Il diavolo nel mio cassetto

Avviso ai gentili lettori: questo è un post atipico o molto personale. Da giovedì si torna alla “normale programmazione”, tranquilli. Bene, incominciamo. Credo che quasi ogni lettore o blogger abbia il suo “diavolo nel cassetto”– per citare un libro di Paolo Maurensig – un romanzo, un racconto o una raccolta di poesie che sogna di poter pubblicare. Io non faccio eccezione: mi dichiaro colpevole, vostro onore. Nel corso di questi anni di “blogging”, ho accennato più volte al mio diavolo: ora credo che sia giunto il momento di tirarlo fuori dal cassetto e di esorcizzarlo.

Diversi anni fa, ho deciso di partecipare al premio letterario “La Giara”: ho stampato una copia de Il papavero giallo, il mio manoscritto, e l’ho inviata alla giuria, colma di grandi speranze. Che scema. Non ho neanche passato la selezione regionale: visto che sono un’idiota, ho passato un pomeriggio in preda a quello che il creatore di Snoopy — il celebre brachetto aspirante scrittore — ha descritto come shock-da-manoscritto-respinto. Imbarazzante, vero? Solo la distanza temporale mi permette di parlarne con un certo ironico distacco.

Dopo quella débâcle, ho messo da parte ogni velleità artistica: sono entrata a far parte del catalogo degli scrittori falliti e ho deciso di non cimentarmi più con la scrittura creativa. Dalle ceneri di quel fallimento è germogliato un bocciolo: il mio primo blog, Unreliablehero. Invece di provare a dare vita ai miei eroi imperfetti, mi sono accontentata di parlare dei personaggi problematici usciti dalla penna di altri autori. Da quel momento in poi, mi sono occupata esclusivamente di blogging.

Per anni Il papavero giallo è rimasto nel cassetto, anzi per l’esattezza in una chiavetta usb e in un angolino del mio cervello. Circa un mesetto fa, mi sono imbattuta nel bando di un concorso letterario. Che ve lo dico a fare? Sono ricaduta in tentazione. C’era solo un piccolo problema: per poter partecipare, bisognava presentare un’opera di massimo 400.000 battute. Ho aperto il file che tenevo chiuso da anni e ho imprecato: ero decisamente fuori dai limiti consentiti.

giph leggere

Dopo averci pensato un po’ su, ho deciso di provare a vedere se non fosse possibile “dare una spuntatina” al mio romanzo. Da lì è iniziato il delirio. Quando ho iniziato a rileggere quelle pagine, mi sono resa conto di aver idealizzato Il papavero giallo, un po’ come succede con un fidanzato/a che non vedi da troppo tempo. Mi sono data all’editing matto e disperatissimo: sono caduta preda di mille dubbi grammaticali (alcuni sono tuttora irrisolti) e ho provato il desiderio di prendere a pugni la me stessa del passato.

L’editing è una cosa strana, specialmente se si tratta di mettere mano a un testo che è stato scritto da una tua precedente rigenerazione. Dopo diverse ore, ho iniziato a delirare, a perdere la bussola: un conto è dare una sistemata veloce a un articolo di una paginetta che hai buttato lì il giorno prima, un conto è cercare di rimettere a nuovo più di cento pagine, pagine che riposano da anni in un cassetto. A un certo punto, mi sono ritrovata a pensare che sarebbe bello poter editare la propria vita e i propri ricordi, ma questa è un’altra storia…

La sottoscritta alle prese con il processo di editing

Alla fine della fiera mi sono resa conto di tre cose:

1) Non mi chiamo Gordon Lish: non sono capace di ridurre un testo all’osso, di dare spietati colpi d’accetta ai miei paragrafi, a pagine che ho faticato così tanto per mettere insieme.

2) Non sarei mai riuscita a rendere la mia opera degna di venire pubblicato da una casa editrice.

3) I concorsi letterari e l’auto-pubblicazione non fanno per me.

