Le rovinose

Prendi in mano il libro, lo apri e, all’improvviso, ti ritrovi nella sala di un cinema. Sullo schermo campeggia un titolo che ti insinua un vago senso d’angoscia: Le rovinose. Il racconto di una rovina materiale e morale? I titoli di testa iniziano a scorrere. Regia e soggetto di Concetta D’Angeli. Casa di produzione: Il ramo e la foglia edizioni. Anno di uscita: 2021. La scena d’apertura ti trasporta in una Siena cupa e piovosa. Interno. Un appartamento. La stanca e scoraggiata Silvana riceve una busta, un messaggio in bottiglia destinato a riaprire vecchie ferite.

Il motore dell’azione è un cliché dal fascino intramontabile: la lettera da una (s)conosciuta. Parole inaspettate, vergate da una persona che è stata allontanata dalla mente e dal cuore, ma mai dimenticata. Parole che creano uno smottamento nel sismografo dell’anima, costringendoti a fare i conti col passato. Non c’è niente di più crudele del diario dei propri errori.

Sì, stai leggendo un libro, ma hai davvero l’impressione di stare guardando un film. Sei appena entrata nel cinema/museo della memoria celebrato da scrittori del calibro di Orhan Pamuk. La pagina si trasforma in uno schermo su cui vengono proiettati scherzi del cuore e autoinganni:

Come si fa a capire se i ricordi sono autentici rispecchiamenti dei fatti oppure storiografie arbitrarie messe su per autodifesa, per schermare il dolore, per dare senso a esperienze che non ne hanno avuto (…).

Attraverso un sapiente gioco di flashback, la scrittrice-regista delinea la storia di un’amicizia. Siena, 1976. Silvana Guerrini incontra la coetanea Clara Bellami, una magnifica presenza destinata a trasformarsi in un’Assenza/più acuta presenza. Silvana è un’universitaria seria e ambiziosa, una guerriera che mira al successo sociale. Clara è tanto bella ed estroversa quanto irrequieta, incostante e scontenta.

La sciatta e intelligente Silvana e la Bell’e Grulla Clara sembrano essere l’una l’opposto dell’altra, ma sono accomunate dall’ansia di trovare il proprio posto nel mondo. Silvana vuole farsi strada con le sue forze, a ogni costo. Invece, Clara vuole affidarsi a un Padrone, a un uomo che prenda ogni decisione per lei.

Ti sei già lasciata trascinare dalla storia, vero? Vorresti assistere al trionfo dell’amicizia: speri che le due ragazze riescano a compensare a vicenda le proprie debolezze e zone d’ombra, così da trovare la strada per la felicità. Povera ingenua. La scrittrice-regista mette sin da subito le carte in tavola, spazzando via le tue illusioni. Le rovinose si svolge sullo sfondo di anni di piombo e di sangue, anni in cui i fragili sogni dei giovani non riescono a reggere il peso della realtà:

Movimento studentesco, e non solo. I migliori di loro erano utopisti generosi, intellettuali ingegnosi, sognatori avventurosi, innamorati di ampi orizzonti, insofferenti dell’ovvietà, ricercatori di assetti sociali diversi, di comportamenti che avrebbero inaugurato altre libertà. Non sarebbe finita bene.

Silvana e Clara – ecco che arriva la fitta allo stomaco – portano in sé il seme della loro rovina. La studentessa ambiziosa è talmente concentrata sul suo futuro, un futuro incentrato esclusivamente sul successo materiale, da non rendersi conto né dei suoi sentimenti, né della situazione politica e sociale del paese. Invece, la ragazza che fa girare la testa a tutti gli uomini ha tendenze autodistruttive ed è vittima della sua, eccessiva, bellezza.

Le protagoniste de Le rovinose sono donne in trappola, strette tra le sbarre di una società misogina e retrograda – il vento del cambiamento è nell’aria, ma non spira ancora a loro favore. Silvana è troppo determinata, troppo in gamba: è un’arrivista che deve venire rimessa al suo posto. Clara è troppo sfacciata, troppo truccata: è una puttana. Le brave ragazze non devono avere grilli per la testa. Le donne devono restare sempre un passo indietro agli uomini. Stereotipi duri a morire. Parole spia di una forma di violenza meno evidente, ma non per questo meno crudele.

Mentre il primo atto entra nel suo culmine narrativo, un Lui, Lorenzo, va ad aggiungersi al cast dei personaggi. Il triangolo no, ti prego, l’avevo già considerato… Ah, ti sei sbagliata: non è il solito, trito e ritrito, triangolo amoroso. La sceneggiatura di Concetta D’Angeli, pur basandosi su alcuni cliché, è tutt’altro che scontata: proprio quando credevi di essere riuscita ad anticipare le sue mosse, ecco che arriva il colpo di scena. Chapeau.

