Wounded name: la fanfiction inaspettata

Mentre consulto gli scaffali virtuali di Project Gutenberg, un libro attira la mia attenzione, vuoi per la copertina blu oltremare, impreziosita da un elegante giglio dorato, vuoi per il suo titolo insolito. Wounded Name, continuo a mormorare queste due parole: sono sicura di averle già sentite da qualche parte, ma non mi ricordo dove. Anche se nulla lo lascia intendere, sono sicura che questo libro abbia a che fare con l’età napoleonica (vi è mai capitato di avere simili “intuizioni da lettori”?). Arrivata a questo punto, decido di fare la conoscenza di D.K. Broster e di verificare se il mio “sesto senso da booklover” ha colpito nel segno.

Non appena apro l’ebook capisco perché il suo titolo mi suonava familiare: è una battuta dell’Amleto di Shakespeare. O buon Orazio, se le cose restassero ignote, che nome offeso lascerei dietro di me! La citazione, lo scoprirò tra breve, è perfetta per il romanzo: questa è la storia di un uomo che ha perso il suo onore, di un giovane che può contare su un unico confidente, sul suo “Orazio”.

Le prime pagine del romanzo mi confermano che il mio “sesto senso” ha colpito nel segno: Wounded Name è ambientato nel 1815. Sono al settimo cielo: per colpa di serie tv come Hornblower e della saga marinaresca di Patrick O’Brien, subisco da anni il fascino dell’età napoleonica. L’idea di ritrovarmi davanti a una coppia formidabile di amici e compagni d’armi, a due novelli Jack&Stephen, mi fa affiorare un sorriso sul volto. Sono così presa dall’entusiasmo da non rendermi conto di un particolare fondamentale: ci sarà un motivo, se questo testo è mai stato menzionato dai fan di Hornblower, Sharpe e compagnia bella

Mi immergo nella lettura e faccio la conoscenza del giovane Laurent de Courtomer, un giovane aristocratico, inglese da parte di madre e francese da parte di padre, che spera di dare il suo contributo alla causa realista. Laurent vuole seguire le orme dell’invincibile Oiseleur, il comandante dei Chouans che ha dato del filo da torcere alle schiere napoleoniche. Fin qui tutto bene, anche se questo giovane aspirante eroe non mi sembra all’altezza di personaggi iconici come Jack Aubrey.

De Courtomer, tra un sogno di gloria e l’altro, decide di andare a pescare sul fiume. Sulla riva opposta c’è un viaggiatore che vorrebbe guadare il corso d’acqua. Il nostro protagonista cerca di distoglierlo dall’intento, sottolineando la pericolosità del fiume, ma, mentre è intento a propinare i suoi saggi consigli, viene trascinato via dalla corrente. L’altro giovane si tuffa in acqua e, con grande prontezza, salva lo sprovveduto Laurent. A questo punto scatta il colpo di fulmine… scusate, volevo dire che i due diventano amici, nulla più. No, davvero, non fate caso ai commenti entusiasti di De Courtomer sull’aspetto del suo nuovo amico…

Chi sarà mai il prode ragazzo dai bellissimi capelli ramati (più splendenti della chioma della Ferragni) che ha ripescato Laurent? No, nessun premio per chi indovina: si tratta, ovviamente, di Aymar, altrimenti noto come l’Oiseleur. De Courtomer lo rincontra anche il Francia, dove cerca di scoprire se Aymar è fidanzato o meno. Lo vuole sapere solo perché vuole accertarsi che abbia al suo fianco una donna degna di lui, che cosa pensavate? Diamine, era dai tempi di Raffles&Bunny che non vedevo tanto sottotesto omoerotico

In momenti come questo mi pento di saper usare Meme Generator…

Laurent, che è deciso a continuare a seguire le orme del suo idolo, entra nell’esercito, ma viene quasi subito catturato dal nemico. Destino vuole che anche l’Oiseleur sia finito nelle grinfie dei bonapartisti e che sia stato condotto nella sua stessa prigione. Sull’eroe, non più invincibile, grava una terribile accusa, quella di essere un doppiogiochista: stando alle voci, sono stati i suoi stessi uomini, una volta scoperto l’inganno, a ferirlo e a lasciarlo alla mercé degli imperialisti. De Courtomer però non credo a queste dicerie: è convinto che Aymar sia innocente: farà di tutto per salvare il suo amico e per restituirgli il suo buon nome.

Arrivata a questo punto del testo, devo interrompere la lettura e assicurarmi di avere per le mani un “libro vero”: ho l’impressione di stare leggendo una slash fiction (vi rimando alla “definizione” di Omero.it), invece di un romanzo storico. Permettetemi ancora una piccola digressione, perché so di essermi avventurata nella “nerd zone”, in un territorio sconosciuto a molti lettori. Queste fanfiction sono spesso opera di fan stremati da anni di queerbaiting, di relazioni non eteronormative solo accennate, ma mai rese ufficiali da autori e sceneggiatori (vedi lo Sherlock della BBC). Il pubblico, in questi casi, decide di prendere nelle sue mani la storia e di “riscriverla” per dare vita a intrecci alternativi e più rappresentativi.

Wounded Name sembra proprio una fanfiction: D.K. Broster si è divertita a trasformare l’Oiseleur in una “damigella in pericolo” e infliggergli ogni sorta di tortura fisica e psicologica, così che Laurent potesse correre al suo capezzale e assisterlo amorevolmente. La trama è stata messa in secondo piano, assieme a ogni riferimento storico, per dare ampio spazio a un’amicizia che profuma d’amore, ma che non potrà mai essere chiamata tale.