Se fossi una persona ragionevole, arrivata a questo punto, avrei dovuto semplicemente richiudere il mio personale diavolo nel cassetto. Invece no, sono una testa di… Ok, mi auto-censuro. Sapete cosa mi è venuto in mente? Ho deciso di caricare qui il pdf completo del testo e di lasciarlo a vostra disposizione per qualche settimana, nel caso qualcuno di voi sia così autolesionista da voler provare a leggerlo. Consideratelo come un brutto regalo di Natale in anticipo, del genere orrida felpa infeltrita a tema natalizio.

In giro ci sono già sin troppi libri brutti e inutili, lo so: non dovrei aggiungerne un altro alla lista. Però, in questo modo, credo di non stare danneggiando nessuno, nemmeno la mia reputazione: c’è una bella differenza tra chi sta scrivendo queste righe e chi ha scritto quel romanzo. Questa storia affonda le sue radici in un capitolo ormai concluso della mia vita, sia dal punto biografico che della scrittura: dal punto caratteriale sono cambiata, in peggio, mentre per quel che riguarda il mestiere di scrivere ho trovato nuovi modelli di riferimento.

Liberarmi dal mio diavolo nel cassetto equivale a scrollarmi di dosso un peso che mi porto sulle spalle da troppi anni: lo faccio nella speranza di poter scrivere meglio e, forse e dico forse, di tornare un giorno a cimentarmi con la scrittura creativa (senza velleità di pubblicazione, ovviamente).

Siete arrivati sino alla fine di questo delirio-confessione? Chissà. Comunque, visto che non voglio avervi sulla coscienza, devo farvi qualche raccomandazione, nel caso siate così sprovveduti da voler provare a leggere il mio grandioso, certo come no, romanzo:

  • Non so scrivere una sinossi. Eh, già. Posso solo dirvi che i protagonisti di questo libro fanno parte di un’Associazione, regolata da una rigida gerarchia, che si occupa di risolvere misteri e di portare a compimento incarichi delicati. Non tutti i membri di questa congregazione sono degli eroi: chi è stato incluso nella categoria denominata Papavero giallo si vede affidare solo mansioni insignificanti. Alexander Budlet, Nicholas Vessen e Richard Rive, i tre protagonisti del libro, fanno parte del disprezzato Papavero Giallo: la gloria non li ha mai sfiorati, almeno sino al giorno in cui uno dei loro superiori è scomparso in circostanze misteriose…
  • Se siete degli amanti della Grammatica, tenete una scatola di Maalox a portata di mano.
  • Aspettatevi svarioni, potenziali buchi nella trama (temo di non essere riuscita ad asfaltarli tutti), incredibili coincidenze e cliché a non finire.
  • Se idolatrate i personaggi bellissimi, impeccabili e infallibili, odierete i miei personaggi: i miei tre protagonisti sono decisamente imperfetti e problematici. Tanto per capirci: Alexander è un tappetto alla Edward Elric che si crede Sherlock Holmes; Nicholas è appassionato di erboristeria, ma tutte le sue preparazioni hanno un sapore e un aspetto disgustoso; Richard deve fare quotidianamente i conti con le sue fragilità e paure.
  • Se amate i gialli metaletterari, rimarrete inorriditi dal mio libro: questa storia è stata scritta da qualcuno che si è reso conto a sue spese di quanto sia difficile costruire un mistery. Chi scrive dovrebbe sapere fin dall’inizio chi è il colpevole, non scoprirlo assieme ai suoi personaggi… In mia difesa posso dire che questo, più che un giallo, è un omaggio ai libri che hanno segnato la mia formazione letteraria. Ok, ci ho provato…

Sento il bisogno di concludere questo post con una breve e, temo, non esaustiva rassegna dei diavoli usciti dal cassetto dei miei colleghi blogger: questi sì che potrebbero essere dei bei regali di Natale.

Copyright: il testo de Il papavero giallo viene distribuito con licenza
Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale

29 pensieri su “Il diavolo nel mio cassetto

  1. Se non ti diverte più scrivere delle storie è un conto; se il problema è stato il rifiuto al concorso, è già una scelta più opinabile (come tutte le scelte, sono giuste e sbagliate da diversi punti di vista): se penso a certi vincitori dello Strega che, in tempi recenti, manco sembrano capaci di fare un’analisi logica di base… brrr!
    Manco Lovecraft avrebbe potuto concepire esseri capaci di scatenare la follia che viene dal cercare di decifrare un testo incomprensibile.