Le pagine-fotogrammi de Le rovinose continuano a scorrere. La regista alterna con maestria interni intimi e scene girate in esterna:

I primi incontri scorrono nella testa di Silvana come sequenze d’un film della memoria. Interno, quattro giorni dopo. Cucina disordinata di via Domenico Bucalossi.

Le passano nella testa spezzoni d’un vecchio film, immagini di breve felicità, due giorni appena, ma quanto risero!
Esterno giorno. Parco dell’Uccellina.

Alcuni bruschi passaggi dalle soggettive (paragrafi narrati in prima persona da Silvana) alle oggettive ti prendono alla sprovvista. Dopo un’iniziale momento di smarrimento, ti rendi conto che questi cambi di prospettiva non sono affatto privi di metodo: “inquadrano” il senso di straniamento che si prova quando si è costretti a essere “spettatori di sé stessi”; sottolineano la distanza che separa la Silvana ventenne dalla sé stessa adulta; gettano luce su un passato ricco di ombre-omissioni.

Concetta D’Angeli è audace e talentuosa, bisogna rendergliene atto. L’unica “scelta di regia” che non condividi è l’inserto metanarrativo che “spezza” il ritmo della narrazione. Non vuoi che patto fra scrittore e lettore venga infranto: meglio non colmare alcune lacune, se per per farlo è necessario l’intervento di un deus ex machina. Vuoi essere libera di immaginare da sola le “scene tagliate”. Sì, sei un pubblico difficile.

Forse, ti stai concentrando eccessivamente sulla “forma” perché il secondo atto sta prendendo una brutta piega. Meglio pensare alla regia, piuttosto che alle sinistre ed enigmatiche lettere di Clara. Meglio non riflettere sulle crepe che si aprono in un’anima sottoposta a una continua violenza. Silvana decide di “non farsi un’opinione”: distoglie lo sguardo sia da quei messaggi in bottiglia, sia gli avvenimenti che stanno scuotendo il paese. Di fronte alla violenza, fisica e/o psicologica, si prova sempre la tentazione di girare la testa dall’altra parte.

Il terzo atto de Le rovinose giunge al termine. Hai l’amaro in bocca. Il finale ti appare quasi grottesco, eccessivo. Iniziano a scorrere i titoli di coda: la cronologia dei gravissimi crimini politici e mafiosi che hanno segnato la storia d’Italia dal 1976 al 1988. Ora quel finale “sopra le righe” acquista un senso: è perfettamente inserito nel contesto di quegli anni, anni fatti di sangue, piombo e schegge di sogni infranti.

By Jeanmichelgariepy – Own work, CC BY 3.0

Le storie parallele di Silvana e Clara sono la metafora di un paese volto all’Opera al nero, a un continuo processo di distruzione, che non ha portato a una rinascita. Entrambe, nella tempesta, si sono aggrappate a ingannevoli ancore di salvezza. Entrambe hanno negato verità evidenti. Entrambe hanno allungato le braccia verso un’illusoria luce verde. Entrambe hanno subito un crudele contrappasso dantesco.

Le luci si spengono in sala. Dovresti alzarti. Dovresti chiudere la copertina-sipario, invece resti seduta. Riavvolgerai la pellicola e riguarderai il romanzo-film di Concetta D’Angeli: una seconda visione ti permetterà di soffermarti su alcuni particolari (come le diverse tonalità dello smalto di Clara) e di studiare meglio alcune interessanti scelte di regia-scrittura. Poi verrà anche il momento per riflettere su quegli anni bui. Be Kind Rewind.

Nota. Ringrazio di cuore Il ramo e la foglia edizioni per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo: è bello incontrare editori che mettono una simile cura e passione nei loro progetti.

Approfondimenti:

La rassegna stampa relativa al libro e all’autrice (non perdetevi l’illuminante intervista all’autrice!)

La scheda del libro

Altri libri dell’editore recensiti sul blog: Adolesco e Acrobazie

7 pensieri su “Le rovinose

  1. Che bella recensione!! Ogni volta che ti leggo, resto affascinata dal modo che hai di fare entrare il lettore nelle pagine di cui stai parlando. Una recensione esaustiva ma che lascia spazio e curiosità a chi vuole leggere il libro per assaporarlo in presa diretta. Lo leggerò presto, era già in programma, ma ora mi hai fatto venire voglia di anticipare la lettura…. Bravissima, come sempre.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie di cuore, Pina!
      “Esaustiva”, eh? Ieri sera, mentre editavo il pezzo mi sono detta più volte: “perché non hai scritto meno? Dannazione a te!”
      Dovrei scrivere un post ironico sulle mie “riunioni redazionali” (altro che Loki e le sue varianti) e sui drammi dell’editing 😆. Il fatto è che la lettura mi ha “presa di brutto”, così ho finito con l’avere a disposizione un sacco di appunti e spunti di riflessione…
      Non vedo l’ora di leggere la tua recensione, ma so che hai molta “carne al fuoco” (tanti “sto leggendo” che solleticano la mia curiosità).
      Buone letture!

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: Concetta D’Angeli, Le rovinose – Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

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