Raffles, lo scassinatore dilettante

Non ci resta che darci al crimine. Permettetemi di presentarvi due perfetti gentiluomini inglesi: A. J. Raffles, The Amateur Cracksman (lo scassinatore dilettante), e il suo amico Bunny Manders. I racconti dedicati a questo dinamico duo di criminali amatoriali, nato dalla penna di un tale E.W. Hornung, hanno riscosso un discreto successo nell’Inghilterra vittoriana, prima di venire soppiantati dalle avventure di Lupin e compagnia bella.

Iniziamo dal principio ovvero da The Ides of March (Le idi di marzo), la storia in cui Bunny ci racconta la nascita del suo sodalizio con l’affascinante, geniale e e spregiudicato A. J. Raffles. All’inizio del racconto, Manders è nei guai sino al collo: ha dilapidato tutti i suoi averi al tavolo da gioco ed è a un passo dal suicidio. In un ultimo, disperato, tentativo di ribaltare la sorte, il disgraziato decide di rivolgersi a un suo vecchio compagno di scuola: Raffles, un promettente giocatore di cricket.

Purtroppo, neanche A.J. se la passa poi tanto bene. La storia e la vita di Manders sembrano destinate a finire qui, ma, con un magistrale colpo di scena, Raffles rivela al suo amico di essere uno scassinatore amatoriale. Il giocatore di cricket esorta Bunny a mettersi in società con lui: rimpolperanno le loro misere finanze con metodi decisamente discutibili. Il “coniglietto”, che è piuttosto sensibile al fascino del suo “senior” (ai tempi del college è stato il fag di Raffles), decide di accettare questa “proposta indecente”: nel giro di qualche riga, passa così dall’essere un aspirante suicida all’essere un criminale in erba. C’est la vie.

Vedo però che vi siete distratti: invece di seguire le mie parole, state fissando un po’ troppo intensamente Raffles. Azzardo un’ipotesi: siete caduti preda di un déjà vu, giusto? Questo giovane dal fisico asciutto e dagli zigomi affilati, vi ricorda qualcuno. I suoi capelli, neri come l’inchiostro, e i suoi occhi chiari, capaci di cogliere i più intimi pensieri del suo interlocutore, vi sono stranamente familiari.

D’accordo, lo ammetto, ho barato: ho tenuto delle informazioni per me. Tutta colpa di Raffles: la sua propensione alla riservatezza è contagiosa. Il povero Bunny scoprirà a sue spese quanto sia difficile avere a che fare con un complice disposto a rivelare solo la minima parte dei suoi complessi piani. Tranquilli, a differenza del nostro ladro gentiluomo, io sono disposta a condividere con voi quello che so. Facciamo un passo indietro e leggiamo insieme la dedica di The Amateur Cracksman:

TO A. C. D. THIS FORM OF FLATTERY

Chi sarà mai questo misterioso A.C.D.? Vi concedo un paio di secondi per rifletterci su. Ci siete arrivati? Si tratta del cognato di E.W. Hornung. Sì, è proprio lui: il celebre Arthur Conan Doyle. I pezzi del puzzle iniziano ad andare al loro posto vero? Raffles vi sembrava così familiare perché è una specie di “cugino criminale” di Sherlock Holmes. Non voglio anticiparvi troppi dettagli, ma vi consiglio di tenere a portata di mano il Canone durante la lettura di questa antologia: la lettura “in parallelo” delle opere di questi scrittori vi riserverà più di una sorpresa.

Arrivati a questo punto, sento il dovere di fare una doverosa precisazione: Raffles e Manders non sono dei meri “sosia cattivi” di Sherlock e Watson. A quanto pare, Hornung ha preso a modello anche due persone in carne e ossa : l’intellettuale Georges Ives, che era anche un formidabile giocatore di cricket, e Oscar Wilde, che non ha bisogno di presentazioni. Ives e l’autore de Il ritratto di Dorian Gray, non erano accomunati solo l’interesse per le belle lettere: entrambi hanno avuto una relazione con Lord Alfred Douglas, il loro “Bosie”, o, se preferite, il loro Bunny.

L’associazione con Sailor “Bunny” Moon e Marzio era inevitabile…

A ben guardare, i nostri due ladri galantuomini sembrano essere più una coppia, per quanto disfunzionale, di amanti che di vecchi amici. In alcuni passaggi dell’antologia, si può scorgere una certa tensione omoerotica, ma, visto che questi racconti sono opera di un morigerato vittoriano, possiamo solo speculare sulla vera natura del legame che unisce i due partners in crime.

Le storie di Hornung non sono “geniali” quanto quelle di Doyle, ma sono comunque accattivanti: stiamo pur sempre parlando di un innovatore, dello scrittore che ha osato mettere al centro della scena un lestofante, invece del classico eroe. Il fascino di questi racconti, dal mio punto di vista, deriva non tanto dalla somiglianza con le avventure di Holmes, quanto dai gradi di separazione che intercorrono tra Raffles e Sherlock.

