to Narratives of Femininity (Peter Lang GmbH, 2015) a cura di Tiina Mäntymäki, Marinella Rodi-Risberg e Anna Foka. Impossibile, almeno per me, resistere all’impulso di saperne di più.

Il volume raccoglie una serie di articoli accademici incentrati su figure “devianti”: donne che hanno sfidato le convenzioni e che si sono distaccate dal concetto tradizionale (e patriarcale) di femminilità. Nell’antologia sono presenti sia personaggi letterari sia figure realmente esistite che, attraverso le loro azioni e scelte di vita, hanno infranto le norme e i tabù di diverse epoche e società. La maggior parte dei contribuiti rimettono al centro donne che sono state marginalizzate e/o considerate come “mele marce” solo perché non rispettavano standard imposti dagli uomini.

Le gesta delle “devianti” sono spesso state narrate da autori misogini: sono state etichettate come “cattive” e ostracizzate per impedire che altre seguissero il loro esempio, che chiedessero di riscrivere le regole di società ingiuste e maschiliste. Le loro storie ci permettono sia di ragionare sul modo in cui, nel corso della storia, gli uomini hanno esercitato il potere, sia di intravvedere i punti deboli del patriarcato.

Le “devianti” mettono in discussione uno status quo basato su una rigida distinzione tra maschile/femminile: donne e uomini hanno ruoli distinti e non hanno uguali diritti e opportunità. Per mantenere viva questa distinzione/discriminazione, le persone devono seguire precisi schemi di comportamento, devono rispettare i “canoni” della mascolinità e della femminilità. Se una ragazza si rifiuta di essere educata, compiacente e passiva, finisce col produrre una “narrazione sovversiva”, col mandare in cortocircuito l’intera struttura sociale.

Gli articoli raccolti nel volume sono caratterizzati da differenti approcci metodologici e prendono in esame figure femminili molto diverse tra loro, ma a fare da fil rouge è il “potere” insito nella devianza femminile: le “devianti” sfidano, negoziano e ricostruiscono le nozioni tradizionali di femminilità, genere e sessualità presenti nelle narrazioni letterarie e culturali dominanti.

La sezione iniziale di Deviant Women ha un taglio storico/culturale. La prima donna a uscire fuori dalle nebbie della storia Teodora, una figura che è stata rappresentata in modo ambivalente. Nella Storia segreta di Procopio l’imperatrice viene raffigurata come una donna crudele e lussuriosa. Un ritratto a tinte fosche, che entra in contraddizione con le opere precedenti dello storico: in questi testi si parlava di una sovrana impegnata a garantire maggiori diritti alle donne. Anna Foka ha cercato di fare chiarezza, di restituirci un’immagine più veritiera di una figura non convenzionale, di un’imperatrice che ha messo in crisi la rigida e misogina società bizantina.

Passiamo da una donna reale ad alcune figure sovrannaturali: Ghosts and Spirits as the objeta in Strange Tales from Make-Do Studio di Wang Lei è incentrato sugli spiriti femminili che animano i racconti di Pu Songling. Creature voluttuose e sessualmente libere molto lontane dai ruoli tradizionali assegnati alle donne nella società feudale cinese. Al termine di quasi tutti i racconti, i personaggi di Songling lasciano da parte il loro status “deviante” per trasformarsi in perfette mogli e madri, ma la loro esistenza rappresenta di per sé una sfida a un mondo patriarcale regolato da rigide norme.

La prima parte di Deviant Women si conclude con una figura che non ha bisogno di presentazioni: Pandora, la femme fatale portatrice di sventura. Sanna Karkulehto and Ilmari Leppihalme ci propongono una rilettura e una riscrittura in chiave femminista del suo mito. Nel romanzo di Ritva Ruotsalainen Pandora è alla ricerca del sapere, di una conoscenza che pensa di trovare all’interno del corpo della sua amante Dafne. La “donna cattiva” del mito si trasforma così in una figura che sfida i tradizionali ruoli di genere e le regole di una società eteronormativa.

La seconda parte del volume, Contemporaneity, Deviance, Subjectivity and Violence, si apre con un personaggio letterario e cinematografico a dir poco iconico: Lisbeth Salander. Tiina Mäntymäki ha analizzato le azioni e i costumi della protagonista di Millenium alla luce dello spirito carnevalesco: l’antieroina di Stieg Larssondi rientra nell’archetipo del “buffone” (trickster), dell’outsider che critica le norme sociali e culturali vigenti. Nel corso della sua saga, Salander mette in discussione le tare della società – prima tra tutte la violenza contro le donne – e, allo stesso tempo, cerca di uscire dall’emarginazione in cui è vissuta.

L’articolo di Marinella Rodi-Risberg prende in esame il romanzo Fall on Your Knees. Nell’opera di Ann-Marie McDonalds, il trauma causato da un incesto è legato a doppio filo a tematiche colonialiste e razziste. I sogni di emancipazione della giovane Katheelee vengono brutalmente spezzati dal suo stesso padre. Sua sorella Frances, nel tentativo di superare questa tragedia familiare, infrangerà le norme della società in cui vive. Questo studio ci offre interessanti chiavi di lettura che possono essere applicate ad altri romanzi incentrati su traumi rimossi e che hanno come protagoniste donne devianti (vedi Beloved di Toni Morrison).

Caroline Enberg ci trasporta dal mondo della fiction alle pagine della cronaca nera, sottoponendoci il caso di una mamma assassina: una tragica vicenda che ci spinge a riflettere sul ruolo di cura che viene tradizionalmente assegnato alle femmine. Crimini simili mettono in crisi lo stereotipo secondo cui tutte le donne sono automaticamente buone madri e sono incapaci – fatta eccezione per malattie mentali o situazioni estreme – di commettere crimini violenti.

L’ultima parte di Deviant Women è dedicata alle donne lavoratrici e, in particolare, alle professioniste che hanno assunto ruoli tradizionalmente riservati agli uomini. Queste ultime sono spesso state marginalizzate e rese invisibili. A colpirmi è stato soprattutto l’articolo A Deviant in the Artic di Anka Ryall: la giovanissima geologa Brit Hofseth ha partecipato a una spedizione nell’artico che è stata oggetto di narrazioni discordanti. In particolare, nel romanzo Drifting Borders di Nils Johan Rud, la geologa è stata dipinta come una femme fatale. Invece, i suoi colleghi l’hanno celebrata come una pioniera, come una professionista intraprendente e intelligente.

Deviant Women è un testo più accademico e complesso rispetto ad altri saggi che vi ho proposto: vuoi perché include diversi approcci metodologici, vuoi perché richiede un bagaglio di conoscenze pregresse (per esempio, avrei dovuto/voluto saperne di più sulle teorie di Freud e Lacan). Dato che il volume raccoglie materiali così eterogenei, alcuni articoli risultano più accessibili e/o interessanti di altri, finendo col calamitare l’attenzione a scapito di altri contributi.

Nonostante qualche “difficoltà tecnica”, questo resta un testo fondamentale per chi vuole riflettere sulle tematiche di genere e sul ruolo delle donne nella storia. Deviant Women ci offre metodi di studio che possiamo applicare ad altre storie, ad altre figure femminili, letterarie e non, che si sono rifiutate di sottostare alle regole imposte dagli uomini, di rientrare in canoni soffocanti e restrittivi.

Approfondimenti:

Il ciclo di documentari Le donne nella storia su Raiplay

Deviant Women (un podcast in lingua inglese)

Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe

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