Odissea: appunti 1/2

Della blogger, dimmi o Musa, poco versatile e sciocca che, dopo molto aver penato sulle pagine dell’Iliade, osò sfidare ancora il Parnaso e decise di cimentarsi in un articolo sull’Odissea. Il colpevole ritorna sempre sul luogo del misfatto e io non faccio eccezione: sono pronta a parlarvi di nuovo di Omero, un autore che mi incute un timore reverenziale. Non sono in grado di recensire le gesta di Ulisse, ma posso proporvi degli appunti di lettura, nella speranza di riuscire ad invogliarvi a scoprire o riscoprire un classico immortale.

Per portare a termine la mia “impresa” ho fatto ricorso a due numi tutelari d’eccezione, a due grandi studiosi: mi sono affidata al saggio La nascita dell’eroe di Guido Paduano e mi sono fatta guidare dal commento all’Odissea del filologo Vincenzo Di Benedetto. Come nel caso dell’Iliade, in fase di stesura dell’articolo mi sono ritrovata davanti a una mole impressionante di annotazioni (sono pazza, lo so), così ho deciso di dividere questo post in due parti.

Oggi ci occuperemo della questione omerica, di intertestualità, della nuova concezione della guerra di Troia che sta alla base del poema e dell’aristia di Ulisse. Spero di non abusare della vostra pazienza e di riuscire a intrattenervi senza annoiarvi. Se mi concederete la vostra attenzione, domenica prossima pubblicherò la seconda parte di questo “speciale su Odisseo”, incentrata sul potere della parola (ingannevole).

Cenni sulla questione omerica

Chi era Omero?È davvero esisto un aedo cieco capace di dare vita a opere immortali? L’autore del poema dedicato alla guerra di Troia è lo stesso che ha eternato le gesta di Ulisse? La questione è complessa. Secondo alcuni studiosi, tra cui lo scrittore Pietro Citati, sono esisti due “Omeri”: il primo Omero, dietro cui si nasconderebbe in realtà un collettivo di aedi (eredi di una precedente tradizione orale), ha ideato l’Iliade, mentre il secondo ha composto l’Odissea.

L’idea di un Omero “in salsa Wu Ming”, con una fase uno e una fase due mi affascina, specialmente visto che l’aedo dell’Odissea mi appare come un uomo più anziano e stanco della vita, affine per certi versi allo Shakespeare de La tempesta. Però sono certa che la mia sia una suggestione erronea, scaturita dall’abilità con cui il poeta è riuscito a mettersi nei panni di un personaggio che “tanto ha sopportato”.

Intertestualità

(…) l’Odissea è la seconda opera letteraria dell’Occidente; il che equivale a dire che è la prima a cui è applicabile il concetto di intertestualità (…). (La nascita dell’eroe, Guido Paduano)

L’Odissea è legata a doppio filo al poema precedente: racconta le gesta di uno degli eroi della guerra di Troia, svela il fato di diversi condottieri achei, riprende formule presenti nell’Iliade e getta una nuova, sinistra, luce sul lungo conflitto che si è concluso grazie all’inganno ordito da Ulisse.

La nuova visione della guerra di Troia

Della guerra (…) vengono prima ricordate le perdite subite e poi il lutto dei congiunti. Non c’è spazio per episodi militari che si siano conclusi con un successo della parte greca (…). (Introduzione e note di Vincenzo Di Benedetto in Odissea, Bur, 2013)

Il lungo conflitto che ha visto opporsi i Greci ai Troiani viene ridotto a una sequenza di trucchi e controtrucchi. Nell’Odissea non c’è più posto per la celebrazione delle battaglie vinte: rimane solo l’eco delle grida dei vinti e del pianto dei sopravvissuti.

La nuova concezione degli dèi

Nell’Odissea l’impianto teologico dell’Iliade viene rivisto e modificato: ogni prodotto della volontà umana non è più solo frutto di un piano divino. Per la prima volta nella letteratura occidentale viene attestato il libero arbitrio. Inoltre, le divinità sono smitizzate e dissacrate: gli abitanti dell’Olimpo iniziano così ad avvicinarsi alla versione caricaturale, “alla Xena”, che ci è più familiare.

