Nel mondo dei libri

Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci conosceremo mai. Tanto meglio; ci stimeremo di più, visto e considerato che gli uomini quanto più si avvicinano, meno si sopportano. Vedete: appunto perché non vi conosco, io vi credo una persona colta e vi dico subito: questo libro che avete comprato… che? non l’avete comprato?

No, caro Matteo Cuomo, non ho comprato Nel mondo dei libri e sono davvero felice di non averlo fatto…

Quando mi sono imbattuta in questo titolo tra gli archivi di Liber Liber, complice un’entusiasta presentazione, credevo di aver scovato un “libro sui libri” capace di arricchire il discorso metaletterario iniziato qualche tempo fa con Volpi e proseguito tra le pagine di Nodier e Amat. Questa raccolta di “bizzarrie” mi è stato presentata come un amabile tête-à-tête con i volumi che popolano le nostre librerie, come un’arguta conversazione intorno a generi letterari e bibliomanie.

Da brava illusa, pensavo davvero che Cuomo avrebbe potuto offrirci interessanti spunti di discussione sulla stranezza che c’è nella testa di noi lettori. Invece, con mio sommo disappunto, mi ritrovo a salvare solo poche pagine del suo volume. Prima di soffermarmi sui paragrafi scampati alla primavera del mio scontento, come da tradizione, devo cominciare dalle cattive notizie.

3 motivi per cui non vale la pena di prendere questo libro dallo scaffale

1) Matteo Cuomo mi ha ricordato gli opinionisti polemici e retrogradi che infestano i nostri palinsesti televisivi. All’inizio del libro finge di essere un bonaccione, traendoci in inganno, per poi spiazzarci con alcune tirate a dir poco imbarazzanti. Certo, dovrei tenere conto della distanza storica che ci separa da questo amante dei libri e della sua “professione ufficiale” – questo parroco non ha nulla a che vedere con religiosi illuminati come Don Gallo –, ma certe frasi non si possono proprio sentire. Vi riporto un paio di righe, tanto per farvi capire di che cosa sto parlando:

Non sono un femminista, né credo vantaggioso per la società che la donna entri nella vita pubblica (…). Ciò che vorrebbero alcuni fanatici innovatori è un’utopia! La differenza fra l’uomo e la donna ci dev’essere. L’uomo assennato per logica, la donna per sentimento, l’uomo giudica per riflessione, la donna per istinto.

Se avessi avuto in mano una copia cartacea de Il mondo dei libri, arrivata a questo punto, lo avrei scaraventato a terra, ma, visto che ero alle prese con un ebook, mi sono limitata a rivolgere un gestaccio allo schermo. Queste parole mi hanno dato ancora di più sui nervi perché, purtroppo, ci sono ancora troppi uomini che la pensano così. Sono frasi che non avrei mai voluto leggere.

2) La broda è troppo allungata. Dimenticatevi di testi incisivi e agili come Del furor d’aver libri: il volume di Cuomo è un lungo e ripetitivo sermone. Il prete bibliofilo ci parla di testi che fanno dormire, senza rendersi conto che alcuni capitoletti della sua opera sono decisamente soporiferi.

3) Da che pulpito viene la predica. Cuomo non fa altro che criticare lettori, editori e scrittori: se la prende con i veristi perché indulgono negli aspetti meno edificanti della vita quotidiana; accusa i giovani di disfattismo; critica le tattiche pubblicitarie (tattiche degne del moderno guerrilla marketing) degli editori. Infine, il parroco si scaglia contro chi è affetto dal morbus letterarius, con chi vuole pubblicare i suoi libri a ogni costo, senza rendersi conto che il primo a soffrire di questa malattia è proprio lui

Cosa salvare

Il capitolo iniziale de Il mondo dei libri merita la nostra attenzione, nonostante l’illusione di avere a che fare con un lettore arguto e simpatico sia destinata ad avere vita breve. Nell’introduzione, la libreria viene paragonata a un piccolo mondo, popolato da svariate personalità:

Oltre le opere del genio, c’è tutta una moltitudine sterminata che si agita, che ride, che piange, che ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando quei libri con l’occhio scrutatore, vi vedete passare davanti, in una corsa vertiginosa, gl’ispirati, i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti, gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni, i maligni, gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi.

Che altro posso salvare? Ah, sì, i rari paragrafi in cui il prete non cerca di farci la predica. Per esempio, ho trovato simpatiche le pagine dedicate alle più ironiche annotazioni che i lettori hanno lasciato nei libri (All’ultima pagina del “Conte di Montecristo, Il finale non mi piace un fico secco!) e ho condiviso appieno le invettive rivolte a chi prende in prestito i libri altrui senza preoccuparsi di restituirli.

Infine, salvo questa citazione:

Ogni libro ricorda un momento della nostra vita, ogni libro ha avuto il suo giorno di trionfo e di disprezzo.

Oggi per Nel mondo dei libri è giunto il “giorno del disprezzo”, ma non è detto che altri lettori, più indulgenti di me, possano trarre degli spunti di riflessione dalle pagine di Cuomo.

16 pensieri su “Nel mondo dei libri

      1. Cioè sei andato a rileggerla, sul serio 🤣? No, non si potrà mai formare un podio veritiero perché, visto che non amo scrivere sconsigli (non si direbbe, eh?), ho evitato di recensire parecchi libri “brutti”, eh eh.
        Quanto vorrei poter solo leggere libri capaci di darmi soddisfazione!

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  1. Tra i punti negativi che hai evidenziato, le opinioni sessiste del protagonista/narratore sono probabilmente uno dei punti più critici: quando il protagonista è antipatico, specie se è pure il narratore, è difficile trovare piacevole un libro.
    Certo, il concetto di antipatia è molto relativo e probabilmente qualche vecchio barbagianni bigotto potrebbe apprezzare quel personaggio, ma creare un protagonista così è certamente un azzardo 😅

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    1. Non si tratta di un personaggio immaginario: sono proprio le opinioni dell’autore che parla in prima persona 😆.
      Purtroppo, il pubblico dominio è pieno di autori sessisti/razzisti etc.: in alcuni casi i loro meriti letterari permettono di apprezzare l’opera (pur aborrendo le idee del suo creatore), in altri è meglio passare oltre…

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  2. Molti uomini (e non solo loro, purtroppo) ci sono davvero tanto affezionati all’idea che loro sono quelli razionali e le donne quelle istintive. Il che cozza così tanto con le nostre attuali conoscenze che mi chiedo come possano sentirsi così razionali…

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