Pardon, errata corrige: D.K. Broster è una via di mezzo tra una sceneggiatrice che ricorre al più becero queerbaiting e un’autrice di fanfiction costretta (proprio sul più bello) a fare marcia indietro da un invisibile censore. Infatti, guarda caso, all’improvviso spunta fuori una bella damigella, una fidanzata per l’Oiseleur. Poco importa che sia sua cugina: una relazione tra parenti stretti è sempre più accettabile che una relazione omosessuale, con buona pace dei sentimenti di Laurent (che bello rileggere queste parole dopo la “morte” del DDL Zan 😔).

Superata la prima metà del libro, l’intreccio di Wounded Name diventa sempre meno scorrevole: Broster continua a ritornare sui suoi passi, a rinarrare gli stessi avvenimenti da più punti di vista. Invece di far agire direttamente i suoi personaggi, la scrittrice preferisce obbligarli a ripetere all’infinito le loro disavventure, così da rimandare il più a lungo possibile la risoluzione della trama. Ce ne vorrà di tempo prima che l’onor perduto di Aymar venga ritrovato. Finisco il volume a fatica, con un vago senso d’insofferenza.

Morale della favola: mi aspettavo avventura napoleonica all’altezza di quelle di C.S. Forester e di Patrick O’Brian, invece mi sono ritrovata davanti a un testo che mi ha spiazzata, a una “fanfiction“. Certo, qualche riferimento alle strategie militari c’è, ma resta molto in secondo piano rispetto all’“amicizia particolare” tra i due protagonisti. Come dire, se siete alla ricerca di un romanzo ambientato in questo periodo storico, cercate altrove.

Però sarei ingiusta se non ammettessi che Wounded Name ha, a suo modo, del potenziale. Secondo me, un nuovo autore (di fanfiction o no) potrebbe nettamente migliorarlo: basterebbe condensare e rafforzare la trama, arricchire la cornice storica e, soprattutto, permettere a Laurent e Aymar di essere una coppia a tutti gli effetti, approfondendo la loro relazione. Bisognerebbe anche dare più spazio a Mr. Perrelet, il fantastico dottore che si trova a fare da balia a questi due disgraziati: lui si è che è all’altezza di Stephen Maturin! Sì, potrebbe venirne fuori un buon YA, ma non un buon romanzo storico.

Due ultime considerazioni: 1)Broster è rimasta in qualche modo ossessionata da questa trama e ha deciso di riproporla nei suoi altri romanzi. Quei testi, con meno sottintesi omoerotici e intrecci più solidi, hanno ottenuto un miglior riscontro da parte del pubblico. 2) Alla fine di questa lettura, non posso fare a meno di interrogarmi sulle fanfiction: sono o meno una forma di letteratura? Forse, in alcuni, rari, casi sì. Per come la vedo io, tuttə noi ne abbiamo almeno scritta e/o immaginata una: se un romanzo ci prende, è normale fantasticare su scenari alternativi; se un finale ci delude, è naturale provare a riscriverlo.

P.S. Mi sembra doveroso concludere questo post con due proposte di lettura queer (senza baiting): su Riveted è disponibile gratuitamente, sino a fine mese, Night Shine di Tessa Gratton (l’ho iniziato e sembra promettere bene) 2) oggi esce per il Ramo e la foglia edizioni Immacolata intercessione di Carlo Kik Ditto (sinora questa CE è stata una garanzia, quindi vale la pena di tenere d’occhio anche questo libro).

Approfondimenti:

D.K. Broster – TVTropes

10 pensieri su “Wounded name: la fanfiction inaspettata

    1. Eh, mai dire mai, Ivana. Neil Gaiman in persona considera il suo racconto “Uno studio in verde smeraldo” come una fanfiction 😉. In questo caso non siamo davanti a una slash fiction, ma a un crossover, ovvero all’incontro tra due universi narrativi diversi: quello di Lovecraft e quello di Sherlock Holmes.

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    1. Io credo poco sia all’amicizia che all’amore al primo sguardo (credo possa esserci interesse, simpatia, feeling, ammirazione, attrazione, passione, tutta una serie di sensazioni, ma non qualcosa di complesso come amore o amicizia). Eppure nella fiction abbondano esempi improbabili di amori che nascono solo guardandosi… Li prendo per quello che sono nei libri un po’ datati, li tollero appena (se lo faccio) in quelli moderni…

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      1. Eh lo so, sono una piaga, probabilmente perché è narrativamente più facile da scrivere rispetto a far crescere un rapporto in maniera normale dopo la prima scintilla di interesse (o colpo di fulmine, o come lo si vuol chiamare).

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  1. Che peccato quando si parte da così alte aspettative e si trova una trama e uno stile non all’altezza.
    Sulle fanfiction, il mio pensiero è che non vadano demonizzate, ma dovrebbero rimanere quello che sono, “esercizi di scrittura” fatti per divertimento, con il loro pubblico che va in cerca proprio di quello e sa benissimo che non leggerà il capolavoro del secolo. Per arrivare a “libro vero” occorre fare quel passo in più che non è appannaggio di tutti.

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    1. Parole sante! Se non sei un fuoriclasse come Gaiman, difficilmente la tua fanfiction diventerà un libro vero. Per fortuna, la maggior parte degli autori di fanfiction le prende proprio come un gioco. Poi, certo, mi è capitato di imbattermi in qualche testo particolarmente riuscito, ma è un caso raro.
      Buone letture!

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