Onnazaka

Un albero di ciliegio racchiuso in un cerchio d’oro: Onnazaka di Fumiko Enchi (Safarà Editore, 2017) si presenta al lettore come un mistero avvolto da seta dorata. Viene spontaneo domandarsi se questa raffinata copertina abbia o meno un significato nascosto. La risposta al nostro interrogativo si trova nell’ultima pagina del volume:

Il progetto grafico (…) è stato ispirato all’arte giapponese del kintsugi, termine che letteralmente significa “riparare con l’oro”. Questa pratica prevede l’utilizzo del metallo prezioso per la riparazione di oggetti rotti, incrinati o scheggiati (…). (…) l’oggetto è nobilitato e portato a nuova vita esponendo le sue stesse ferite, che assumono una carica simbolica molto potente: è quello che auguro all’indimenticabile protagonista di questo romanzo, la cui anima è simbolicamente racchiusa da un cerchio dorato – una decisione che vuole indicare come le sue incrinature siano profonde e vastissime; tuttavia, al centro, sorge un albero di ciliegio, simbolo del Giappone e della tenacia quasi indistruttibile di Tomo (…). (Note su progetto grafico, Giuseppe d’Orsi)

Basta leggere questa nota per venire colpiti al cuore, per provare il desiderio di iniziare subito a leggere il libro. Però, prima di poterci immergere nella lettura, ci resta ancora un enigma da sciogliere: qual è il significato del titolo? Anche in questo caso, possiamo trovare la soluzione tra le pagine:

Quest’opera deve il suo titolo a una visita che l’autrice Enchi Fumiko fece a un tempio con la figlia. La bambina, incuriosita dalla presenza dei due accessi, ne aveva chiesto alla madre il motivo e, dopo aver ricevuto la spiegazione seconda la quale la scalinata destinata agli uomini era frontale e più veloce, mentre il sentiero dedicato alla donne (onnazaka) era più lungo e proseguiva fiaccamente a lato, aveva candidamente affermato: “allora io scelgo la scalinata degli uomini”.
A percorrere un sentiero laterale, a vivere una vita in ombra sono i personaggi femminili di quest’opera, tra cui spicca naturalmente la protagonista Tomo. (Onnazaka: vite all’ombra di una famiglia patrilineare, Daniela Moro)

Kobe

Un vaso incrinato, un resiliente albero di ciliegio, un’ombra: chi è la misteriosa Tomo? È “solo” la moglie di un funzionario del governo? È semplicemente una madre e sposa devota? No, c’è di più: dietro questo personaggio si celano sia la nonna di Fumiko Enchi, sia i volti e le storie delle donne giapponesi del passato, costrette a percorrere un cammino molto più difficile rispetto a quello destinato agli uomini.

La vicende narrate in Onnazaka sono ambientate nel periodo Meiji (1868-1912), un’epoca segnata da grandi cambiamenti, dalla modernizzazione del sistema governativo e dei costumi. Un periodo caratterizzato dal contrasto tra modernità e tradizione: Tomo è testimone di una serie di aperture verso la democrazia, ma è ancora fortemente legata al vecchio codice morale.

All’inizio del romanzo, Tomo si reca a Tokyo insieme a sua figlia e a una domestica. Il suo non è un viaggio di piacere: la donna è giunta in città per trovare una ragazza di buona famiglia e di bella presenza, che, formalmente, verrà assunta come cameriera personale. In realtà, la giovane sarà chiamata ad assolvere un’altra “funzione”:

Già da un anno il marito progettava di prendersi una concubina. Sovente i subalterni che godevano della confidenza di Shirakawa, durante i banchetti a cui partecipava anche lei, le dicevano: “Signora, in una casa così grande le manca l’aiuto di una cameriera” oppure “Il primo segretario è molto impegnato. Gli conceda un sonno piacevole su un cuscino diverso dal solito!”.

donna era meiji

Sembra assurdo che un marito possa affidare a sua moglie l’incarico di trovargli l’amante perfetta. Sembra ancora più assurdo che una sposa possa accettare, senza manifestare il minimo segno di ribellione, una simile incombenza. Se vogliamo riuscire a intuire i pensieri che si agitano dietro il volto impassibile di Tomo, così simile a una maschera, dobbiamo sforzarci di capire quali principi orientano la sua esistenza:

(…) era convinta (…) che i furfanti che sobillavano il popolo con pretesti quali la libertà e i diritti, opponendosi ai funzionari che governavano la nazione per ordine del Figlio del Cielo, dovessero essere puniti (…). Il Figlio del Cielo e i superiori le incutevano la vaga impressione di una morale pesante come l’etica femminile a cui era stata educata e che la costringeva a ubbidire sempre al marito, per quanto irragionevoli fossero le sue opinioni.
Per una donna come lei, nata nelle campagne del Kyūshū verso la fine del feudalesimo, a malapena capace di leggere e di scrivere, non v’era altro scudo a cui affidarsi se non la morale vigente.

