Morire è un mestiere difficile

Non è stato facile leggere questo romanzo: vuoi perché è un pugno allo stomaco, vuoi perché, una volta arrivata a metà libro, ho stentato a innestare la marcia giusta, a ritrovare la concentrazione. Tutto è difficile nella Siria dilaniata dalla guerra civile descritta da Khaled Khalifa: vivere, sognare, amare e morire. Morire è un mestiere difficile (Bompiani, 2019) è il racconto di un paese in cui sono saltate le tutte regole e cadute tutte le illusioni.

Nabil, detto Bulbul, il protagonista del libro, ha trascorso tre anni all’inferno: nel momento in cui è divampato lo scontro tra Assad e i ribelli, la sua già precaria esistenza è andata in frantumi. Bulbul, per sopravvivere, ha cercato di fare il minor rumore possibile, di confondersi tra gli abitanti di Damasco: ha vissuto come un topo, rintanato nella sua tana, circondato da vicini sospettosi. Ha esposto in casa un ritratto del presidente, ma, allo stesso tempo, ha offerto ospitalità a suo padre, un insegnante che ha deciso di schierarsi dalla parte degli insorti.

Ora Bulbul è costretto a esporsi in prima persona e ad affrontare quella che sembra una missione impossibile: suo padre, prima di morire, gli ha fatto promettere di seppellirlo accanto alla tomba di sua sorella Layla. Layla è sepolta vicino ad Aleppo, a quattrocento chilometri da Damasco: una distanza smisurata in tempo di guerra.

Ah, se tu fossi un sacco di cumino, il primo capitolo di questa tragedia in tre atti, mette il lettore di fronte alle problematiche di questo funebre pellegrinaggio. Sarebbe molto più facile trasportare un sacco di spezie, rispetto al cadavere di un uomo bollato come rivoltoso. Nella Siria di Khalifa i documenti si sono trasformati in lettere scarlatte, capaci di marchiare a vita e, persino oltre la vita, una persona.

Aleppo museo
Di Nationaal Museum van Wereldculturen, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59214528

Bulbul sa di avere davanti a sé un calvario di insidiosi checkpoint: ogni posto di controllo potrebbe segnare la fine del suo viaggio e costargli la libertà. L’uomo sa che ogni ora di ritardo non si ripercuoterà solo sui suoi nervi già scossi, ma anche sul corpo di suo padre: il cadavere è destinato a trasformarsi in una carogna, a perdere la sua dignità. Come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, Bulbul è costretto a fare affidamento sull’aiuto della sua alquanto disfunzionale famiglia: sua sorella Fatima e suo fratello Huseyn sono praticamente degli estranei per lui.

La prima parte di questo viaggio allucinante e, a tratti, grottesco è un susseguirsi di cartoline dall’inferno, istantanee di un paese dove una terrificante anormalità ha finito per diventare la norma:

La cosa peggiore che possa accadere in guerra è il continuo ripetersi di azioni giudicate in circostanze normali tragiche, che invece si trasformano in eventi ordinari.

La Siria descritta in Morire è un mestiere difficile è una nazione in cui è diventato normale convivere con l’orrore: la rassegnazione si è insinuata nei cuori, in cuori soffocati dalla nube nera della depressione. I protagonisti del romanzo non sono degli eroi, sono degli uomini e delle donne comuni, costretti a fare i conti con l’indicibile: il pavido Bulbul cerca di sostenere il peso di un morto troppo ingombrante; Huseyn, invece, vorrebbe solo abbandonare quello scomodo cadavere; Fatima si limita a tenere china la testa e a eseguire gli ordini dei suoi fratelli.

Nel secondo atto del libro, Un bouquet di fiori galleggia lungo un fiume, Khaled Khalifa mette a nudo i legami, ormai logori e snaturati, che dis-uniscono i suoi personaggi. Attraverso una teoria di flashback, Bulbul ripercorre le sue illusioni e disillusioni, sino a ritrovarsi davanti a un riflesso distorto della vita di suo padre. Lui e i suoi famigliari sembrano essere destinati da sempre allo scacco: niente è mai stato facile per loro. Il suicidio di Layla, la zia morta tra le fiamme, ha segnato il destino della famiglia e, forse, ha preannunciato il fato di un’intera nazione.

guerra civile Siria
Di news channel online 24/24 ( 2015 ) – https://www.youtube.com/watch?v=w0-puVP8lGg, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45153366

Un bouquet di fiori galleggia lungo il fiume dovrebbe essere il cuore pulsante ed emozionale del libro, ma, proprio a questo punto del romanzo, la macchina-narrazione rallenta inesorabilmente la sua andatura. I continui flashback mi hanno disorientata: la Siria, il paese che volevo imparare a conoscere, è svanita sullo sfondo del testo per lasciare posto alle donne amate, perdute e mai ritrovate, da Bulbul e da suo padre.

