Dedalus

Ci sono libri “testardi” che si rifiutano di essere rimessi sullo scaffale. A volte, mi capitano “periodi neri di lettura”: giornate in cui sono di umore pessimo e liquido brutalmente più di un libro. Dopo aver ripreso e rimesso più volte sul comodino A Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce, stavo per arrendermi. Volevo mettere da parte quella lettura, ma Dedalus continuava a reclamare la mia attenzione. Alla fine ho ripiegato su una vecchia edizione italiana: credevo che avrei gettato di nuovo la spugna, invece sono arrivata all’ultima pagina.

Perché non sono riuscita a mettere giù questo libro? Perché le parole di Joyce – anche quando sono “filtrate” dall’ormai datata traduzione di Cesare Pavese – possiedono una forza speciale: si insinuano nel nostro cervello e ci costringono a riflettere. La vicenda singolare di Stephen, il giovane artista “ritratto” nel testo, è anche una parabola universale: l’autore di Ulisse ci parla di alcuni nodi chiave dell’esperienza umana, come la religione, l’arte e il difficile rapporto tra singolo e società.

Questa strana esperienza di lettura, sospinta dalla “volontà” del libro, si è rivelata sorprendente. Visto che – con l’intento di auto-scoraggiarmi – ho ripiegato su un’edizione priva di introduzione e di un buon apparato di note, sono stata costretta ad affrontare il fiume-Joyce senza l’ausilio di una bussola: ho fatto affidamento solo sul mio vecchio manuale di letteratura inglese, Witness to the Times, e sulle risorse del web. Mi sono così ritrovata alla deriva su una bagnarola d’inchiostro: credevo che me la sarei vista brutta, invece, sorpresa, mi sono divertita come non mai. Sì, è stato bello provare a ragionare da sola, anche a costo di sbagliare, su queste pagine.

Detto questo, invece di scrivere una “recensione canonica” – sarebbe stato impossibile e avrei rischiato di fare la fine di Icaro – voglio mettere giù alcune parole chiave e riflessioni che mi hanno accompagnata durante questa insolita lettura. Non preoccupatevi: vi proporrò anche degli approfondimenti più seri e più utili rispetto alle mie improbabili elucubrazioni 😁.

  • Stephen Dedalus. Il protagonista del Portrait ha un nome e un cognome impegnativi che richiamano alla memoria un martire cristiano e un costruttore di labirinti. Stephen è un alter ego di Joyce che si interroga sul significato dell’arte e sul ruolo dell’artista.
  • Parnell. Il leader dell’Irish Home Rule, citato anche nell’Ulisse, può essere considerato come un simbolo della disillusione politica dell’autore: dopo la morte di questo politico, ammirato da suo padre, lo scrittore ha preso le distanze dall’ala più intransigente del movimento indipendentista.
  • Un linguaggio in divenire. Lo stile de Ritratto dell’artista da giovane rispecchia l’evoluzione fisica e mentale di Stephen. Il testo si apre con un linguaggio infantile, per poi progredire assieme a Dedalus, imbevendosi dei suoi nuovi riferimenti culturali. Bisogna anche ricordare che l’inglese, la lingua utilizzata dal giovane artista e dal suo creatore, non è una lingua madre, ma una lingua “matrigna”, rispetto all’irlandese. Se volete saperne di più, vi rimando all’interessante analisi di Bookrags
  • Religione. La religione gioca un ruolo chiave nel libro. Stephen viene educato dai gesuiti e fa tesoro della loro sottigliezza intellettuale, ma si allontana progressivamente dai loro insegnamenti. Il suo bisogno di libertà lo spinge a interrogarsi sul peccato e sull’esperienza religiosa in sé. Dedalus vuole sfuggire, anche a costo di cadere negli abissi della “depravazione”, alle convezioni soffocanti e al conformismo imperante:

Quando in questo paese è nata l’anima di un uomo, le vengono gettate reti per impedirle di fuggire. Tu mi parli di nazionalità, di lingua e di religione. Io cercherò di sfuggire a queste reti.

  • Il ruolo dell’artista. Nel capitolo V, un capitolo quasi interamente speculativo, Stephen e i suoi amici si interrogano sul ruolo dell’arte e sulla bellezza. Cos’è l’arte? Chi è l’artista? Sono domande complesse, destinate a generare altri interrogativi. Qui Joyce teorizza la sua idea dell’artista-creatore, “invisibile” e “impersonale”:

La personalità dell’artista, dapprima un grido, una cadenza o uno stato d’animo, poi una narrazione fluida ed esterna, si sottilizza alla fine sino a sparire, si spersonalizza, per così dire. L’immagine estetica nella forma drammatica è la vita, purificata nell’immaginazione umana e da questa riproiettata fuori. Il mistero della creazione estetica, come quello della creazione materiale, è compiuto. L’artista, come il Dio della creazione, rimane dentro o dietro o al di là o al disopra dell’opera sua, invisibile, sottilizzato sino a sparire, indifferente, occupato a curarsi le unghie.

  • Vita. Ritratto dell’artista da giovane è la storia di un essere umano che cerca il suo posto nel mondo: è un susseguirsi di esperienze, rivelazioni e scoperte, di voli pindarici e di rovinose cadute. Da una parte c’è la “la vita buona”, quella vissuta seguendo i precetti religiosi, dall’altra la “vita cattiva”, dissoluta. Per riuscire a vivere la sua esistenza liberamente, senza costrizioni, Stephen dovrà recidere ogni legame con Dublino, la città in preda a una paralisi spirituale: l’artista è condannato alla solitudine.
  • Onde. La scrittura di Joyce ha un che di fluido, di marino. Onde vitali d’inchiostro si susseguono dando vita a marine di bellezza. Noi lettori dobbiamo lasciarci cullare da questo flusso onirico e ipnotico: siamo chiamati a immergerci nelle acque di un mare-testo in cui scorre l’essenza stessa della vita umana.

P.S. Probabilmente, in futuro riprenderò in mano Ritratto dell’artista da giovane e, magari, mi deciderò a leggerlo in lingua originale: ho solo scalfito la superficie di questo testo. Però, nonostante tutto, sono contenta di questo esperimento di lettura: talvolta, i lettori sentono il bisogno di affrontare i “mostri sacri della letteratura” faccia a faccia, senza dover per forza ricorrere alla mediazione di un esperto. In certi casi, vale la pena di farsi un’idea generale di un classico e di rileggerlo in seguito assieme a una guida più esperta.

Approfondimenti:

Lo sviluppo intellettuale di Stephen Dedalus – I malpensanti

La guida allo studio (in inglese) di Sparknotes 

Il nuovo Portrait di Joyce, o la parola che si fa acqua – Alfabeta2 

Il tema dell’esilio – AuralCrave 

Scrivere pericolosamente – Minima&Moralia 

Gente di Dublino (sul mio vecchio blog)

8 pensieri su “Dedalus

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