    Come sai, sono un po’ moscio sul versante dei libri da anni, quindi non so quando leggerò il tuo libro. Intanto, grazie del regalo 😉
    Magari sarà bello, magari brutto, magari da rivedere dopo un po’ di studio (i manuali non assicurano la riuscita, ma aiutano a sviluppare consapevolezza, se sono composti con criterio) e di esperimenti.
    Forse era solo un libro difficile da scrivere come prima esperienza e avresti dovuto segnare l’idea per farti le ossa con storie più semplici.

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    1. Diciamo che non ho più avuto voglia di scrivere storie e ho preferito dedicarmi ad altri generi come le recensioni letterarie ;). Ora l’idea di dare di nuovo una chance alla scrittura creativa m’intriga.
      Sullo Strega sorvolo…
      La mia Musa non mi permette di “segnare” le idee: se l’ispirazione chiama, devo obbedire. Ovviamente il che mi porta a finire in casini epocali…
      Un tuo eventuale feedback (anche tra due anni, eh) mi farebbe molto piacere :).

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  2. Come ti capisco su tutto 🙂
    Quando avrò un momento darò un’occhiata al tuo romanzo sul blog, adesso sono curioso. Secondo me dovresti lasciare al lettore i commenti positivi e/o negativi, prima di anticipare quello che pensi tu… magari riceverai qualche commento utile a migliorare il romanzo 😉

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  3. Commento a caldo: YES!
    Commento a freddo: intanto grazie per aver citato anche il mio libro tra le opere di altri blogger. Quanto a “Il papavero giallo”, gli darò un’occhiata – e magari anche una lettura approfondita – tenendo conto dei tuoi avvertimenti. Infine, l’incoraggiamento non richiesto: lo stile di scrittura evolve con il tempo, se non hai perso la voglia di narrare, perché non provare con qualcos’altro? Anche gli obiettivi possono cambiare: concorsi, case editrici grandi o piccole, autopubblicazione o solo la voglia di narrare per se stessi… Se una volta o due si è “caduti”, i mutamenti di rotta sono più che normali.

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  4. Grazie per aver citato anche le mie poesie, quelle pubblicate nel blog comunque sono le più bruttine. Quelle buone chissà quando saranno rese pubbliche.
    Anch’io avevo adocchiato la Giara qualche anno fa, ma mi sono resa conto subito di non avere nulla di presentabile con cui partecipare. Capisco benissimo lo shock da manoscritto respinto che ho sperimentato in altri modi. Mi capita di rileggere a distanza di mesi o anni testi che avevo scritto (e che la me stessa di allora riteneva ben riusciti) e ritrovarli pieni di imperfezioni che non avevo notato. Secondo me significa che siamo maturate, il che è un bene. Il guaio forse sarebbe rileggere una cosa vecchia e scritta così così e continuare a ritenerla perfetta.
    Darò un’occhiata a “Il papavero giallo” 😊

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  5. Oh, io vengo dal Calvino di diversi anni fa: schede lusinghiere, molto, stop. Testi davvero lontani dall’oggi, li lascio così, mi piacciono comunque, ma scriverò qualcosa di nuovo. Però non ho capito se vuoi o meno una mano-accetta sull’editing.

