Fame

Una stanza spoglia, illuminata dagli ultimi raggi di un pallido sole autunnale. Una triste figura è seduta alla scrivania con la testa tra le mani. Davanti a lei c’è una copia, spiegazzata e vissuta, di Fame di Knut Hamsun (Adelphi, 2002). Il pavimento della camera è un cimitero di foglietti su cui sono scritti, in una grafia minuta e febbrile, appunti sconnessi.

Una donna, di nero vestita e velata, irrompe nella stanza. Scuote la testa e inizia a lamentarsi: “Sei di nuovo i preda al blocco del recensore, vero? È mai possibile che io debba entrare in scena solo per toglierti le castagne dal fuoco?”

“Pensavo che le muse servissero proprio a questo: ad aiutarti a ritrovare l’ispirazione nei momenti critici.” sbotta la povera blogger seduta alla scrivania (che poi sarei io, nel caso non si fosse capito, mio stupefatto lettore). “Non so da che parte iniziare, anzi penso che non dovrei affatto recensire questo romanzo di Hamsun. Tra l’altro non sapevo che fosse un autore così controverso: come nel caso di Céline, bisogna separare il giudizio sull’uomo da quello sulla sua opera letteraria.

Magari potrei limitarmi a elencare una serie di commenti intelligenti, ricchi di riferimenti arguti a Bukowski e a tutti gli altri “scrittori morti di fame”, che ho trovato on-line. Invidio la bravura di quei recensori: sono capaci di affrontare con facilità i classici più complessi.”

“La bravura altrui non ti ha mai fatta desistere dall’impugnare una penna e dal vergare pagine e pagine colme di sciocchezze. Il problema dev’essere un altro. Tanto per cominciare, perché hai deciso di leggere proprio questo libro, vista la mole innumerevole di titoli presenti nella tua wishlist?”

“Perché i consigli di lettura per l’autunno de Il mestiere di leggere mi hanno fatto venire voglia di sfogliare un libro di Hamsun, di incontrare uno – per dirla con le parole di Pina Bertoli – dei vagabondi su cui lo scrittore proietta la sua esacerbata inquietudine. Questa stagione inquieta è perfetta per incontrare dei personaggi tormentati.”

“Però Pina consigliava di leggere Sotto la stella d’autunno, non Fame… “

“Beh, l’autunno è presente anche qui, eccome, sia come stagione vera e propria che come stagione dello spirito. Il libro si apre con la descrizione di una mattinata autunnale a Cristiania, ovvero la Oslo ottocentesca. Siamo nel periodo in cui le cose mutano, cambiano colore e poi muoiono:

È il tempo dell’autunno, il carnevale della distruzione; le rose hanno contratto un morbo che le arrossa, che le tinge prodigiosamente con l’incarnato dei tisici, un rosso sfumato di sangue.

Anche il protagonista del romanzo è sulla soglia della distruzione: è l’ennesimo aspirante letterato squattrinato e affamato, l’ennesimo idiota che, sopravvalutando le sue capacità, si è convinto di poter vivere dei frutti della sua penna.”

“Stai ancora parlando di lui oppure…”

A parte. “Ma tu guarda questa Musa impicciona, con velleità da Freud”.

Di Photo © 2005 by Tomasz Sienicki [user: tsca, mail: tomasz.sienicki at gmail.com] – Opera propria, CC BY 2.5.

La blogger guarda fuori dalla finestra, nel vano tentativo di dissimulare il suo imbarazzo, poi riprende a parlare: “Non farmi perdere il filo. Hamsun con poche, suggestive ed espressionistiche pennellate, delinea la squallida esistenza di questo pennivendolo fallito: la stanza in cui abita, spoglia, dal pavimento scricchiolante, è un sinistro feretro. Sin dalle prime pagine, il lettore di Fame viene attanagliato da un senso d’angoscia e di claustrofobia: è intrappolato in quella squallida bara colma di sogni infranti.”

“Che allegria! Vuoi che appenda alla parte una riproduzione de L’urlo di Munch oppure preferisci un quadro di Ensor? Giusto per calarci ancora di più in questa atmosfera nordica e deprimente…”

“Non meriti nemmeno una risposta. Seguendo l’incessante vagabondare del protagonista, il lettore percorre le strade di una Christiana popolata da una varia e pittoresca umanità, una città che, per certi versi, mi ha ricordato la San Pietroburgo di Delitto e castigo.”

“Aspetta, non vorrai dirmi che anche questo poveraccio spiantato, questo novello Raskolnikov, alla fine della fiera decide di dare un colpetto d’ascia a una vecchina indifesa?”

Questi due “uomini del sottosuolo” hanno dei punti di contatto: sono perennemente al verde e alternano stati depressivi a deliri d’onnipotenza, destinati a esaurirsi in vampate febbrili. Però il personaggio di Hamsun si limita a importunare qualche passante e a inventare realtà alternative in cui le cose gli vanno meglio.”

“Su uno degli appunti che hai lasciato per terra, accidenti che disordine, c’è scritto Poe: questo libro ha qualcosa a che fare con Mr. Raven?”

