Povera gente

Ho iniziato a leggere Povera gente (Liber Liber) quasi per caso, sull’onda della ricorrenza dei 200 anni dalla nascita di Dostoevskij. Per una strana coincidenza letteraria, avevo da poco terminato un’antologia di racconti russi che ospitava una bizzarra e stringata versione alternativa di Delitto e castigo. Sì, lo ammetto, ero di nuovo caduta preda della “febbre delle notti bianche”: volevo tornare a esplorare San Pietroburgo assieme a questo grande autore, ma non sapevo cosa aspettarmi dalla sua opera prima.

Chissà perché, nonostante avessi già sentito dire che Povera gente è un romanzo epistolare, continuavo a immaginarlo come una serie di racconti, di bozzetti dedicati alla vita degli abitanti più poveri di San Pietroburgo. Lasciamo da parte le mie balzane suggestioni e concentriamoci sulla realtà della trama: l’intreccio ruota attorno alla corrispondenza tra la sventurata orfana Varvara e il suo più anziano vicino di casa Makàr, un impiegatuccio.

Leggendo il libro, viene naturale pensare che Makàr voglia sedurre la giovane o che sia perlomeno innamorato di le. Le cose stanno davvero così? Lascio a voi l’onere dell’interpretazione. Per una volta, vorrei dare torto al mio cinismo e immaginare che i due siano uniti da un vincolo d’amicizia, da un legame puro, senza secondi fini. Però la recensione di Mangialibri mi dà di che pensare…

Makàr ha ogni sorta di premura per la cagionevole Varvara: si priva di quel poco che ha per rallegrarla e per aiutarla a sbarcare il lunario. Il loro scambio di missive è un apparente elogio della gentilezza, ma quella gentilezza comporta un prezzo, non solo economico. I due vicini sono vittime in prima battuta di una miseria nera, a cui non si può sfuggire, e in seconda delle malelingue.

La melodrammatica corrispondenza di questa Povera gente potrebbe apparire “datata”, ma, a ben guardare, non lo è poi così tanto: vuoi perché oggigiorno siamo abituati a comunicare a distanza – in fin dei conti, anche io vi sto scrivendo una lettera –, vuoi perché il lockdown ci ha costrettə a osservare i nostri affetti dalla finestra. Nel libro la distanza tra i personaggi non è dovuta a impedimenti fisici: Varvara e Makàr sono separati dalla morale, dal (mal) costume porta a etichettare come una poco di buono una ragazza che intrattiene un rapporti con un uomo, anche se si tratta di un suo lontano parente.

Sì, l’amicizia (interessata o meno) tra Makàr e Varvara è tanto travagliata quanto le loro esistenze. Verrebbe quasi da pensare che al buon Dostoevskij piacesse torturare le sue creature d’inchiostro e calcare la mano sulle tinte patetiche, ma la dignitosa povertà dei due amici affonda le sue radici in una miseria reale: tra le righe affiorano altre storie dedicate agli sventurati abitanti di una città più matrigna che madre.

L’atmosfera di Povera gente riporta alla mente quella di Delitto e Castigo: la Fame, la Malinconia e l’Indigenza si sono trasferite dall’appartamento di Varvara alla cupa soffitta di Raskol’nikov. Invece, il tema del sogno, dell’evasione dalla realtà, presente nelle lettere, ha trovato compimento nel fuggevole incanto delle Notti bianche.

Da una parte ci sono i libri a venire, i capolavori di Dostoevskij, dall’altra ci sono i testi che i suoi personaggi leggono. Lo scrittore in fieri ridicolizza alcuni romanzetti dei suoi tempi e, attraverso la figura di Makàr, ci invita a riflettere sulla letteratura:

E la letteratura, Vàren’ka mia, è una gran bella cosa, una cosa bellissima; questo l’ho imparato da loro l’altro ieri. Una cosa profonda, istruttiva, una cosa che fa bene al cuore, e… tante altre cose come sta scritto in un libro che hanno lì. Un libro magnifico! La letteratura è, diciamo così, un quadro, cioè in un certo senso un quadro e uno specchio: passione, espressione, critica, e poi edificazione, documento.

Visto che libro chiama libro, direi che è arrivato il momento di chiamare in causa un altro scrittore: un grande conoscitore di Dostoevskij che vi racconterà questo testo molto meglio di quanto non abbia fatto io finora. Con grande piacere, cedo la parola a Jan Brokken e ai suoi Bagliori a San Pietroburgo:

Gli studiosi di letterature cercano ancora la spiegazione del perché l’esordio di Dostoevskij abbia avuto un successo così eclatante. Lui stesso affermò di aver incominciato il libro senza la minima pretesa. Non aveva mai scritto prima né un racconto né una novella, e la sua educazione alla scuola del genio militare non era stata quella che si definisce una raffinata formazione letteraria. Terminato il libro, non sapeva bene che farne. Lo diede da leggere al critico Dmitrij Grigorovič (…). Grigorovič ne fu talmente colpito che la sera stessa portò il libro da (…) un suo collega. (…) Quella notte, alle quattro del mattino (…), i due critici bussarono forte alla porta di Dostoevskij per comunicargli che aveva scritto un capolavoro. (…)

È comprensibile lo sconvolgimento provocato dal libro (…)? La storia non è niente di speciale. Lo scrittore esordiente aveva copiato la forma del romanzo epistolare da George Sand e Balzac, quando il genere era già sul viale del tramonto. Né era una novità che Dostoevskij scrivesse di “persone comuni”(…). C’era però una grande differenza con l’onnisciente Gogol’ che guardava dall’alto i suoi personaggi come una sorta di Dio e descriveva i comuni mortali con pungente umorismo: Dostoevskij scriveva, forse per primo nella letteratura mondiale, dal punto di vista dei suoi personaggi, scriveva dal punto i vista degli umiliati e offesi, dava loro un linguaggio (…).

Ma sono convinto che ci fosse anche dell’altro. Il libro (…) fece soprattutto intuire che stava nascendo un grande scrittore (…). Povera gente annunciava l’Idiota e aveva già qualcosa di Delitto e castigo, il romanzo che convinse dalla prima all’ultima pagina in modo così schiacciante.

Tirando le fila, Povera gente è uno di quegli esordi che fanno già intuire i capolavori a venire. Vale allora la pena di compiere un percorso a ritroso, di partire da quei grandi testi per poi riscoprire le loro radici letterarie. Secondo me, questa opera prima non è il primo appuntamento ideale con Dostoevskij: è un libro leggere quando si ha già familiarità con la sua San Pietroburgo d’inchiostro, una città che continua a stregarci.

Approfondimenti:

La recensione di Erigibbi

Opinioni su Qlibri

La nascita del genio – I malpensanti

3 pensieri su “Povera gente

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