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  6. Guarda, se può consolarti sentirti dire un’ovvietà: nessuno diventa Calvino, Eco o Moravia al primo tentativo. Bisogna rompersi il muso, sbagliare e fare schifo. Prima di tutto a se stessi. Leggendo la tua (dis)avventura mi fai venire in mente il caso di “Lucernario” di José Saramago (su cui se non erro hai scritto anche tu qualcosa). Bene, Saramago ha mandato questo libro a un editore nel ‘53, quando aveva trentuno anni. Il manoscritto è stato rifiutato. Ci è rimasto talmente male per quella decisione che non ha più voluto saperne né di letteratura né di scrittura ed è tornato a fare il macchinista. Beh, quando si dice il tarlo…Quarantacinque anni dopo Saramago, alla tenera età di settantasette anni, ha vinto il Nobel e quando quelli della casa editrice si sono fatti vivi per proporgli di pubblicare il suo vecchio romanzo, lui ha risposto “finché sarò in vita quel libro non vedrà mai la luce”. E così è stato. Il libro è uscito postumo. Quando si dice ‘prendersela’, eh? Strano pensare che il manoscritto sia rimasto lo stesso, solo che prima non andava bene e poi, quando lo scrittore è diventato ricco e famoso, improvvisamente andava bene. Le coincidenze. Quindi, lascia pure perdere i concorsi se ora non sei dello spirito giusto. Vedrai che ti tornerà la voglia di riprovarci 🙂 un abbraccio, Luca

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  7. Uauuuuuu!! Questa confessione mi ha colto di sorpresa, anche se qualche indizio qua e là in effetti aveva fatto capolino. Scaricato immediatamente e nei prossimi giorni lo leggerò, con calma perché naturalmente ti darò un feedback!!
    Sui concorsi, come sai, anche il mio romanzo è passato per quella strada… in quel caso, erano i lettori a leggerlo e giudicarlo e proprio quel meccanismo mi aveva invogliato a partecipare. E’ stato utile, perché mi ha dato la possibilità di avere subito dei feedback da veri lettori. Poi la giuria ha validato il lavoro e anche quello è stato un aspetto che mi ha restituito molto rispetto al lavoro fatto.
    Credo che alla fine bisogna mettersi in gioco, cercare il contatto con i lettori per capire se ciò che si scrive può piacere anche agli altri. Sono felice che tu abbia deciso di aprire il cassetto proprio qui, tra chi già ti conosce e sa che la tua scrittura ha alle spalle solide letture, tanto impegno e quel guizzo creativo che non tutti possiedono.

    A presto!!!

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  8. Se ti può consolare, anch’io ho avuto molte difficoltà a pubblicare, ho partecipato a concorsi per inediti senza mai ottenere neanche una segnalazione, ho passato periodi di grande sconforto dicendomi che evidentemente non avevo nessun talento e i miei romanzi facevano schifo; poi avevo soprassalti di dignità e di fiducia in me stessa e ricominciavo daccapo… anche dopo aver avuto la fortuna di pubblicare il mio primo romanzo, la mia strada ha continuato ad essere in salita… però ci credo, non è che pensi di essere una grande scrittrice, ma di saper scrivere una buona storia e di avere una mia “voce”, come dicono spesso gli editori, quello sì, e come dice il buon Guccini, “ho ancora tante storie da raccontare…”

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  9. Grazie per avermi nominato nel tuo elenco!

    Ti consiglio di non gettare la spugna: Stephen King ha avuto centinaia lettere di rifiuto delle case editrici!
    Forse hai sbagliato concorso: la “Giara” (esiste ancora?) non è (o era?) un granché. Mi ricordo avere letto il bando nel deumillaqualcosadieci e ho visto che in caso di vincita, l’autore:

    1) ha diritto al 5% del prezzo di copertina per ogni vendita del suo libro.
    2) Lo staff dell’editing può modificare l’opera come gli pare senza chiedere niente all’autore.
    3) Nel caso di un’adattazione TV/cinema/radio e compagnia bella, l’autore non prende niente e non ha nemmeno il diritto di dire la sua (ok, questo capita spesso, ma almeno ci guadagna un po’)

    E non parlo dello “Strega” e altri premi di cui gli esiti sono sempre molto chiacchierati…

    Come vuoi fare i tuoi primi passi, ti consiglio i concorsi delle piccole e medie case editrici (no EAP). Ad esempio, sono convinto che la tua opera avrebbe tutte le carte in regola per piazzarsi nel premio Ludovica Castelli, organizzato dalle edizioni “Les Flaneurs”. Vabbè, sono di parte, ma vari autori esordienti hanno fatto il loro primo passo in questo modo, come il sottoscritto.