Il protagonista, nonché voce narrante, di Fame sembra essere preda del demone della perversione: c’è un che di malsano sia nella sua ossessione per il mestiere di scrivere, sia nel suo vagabondare, privo di meta e di scopo, per la città, in preda al delirio. Ogni giorno rasenta il limite della follia. A un certo punto della storia entra pure in scena una dama di nero vestita, come te, che avevo scambiato per l’Inedia in persona…”

“La tua passione per il genere gotico ti ha portata fuori strada.”

“Già. La signora in questione è una donna normale, anche se i suoi gusti in fatto di uomini sono piuttosto discutibili: i problemi tricologici e psicologici del nostro antieroe dovrebbero stroncare sul nascere ogni desiderio amoroso. Invece a scemare è stata solo la mia di passione, ovvero il mio desiderio di proseguire la lettura.

Fame inizia in modo fulminante: l’incipit è un vortice travolgente di fame e di disperazione. Ogni paragrafo ti brucia nelle vene: le sublimi descrizioni di Oslo infiammano i sensi, mentre i deliri della voce narrante ti trascinano in un baratro di disperazione. La penna di Hamsun è un bisturi che si fa strada sia nell’inconscio del protagonista, sia in quello del lettore. Però questa febbre, quest’estasi letteraria, sospesa tra dolore e splendore, non dura: una candela che brucia in fretta è destinata a esaurirsi rapidamente.

Arrivata a un certo punto, ho avuto l’impressione di stare girando in tondo, di essere intrappolata, come il protagonista, in un circolo vizioso: la fame lo spinge sull’orlo del precipizio, ma proprio all’ultimo istante, trova un filo a cui aggrapparsi, una manna dal cielo che durerà giusto il tempo di tirare il fiato. L’Inedia lo aspetta sempre dietro l’angolo. Una partitura composta da un solo movimento, ripetuto più volte, finisce per annoiare. Se Fame fosse stato composto da poche, brucianti, pagine sarebbe stato un vero capolavoro d’introspezione psicologica, un’opera perfetta.

A non avermi convinta è stato soprattutto il finale, forse avrei preferito veder morire il protagonista in nome dell’arte: possibile che io sia così perversa?”

“Secondo me, non sei riuscita a scrivere una recensione perché il romanzo di Hamsun tocca dei tasti dolenti: anche tu hai sperimentato quella fame di vita, di una vita da spendere all’insegna del mestiere di scrivere. Forse hai ancora qualche linea di quella febbre.”

“Che cosa dovrei fare, allora?”

“Lascia tramontare il sole su quell’illusione e, prosaicamente, vai a mangiare qualcosa. Ah, lascia sul tavolo la lista delle “recensioni utili” che hai stilato: potrebbe sempre servire a qualcuno.”

Approfondimenti:

La recensione di Giovanni Turi e quella de Il collezionista di letture

Il commento de I malpensanti

Desiderio di vita e letteratura in chiave norvegese – Art Special Day

Fame – Critica letteraria

Photo credits copertina: Di Anders Beer Wilse – Knut Hamsun i dikterstua på Nørholm, 1929.Uploaded by kjetil_r, CC BY 2.0.

14 pensieri su “Fame

  1. Grazie per la tua gradita e generosa ospitalità.
    Certo “Fame” non è un libro che si concede facilmente al lettore e può risultare per certi aspetti estenuante proprio per quella sua “circolarità” di cui parli. Ma in questa “circolarità”, resa volutamente esasperata, ritengo sta il suo fine e la sua natura che lo rendono estremamente contemporaneo proprio perché rispecchia condizioni esistenziali che appartengono alla nostra contemporaneità, avendole peraltro anticipate a distanza di più di un secolo. E, in questo, Hamsun, nonostante le sue contraddizioni, resta uno dei più grandi scrittori del ‘900.
    Grazie ancora e naturalmente buone letture.
    Ciao.
    Raffaele

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  2. Dico grazie alla tua impertinente musa che ti pungola e ti fa produrre recensioni degne di nota! Dalle tue parole e da quelle di Raffele, mi pare di capire che questo libro vada letto. La fame di scrittura è un brutto compagno di vita, come molti autori sanno …. mi piace anche questo aspetto della circolarità, della claustrofobia di macinare tanto per ritrovarsi sempre al punto di partenza.

    p.s. grazie per avermi tirata in ballo, speriamo di avere fatto bella figura….

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    1. Direi che per certi versi è uno di quei “classici” che prima o poi vanno letti. Se l’idea della circolarità ti affascina poi, sei già a buon punto…
      Il tuo post è stato una vera fonte d’ispirazione: tu fai sempre bella figura Pina!
      P.S. Quella disgraziata della mia Musa ti ringrazia ;).

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  3. Amo Hamsun e ho apprezzato molto Fame. È il suo libro più conosciuto da queste parti e alcuni pensano sia il suo “lampo di genio”, ma non è così. Ho apprezzato di più Il Risveglio della Terra, romanzo che gli fruttò il premio Nobel. Ma il suo libro che preferisco e che ti consiglio caldamente di leggere è Pan. Un (sottovalutato) gioiello; uno dei miei libri preferiti in assoluto; uno dei romanzi più “romantici” (non in quell’unica, banale accezione) che abbia mai letto. Credo proprio che ti piacerebbe.

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