Enrico VI e Riccardo III

È tutta colpa di Crunchyroll: se avesse reso disponibile sin da subito a tutti gli utenti l’anime Requiem for a Rose King, non avrei avuto il tempo necessario per leggere le opere shakespeariane da cui è stato liberamente (molto liberamente, direi) tratto. Quindi eccoci qui a parlare del buon vecchio William e dei suoi drammi giovanili Enrico VI (parte I, II e III) e Riccardo III.

Sì, se non fosse stato per Requiem for a Rose King, dubito che avrei ripreso in mano il copione di Riccardo III. So che suona assurdo, ma ho letto questo dramma come un testo a parte: non è stata una buona idea, visto che Riccardo III è il sequel della “trilogia” dedicata a Enrico VI. Bisogna essere dispostə a leggere “il pacchetto completo”: prendere o lasciare. Secondo me, ne vale la pena, ma quando si tratta di Shakespeare il mio giudizio di lettrice è sempre un tantino viziato…

Prima di proseguire, due avvertenze:

1) Questa non sarà una doppia (sarebbe meglio dire quadrupla?) recensione: venero troppo Shakespeare per poterlo recensire e, soprattutto, penne più affilate della mia si sono già cimentate nell’analisi delle sue opere.

2) Se non avete già letto i copioni più celebri e iconici del Bardo immortale, tenetevi alla larga dai suoi drammi giovanili. Queste opere sono delle “pietre grezze”: tra le righe emerge già la grandezza del drammaturgo inglese, ma è un talento in fieri. Enrico VI e Riccardo III stanno a Giulio Cesare e ad Amleto come Povera gente di Dostoevskij sta a Delitto e castigo. Sono testi da leggere a posteriori, per ripercorrere il cammino che ha condotto Shakespeare nell’Olimpo della Letteratura.

Detto questo, possiamo dare un’occhiata più da vicino a Enrico VI e Riccardo III. Recupera un foglio pieno di scarabocchi praticamente illeggibili. Sempre ammesso che riesca a decifrare i miei appunti sul saggio Will in the World di Stephen Greenblatt

Enrico VI

The Plays of William Shakespeare, Sir John Gilbert, 1849

Non sappiamo se l’idea di scrivere tre drammi incentrati sul travagliato regno di Enrico VI (tanto per capirci, siamo nel XV secolo, il periodo storico di Giovanna d’Arco e della Guerra delle due Rose) sia venuta a Shakespeare in persona. A quel tempo, i Queen’s Man, a cui lui era affiliato, dovevano fare i conti con un temibile rivale: il talentuoso Christopher Marlowe, che aveva “sbancato il botteghino” col suo Tamerlano.

Il Bardo potrebbe essersi unito a una squadra di drammaturghi che aveva già iniziato a lavorare su un’opera capace di “fare concorrenza” a Tamerlano: non era raro che più autori collaborassero alla stesura di uno stesso dramma. Forse Shakespeare ha iniziato a offrire qualche spunto qua e là e, col passare del tempo, ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella creazione dell’opera; forse, è “stato a capo” del progetto sin dall’inizio.

La genesi di Enrico VI è in parte oscura, invece le fonti utilizzate durante la sua stesura sono note: The Union of the Two Noble and Illustre Families of Lancaster and York di Edward Hall, la Historia di Monmouth, le Cronache di Holinshed e A Mirror for Magistrates di Baldwin. Se avete letto il post dedicato alle “origini” di Amleto, sapete che il Bardo era un maestro nel rielaborare le sue fonti, nel “fare sue” le storie di altri autori.

Torniamo a Tamerlano. Shakespeare ha contrapposto all’epica esotica di Marlowe un’epica inglese, basata sugli eventi sanguinosi che hanno preceduto l’ascesa dei Tudor: voleva riportare in vita un intero mondo, un capitolo della storia nazionale che continuava ad esercitare un certo fascino sul pubblico elisabettiano. D’altro canto, La Guerra delle due rose accende tuttora l’immaginazione di autori e lettori: basta pensare a Il trono di spade.

C’è un che di marlowiano nelle grottesche e sadiche figure di Riccardo, un uomo disposto a passare sopra i corpi dei suoi consanguinei pur di ottenere la corona, e nella formidabile regina Margherita, una donna tanto coraggiosa quanto ambiziosa. Il pensiero va a Claudio, lo zio di Amleto, e a Lady Macbeth…

Quando l’ordine costituito viene meno, quando la corona vacilla sulla testa dell’inetto Enrico VI (forse il personaggio più umano del dramma), gli altri membri del cast si trasformano in feroci “tamerlani”. Però, diversamente dal conquistatore di Marlowe, Riccardo III e i suoi compari non godono di un potere illimitato e non sono altrettanto “onnipotenti”: ci appaiono piuttosto come folli e isteriche marionette manovrate da un’Ambizione che non conosce limiti.

Di Tohma – Opera propria, CC BY-SA 4.0.

Enrico VI (1588-1590 circa) è stato il primo successo teatrale di Shakespeare. Greenblatt ci invita a scendere dal palcoscenico e a osservare più attentamente la platea per capire come mai il pubblico elisabettiano era così affascinato da quest’opera. Secondo lo studioso, le persone non andavano a teatro tanto per riflettere sul potere assoluto, quanto per assistere alla rievocazione della guerra civile e delle rivolte popolari: quegli eventi sanguinosi facevano scendere un brivido di orrore lungo la schiena dei contemporanei del Bardo.

Per quel che mi riguarda, ammetto di non essere particolarmente colpita dall’intreccio della “trilogia”: le tre parti dell’Enrico VI sono così affollate di personaggi che è difficile ricordarsi “chi è chi”. Vi confesso anche che, in diversi passaggi, ho avuto l’impressione di stare leggendo più un manuale di storia (scritto da uno storico sui generis) che un dramma teatrale.