Omero “autore televisivo ante litteram”

Nell’Odissea sono presenti diverse ripetizioni. Secondo Vincenzo Di Benedetto, questi richiami al testo precedente servivano a dare agli ascoltatori il piacere del ricordare e del non avere dimenticato:

(…) attraverso le ripetizioni il poeta stabiliva un contatto ulteriore con il pubblico: un ‘come abbiamo detto’ che si aggiunge al racconto vero e proprio.

Analogamente in una fiction televisiva, prima dell’inizio della seconda puntata o di quelle successive può capitare che per comodità degli spettatori vengano trasmessi alcuni brevi pezzi della puntata precedente, ovviamente nella sequenza originaria. (Introduzione e note)

Perché Ulisse impiega così tanti anni per tornare a casa?

Ulisse Odissea

Ho sempre avuto la tendenza a ironizzare sul lungo tempo impiegato da Odisseo per portare a compimento il suo nostos, il suo ritorno a casa. Era davvero necessario che rimanesse lontano per vent’anni da Itaca? Sì. Perché? Come ci ricorda Vincenzo Di Benedetto, il fattore chiave che determina la lunghezza del nostos è l’età di Telemaco: il poeta ha dovuto “aspettare” che il giovane raggiungesse l’età adulta (20 anni) perché altrimenti non avrebbe potuto prendere parte alla vendetta paterna, alla strage dei pretendenti.

L’aristia di Ulisse

(…) la vera impresa memorabile del vincitore di Troia, la sua massima aristia, sarà compiuta nella casa e nella patria tanto agognate (…). (La nascita dell’eroe)

Ulisse, diversamente da Achille, non è costretto a scegliere tra la gloria e la realizzazione del suo nostos, tra l’onore e la felicità, anche se deve superare una lunga serie di prove prima di poter raggiungere Itaca:

La realizzazione dell’io (…) si disegna come un compito complesso, progressivo, paziente, di soluzione degli impedimenti che gli vengono posti, e che peraltro al loro termine permettono l’identità tra affermazione di sé e felicità, nell’Iliade assente e impossibile. (Ibidem)

Psicologia delle masse e crisi dei valori

Omero, come sottolineato da Paduano, ha anticipato la psicologia delle masse, mettendo in scena delle situazioni in cui un comportamento di gruppo (…) prevale sulle differenziazioni individuali. L’atteggiamento dei compagni di Ulisse durante il sacrilegio di Trinacria e la riprovevole condotta corale dei pretendenti sono due perfette rappresentazioni di una collettività in preda ai suoi istinti più bassi.

Questa visione negativa del gruppo è la spia di una crisi profonda dei valori politici e sociali che attraversa tutto il poema. Il compito di porre fine al disordine morale spetta a Ulisse, al singolo che non ha preso parte al sacrilegio e che si è visto invadere la casa da una frotta di individui avidi e arroganti. Nell’Odissea la crisi può essere risolta solo attraverso l’epurazione dei colpevoli, attraverso la sanguinosa mattanza dei pretendenti. La strage compiuta da Ulisse (difficile non provare un brivido leggendo i versi dedicati al massacro) non sfocia in una sanguinosa guerra civile solamente perché è avvallata dalle divinità.

Per oggi mi fermo qui e vi do appuntamento alla prossima puntata, sempre ammesso di non aver troppo abusato della vostra pazienza ;).

5 pensieri su “Odissea: appunti 1/2

  1. L’inizio è stupendo e mi ha fatto sorridere. Parlare di Omero e parlare dell’Odissea non è per niente facile. Ci sarebbero così tante cose da dire e quando ero al liceo non siamo riusciti ad affrontare tutti gli argomenti principali perché c’è veramente un mondo da esplorare. In quell’opera c’è praticamente tutta la letteratura moderna. È qualcosa di veramente impressionante.

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