Morire è un mestiere difficile è un libro di sole duecento pagine, ma la sua parte centrale me lo ha fatto sembrare molto più lungo: alcune insistenti ripetizioni rallentano il ritmo, mentre la quasi totale assenza di dialoghi diretti, una scelta stilistica che sembra cozzare con il passato da sceneggiatore di Khalifa, appesantisce il testo. Secondo me, la mancanza di battute e di “soggettive” dedicate ad altri personaggi, oltre che a Bulbul, si spiega solo se viene interpretata come una metafora della Siria, di un paese precipitato nel caos di una guerra civile che rende impossibile ogni forma di comunicazione.

Morire è un mestiere difficile ha acquistato una sua dolorosa bellezza, solo quando ho iniziato a considerare il pellegrinaggio del protagonista come un viaggio nello spirito del popolo siriano. Il cadavere in putrefazione del padre potrebbe rappresentare il passato della Siria, un passato segnato da speranze e illusioni tradite . Allo stesso modo, forse, i suoi tre figli, sconfitti, piagati dalla vita, rappresentano il difficile presente di un paese stritolato nella morsa della guerra. Tre figli cresciuti all’ombra di una dittatura e a cui per troppo tempo è stato vietato pensare:

(…) quei rari professori che avevano cercato di restituire alla filosofia il suo ruolo di stimolo alla riflessione erano stati licenziati in tronco, e ora vivevano rintanati in casa in preda alla più totale disperazione. Gli studenti al soldo dei servizi segreti scrivevano su di loro rapporti in cui li accusavano di apostasia, di apologia dell’ateismo, di oltraggio verso il regime e verso il nazionalismo arabo. Pensare era un crimine orrendo per cui si veniva perseguiti.

Nella terza parte del romanzo, Bulbul vola in uno spazio angusto, la macchina-narrazione si è rimessa in moto: ho rincominciato ad apprezzare ogni pagina e a soppesare con cura ogni parola. Solo allora ho riconosciuto la capacità di Khalifa di descrivere attraverso una lente cristallina, scevra di ogni sentimentalismo, l’orrore, un orrore che non sta tanto nei corpi mutilati, nelle bombe cadute, ma nella paralisi che si impossessa di personaggi ormai incapaci di riallacciare un legame con gli altri, di sfuggire all’incubo di una desolante e incessante disperazione:

È questo il modo in cui finisce il mondo
Non già con uno schianto ma con un lamento.
(Gli uomini vuoti, T.S. Eliot)

Per approfondire:

Morire è un mestiere difficile – Osservatorio diritti

Il podcast di Radio3 Mondo

La recensione di Letteratu

Una raccolta di post dedicati all’autore – Editoria Araba

La Siria è in guerra da dieci anni e non si vede la fine – Il Bo live Università di Padova

4 pensieri su “Morire è un mestiere difficile

  1. Sicuramente libri come questo hanno una valenza doppia, come opere letterarie e come testimonianza. Questo romanzo non l’ho letto, quindi mi fido delle tue valutazioni. Ho provato a leggere sia Elogio dell’odio che Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città e sinceramente non sono riuscita a portarli a termine. Non lo so, non è scoccata alcuna scintilla, in certi punti li ho trovati noiosi e un po’ pedanti. Il mio personale giudizio ovviamente nulla toglie al valore di uno scrittore apprezzato da molti….

    Piace a 1 persona

    1. Un po’ noioso lo è davvero. Ha cose importanti da dire e, prima o poi, le dice, ma sarebbe meglio se lo facesse più direttamente.
      A breve ho intenzione di “presentare” sul blog un altro autore siriano: Nazìh Abu Afashu. Ecco, per me lui è un vero fuoriclasse.
      Buone letture!

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: Armi nere – Il verbo leggere

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