Ad affascinarmi sono stati soprattutto gli elementi che lasciano già presagire le abilità linguistiche del Bardo, la sua capacità di sfruttare tutte le potenzialità espressive dell’inglese: vedi le suggestive similitudini disseminate tra le righe o i fenomenali a parte dei seguaci del ribelle Cade. Le battute di Dick e Smith sembrano preannunciare la nascita di una grande maschera shakespeariana, quella del fool, maestro dei giochi di parole:

Cade. Io sono coraggioso.
Smith. . Bisogna bene, perché la miseria è sempre coraggiosa.
(…)
Cade. Non temo né spada né fuoco.
Dick. [A parte] Ma però dovrebbe aver paura del fuoco perché è stato bollato col ferro rovente su una mano per aver rubato una pecora.

(Tutte le opere a cura di Mario Praz, Sansoni Editore, 1964)

Riccardo III

Il protagonista dell’omonimo dramma è l’incarnazione del Vizio dei drammi allegorici medievali. Riccardo III è il villain machiavellico (gli elisabettiani consideravano l’autore del Principe come un cattivo soggetto) per eccellenza:

Riccardo. (…) so sorridere e, sorridendo, uccidere e gridare “ben fatto” per quello che mi affligge il cuore, e bagnare le guance di lacrime false e atteggiare il viso a seconda delle occasioni.

I discorsi che Riccardo III rivolge a sé stesso anticipano i grandi monologhi shakespeariani: sono un banco di prova per esplorare la vita interiore di un personaggio; sono un primo passo verso la creazione della maschera amletica. Inoltre, come ricordato da Greenblatt, nell’opera sono presenti temi – il desiderio di vendetta, l’ambizione patologica, la responsabilità dei sovrani, le rivalità sanguinose tra famiglie e le conseguenze dell’omicidio politico – esplorati più compiutamente in grandi tragedie come Romeo e Giulietta o Giulio Cesare.

Ora non mi resta che guardare Requiem for a Rose King: sono abituata a rielaborazioni “sopra le righe” delle opere del Bardo, ma credo che l’anime mi piacerà solo se avrà almeno qualche punto di contatto con le sue fonti. Inoltre mi chiedo se sia una buona idea provare a trasformare un personaggio non sfaccettato, un villain, duro e puro, in una figura tormentata e complessa. Staremo a vedere…

Post credit scene:

A quanto pare non vedrò mai Requiem perché, proprio mentre montavo questo post, ho scoperto, grazie a La siepe di more, che l’anime non sarà disponibile per gli utenti non premium di Crunchyroll.

Vi lascio con un video musicale dedicato a Riccardo: III Ray dei Kasabian. Riconoscete “la strega”?

Approfondimenti:

www.shakespeareitalia.com

Lezioni shakespeariane: Enrico VI – Teatro Stabile Torino

Henry VI Part 1: Study Guide | SparkNotes

Will in the World | Stephen Greenblatt (il saggio, consigliatissimo, è disponibile anche in italiano)

9 pensieri su “Enrico VI e Riccardo III

    1. Ah ah, sai non devi per forza leggere tutte le opere del Bardo 😉. Potresti sempre puntare su un buon adattamento teatrale/cinematografico. Comunque, prima o poi ti toccherà incontrare quel gran personaggio che è Falstaff 😁 (o forse conosci già le allegre comari?). Buone letture ❤.

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  1. Confesso che ho delle enormi lacune sul Bardo e che l’Enrico VI e il Riccardo III mi mancano entrambe. Un altro grande della letteratura che dovrei proprio conoscere meglio.
    Requiem for a Rose King lo avevo occhieggiato, ma non gli avevo prestato molta attenzione, quindi mi era completamente sfuggito il legame con Shakespeare.
    Continuo a pensare che quella di Crunchyroll sia una scelta molto infelice, visto il tipo di pubblico che hanno: alla prima volta che si lamentano della pirateria, mi verrà davvero voglio di tirargli qualcosa.

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    1. Shakespeare merita, ma io non sono mai parziale quando si tratta di lui, eh eh.
      Stando alle prime recensioni, il manga di Requiem ha un che di shakespeariano (anche se la mangaka si è allontanata molto dalle sue fonti), mentre l’anime è “così così”. Della serie da vedere solo per curiosità.
      La penso come te su Crunchyroll 🤣. Voglio dire, non potevano trovare degli sponsor e sfruttare bene il sistema della pubblicità? Per me non vale la pena di spendere per la loro offerta: trovavo giusto un anime buono a stagione, ma capisco la frustrazione di chi seguiva serie come One Piece. Vedremo cosa accadrà in seguito.

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      1. Me lo terrò da parte per quando avrò voglia di qualcosa di leggero.
        Ma infatti, invece che pubblicizzare praticamente solo se stessi, potevano impegnarsi un po’ di più per vendere quegli spazi pubblicitari. Alla fine perderanno tutte le persone che non possono permettersi l’abbonamento e tutte quelle che, come te, si vedevano una cosetta o due a stagione e per quella certo non si fanno l’abbonamento. Ripeto, avranno fatto delle valutazioni, ma per come la vedo io così non raccatteranno così tanto pubblico in più, tenendo anche conto che offrono comunque contenuti di nicchia, per quanto in crescita: una famiglia/gruppo eterogeneo per interessi per me continuerà a spendere i propri soldi in abbonamenti per piattaforme simil-Netflix, dove c’è qualcosa che può piacere un po’ a tuttз.

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  2. Pingback: La vuota corona di Shakespeare – Il verbo leggere

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