Il ballo

Leggere un libro in una lingua diversa dalla tua lingua madre, o da quella che hai studiato per anni, cambia la tua prospettiva di lettore. Per poter “decifrare” le pagine devi concentrarti su ogni frase: questo surplus di concentrazione ti permette di “assaporare” meglio il libro e di percepire il suo ritmo originale, la sua intraducibile musicalità. Ecco, leggere Il ballo di Irène Némirovsky in francese, una lingua che padroneggio a malapena, è stato bello: sono riuscita ad apprezzare meglio lo stile dell’autrice e a immergermi nel suo universo narrativo.

Suite francese è nella mia libreria da anni: mi è davvero piaciuto, ma non è scattata quella speciale scintilla che spinge il lettore a cercare di altre opere dell’autore che ha appena salutato. Ci è voluto l’intervento di Sabrina (vi rimando a questo suo bel post su Instagram), per riaccendere il mio interesse nei confronti di Irène Némirovsky.

La scelta di rincontrare questa autrice su un terreno diverso e insolito, quello della sua seconda lingua madre (Irène Némirovsky era originaria di Kiev, ma ha imparato il francese alla perfezione) ha pagato: ogni mot, ogni parola è perfetta come una perla e, allo stesso tempo, affilata come una lama.

Basta sfogliare le prime pagine de Il ballo, per venire trasportati in un salotto borghese: una stanza tanto elegante quanto soffocante. I coniugi Kampf stanno organizzando un ballo: stilano inviti, danno istruzioni al personale di servizio e si preparano a ricevere la Parigi che conta. Rosine è cosparsa da capo a piedi di cipria, ma dietro la sua toilette perfetta si intravedono delle crepe: lei è riuscita a salire lungo la scala sociale, ma teme che le sue origini possano venirle rinfacciate. I suoi ospiti non le appaiono tanto come degli alleati quanto come degli avversari. Deve riuscire a conquistarli ad ogni costo.

Némirovsky si serve dello sguardo di Antoinette, la figlia negletta di Rosine, per mettere in luce le debolezze di madame Kampf. Antoinette ha ricevuto un’educazione improntata al disamore: sua madre non le ha mai offerto un gesto d’affetto e le ha rivolto solo rimproveri, solo parole crudeli che hanno lasciato dei lividi. Sarà proprio questa figlia trascurata, con un gesto impulsivo, a far prendere una piega inaspettata al ballo. Antoinette manderà in aria il fragile castello di illusioni e di ipocrisie costruito dai suoi genitori, ma non riuscirà davvero a evadere dal salotto-gabbia in cui è cresciuta.

Vi basterà leggere un’anteprima di questo fulminante racconto breve, per venirne stregatə, per provare l’irresistibile impulso di partecipare al party dei Kampf. Però, per essere sicura di aver completato l’opera di persuasione, voglio riportarvi alcuni illuminanti passaggi dell’introduzione a Suite Francese.

Lascio la parola alla saggista e traduttrice Maria Nadotti, che vi aiuterà a capire perché vale la pena di incontrare e/o di rincontrare Irène Némirovsky. Il Ballo affonda le sue radici nella biografia della scrittrice, una biografia segnata da

un’asimmetrica, funesta coppia parentale che spingerà l’autrice a tornare e ritornare – letteralmente a inchiodarsi – sul luogo di una scena primaria dove amore, sesso, potere, violenza sono un unico, inestricabile grumo di attrazione, odio, dipendenza, abuso. Il padre amato e lontano, procacciatore di beni e di bene, troppo presto perso; la madre rivale e nemica. Figura protettiva il primo; abisso di disamore e ostilità la seconda. L’immagine di sé che la figlia va costruendosi e il rapporto che stabilisce con i due sessi si plasmano su questa contraddizione (…) che si riprodurrà (…) in libri sempre più spietati. (Gli uomini quali sono, Maria Nadotti)

Nelle sue grandi opere, l’autrice indaga con sguardo fermo e bisturi affilato i vizi pubblici e privati della borghesia faccendiera, rapace, spregiudicata, in cui è nata. Rosine è la perfetta incarnazione della madre borghese, rivale e nemica. Eppure, vi confesso che, per un istante, mi ha quasi fatto pietà, forse perché ci viene mostrata attraverso lo sguardo cinico, ostile (si tratta di un’ostilità più che giustificata) di sua figlia Antoinette.

