Audre Lorde: Poesie scelte

La poetessa afro-caraibica-americana Audre Lorde è stata un’outsider, un’emarginata, sin dall’infanzia: era un “corpo estraneo” in una società dominata dai Wasp. Le sue liriche sono nate proprio dalla consapevolezza di questa alterità: invece di accettare lo stato delle cose, la poetessa ha lottato per veder riconosciuta la sua identità e ha dato voce a tutte le vittime di discriminazione. Undersong: Chosen Poems Old and New (Norton & Co, 1992) raccoglie versi composti nell’arco di trent’anni, poesie d’amore e di lotta.

Questa raccolta, pubblicata pochi mesi prima della morte di Audre Lorde, è frutto della “revisione” che la poetessa ha operato sulle sue poesie in seguito all’Uragano Hugo: il processo creativo l’ha aiutata a “preservare la sua sanità mentale” in un momento difficile. Mentre rendeva ancora più scintillanti e incisive le sue gemme d’inchiostro, la scrittrice si è confrontata con una versione più giovane di sé stessa e si è riconnessa alle sue radici.

Non è sempre necessario conoscere la biografia di un poeta per poter apprezzare i suoi versi: le grandi poesie sono capaci di far vibrare la nostra anima, di toccarci nel profondo, senza bisogno di preamboli. Però, conoscere la storia personale di Audre Lorde può aiutarci a comprendere meglio i suoi componimenti. Per questo motivo, vale la pena di affiancare la lettura di Undersong a quella di Zami, l’autobiografia “in chiave mitica” della poetessa.

Zami ci permette di osservare i “retroscena” della poesia di Lorde, di scoprire una precoce e totalizzante passione per la scrittura si è trasformata in un mestiere. Nell’autobiografia sono presenti tutti i temi principali dei Poems: la consapevolezza della propria alterità, la rivendicazione della propria identità di donna nera e lesbica, la denuncia di una società ingiusta e la celebrazione del corpo femminile.

I versi di Lorde traggono linfa sia dagli scenari urbani dell’America, la sua terra d’azione, sia dalle sue origini afro-caraibiche. Queste ultime sono la fonte della componente “mitica” presente in molte delle sue opere. L’autrice ha dato vita a una sorta di pantheon abitato da dee nere, libere e fiere:

L’uso consapevole, laico e creativo, che Lorde fa del patrimonio immaginario Afro-caraibico non deve essere confuso con la ricerca di astratte radici da sentimentalizzare; è invece teso alla rappresentazione di quel femminile nero potente che sente dentro di sé e a cui intende dare voce nella sua poesia e nella sua politica.

[…]

Nel 1974 fa un viaggio in Africa alla ricerca di miti e leggende di dee e amazzoni nere, che da ora in poi diventeranno parte della sua scrittura e della sua immagine pubblica. (Per quelle di noi che vivono sul margine. I confini nel pensiero e nella poetica di Audre Lorde di Margherita Giacobino)

La lettura “comparata” di Undersong e Zami ci permette anche di comprendere come le esperienze personali dell’autrice siano state trasformate e sublimate dalla poesia. Basta pensare a Genevieve (Memorial II), l’amica del cuore – e amore platonico – morta suicida:

(…)
I wish I could see you again
far from me even
birdlike flying into the sun
your eyes are blinding me
Genevieve.

Chosen Poems Old and New è una sorta di “seconda autobiografia” della poetessa: attraverso queste liriche scelte possiamo ripercorrere le tappe di una vita vissuta all’insegna della scrittura e della lotta per i diritti civili. Lorde non considerava la poesia come un mero “gioco di parole”, ma come una “distillazione dell’esperienza”. Secondo lei, la poesia non era un lusso, ma una necessità vitale, un modo per dare voce alle proprie speranze e al proprio desiderio di cambiamento. Un desiderio che, a partire dalla parola, poteva (e può tuttora) trasformarsi in una spinta all’azione.

