Notturno

Rientro nel mio studio virtuale, uno studio che non pensavo di rivedere sino a settembre, con un peso sul cuore. Non avrei mai immaginato di trovarmi qui nel bel mezzo di agosto. Però da ieri sera avverto un vago senso di fastidio all’anima. Lo conosco bene: è un disagio che mi spinge a prendere in mano la penna, nonostante sappia che che scriverò parole zoppicanti, inadeguate. Forse, domani cancellerò questo post, ma ora sento il bisogno di buttarlo giù, anche a costo di scrivere male, di accumulare refusi.

Afferro la penna, la giro e la rigiro tra le dita, sinché non capisco che, prima di tutto, devo fare un salto indietro nel tempo: devo tornare a un’altra, più serena, serata. Esco dalla porta e rientro da una porta finestra. Nel passato una bambina è seduta di fronte al televisore, assorta e incantata: quello con Superquark è un appuntamento imperdibile per lei. Le piace tutto di quella trasmissione: dai documentari sugli animali ai servizi di Alberto Angela; persino le mini-lezioni di fisica la affascinano! Soprattutto le piace il conduttore: quel signore gentile e colto le permette di ampliare il suo orizzonte culturale, di conoscere nuovi mondi.

Mi sfugge un sospiro, ma tanto so che lei non può sentirmi. Non guardo Superquark da anni: in questi ultimi tempi, mi sono dedicata a trasmissioni culturali dal taglio più prettamente letterario, finendo col restringere un po’ quell’orizzonte culturale, ma ho sempre continuato a ricordare con piacere il tempo trascorso “assieme” a Piero Angela. Prima di tornare al 2022, al presente di questo nostro difficile paese, rendo grazie all’uomo che ha portato la cultura nelle nostre case e che – mi piace pensarlo – ci ha trasmesso un po’ della sua curiosità intellettuale, della sua passione per il sapere.

Un difficile paese, davvero, non c’è definizione più calzante. Un paese che avrebbe un disperato bisogno della luce emanata da persone come Piero Angela e Gino Strada. Una nazione che domani sarà chiamata a fare i conti con un anniversario doloroso, con l’enorme ferita aperta lasciata dal crollo del Ponte Morandi. Crepe, divisioni, lacerazioni. Servirebbe qualcunə capace di ricucire quelle ferite, di dare un senso a parole come “saremo migliori” e “andrà tutto bene”. Servirebbero stelle luminose pronte a dare il cambio a quelle che si sono spente quaggiù, ma che continuano a brillare lassù, a indicarci la via da percorrere.

Fatti non foste a viver come bruti… Peccato che in questo difficile mondo l’odio abbia la meglio sul desiderio di conoscenza e sullo spirito critico. Un anno fa, in un altro triste agosto, i talebani prendevano il controllo dell’Afghanistan. Dodici mesi dopo, le donne, coraggiose e tenaci, continuano a manifestare per reclamare i loro diritti, tra cui quello allo studio.

Un mondo difficile in cui uno scrittore rischia la vita per le parole che ha scritto più di trent’anni fa, perché i libri sono pericolosi, più pericolosi delle armi puntate contro chi scrive. Da una parte c’è la luce della scrittura, dall’altra ci sono le tenebre dell’odio, dell’intolleranza e dell’ignoranza. La bellezza e l’inferno, per citare il libro di Saviano che mi ha fatto conoscere la vita e le opere di Salman Rushdie.

Libri che ti catturano, che ti ammaliano con la loro prosa barocca e ipnotica. Libri che ti obbligano a pensare, a mettere in discussione la realtà. Primo tra tutti, I versi satanici, il romanzo incendiario che ha segnato il destino di Rushdie. Un testo che parla di temi tutt’ora attutali come l’immigrazione e l’integrazione. Un’opera che ci invita a esercitare il dubbio, a mettere in discussione i dogmi. Un libro complesso e disturbante che mette a disagio chi vorrebbe abolire la libertà di pensiero e di espressione.

Romanzi che tendono fili tra Oriente e Occidente, che parlano di incontri e scontri tra culture. Libri come Shalimar il clown, incentrato sulla travagliata storia del Kashmir, e L’Incantatrice di Firenze. Storie che ci fanno riflettere sulla complessità dell’animo umano e sul nostro rapporto con la storia e la religione.

Storie indimenticabili, magiche, sospese tra realtà e finzione, come quella narrata ne I figli della mezzanotte: un capolavoro del realismo magico che ci mette di fronte a contrasti e dualismi, a speranze e disillusioni. Un viaggio nella storia dell’India, una storia segnata da fratture e conflitti. Un romanzo che ci insegna l’importanza della memoria, forma di resistenza nei confronti dell’oblio: le pagine più oscure e convulse del Novecento devono servirci da monito, da insegnamento.

Tra le pagine filtra la luce di una scrittura ammaliatrice, sapiente e impegnata: la penna, più potente della spada, conquista le menti e i cuori. Una penna “scomoda” che ci esorta a esercitare il nostro senso critico, a mettere in discussione il difficile mondo in cui viviamo. La Letteratura con la elle maiuscola non offre mai facili rassicurazioni, non ci dice che va tutto bene…

Un mondo difficile. Un difficile paese. Una notte inquieta, oscura. Una notte buia in cui aggrapparsi alla polvere di stelle lasciata dal passaggio di grandi come Gino Strada e Piero Angela. Una serata in cui il pensiero va a Salman Rushdie, al suo coraggio e alla sua penna indomita. Una notte di ferite – speriamo che si possano rimarginare – e di inquietudini. La bellezza del cielo stellato che brilla sopra di me – sopra di noi – e delle parole che restano – combattive, luminose. L’inferno di tempi complicati, incerti, che siamo chiamatə ad attraversare.

Spengo la luce nello studio virtuale. Mi affaccio alla finestra, reale, e guardo il cielo con la vana speranza di intravvedere una stella cadente. Can we pretend that airplanes in the night sky are like shootin’ stars
I could really use a wish right now, wish right now, wish right now

P.S. Non so se cancellerò o meno questo “notturno”, questo post fuori programma. Magari domani me ne pentirò e lo troverò inadeguato. Per ora so solo che sentivo il bisogno di scriverlo.

13 pensieri su “Notturno

  1. Che colpo, sapere di Piero Angela! Anche per me è stato un mito dell’infanzia e gioventù, un modello, un grande uomo come suo padre e suo figlio. (Mi emoziono ancora quando penso alla sua mini-serie di documentari sui dinosauri.) Il Presidente del Consiglio ha detto che ha saputo unire gli italiani come poche persone, ed è vero. La pletora dei suoi ammiratori è tra le più variegate.
    Un mondo con persone dotate di garbo, educazione, curiosità e cultura sarebbe decisamente auspicabile.

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  2. No, non cancellarlo! Hai espresso di cuore i tuoi pensieri, come penso avrei fatto anch’io, ma tu mi hai preceduta. Un saluto, teniamoci il “sentire”, la sensibilità e l’immediatezza con la quale esprimiamo i nostri pensieri. È importante sentirsi insieme a tanti che “sentono” allo stesso modo. Il mondo, pian piano, cambierà in meglio ❤️

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  3. Tante brutte notizie e tanti brutti ricordi tutti insieme in questi giorni. Si fa fatica a elaborarle e a metterle insieme per dare un senso a questo nostro tempo. Quindi grazie per questo notturno, sono contenta di essere passata e di averlo trovato ancora!💛

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