Madre e figlia non possono incontrarsi, non possono riconciliarsi: la figlia può solo aspirare a “spodestare” la tiranna, a liberarsi dal suo controllo. Nel paragrafo intitolato Maternale, Nadotti traccia un ritratto desolato e desolante delle madri che compaiono nelle opere di Némirovsky. La scrittrice prova nei loro confronti un vero furore:

Odia la loro leggerezza, fatuità, vanità, la loro incapacità di amare, il loro bisogno di conferma e di protezione, il loro narcisismo. La figura femminile per eccellenza è (…) la “donna-fallo” da esibire, alla quale non si chiede nulla in cambio, neppure di amare i propri figli. Il suo tratto distintivo è l’apatia affettiva, una sorta di opacità dei sentimenti. (…) In che posizione può collocarsi la donna-figlia rispetto a questa madre onnipotente, eppure dipendente dall’uomo? Il loro, per l’autrice, è un rapporto che non prevede reciprocità e condivisione e neppure complicità, ma solo concorrenza ed esclusività.

L’antifona è chiara: non aspettatevi di trovare, nemmeno per sbaglio, sotto un divano, dei buoni sentimenti nel salotto che fa sfondo a Il ballo. Aspettatevi di vedere Gli uomini quali sono, con tutto il loro corredo di insicurezze, ipocrisie e vizi. Aspettatevi una scrittura, tanto elegante quanto tagliente, capace di continuare ad ammaliare e inquietare generazioni di lettori.

Approfondimenti:

L’edizione italiana, targata Adelphi, del testo

Una vita che è un romanzo – Rivista Grado Zero

Il profilo dell’autrice su Il libraio

Nella sala da ballo: il gioiello crudele di Irène Némirovsky – Critica letteraria

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23 pensieri su “Il ballo

    1. Se non ricordo male, tu domini alla perfezione lo spagnolo: ti invidio la possibilità di leggere in lingua originale un sacco di autori interessanti.
      Il mio francese è pessimo (non lo parlo, non lo scrivo e la capacità di ascolto è al livello base) però la voglia di leggere mi spinge a fare uno sforzo in più 😅.

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    1. Grazie a te per avermi fatto scoprire questa chicca ❤!
      Guarda, penso che la lettura sia fattibile: bisogna solo trovarsi davanti al testo giusto e, magari, “riprendere la mano” con opere più semplici.
      Quanto agli insegnanti di francese, sorvoliamo: ho fatto solo un corso, qualche anno fa, e sono stata la disperazione dell’insegnante 😅. Con me bisogna usare un approccio improntato sulla lettura, non sulla grammatica (che odio di tutto cuore 😆).

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      1. Eh, peccato che tanti insegnanti (di qualsiasi lingua) siano fissati con la grammatica. Non dico che non sia importante, eh, ma può anche venire dedotta dalla lettura: io ho imparato così i periodi ipotetici inglesi.
        Grazie per aver condiviso il tuo punto di vista e per l’ultima, geniale, frase!

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      2. L’approccio migliore è quello con un insegnante madrelingua che mette lo studente in una situazione di comunicazione: se uno basa tutto sulla teoria, parte molto male. La nostra grammatica è pesante (ricordo che sono francese), ma se si va avanti con piccoli passi con più pratica e meno teoria, i progressi arrivano, anche se lentamente.

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  1. Pingback: Il ballo – JONATHAN ovvero avanzi da lezioni di volo

  2. Grazie, mi viene proprio voglia di provare. Ho letto il libro in italiano, ma la lettura non è solo la storia raccontata, è molto di più. Quando posso cerco di leggere in lingua originale, ma le mie competenze si fermano davanti agli autori più colti, con un lessico complesso e ricercato. Alle volte, già il titolo dà indicazioni diverse

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  3. Mi piace molto la Némirovsky, ho letto tanti anni fa Suite francese e altri libri: il ballo mi sembra di no. Leggere in lingua originale è bello ma faticoso, quando ero all’università lessi Camus e Sartre in francese ed è stata una bella esperienza; da anni ho L’oevre au noir della Yourcenar ma non riesco a finirlo, mi perdo sempre a un certo punto. Negli ultimi anni ho letto alcune cose in inglese, la mia più grande soddisfazione è stata leggere Fried green tomatoes at the whistle stop cafe…

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