Letture sul conflitto israelo-palestinese

Per oggi avevo in programma la recensione di un libro leggero, uno di quei libriccini perfetti per distrarsi. Dovevo finire di editarla, ma non ci sono riuscita. Le parole non risolvono niente, non sono cerotti capaci di lenire le ferite, specialmente quando si tratta dei fori lasciati da missili e proiettili. Però le parole aiutano a capire e, forse, possono aprire la strada a un dialogo che sembra impossibile. Alla fine ho deciso di perdere il post “leggero” e di proporvi alcune letture dedicate al conflitto – una guerra che sembra ormai eterna – israelo-palestinese.

Oggi “ridurrò” al minimo indispensabile le mie parole, perché voglio che siano questi testi a parlare: quando si tratta una questione così complessa, bisogna lasciare spazio alle parole di chi l’ha vissuta sulla sua pelle e/o la conosce a fondo.

Inizio da due storie, raccolte sul sito The Short Story Project, che mi hanno particolarmente colpita: Endgame di Abdalhadi Alijla e alcuni passaggi scelti dal libro The Drone Eats with Me by Atef Abu Saif. Alija ci parla di bambini costretti a vivere in mezzo a un perenne campo di battaglia, di ragazzini costretti a imparare troppo presto il significato di parole come occupazione e soldati. Invece Abu Saif descrive la guerra di Gaza del 2014: cosa è cambiato da allora? Sembra di assistere a una replica dello stesso, terribile, film. Un film che non avremmo mai più voluto rivedere.

Sul fronte dei romanzi vi consiglio Giuda del compianto Amos Oz, un libro che ripercorre alcuni nodi della questione israelo-palestinese (vi rimando a questo articolo de La Stampa) e La quarta parete di Sorj Chalandon, un testo dedicato alla guerra civile libanese, in cui un regista sogna di poter instaurare una tregua grazie al potere del teatro.

Passiamo dalla prosa alla poesia. Su VQR troverete una breve, ma illuminante, antologia di poemi in cui il conflitto israelo-palestinese viene traslato in versi e analizzato da diverse prospettive. Invece su Pij (Palestine-Israel Journal) è disponibile un articolo di Yvette Neisser in cui vengono messe a confronto le voci delle due parti in causa: voci che sembrano non poter dialogare, non poter trovare un terreno comune. Eppure, di verso in verso, si apre una strada verso un possibile dialogo: si passa dall’analisi delle differenze, linguistiche e tematiche, che separano i letterati israeliani e palestinesi, per approdare ai versi in cui i poeti di entrambe le parti chiedono un “cessate il fuoco” e rivendicano la necessità di una pace duratura.

Per concludere, vi segnalo questo interessante post de La siepe di more, dedicato a La storia dell’altro. Israeliani e palestinesi del Peace Research Instituite in the Middle East. Questo articolo è nato proprio come riposta alle parole di Baylee: mi piaceva l’idea di continuare un dialogo letterario, di mettere sul tavolo diverse proposte di lettura per provare a comprendere una questione complessa. Se avete dei libri da consigliare, vi invito ad aggiungerli alla lista.

Nota: sia nel caso dell’articolo di VQR che delle storie raccolte su The Short Story Project, Google Traduttore funziona insolitamente bene: se non ve la cavate benissimo con l’inglese, riuscirete comunque leggere e apprezzare questi testi.

P.S. Mi scuso se questo post è un po’ raffazzonato: è nato sull’onda del momento. Ci sarà (c’è sempre), un tempo per le letture d’evasione e per quelli che la saggia Ivana (La libraia virtuale) chiama libri di consolazione, ma io credo che la letteratura debba anche aiutarci a fare luce sulle ferite, a indagare il nostro mondo. Forse non cambierà le cose, ma ci renderà di sicuro più consapevoli.

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12 pensieri su “Letture sul conflitto israelo-palestinese

  1. Grazie per i suggerimenti. È da un po’ che fatico a dedicarmi alle letture d’evasione. Forse ho più bisogno di capire e approfondire che di evadere in questa fase della mia vita. Condivido appieno le tue parole alla fine del post. 🙂

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  2. Post bellissimo e tremendo. E certamente tutt’altro che raffazzonato. Difficile dedicarsi a un libro di consolazione, in certe ore e giorni (che stanno diventando, sono diventati la regola, temo). E forse, tuttavia, anche necessario. Quanto alla mia saggezza…per fortuna, ammesso che esista, è quantomeno sempre a zonzo da qualche altra parte.
    Mentre sono catturata da un programma di letture di lungo respiro, non mi è stato possibile non riaprire un vecchio libro di Shlomo Sand – israeliano, docente di storia all’Università di Tel Aviv: “L’invenzione del popolo ebraico”, scritto nel 2008. E’ un libro che ha suscitato sentimenti diversi, e anche attacchi feroci; che può essere divisivo per alcuni ma che non è mai stato confutato. E fa pensare. Elimina cetezze, quantomeno, e di questi tempi mi pare che le certezze siano cosa altamente pericolosa.
    Quel che è certo è che non mi pare possibile che, anche per i cittadini israeliani, non divenga assoluto il senso di impotenza totale che consegue alle loro scelte, e all’inutilità di proseguire con politiche che, da ambedue le parti, si basano, lo dicono i fatti, sulla volontà di distrurione totale dell’avversario.

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  3. Grazie per questi suggerimenti che sono letture davvero importanti. I libri racchiudono sempre un potente grimaldello, che ci può aiutare a scardinare anche le questioni difficili e complesse, come questa lo è. Tra i libri che citi, ho letto La quarta parete, un libro che ho letto e che mi è rimasto impresso in modo indelebile. Molto importante anche quello che consiglia Baylee.

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  4. Anch’io avevo altri programmi per il blog, ma a volte davanti a certi eventi si sente il bisogno di fermarsi un attimo e condividere della solidarietà, anche solo per dare un po’ di spazio a quelle voci che si perdono nel vociare quotidiano. Prendo nota dei consigli di lettura.

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  5. Pingback: La libreria di Gaza — editoriaraba – Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

    1. Grazie per la segnalazione Pina! Spero che la libreria di Gaza (di cui si parla nel post di Editoria Araba) possa risorgere dalle sue ceneri, così come una terra che ha davvero bisogno di pace e cultura.
      E dire che ci eravamo ripromessi di essere migliori dopo questa pandemia…
      Buone letture, Pina: il tuo blog, così come quello di Ivana, è una fonte di consolazione in tempi bui.

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  6. Io ho imparato molto da un libro uscito ormai diversi anni fa, La pulizia etnica della Palestina, di Ilan Pappe. Pappe è uno storico israeliano ma è molto critico nei confronti della politica del suo paese. Nel libro che ho citato racconta la nakba, ossia la cacciata dei palestinesi dalle loro terre perpetrata dal neonato stato di Israele e poi proseguita nel tempo… un libro atroce ma indispensabile

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