Sin dall’infanzia, Audre Lorde ha riconosciuto il peso e il potere delle parole. Parole come Love o Black sono ardenti come fiamme e taglienti come diamanti:

(…)
Some words
bedevil me.
Love is a word, another kind of open.
As the diamond comes
into a knot of flame
I am Black
because I come from the earth’s inside
take my word for jewel
in the open light. (Coal)

Le poesie di Audre Lorde sono sussurra e grida d’inchiostro: gemiti di piacere e sussurri pronunciati mentre il sudore e le anime si mescolano tra le lenzuola; molotov d’inchiostro e urli lanciati contro un’America sessista, razzista e omofoba. Alcune liriche sono brevi: pochi versi spezzati, taglienti. Alcune sono distese come conversazioni. I versi della poetessa sono talvolta oscuri, enigmatici come le mitiche dee nere, talvolta sibillini. Questi componimenti apparentemente così diversi tra loro sono, a ben guardare, facce della stessa medaglia: frutti della passione, amorosa e civile, che vibrava nel petto della loro creatrice.

Audre Lorde si è autodefinita come nera, lesbica, madre, guerriera, poeta: per lei nessuna di queste “identità” poteva essere disgiunta dall’altra. Undersong è il riflesso delle lotte e degli amori di una fiera amazzone, di una donna tanto complessa quanto affascinante. Da una parte abbiamo le poesie dedicate ai suoi figli – nati dall’unione con Edwin Rollins – dall’altra liriche vibranti di passione come Bridge Through My Window:

Love, we are both shorelines
a left country where time suffices
and the right land
where pearls roll into earth
and spring up day.

Audre Lorde ha cantato sia l’amore disperato, quello duro come la pietra e stridente come uno sferragliante treno della metropolitana (Hard Love Rock), sia l’amore salvifico, capace di trasformarsi in un ponte teso tra due corpi. La poetessa ha anche celebrato e descritto con vibrante intensità il desiderio erotico suscitato dal corpo di una donna amata (On a Night of the Full Moon):

The curve of your waiting body
fits my waiting hand
your breasts warm as sunlight
your lips quick as young birds
between your thighs the sweet
sharp taste of limes.

Undersong non è solo un canzoniere d’amore: molte poesie sono nate dal bisogno di dare voce agli outsider, a chi viveva ai margini di una società dominata da uomini bianchi, ricchi ed eterosessuali. La poetessa ha lanciato le sue grida d’inchiostro contro un’America in cui i neri venivano tollerati solo a patto che accettassero di trasformarsi in dei docili e remissivi consumatori. Audre Lorde ha urlato di fronte alle pagine più cupe della storia americana, ad eventi traumatici come l’omicidio di Malcolm X. Per non parlare dei femminicidi che non venivano annunciati nei notiziari della sera, perché le vittime erano afroamericane…

Di Elvert Barnes from Baltimore, Maryland, USA – 39.Enroute.WomensMarch.WDC.21January2017, CC BY-SA 2.0

Audre Lorde sapeva riconoscere l’oppressione in ogni sua forma ed era consapevole che le donne potevano riuscire a vincere le loro battaglie solo riunendosi sotto la stessa bandiera. La lotta per i diritti delle afroamericane non poteva (non può) essere disgiunta da quella delle attiviste Lgbtq+, così come le femministe non potevano (non possono) dimenticarsi delle loro sorelle nere e lesbiche:

When the man is busy
making niggers
it doesn’t matter
whose shade
you are.
If he runs out of one
particular color
he can always switch
to size
and when he’s finished
off the big ones
he’ll change to sex
which is after all
where it all began (Revolution Is One Form of Social Change)

Undersong serve a ricordarci che dobbiamo guardarci dall’uomo intento a fabbricare “nemici”: prima non gli andrà a genio il colore della pelle di qualcuno, poi il suo sesso e così via. Prima o poi, rivolgerà i suoi denti contro di te e contro di me. Per questo è bene leggere poesie belle e incendiarie come queste, per questo è bene non dimenticare le parole di Audre Lorde.

Approfondimenti e fonti:

Per quelle di noi che vivono sul margine. I confini nel pensiero e nella poetica di Audre Lorde di Margherita Giacobino – Unive

The Collected Poems – La siepe di more

La forza delle parole – Wired.it

La “guida essenziale” (in inglese) di Writing on Glass

A Poet of Incantatory Power – Aiucentre

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4 pensieri su “Audre Lorde: Poesie scelte

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