A un primo sguardo, non sembrerebbe esserci poi molta differenza tra i metodi dell’investigatore e quelli del criminale: entrambi sono maestri del travestimento, entrambi sono, dei “principianti” diventati “professionisti” grazie al loro ingegno, entrambi si sanno destreggiare tra i vari strati della società vittoriana. Le somiglianze però finiscono qui. Raffles è molto più fallibile e umano di Holmes: commette degli errori e, quando le cose si mettono male, ovvero spesso, tende a improvvisare. Il vero punto di forza A.J non è tanto il suo cervello, quanto la sua incredibile faccia tosta.

Per lo scassinatore amatoriale il malaffare è un’ arte che va perseguita anche a rischio della vita: lui è un esteta – avete colto il riferimento a Oscar Wilde? – del crimine. Il giocatore di cricket rispetta il fair play e si attiene a una sorta di “codice d’onore del ladro gentiluomo”, ma è anche disposto a tutto, persino a uccidere, pur di raggiungere i suoi scopi.

Veniamo a Manders. Possiamo considerarlo come lo Watson di Raffles? Forse sì, visto che anche lui è un “biografo” costretto a fare i conti con un uomo tanto brillante quanto esasperante. Per certi versi, il “coniglietto” ci appare molto più sensibile, sprovveduto e manipolabile rispetto al buon dottore, ma non fido molto delle sue parole: lo ritengo un narratore decisamente inaffidabile. Siamo davvero sicuri che Raffles sia il diavoletto sulla sua spalla? Secondo me, il nostro giovanotto, anche se si lamenta a piè sospinto dei suoi “peccati”, non trova poi così riprovevole la carriera di ladro.

Penso che valga davvero la pena di seguire Raffles e Bunny nelle loro avventure illegali: sono due tipini decisamente interessanti e sopra le righe. Per non parlare dei loro comprimari: il ladro “di professione” Crawshay e il temibile ispettore Mackenzie, la nemesi dei nostri due ladri. Crawshay e Mackenzie sono due personaggi ben riusciti, anche se non sono in grado di competere con figure del calibro di Lestrade o Moriarty.

I racconti di Hornung, seppur non all’altezza di quelli di Doyle, sono ricchi di humour inglese e di trovate argute capaci di catturare l’attenzione dei lettori. Per esempio, in Nine Points of the Law, una delle storie più riuscite dell’antologia, c’è una scena geniale in cui Bunny è costretto a cenare con un gentiluomo e a intrattenerlo amabilmente. No, non sta cercando di fare amicizia: lo sta solo distraendo. Nella stanza accanto, Raffles è intento a portarsi via l’inestimabile quadro che il nobiluomo in questione ha appena acquistato.

Tirando le fila, Raffles non è “figo” come Holmes ed è stato soppiantato (secondo me a torto) da Lupin, ma merita di essere riscoperto. Visto che la prossima stagione di Sherlock stenta a venire alla luce, potremmo riflettere sulle potenzialità televisive di The Amateur Cracksman. Cosa ne pensate di un adattamento moderno, sulla falsa riga di quello di Moffat, in cui Bunny e Raffles sono ufficialmente due amanti, alla faccia del queerbaiting? In alternativa, immaginate un universo condiviso, in stile Marvel, in cui Londra è popolata dai personaggi di Hornung, Doyle e Wilde. Raffles vs Sherlock vs Dorian Gray suona bene, no?

Lasciatemi sognare, anzi meglio di no: guai a distrarsi, sinché i nostri due ladri gentiluomini sono ancora in giro. Lo saranno per parecchio, a dire il vero: ho intenzione di leggere anche le loro altre avventure. Maledizione, è davvero difficile sfuggire al fascino di A.J..

P.S. Una doverosa avvertenza: come ricordato su Tvtropes, purtroppo, Hornung non era esente dal morbo del razzismo e da quello dell’antisemitismo. Un eventuale sceneggiatore dovrebbe il trovare il modo di evidenziare, senza mai cercare di nasconderle, sia le tare di A. J. – in diversi adattamenti è diventato sin troppo eroico – , sia quelle della società vittoriana.

Approfondimenti:

Su Tvtropes sono disponibili diverse informazioni su Hornung e sui suoi personaggi.

Raffles Redux

Il ladro gentiluomo – gli amanti dei libri

Se volete leggere le avventure di Raffles in italiano, dovete rivolgervi a Casa Sirio Editore .

Intervista a Chiara Bonsignore (la traduttrice italiana dei libri di Hornung ) su Una banda di cefali

Photo credits immagine di copertina: E. V. Nadherny

7 pensieri su “Raffles, lo scassinatore dilettante

  1. In questa sorprendente recensione ci sono varie sorprese: quelle che tu stessa hai rimarcato rispetto alle “parentele” letterarie, e quelle editoriali. Che dire di questa strabiliante pubblicazione di CasaSirio, nella collana “Morti&stramorti”???
    Insomma: che in questa casa alberghino eroi poco ortodossi, già ben lo sapevamo; che tu ci delizi facendoceli conoscere, pure; non ci resta che rivolgerci all’editore!!

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: 10 versioni + 1 di Sherlock Holmes – Il verbo leggere

  3. Pingback: Il ritorno di Raffles – Il verbo leggere

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