La bellezza del Giappone segreto

Attraversate le nebbie di Iya e raggiungete la soglia di una vecchia e suggestiva casa giapponese: Chiiori. Toglietevi le scarpe: oggi siamo ospiti di Alex Kerr, autore de La bellezza del Giappone segreto (EDT, 2019). Per cogliere la vera essenza di questo libro, bisogna guardare anche al titolo della prima edizione italiana e quello della sua versione inglese: Il Giappone e la gloria e Lost Japan. Questa raccolta di articoli-saggi assomiglia a certi paraventi giapponesi:

(…) quei paraventi raffiguravano il passaggio dalla notte dal giorno, e la brezza era il primo respiro dell’alba. (…) la scena rappresentava anche il momento in cui l’inverno si trasforma in primavera. (…) Tutto (…) mutava e si trasformava dal vecchio al nuovo, dal buio alla luce. (…) “questi paraventi sono la rappresentazione del momento che precede la gloria”.

Questo testo, così come quei paraventi, raffigura diversi momenti, diversi istanti della storia del Giappone: l’attimo che precede gloria (quello in cui sono fiorite le arti tradizionali), il momento della gloria e il suo tramonto. Kerr ci parla di un mondo che non esiste più, di tradizioni che sembrano sul punto di scomparire. Lo scrittore, che è approdato in Oriente negli anni Sessanta, è stato testimone di anni segnati da profondi e repentini mutamenti: una modernizzazione impetuosa ha “cannibalizzato” un passato ritenuto ormai superfluo. La bellezza dell’antico Nippon è stata messa a dura prova da questa “corsa verso il progresso”.

Alex Kerr, da studente americano appassionato di cultura giapponese, si è trasformato nel custode delle tradizioni del Gippone: come Lafcadio Hearn, è riuscito a penetrare nel cuore del misterioso “Horai” e ha deciso di trasmettere ai suoi lettori lo splendore di un paese-miraggio sul punto di scomparire. I suoi saggi rendono omaggio alle arti degli antichi maestri: dagli onnagata ai montatori di paraventi, dai calligrafi ai sensei della cerimonia del tè.

Chiiori casa Alex Kerr interno
By Alex Kerr – Alex Kerr, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=70110606

Le pagine di questo spirito libero, amante della bellezza, sono “conviviali”, scorrevoli, semplici e persino divertenti: Kerr è riuscito a raggiungere un perfetto equilibrio tra approfondimento e intrattenimento. I suoi scritti sono in bilico tra saggio e biografia: Kerr prende spunto dalle sue esperienze per illustrare i diversi aspetti della cultura giapponese. I capitoli del libro possono quindi venire considerati anche come diverse fasi della sua personale storia d’amore col Giappone.

Alexsan tratta i suoi lettori come degli ospiti graditi, come degli amici: non fa mai sfoggio della sua erudizione e rende accessibile a tutti il suo sterminato bagaglio di conoscenze. C’è solo un piccolo problema: visto l’andamento colloquiale del libro, può anche capitare di incorrere in digressioni un po’ troppo “digressive”. Chi vuole sentire parlare per pagine e pagine di come si restaura il tetto di una casa tradizionale? Non preoccupatevi, quella che ho citato è l’eccezione che conferma la regola: questi saggi sono dei veri e propri gioiellini; una volta iniziato un capitolo, difficilmente si riesce a posare il libro prima di averlo finito.

Alex Kerr ci conduce dietro le quinte del nuovo e del vecchio Nippon, offrendoci una prospettiva unica e privilegiata sul Giappone. L’enigmatico Paese del Sol Levante è affascinato dai segreti:

Essi sono lo specifico modo in cui le arti tradizionali sono insegnate e conservate. (…) Nei musei, più bello è un pezzo e meno sarà esposto al pubblico (…).

Lo scrittore ci guida attraverso gli esoterici e inaccessibili mandala di un paese bipolare, ricco di fascino, ma anche di contraddizioni: dagli angoli meno turistici di Osaka ai messaggi cifrati dei kyotoani, dai retroscena del teatro Kabuki agli hibutsu (Buddha nascosti).

