Il ritorno di Raffles

Le stelle brillano nel cielo di Londra: assomigliano a dei diamanti, a brillanti su cui due nostre vecchie conoscenze allungherebbero volentieri le mani. Indossate una maschera nera e giurate solennemente di non avere buone intenzioni: stiamo per rincontrare Raffles e Bunny, i ladri gentiluomini di E.W. Hornung. Oggi vi parlerò sia di The Black Mask, il secondo capitolo delle loro avventure, sia del suo “sequel”, A Thief in the Night. Vi anticipo già che, stando ai miei gusti letterari, uno di questi libri è l’equivalente di un pregiato Château Margaux, mentre l’altro è un vinello scadente.

Se ancora non conoscete A.J. Raffles e non sapete perché la sua vicenda letteraria è indissolubilmente legata a quella di Sherlock Holmes, vi rimando all’articolo dedicato alle prime avventure dello scassinatore dilettante. Se, invece, avete già fatto la conoscenza di questo mascalzone, ma non avete ancora letto il primo volume della sua saga letteraria, vi avverto che questa recensione non sarà del tutto a prova di spoiler.

The Black Mask

A Thief in the Night ha colpito nel segno. Non posso dire lo stesso di The Black Mask: il secondo volume della “serie di Raffles”, volendo tracciare un paragone con Sherlock, è il post-Reichenbach del ladro gentiluomo. Purtroppo, No sinecure, il racconto in cui avviene la reunion tra A.J. e Bunny, non è all’altezza del memorabile La casa vuota. Forse è ingiusto da parte mia mettere a confronto Hornung con quel genio di suo cognato, ma il paragone con Canone, almeno in questo caso, è praticamente inevitabile.

I guai veri sono cominciati con The Fate of Faustina, la storia in cui scopriamo come lo scassinatore è riuscito a eludere la polizia e cosa ha fatto nei mesi in cui tutti lo davano per morto. In questo racconto e in The Last laugh, il suo “sequel”, lo stereotipo “Italia= pizza, mafia e mandolino” viene elevato all’ennesima potenza. C’è di più: leggendo le note su Raffles Redux – un sito altrimenti encomiabile –, mi è venuto il sospetto che alcuni inglesi non si siano ancora liberati di certi preconcetti duri a morire.

raffles lo scassinatore dilettante di hornung

Sento il bisogno di stendere un velo pietoso su queste due storie e su An Old Flame, un racconto che mi ha fatto sentire la mancanza di donne toste come Irene Adler e Fujiko Mine. Queste pagine discutibili, sia dal punto di vista dei contenuti che della costruzione dell’intreccio, possono giusto servire a ricordarci che non ci siamo ancora lasciati alle spalle alcuni pregiudizi e limiti mentali vittoriani.

Alla fine della fiera,The Black Mask, fatta eccezione per il divertente e scanzonato A Jubilee Present, non si è rivelato all’altezza di The Amateur Cracksman: preferisco l’ A.J. spensierato e impunito del primo libro, rispetto al Raffles disincantato e costretto a nascondersi continuamente da Scotland Yard del secondo. Per non parlare del suo bisogno di riscatto. Nella letteratura vittoriana sembra valere il motto: “o ti fai odiare dai lettori e muori subito da criminale, oppure sei costretto a redimerti per fare contento il tuo pubblico”.

A Thief in the Night

A proposito di redenzione, direi che è finalmente giunto il momento di parlarvi del terzo volume della “saga di Raffles”. Ora posso anche confessarvi che ho letto questa antologia di racconti prima di The Black Mask: se fosse accaduto il contrario probabilmente non sarei qui a parlarvene. Sì, quel libro deludente mi ha quasi fatto passare la voglia di avere ancora a che fare con i nostri due ladri gentiluomini.

Facciamo un passo indietro. Dopo aver letto “Lo scassinatore dilettante”, sono caduta preda dell’ennesima “infatuazione letteraria”: quel malandrino di A.J. è riuscito a farsi strada nel mio cuore di lettrice. Morale della favola, non appena ho finito di scrivere il pezzo dedicato alle “avventure giovanili” del nostro antieroe, mi sono letteralmente fiondata su A Thief in the Night.

Per qualche strano motivo, ero sicura che “Un ladro nella notte” fosse il secondo volume della serie ideata da Hornung. Non lo era, ma vuoi perché mi ero già “spoilerata” vita, morte e fedina penale di Raffles, vuoi perché queste storie sono ambientate all’epoca di The Amateur Cracksman, vuoi perché il libro mi ha subito conquistata, ho deciso d’infischiarmene del corretto ordine di lettura (non è la prima volta che lo faccio e temo che non sarà l’ultima)

All’inizio di A Thief in the Night, un Bunny Manders segnato dagli eventi di The Black Mask decide di volgere lo sguardo a un passato meno problematico e, per certi versi più spensierato: il biografo di Raffles fissa su carta alcune missing scenes, alcune avventure che aveva omesso dai suoi resoconti. In questi racconti viene alla luce il legame speciale che lega questo Watson criminale al suo Sherlock: A.J. ora ci appare come un amico (e come un uomo) migliore di quanto pensassimo.