    Forza, che hai tutti gli assi in mano! Sarò lieto di segnalare (e recensire) la tua prima opera pubblicata!

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  10. Mettere mano ai propri lavori, anche a distanza di tempo, deve essere molto complesso. Non per niente nelle case editrici ci sono apposta gli editori che collaborano con gli autori per fornire un parere esterno.
    In quanto a ridurre banalmente la lunghezza… ti capisco benissimo, l’abilità di accorciare un testo è stata sempre il mio punto debole!
    In ogni caso, rendere adesso il tuo romanzo disponibile online mi sembra un’ottima decisione, almeno tutta la fatica fatta non rimarrà per sempre nascosta in una chiavetta USB. E chissà che in futuro tu non riesca a far pubblicare davvero una tua opera 🙂

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  11. Sono molto incuriosita, lo metto nella lista dei libri di blogger da leggere!💚
    Comuqnue, tempo fa ascoltavo la puntata del podcast del CICAP dove si parla di gialli e si diceva che gran parte di chi si dedica al genere scopre chi è l*assassinǝ solo quasi alla fine proprio per non farsi influenzare da questa conoscenza e rendere l’indagine prevedibile.

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  12. Avevo perso questo post, per fortuna che stamattina ho recuperato! Mi sono scaricato il pdf e ho intenzione di leggerlo presto. Non so ancora se darti ragione sui giudizi che hai espresso sul tuo lavoro perché, appunto, prima devo leggerlo; quello che posso e che voglio dirti è che l’hai esorcizzato brillantemente!
    Io ho pubblicato il mio romanzo, ma ti posso assicurare che la pubblicazione non sancisce nulla, nemmeno quando la casa editrice è no eap come la mia (e il fatto che siano no eap non vuol dire che abbiano maggiore cura dei loro prodotti in termini di editing o di mera correzione di bozze – la cosa più scioccante per me è stata questa e ne ho fatto le spese in prima persona). Parlo per me ovviamente, ma da quello che ho visto e sentito molte persone che ci sono passate la pensano così: la pubblicazione non ti legittima in alcun modo. Per me l’esperienza editoriale ha voluto dire liberarmi di un progetto nel quale ero rimasto prigioniero per anni. E’ l’unico, vero risultato che ho ottenuto e va bene così. E’ più di un anno che non scrivo più e non sento nemmeno la necessità di farlo.
    Tutto questo per dire quanti risvolti impensabili ci sono dietro alle cose; avrei pensato tutto, ma non che la pubblicazione del mio romanzo avrebbe avuto su di me la conseguenza di non scrivere più! Nemmeno la prima prova letteraria che avevo realizzato (stroncata senza pietà da una mia carissima amica, che ancora ringrazio) riuscì in questo; anzi, dopo aver smaltito la delusione, davvero cocente, mi rimisi a scrivere e tempo un paio d’anni avevo il romanzo che poi avrei pubblicato. Ripeto, tanto per scambiare esperienze, tanto per dire…

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    1. Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza: uno dei pregi di questo post è stato quello di poter scambiare idee e opinioni sulla pubblicazione e sul mestiere di scrivere :).
      Sarò felicissima di ricevere una tua opinione (anche se dovesse essere una stroncatura impietosa). Buone feste!
      P.S. Per fortuna non hai rinunciato del tutto alla scrittura: Lo specchio di Ego è un progetto fenomenale!

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      1. Sì, mi riconosco in quello che hai detto tu: al momento preferisco molto di più dedicarmi alle recensioni dei libri degli altri (grazie per il complimento al blog! Penso sia inutile che ti dica che ricambio, ma nel dubbio sappi che trovo il tuo lavoro su “Il verbo leggere” di altissima qualità!).
        Certamente, ti darò il mio parere molto volentieri. Comunque, ecco, trovo la tua reazione assolutamente normale e comprensibile. D’altro canto non credo però che quella di non scrivere più sia la tua posizione definitiva; prima o poi la voglia di raccontare qualcosa di tuo tornerà fuori e ti sorprenderà (non è una profezia ma solo un caro augurio, lo stesso che faccio a me stesso).
        Buone feste!

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