Primavera di bellezza

In questo periodo complicato, pochi libri riescono a farsi strada nella mia testa e nel mio cuore. Stavo per prendermi una “pausa di riflessione dalla lettura”, quando mi sono imbattuta in un post dedicato a una mia “vecchia fiamma” letteraria: Beppe Fenoglio. Ho amato alla follia sia Una questione privata che la raccolta di racconti I ventitré giorni della città di Alba, quindi ho deciso di concedere una chance a Primavera di bellezza: nel giro di qualche riga, ho ritrovato il mio entusiasmo per il mestiere di leggere.

Le parole di Fenoglio hanno su di me lo stesso effetto del canto delle sirene: non riesco a staccare gli occhi dai suoi libri. Basta una manciata di righe per ritrovarsi invischiati nelle vicende dei suoi personaggi, per venire folgorati dai suoi intellettuali scarni e solitari, giovani inquieti dallo sguardo bruciante. Personaggi che possono essere considerati come degli alter ego dell’autore, come frammenti della sua biografia, ma che, allo stesso tempo, sono separati dal loro creatore dalla distanza siderale che intercorre tra finzione e vita reale. Tra le pagine di Una questione privata ho incontrato Milton, il cavaliere-partigiano errante e innamorato, invece leggendo PdB ho fatto la conoscenza di Johnny, anzi una metà di Johnny.

Primavera di Bellezza è nato dallo sdoppiamento di un “romanzo lungo”, di un “libro grande” incentrato sulla resistenza: quel testo si è scisso in PdB, in cui l’epopea dei partigiani viene appena sfiorata, e ne Il partigiano Johnny. Questi due testi sono

romanzi scritti come testimonianze di vita vissuta per i quali, nonostante l’adozione della terza persona (…), si potrebbe ripetere la celebre battuta pronunciata da Svevo a proposito di Zeno: “un’autobiografia, ma non la mia. (Introduzione di Gabriele Padullà, Una questione privata, Einaudi)

In quell’autobiografia non sua che è Primavera di bellezza Fenoglio ripercorre, attraverso il filtro della finzione letteraria, alcuni momenti salienti del “suo” 1943:

Nel gennaio è chiamato alle armi e frequenta il corso di addestramento Allievi Ufficiali, prima a Ceva (in PdB chiamata Moana), poi a Pietralata (Roma).
Con il proclama di Badoglio dell’8 settembre e lo sfasciarsi dell’esercito regio risale avventurosamente al nord (…). (Ibidem)

PdB è un romanzo “aromanzesco”: la trama si frantuma in un caleidoscopio di schegge di vita e di memoria. La storia di Johnny, una storia fatta di eventi improvvisi e di “differimenti”, assomiglia a un tour de force in un intricato bosco d’inchiostro, a una maratona destinata a concludersi bruscamente:

(…) non è l’intreccio ad assicurare la coesione del libro ma il personaggio. Basta che egli si sposti, che imbocchi un sentiero piuttosto che un altro, perché il racconto si apra a una serie di eventi imprevisti e sino a un attimo prima del tutto imprevedibili. Se così non fosse stato, Fenoglio non avrebbe mai potuto porre fine in maniera così brusca e improvvisa a Primavera di bellezza (…), sin dalle primissime pagine, tutto il libro procede per somma di segmenti narrativi irrelati che soltanto lo sguardo del protagonista riesce a tenere insieme (Ibidem).

Noi lettori ci ritroviamo così a passare dalla descrizione della vita irrazionale e bruta, scandita da una disciplina atroce e scema, degli allievi ufficiali dell’esercito italiano alla proclamazione dell’armistizio. La prima parte del libro è caratterizzata da un movimento discendente: scendiamo dalle Langhe alla città eterna, in un clima di torpore e di crisi morale. Nella seconda, invece assistiamo a un movimento ascendente: Johnny lascia Roma, una capitale corrotta, in preda al panico da post-armistizio, per risalire verso il Piemonte, dove si unirà ai ribelli.

Il protagonista di Primavera di bellezza è circondato da molti comprimari, ma ci appare come un uomo perennemente fuori dal coro: è un fratello d’inchiostro di Milton, è un intellettuale triste, ironico e solitario. Assieme a lui attraversiamo paesaggi onirici ed espressionistici: abbiamo l’impressione di essere avvolti nella nebbia di un sogno in cui risuonano le note di un pianoforte che nessuno sta suonando.

