Parigi, Zola

Oggi voglio proporvi un viaggio letterario nella Ville Lumière, una città in cui risuona ancora l’eco delle parole dei grandi artisti che l’hanno raccontata e celebrata. A farci da guida sarà lo scrittore Émile Zola, autore di un libro intitolato, guarda caso, Parigi (Liber Liber).

Il nostro sarà un viaggio atipico. Perché? Perché la lettura di questo romanzo si è sovrapposta e incrociata alla rilettura di altri due testi: tutto è connesso nel mondo della letteratura. Il nostro punto di partenza coinciderà con quello d’arrivo: una soffitta al 21 bis di Rue de Bruxelles. Un luogo apparentemente banale, fuori dai soliti tragitti turistici, ma che noi amanti dei libri dobbiamo visitare per forza: qui si è consumata una tragedia che non possiamo dimenticare. Ne riparleremo a fine post.

Immaginate di sorvolare la Parigi di fine Ottocento a volo d’uccello: sotto di voi si estende una metropoli sfavillante, ricca di vita e di cultura, ma dietro quelle luci si estendono inquietanti zone d’ombra, sobborghi in cui la fame e l’ingiustizia sociale regnano sovrane. Émile Zola ha dedicato a questa città bifronte, sospesa tra il tramonto di un’epoca e l’aurora di un nuovo secolo, l’ultimo capitolo della trilogia Les trois villes, un romanzo che deve il suo titolo al luogo in cui è ambientato.

La trilogia di Zola è incentrata sul ruolo della religione nella società francese di fine secolo, una società in cui la scienza ha assunto un ruolo sempre più rilevante: lo scrittore ha descritto il progresso sociale e scientifico come una luce capace di guidare e di rinnovare l’umanità. La religione offre la consolazione del paradiso, ma non può fare nulla per alleviare le sofferenze delle classi sociali più basse: è un invito a rassegnarsi, ad accettare l’ordine delle cose. Invece, il positivismo è uno sprone a rinunciare alla vita eterna per concentrarsi sul miglioramento di quella terrena.

Il contrasto tra credo religioso e credo positivista è incarnato da Pietro, un prete che ha perso la fede: nel corso della trilogia, Zola ha narrato la sua progressiva disillusione, il suo senso di smarrimento. Nei primi capitoli di Parigi, Pietro ci appare come un’anima tormentata, come un pastore che continua a vegliare sul suo gregge, anche se non crede più nella sua missione. Lo scrittore naturalista ha reso in modo magistrale la sua sofferenza interiore: ci ha consegnato il vivido ritratto di un personaggio in preda a una crisi spirituale che rispecchia le inquietudini di società divisa tra ragione e superstizione, tra il desiderio di un rinnovamento sociale e la cancrena di un’atavica corruzione.

Attraverso le vicende di Pietro e di suo fratello maggiore Guglielmo, un chimico anarchico che crede nel rinnovamento sociale, ma che ha scelto la strada peggiore e più sanguinosa per attuarlo, Zola ha messo a nudo le tare della società parigina. La penna acuta e tagliente dell’autore bacchetta una città popolata da politici corrotti e da giornalisti che preferiscono un succoso scandalo alla verità. Ripercorrendo i passi di Pietro, passiamo dagli splendenti salotti dei ricchi borghesi – sfondo di chiacchiere e intrallazzi amorosi –, a squallide stamberghe popolate da operai piegati da una vita di stenti.

Parigi è la città di Sodoma e Gomorra: una mela all’apparenza succosa, ma rosa dal verme dell’ingiustizia. Il volto della capitale è segnato da una piaga incancrenita: la corruzione politica. Il Palazzo Borbone è il luogo simbolo di un potere che pensa solo a sé stesso e non al bene dei cittadini:

La sala dei Passi Perduti era quasi interamente sfollata ed appariva più squallida e più fredda colla sua Minerva, il suo Laocoonte e le sue mura nude di una volgarità di stazione, dove la baraonda del secolo si incalzava e passava senza fermarsi, senza mettere un raggio di vita, sotto l’altissima volta. La luce non era mai piovuta più scialba e gelida dai finestroni, dietro cui si scorgeva il giardinetto sopito, con le praterie brulle. E non un suono trapelava dalla tempesta della seduta vicina; un silenzio di morte calava dal monumento massiccio, pervaso da un fremito di dolore, venuto molto da lontano, dal paese intero.