Tomo non può opporsi al volere del suo sensuale e dispotico marito: non può percorrere un sentiero diverso da quello, oscuro e tortuoso, che la tradizione ha riservato alle donne. Dopo alcuni colloqui, la sua scelta cade sulla giovanissima Suga. La donna è destinata a provare dei sentimenti ambivalenti nei confronti della ragazzina: compatisce questo fiore delicato, destinato a venire brutalmente sgualcito, ma, allo stesso tempo, prova rancore nei suoi confronti.

Nel corso del romanzo, Tomo continua a seguire la strada che le è stata imposta e a non manifestare apertamente i suoi sentimenti, però inizia anche a mettere in discussione la morale che le è stata imposta. Nonostante i dubbi che si agitano nel suo cuore, la donna non modifica il suo comportamento e decide di attenersi al ruolo di moglie devota, sacrificando la sua felicità. Tomo nasconde le sue ferite interiori e vive nell’ombra, così come Suga e le altre donne di casa Shirakawa.

Le protagoniste di Onnazaka sono simili a fiori di ciliegio che ondeggiano in balia del karma. Queste donne, tanto belle quanto fragili, non desiderano altro che potersi staccare, almeno per un istante, dal ramo-tradizione e volteggiare, finalmente libere, nel vento. Fumiko Enchi ha dato voce alle loro passioni represse e contraddittorie, al loro inappagato desiderio d’amore e al rancore che le divora dall’interno.

Gentō Shashin Kurabe series, Arashiyama

La scrittrice ha dato vita a un romanzo potente ed emozionante in cui si avverte l’eco dei grandi maestri della letteratura giapponese: le preziose metafore, disseminate come fili d’oro tra le righe, ci riportano alla mente le allegorie di Yukio Mishima, mentre l’atmosfera soffocante di casa Shirakawa ci ricorda l’inquietante casa delle belle addormentate di Kawabata. Il classico che echeggia con più forza tra le pagine è però il Genji Monogatari:

(…) Onnazaka dovrebbe essere una versione moderna e degenerata del mondo del principe. (Onnazaka: vite all’ombra di una famiglia patrilineare, Daniela Moro)

Come nell’opera di Murasaki Shikibu, i personaggi di Fumiko Enchi si ritrovano in balia delle insidie del mondo fluttuante. Tomo e le altre donne di casa Shirakawa, così come le cortigiane del Monogatari, sono costrette a trascorrere la loro esistenza in una gabbia dorata, in un raffinato padiglione che fa da sfondo a gelosie e a passioni illecite. Queste donne vivono all’ombra di un “principe” degenere, tutt’altro che splendente: non possono sfuggire al loro karma, ma possono perlomeno provare a far sentire la loro voce, a lanciare un grido di sfida.

Onnazaka è un romanzo destinato a incidersi nella nostra memoria: l’immagine di Tomo, splendido kintsugi e resiliente fiore di ciliegio, indugerà a lungo sotto le nostre palpebre. Non si può non rimanere affascinati da questa donna tanto fragile quanto tenace, costretta a vivere nell’ombra e ad intraprendere un cammino difficile.

Per approfondire:

La recensione di Nippop

Un profilo dell’autrice – Enciclopedia delle donne

Fumiko Enchi – Roba da donne

7 pensieri su “Onnazaka

    1. Grazie. La letteratura giapponese è un universo molto variegato: anche io ho faticato un po’ prima di trovare libri “nelle mie corde”. Ti consiglio di buttare un occhio sul blog Biblioteca giapponese (ci sono anche alcuni ebook gratuiti). Vedrò se Onnazaka “approderà” o meno sul tuo blog ;). Buone letture!

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  1. Mi incuriosisci molto con questa bella recensione. Sto leggendo anch’io un romanzo giapponese – certo, molto diverso – perché ho deciso di addentrarmi un po’ in questa letteratura che poco conosco. Questo romanzo potrebbe entrare nella lista! grazie, per la proposta e per la bravura nell’esporla.

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    1. Grazie a te Pina. Ho letto qualcosa di Kirino (se non sbaglio è lei l’autrice che stai leggendo), ma non mi ha convinta: vedrò se riuscirai a convincermi a darle un’altra chance. L’universo letterario giapponese è ricco e variegato: c’è molto da scoprire ;). Buone letture!

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  2. Me lo segno subitissimo! Non ne ho letti moltissimi, ma adoro i romanzi ambientati in Giappone, o in generale in Oriente, che si incentrano su queste donne di un’altra epoca. E così anche una mia amica, quindi è un ottimo consiglio anche per un regalo 🙂

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