Fenoglio racconta gli avvenimenti del 1943 con uno sguardo lucido, ironico e disincantato: descrive un anno complicato e turbolento senza retorica, senza mai cedere al desiderio di rendere meno vergognosa una pagina oscura della nostra storia. Attraverso il suo stile letterario unico e inimitabile, attraverso una scrittura capace di scendere nel fango di una quotidianità meschina per poi elevarsi alle vette più alte della poesia, lo scrittore trasforma la crisi spirituale di una nazione in un racconto (anti)epico tanto desolante quanto sublime:

Fenoglio rappresenta per la maggior parte del romanzo una realtà in totale, precipitosa decadenza. Nulla, o quasi nulla, si salva dalla visione radicalmente negativa dell’autore. Per trasportare sulla pagina tale visione, Fenoglio non sceglie la via dell’invettiva o della rappresentazione asettica, ma costruisce una lingua complessa, polisemica, colta. (L’ultima versione di Johnny, Tesi Specialistica di Gabriele Allegro, Università di Pisa)

Una lingua che continua a esercitare ancora oggi il suo fascino sui lettori. Vi lascio un paio di citazioni – nella prima troverete una delle più suggestive metafore di PdB – per darvi un’idea della grandezza di questo scrittore. Spero davvero che vi verrà voglia di recuperare le sue opere.

Johnny prese a sognare una marcia, magari di cento chilometri, verso le Alpi; le vette erano tante bottiglie di purissimo cristallo e di forme più che bizzarre riempite a livelli diversi di un liquore verdeazzurro.

Una notte eseguì a quella sua maniera un motivo sconosciuto a Johnny, così bello, angoscioso e sfuggente che egli sentì di dovergli dare un titolo per meglio fissarlo; pensatoci, decise di chiamarlo «La vie est une rivière qui nulle part va».

Nel silenzio che seguì, Johnny si concentrò tutto nell’acqua: era sorella dell’acqua del fiume che lo aveva allevato, quella dei suoi solitari bagni mattutini, dove e quando la millimetrica immersione gli procurava una pungente lunga voluttà quale nessuna donna ancora aveva saputo regalargli.
Stremato da quell’eccesso di libertà e di oblio, dovette appoggiarsi al tronco di un pioppo; sentì la scorza tenera e tiepida, non udì la tromba lontana suonare il cessate il fuoco. Questa del fiume era la realtà, il sogno morboso era l’esercito italiano, la guerra che esso stava disastrosamente perdendo (…).

P.S. Ringrazio la scrittrice e blogger Pina Bertoli per avermi spinta a intraprendere questa lettura.

Approfondimenti:

Il sito del Centro Studi Beppe Fenoglio 

L’analisi de Il piacere di leggere 

Dall’esperienza vissuta all’esperienza assoluta – Rai Cultura 

Storia di Fenoglio: ecco chi era il partigiano Beppe – La Repubblica 

La tesi di laurea di Gabriele Allegro 

9 pensieri su “Primavera di bellezza

  1. Il mio primo incontro con l’autore tramite “Una questione privata” non era stato molto felice (chiedo perdono!) ma “Il partigiano Johnny” ha letteralmente ribaltato la situazione.
    Dovevo leggerlo per un esame, e mi ero talmente immersa nella storia, nella scrittura e in queste sconfinate distese di neve che lo usavo per rilassarmi quando facevo pausa da un’altra materia che invece odiavo. Era la mia ricompensa ogni tot pagine studiate 😃
    Quindi se ho modo di incontrare di nuovo Johnny in “Primavera di bellezza”, non posso che esserne felice!

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    1. Non chiedere mai perdono se non ti è piaciuto un libro! Ognuno ha i suoi gusti. Diciamo che, per certi versi, Johnny e Milton sono due facce della stessa medaglia, anche se Una questione privata è un romanzo particolare (io l’ho amato proprio per quel suo non so che di “ariostesco”).
      Bellissima l’immagine della “lettura-ricompensa” ;).
      Qui troverai un proto-Johnny o una metà di Johnny.
      Aspetto una tua eventuale recensione!
      Buone letture <3!

      Piace a 1 persona

    1. Sono contenta di averti trasmesso il mio entusiasmo 😊. Allora io amo alla follia “Una questione privata”, ma è un libro particolare che ti consiglio se ti piacciono storie sulla Resistenza particolari come “Il sentiero dei nidi di ragno” e se ami sia Calvino che Ariosto. Altrimenti un’ottimo punto di partenza per farsi un’idea di chi è Fenoglio è questa raccolta di racconti https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/1-17-16/beppe-fenoglio/approfondimenti/i-ventitre-giorni-della-citta-di-alba-analisi-del-testo-di-anna-maria-alessandria
      Fammi sapere se hai bisogno di altre informazioni su Fenoglio! Buone letture <3.

      Piace a 1 persona

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