Varchiamo la porta d’accesso del Fushimi-inari, il tempio delle volpi, e avventuriamoci nel primo di questi mandala:

Davanti alla sala principale stanno due grandi statue di volpi: una ha la bocca aperta e l’altra tiene una chiave tra i denti. (…) Dietro la sala principale c’è una successione di decine di torii rossi, così vicini l’uno all’altro nel loro allineamento da formare un tunnel. Molti visitatori attraversano questa fila di portali, e poi tornano a casa un po’ delusi. Ma è perché hanno voltato le spalle all’ingresso del mondo di sogno.
Se continuate a camminare verso l’alto dopo la prima serie di torii, troverete un’altra fila di portali rossi, molto più grandi dei primi, e poi ancora un’altra (…) Ogni torii porta scritto il nome della ditta che l’ha donato.

Tempio Fushimi inari torii
Di Rtype909 – Photo taken with my Nikon D300Previously published: https://www.flickr.com/photos/42071115@N02/8128585524/, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22540029

Questo bizzarro connubio di modernità e tradizione si ritrova anche nelle splendenti insegne al neon di Ginza, tripudio di espressivi caratteri kanji. Un caso raro: di solito il “vecchio” è destinato a entrare ferocemente in contrasto col “nuovo”. Il caso più rappresentativo è forse quello della nuova Kyoto: una città senza pace né bellezza. Per ritrovare il fascino dei suoi tempi d’oro, bisogna allontanarsi dalle strade più battute e visitare le dimore dei kyotoani ancora legati alla tradizione. Più facile a dirsi che a farsi: solo gli “iniziati” sono in grado di cogliere il vero significato delle loro espressioni e dei loro gesti rituali, così da evitare terribili gaffe.

Di pagina in pagina, Kerr ci conduce dietro le quinte del Giappone, sia letteralmente che figurativamente: in un capitolo del libro, lo scrittore-viaggiatore ci introduce nel magico mondo del teatro Kabuki. L’arte degli onnagata (attori maschi che interpretano ruoli femminili) è il frutto di un perfetto equilibrio tra sensualità e rituale, i due poli della cultura giapponese:

Da una parte c’è l’intenso erotismo del Giappone, da cui nacque lo sfrenato ukiyo (mondo fluttuante) di Edo: cortigiane, xilografie colorate, uomini vestiti da donna e donne vestite da uomo, “festini nudi”, kimono sgargianti e così via. (…)
Al tempo stesso c’è (…) la tendenza all’eccesso di decorazione, a una sensualità terra-terra troppo esplicita per farsi arte. Accorgendosi di questo, i giapponesi si ribellano a ciò che è sensuale. Levigano, rifiniscono, rallentano il ritmo: si sforzano di ridurre arte e vita alla purezza dell’essenzialità.

Questa ricerca di purezza si ritrova nelle linee sottilissime della calligrafia dei kuge, nobili di corte decaduti, che si reinventarono come maestri delle arti. A queste figure vanno ad affiancarsi i “letterati”, sospesi tra rigore confuciano e libertà taoista, che amavano rifugiarsi nelle case del tè wabi: eremitaggi in cui praticavano le diverse arti in cui erano versati, dalla poesia alla ceramica. Kerr ci presenta i loro ultimi eredi, maestri specializzati in forme d’arte che potrebbero scomparire o avere un nuovo momento di gloria:

Oggi, proprio nel momento in cui il Giappone ha perso gran parte del suo richiamo, sia nell’ambiente naturale sia nella cultura, sono artisti come Tamasaburō e Kawase, e il fermento di creatività che li circonda, a trattenermi qui. (…)
“Se pensi non ci sia, c’è. Se pensi ci sia, non c’è.” Nel momento stesso della sua sparizione, la cultura tradizionale giapponese sta vivendo la sua massima fioritura.

La bellezza del Giappone segreto ci offre uno sguardo privilegiato sui segreti di Nippon, sulle sue antiche glorie e sulla mentalità dei suoi abitanti, ma, alla fine della lettura, questo paese-ostrica rimane avvolto da un alone di mistero: è un hapax, una parola intraducibile, di cui nessuno conoscerà mai il vero significato. Possiamo solo continuare a lasciarci incantare dalla sua gloria perduta e forse ritrovata.

Per approfondire:

La presentazione del libro su Rai Radio Play 

La recensione di Ghigliottina.info

Lost Japan – Doppiozero 

“Giappone da leggere” sul blog: Mishima e Kawabata

Il sito dell’Associazione Culturale Giappone in Italia

2 pensieri su “La bellezza del Giappone segreto

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