Nel corso del romanzo, Zola descrive la capitale francese da diverse prospettive, regalandoci una serie di memorabili istantanee della Ville Lumière: un ciclo di quadri che potremmo intitolare “Dalla notte dell’anima alla speranza di una rinascita” (una speranza destinata ad avere vita breve). All’inizio del libro, la metropoli ci appare stretta nella morsa di un inverno non solo climatico, ma anche morale. Invece, in altri passaggi prevale lo splendore, il fascino di una città che, nonostante le sue miserie, riesce ancora a incantare chi la osserva:

Nessuna città aveva quello scenario di fasto chimerico e di magnificenza grandiosa nell’ora intermedia in cui la notte, calando lenta, diffonde sulla terra una magìa di visione, la poesia infinita dell’immensità umana.

L’oceano senza confini delle tettoie spiccava con una precisione strana, che avrebbe permesso di contare i fumaioli, i piccoli tratti neri delle finestre. Nell’aria placida, i monumenti sembravano delle navi all’ancora, una squadra fermata nel suo cammino, di cui l’alberatura audace risplendesse nell’addio del sole.

Parigi è in bilico tra salvezza e dannazione, tra spettacoli degni del Grand Guignol e momenti edificanti in cui un raggio di luce fa rifulgere i tetti d’oro. Viene da pensare – ecco il primo salto di libro in libro – al volume che Corrado Augias ha dedicato alla capitale francese, un testo in cui viene citato questo romanzo di Zola e in cui viene magistralmente descritta l’atmosfera della città al tramonto dell’Ottocento. Mentre passeggiamo assieme all’inquieto Pietro per le vie di Montmartre, le pagine dei due autori si fondono e confondono, dando vita un caleidoscopio di visioni parigine.

L’intreccio si dipana attraverso vicoli oscuri e strette al cuore, accorate denunce sociali e momenti da feuilleton. Zola ritorna più e più volte sugli stessi concetti: è animato dall’esigenza di trasmettere il suo pensiero ai lettori, anche a costo di ripetersi. Lo scrittore si accalora mentre accusa i corrotti e mentre sogna una Parigi rinnovata e rinata: una città sovrana dei tempi moderni, fautrice della religione della scienza. Una capitale in cui le parole liberté, égalité, fraternité non suonano più come un “slogan” impossibile da attuare nella realtà. Una città che esiste solo nella sua immaginazione…

Prima di tornare alla squallida soffitta di Rue de Bruxelles, fermiamoci un attimo a contemplare la basilica del Sacro Cuore, un luogo da cartolina che nel romanzo si carica di una luce sinistra. Qui avrà luogo il confronto decisivo tra Pietro e suo fratello, un fratello che vede in quella chiesa il simbolo di tutto ciò che detesta: ai suoi occhi, il maestoso edificio appare come una fioritura mostruosa, come il trionfo di una religione che è uno schiaffo alla scienza e alla ragione.

Lasciamo i due fratelli al loro destino e rimettiamo Parigi sullo scaffale. Prendiamo in mano Gridalo di Roberto Saviano e terminiamo il nostro viaggio letterario nella soffitta di Rue de Bruxelles: in questa squallida stanza, Zola è stato soffocato dalle esalazioni di un braciere. Il grande scrittore naturalista è morto solo e dimenticato all’alba del nuovo secolo che avrebbe dovuto sancire la vittoria della Giustizia e della Libertà.

I suoi scritti hanno scosso le coscienze, ma non hanno portato alla nascita di una nuova città. Il suo J’accuse gli si è ritorto contro e lo ha portato alla rovina. Parigi è anche questo: è la città delle illusioni perdute, delle speranze naufragate e degli scrittori scomodi. Passeggiando lungo la Senna, avvertiamo ancora l’eco delle loro parole: parole che ci disturbano e che continuano a farci riflettere.

Approfondimenti:

Io accuso: hanno ucciso Émile Zola – Repubblica.it

La Parigi di Zola – NonSoloProust

2 pensieri su “Parigi, Zola

  1. Davvero molto interessante questo viaggio, e anche dovuto, direi. Mi piacerebbe che Zola fosse un riscoperto, soprattutto dalle nuove generazioni. I contributi che hai segnalato sono molto stimolanti: sia la lettura di Saviano che l’articolo di Repubblica. Su Zola ci sarebbe tanto da dire, e la Parigi che ha raccontato non è poi così diversa dall’attuale, basta farsi u n giro nelle banlieue….

    Piace a 3 people

    1. Prima di tutto grazie <3.
      Sai, credo che Zola si sia ritagliato un posto anche tra le nuove generazioni: ho visto recensioni recenti delle sue opere e, qualche tempo fa, è andato in onda un adattamento televisivo di "Germinal". Prima o poi dovrò decidermi a leggere il ciclo dei Rougon-Macquart, ma ho capito che è una lettura impegnativa e che non posso limitarmi a leggere solo alcuni capitoli della saga: del tipo o prendo il "pacchetto completo" o è meglio che lascio perdere…
      Amo far dialogare tra loro più autori (beh amavo le lezioni di Letteratura comparata) 😊.

      Piace a 1 persona

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