Thérèse Raquin

Mentre leggevo un articolo dedicato ai libri di pubblico dominio che risultano tuttora attuali e coinvolgenti, un titolo in particolare ha catturato la mia attenzione: Thérèse Raquin di Émile Zola (Newton Compton Editori, 2011). Perché? Perché, dopo aver letto Al paradiso delle signore e averlo trovato di una noia mortale, avevo deciso di eliminare dalla mia infinita wishlist il grande scrittore naturalista. Il post ha riacceso la mia curiosità: morale della favola, ho deciso di dare una seconda chance a questo autore.

Thérèse Raquin mi ha spiazzata (in positivo). Temevo che fosse un mattone noioso e deprimente: mi aspettavo una ricognizione nei “mal di pancia” che agitavano il ventre della Parigi ottocentesca. Invece, dopo aver letto le prime pagine, ho avuto l’impressione di stare guardando uno di quelli show televisivi che ultimamente vanno di moda sul Nove.tv : avete presente il filone “crimini quotidiani”? Mi riferisco ai “documentari” in cui vengono analizzati, quasi morbosamente, omicidi più o meno efferati.

Immagino che sia il caso di spiegarmi meglio, per non scandalizzare gli estimatori di Zola e per non dare adito a fraintendimenti. Thérèse Raquin rientra nei canoni del romanzo naturalista: lo scrittore-scienziato pone i suoi personaggi-cavie in ambiente verosimile e osserva attentamente il loro comportamento. Sin qui nulla di strano. Peccato che i soggetti presi in esame siano degni del Grand Guignol, di un teatro degli orrori o, se preferite, di un feuilleton dalla tinte fosche. Guarda caso, il libro non è stato particolarmente apprezzato dai benpensanti dell’epoca: Zola è stato costretto a scrivere una prefazione in cui difendeva la sua opera.

Il romanzo ruota attorno a un turpe delitto passionale: una donna e il suo amante decidono di sbarazzarsi dell’inetto e ingombrante marito di lei. Sì, ricadiamo nel trito e ritrito cliché del triangolo amoroso. I due assassini, Thérèse e il suo amato/odiato Laurent, ci vengono presentati come due personaggi in balia delle loro emozioni: sono creature animalesche, incapaci di tenere a bada i loro istinti. I perfetti protagonisti di un fatto di cronaca nera destinato a fare la felicità di conduttori televisivi armati di plastici e di opinionisti infervorati.

Thérèse Raquin sarà sempre attuale, perché il crimine esercita un oscuro fascino sui lettori/spettatori: l’omicidio, come dimostra il successo di thriller e serie crime, paga. Di solito, questo tipo di storie deve il suo successo anche alla presenza di detective più o meno carismatici: questo romanzo è l’eccezione che conferma la regola. Noi lettori non siamo chiamati a investigare, visto che sappiamo già chi sono i colpevoli, ma ad assistere alle conseguenze del delitto. Zola, scrittore-scienziato, ci spinge sia a dissezionare le motivazioni dei suoi personaggi, sia a prendere in esame gli effetti psicologici delle loro azioni criminose.

Le pagine del libro scorrono via rapidamente, sospinte da una scrittura affilata come la lama di un bisturi e da un crescente senso di angoscia: il delitto è stato compiuto, ma la spada di Damocle del castigo incombe sui due criminali. Zola scava a fondo nella psiche sempre più allucinata di Thérèse e Laurent: i due criminali sono perseguitati dallo spettro dell’assassinato, dal fantasma del povero Camille. Lui ha sul collo una sorta di marchio di Caino. Lei non trova requie e inizia a chiedersi se abbia davvero fatto bene a sbarazzarsi del suo apatico e malaticcio maritino.

Thérèse Raquin è sì un romanzo naturalista, ma è anche un’opera nera, per certi versi gotica: i personaggi di Zola sembrano essere vittima del demone della Perversione e del loro personale cuore rivelatore. Lo scrittore ci regala una serie di scene fantasmagoriche, degne di un romanzo horror, in cui il cadavere putrefatto di Camille riprende vita nel teatro della mente dei suoi assassini. Gli incubi che hanno per protagonista Camille sono la manifestazione di un senso di colpa che non può trovare sfogo, di un desiderio di redenzione che non può venire esaudito.

Gli inquieti Thérèse e Laurent mi hanno riportato alla mente il febbricitante e tormentato protagonista di Delitto e Castigo. La loro lugubre casa-bottega, correlativo oggettivo delle loro anime nere, ricorda un la claustrofobica soffitta di Raskolnikov:

In fondo a rue Guénégaud, venendo dal lungosenna, si trova il passaggio del Pont Neuf, una sorta di corridoio stretto e oscuro che va da rue Mazarino a rue de Seine. Questo passaggio è lungo trenta passi e largo al massimo due; è pavimentato di lastroni gialli, consunti, sconnessi, che trasudano sempre un’umidità acre; la vetrata che lo ricopre, tagliata ad angolo retto, è nera di sporcizia.

Il naturalismo di Zola, in quest’opera, sembra convivere con una vena espressionistica e, talvolta, sadica: c’è una tendenza a indulgere negli aspetti più macabri del delitto, a caricare l’omicidio di tinte sempre più forti e sensazionalistiche. Attraverso la sua scrittura materica – una scrittura “visiva” e “olfattiva” come quella  dei “romanzi duri” di Simenon –, lo scrittore ci trascina dentro una Parigi da incubo: ci ritroviamo a respirare la stessa aria viziata, carica di recriminazioni e tensioni, dei due amanti assassini.

Il libro di Zola è un incubo ancora attuale, che affonda le sue radici nel cuore di tenebra dell’essere umano. Un romanzo avvincente e cupissimo, che sembra anticipare la grande intuizione di Satre: l’inferno sono gli altri. Thérèse finirà col diventare la carnefice di Laurent e viceversa. Il disfunzionale ménage familiare di questi due assassini – un ménage di cui fanno parte anche il defunto Camille e sua madre – è destinato a dare vita a un macabro crimine quotidiano.

Approfondimenti:

Recensioni su Qlibri 

Con Pergamena alla scoperta della Therese Raquin di Emile Zola – Il Giunco

5 pensieri su “Thérèse Raquin

  1. C’è stato un periodo in cui leggevo romanzi di Zola a ripetizione, complice il fatto che si trovassero in edizioni supereconomiche. Sono bellissimi; non tutti, forse, ma nell’insieme trovo che l’opera di questo autore sia magnifica… Il libro che in assoluto preferisco, tra i suoi, è L’assommoir.

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    1. Dopo aver letto questo romanzo, Zola è rientrato in wishlist quindi, col tempo, leggerò altre sue opere. Per L’assommoir devo trovare una traduzione decente (quelle disponibili online sono un po’ troppo datate e farraginose). Grazie per aver condiviso la tua passione per questo scrittore!

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      1. L’assommoir devi leggerlo assolutamente, tra l’altro i protagonisti ricompaiono poi in diversi altri romanzi (tutta quella parte della produzione di Zola è la “saga dei Rougon-Macquart, che a dispetto del nome che sembra altisonante è una famiglia di bassa estrazione sociale, dove dominano l’alcolismo, la pazzia e la prostituzione)

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