Le prime storie della raccolta sono dei veri e propri gioiellini, ricchi di humour inglese: sembrano quasi anticipare l’avvento di un altro iconico duo letterario britannico, quello formato dall’impeccabile maggiordomo Jeeves e dal suo sprovveduto padrone. Non voglio anticiparvi troppi dettagli, quindi vi illustrerò solo alcuni punti di forza dell’antologia e alcuni “momenti memorabili” del nostro disfunzionale duo di ladri:

  • Metaletteratura mon amour. Visto che sia Raffles che Bunny hanno una certa predilezione per i classici, le storie di Hornung sono ricche di citazioni letterarie e di riferimenti alle opere e alle biografie di due scrittori del calibro di A.C. Doyle e Oscar Wilde.
  • Cosa potrebbe mai andare storto? Tutto, ecco cosa. Il nostro ladro gentiluomo dovrebbe essere il “cugino cattivo di Sherlock Holmes”, ma, nonostante sia indubbiamente abile e intelligente, finisce spesso col cacciarsi nei guai. Raffles è sin troppo avventato e sicuro di sé, il che lo porta a fare il passo più lungo della gamba e a sottovalutare i suoi avversari. Alla fine della fiera, riesce quasi sempre a cavarsela, ma non prima di aver fatto venire un infarto al suo socio.
  • Crossdressing. In The Rest Cure, Bunny, che si è ritrovato a fare lo squatter ante litteram assieme ad A.J., decide di indossare gli abiti dell’assente padrona di casa. Le conseguenze saranno esilaranti, o almeno lo saranno prima che tutto vada a rotoli, come al solito…
  • Veleno? Quasi certamente, ma credo che lo assaggerò lo stesso. Ora ditemi perché un uomo che ha la certezza del 99,9% di essere di fronte a una trappola dovrebbe decidere di testarla, giusto per essere sicuro che lo sia? Talvolta A.J. si comporta da perfetto imbecille.
  • Un’indissolubile amicizia. In The Amateur Cracksman Bunny sembrava una vittima degli eventi, uno sprovveduto che Raffles poteva manipolare a suo piacimento: la loro amicizia era un tantino tossica. Invece in queste storie, come vi ho anticipato, Raffles si dimostra un vero amico, per quanto le sue intenzioni siano spesso discutibili.
  • Sfida ai criminologi. In The Criminologists’ Club i due ladri si trovano vis a vis con un gruppo di cosiddetti esperti del crimine: riusciranno a continuare a spacciarsi per degli onesti gentiluomini oppure i loro misfatti verranno finalmente alla luce?
  • Le “reliquie” di Raffles. In questa storia, ambientata nella “fase post-Reichenbach”, A.J. raggiunge la sua consacrazione definitiva: ormai è un ladro così famoso da meritare una mostra. Questo racconto sembra sancire il successo letterario ottenuto dal personaggio di Hornung, un successo destinato a offuscarsi con l’entrata in scena di Lupin…

Arrivata a questo punto della mia doppia recensione, devo ammettere di essere caduta in contraddizione. Sino a poco tempo fa, ero convinta che uno sceneggiatore disposto a dare vita a un live action dei racconti Hornung non avrebbe dovuto nascondere i lati più oscuri e problematici di Raffles. Però ora mi sono resa conto che l’A.J. “rivisto e migliorato” di A Thief in the Night si presta molto di più ad accattivarsi le simpatie del pubblico: assomiglia un po’ sia allo strampalato Mr. Jingle di Dickens, sia a quell’irresistibile canaglia di Locke Lamora.

Lo stesso Hornung sembra aver oscillato tra un’incarnazione più cinica e oscura e una versione più solare del suo ladro gentiluomo: si tratta di un’inconsistenza dettata dall’aver “resuscitato” più volte il suo Sherlock criminale, oppure questa sorta di “schizofrenia” deriva dal bisogno di andare incontro al moralista pubblico vittoriano? Oppure Raffles è proprio di per sé una sorta di Giano bifronte, un uomo dalla personalità complessa e sfuggente? Non è facile stabilirlo.

Io tendo a diffidare della “versione di Bunny”: Manders non è un narratore onesto come Watson. A differenza di Sherlock, che è più o meno un “personaggio tutto d’un pezzo”, Raffles si presta a venire rappresentato in più modi: come un amabile e patriottico malandrino che ama giocare col fuoco, come un uomo risentito nei confronti l’élite inglese vittoriana oppure come un criminale fatto e finito. Chi si nasconde davvero dietro la maschera nera di Raffles? Chi è davvero questo uomo triste e beffardo allo stesso tempo? Forse nemmeno Bunny conosce la risposta a questo enigma.

P.S. Una piccola curiosità la A. di A.J. sta per Arthur, come Arthur Conan Doyle, mentre il vero nome di Bunny (a quanto pare, il suo soprannome indica un giocatore non particolarmente brillante di cricket) è Harry.

Approfondimenti e siti consigliati:

Raffles Redux: un sito interamente dedicato al nostro malandrino letterario.

Uno Sherlock uguale e contrario – PenneMatte

Se volete leggere le avventure del ladro di Hornung in italiano, dovete rivolgervi a Casa Sirio Editore

5 pensieri su “Il ritorno di Raffles

    1. Allora ti rimando al sito Raffles Redux ;).
      Guarda il fatto è che io mi aspettavo una storia all’altezza de “La casa vuota”, uno hiatus emozionante, non una sarabanda di stereotipi XD.
      Aspetto tuoi eventuali commenti sulle avventure di Raffles. Tu conosci sia il Canone che le avventure di Lupin, quindi potresti scrivere una recensione fenomenale!
      Buone letture :).

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.