Gridalo: parole-munizioni

A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. “Aspetta, aspetta: non dovresti parlarci di Gridalo (Bompiani, 2020), il nuovo libro di Roberto Saviano? Che accidenti c’entra questa citazione di Novecento?” Lo so, scusatemi, ma devo divagare (peccato capitale per chi scrive), devo iniziare questa recensione proprio con l’iconica immagine del quadro che cade. Fran. Tra un attimo vi spiegherò perché.

Il fatto è che questo libro è arrivato tra le mie mani proprio quando il quadro stava per staccarsi dal chiodo: stavo per decidermi a “scendere dalla nave”. Fran. Sì, stavo per abbassare il coperchio del piano/macchina da scrivere e per dare l’addio ai miei amati libri. In fondo, a che diavolo serve leggere tanto? A che serve riempirsi la testa di parole? Proprio nell’istante che precede il fran, mia mamma mi ha prestato la sua copia di Gridalo. Il quadro è rimasto al suo posto.

Le parole giocano un ruolo chiave in questo libro, in questa mappa per orientarsi in un mondo che ha un urgente bisogno di una messa a punto: tra queste pagine troverete parole-munizioni, parole che possono trasformarsi in armi. Da una parte c’è chi le usa per fare del bene e per denunciare le storture di una società ingiusta, dall’altra c’è chi le manipola e le sfrutta a suo vantaggio. Sta a noi scegliere con chi schierarci.

Lo scrittore ha immaginato di incontrare la sua versione adolescente, il giovane che ardeva dello stesso spirito incendiario e rivoluzionario di Giordano Bruno. Detta così, sembra che abbia scritto una lettera a se stesso. In realtà, Gridalo si rivolge direttamente a ognuno di noi: chi legge si rispecchia in chi scrive, ma è anche vero il contrario. Se avete già letto qualcosa di Saviano, avrete l’impressione di essere seduti al tavolo con una vostra vecchia conoscenza: ritroverete temi e argomenti già conosciuti, già condivisi, ma imparerete anche qualcosa di nuovo.

Queste storie sono indirizzate a quelli a cui gli incastri non tornano, a chi ha sempre la sensazione di vivere il rovescio della storia e non il suo dritto:

Le storie che ti racconterò, se saprai leggerle, potrebbero all’occorrenza farti da scudo. Spero persino da munizione particolare che, quando esplode, concede vita invece che toglierla. Consideralo il regalo di un amico, di un reduce, oppure consideralo una lanterna.

Avete presente la trasmissione Maestri di Edoardo Camurri? Sì? Ecco, Gridalo potrebbe, per certi versi, essere il suo corrispettivo cartaceo: si parte da una lavagna, su cui sono tracciate delle domande scomode e da una galleria di ritratti, firmati dal disegnatore Alessandro Baronciani. Dietro ognuno di quei punti di domanda e dietro ognuno di quei volti si nasconde una storia. Una testimonianza che può trasformarsi in una munizione, in un’arma di difesa contro chi usa le parole per distorcere la verità, per fomentare l’odio e per obbligarci a scegliere il male minore invece del bene.

Afferro un gessetto virtuale e trascrivo alcune delle domande che troverete tra queste pagine, domande a cui sarete chiamati a rispondere:

Sai quando il veleno di una menzogna comincia a fare effetto?

Credi in un’idea perché è giusta o perché ti rassicura?

Pensi che il fanatismo sia solo quello degli altri?

Sai che negare diritti ad altri vuol dire privartene anche tu?

La prima nozione che dobbiamo imparare è questa: le parole sono fottutamente importanti. Scriviamolo in rosso sul quaderno:

Non sono mai state solo parole, altrimenti non si spiega perché sono da sempre tanto temute. Le parole sopravvivono a coloro che le hanno pronunciate, sopravvivono nei secoli a quelli che le hanno soffocate e strangolate.

Di parole soffocate, eppure sopravvissute, ne troverete tante in Gridalo: gli insegnamenti Ipazia e di Giordano Bruno, messi a tacere da chi voleva continuare a mantenere fitte le tenebre dell’ignoranza; gli articoli di Daphne Caruana Galizia e di Anna Politoskaja, assassinate perché hanno osato gridare verità scomode; i versi che Anna Achmatova ha scritto e quelli che non ha potuto scrivere.

Tra queste pagine non incontrerete solo scrittori, poeti, giornalisti e attivisti che hanno usato le loro parole-munizioni per rendere il mondo un posto migliore, per offrire all’umanità un arsenale di conoscenze: quando leggerete storie come quella di Kantano Habimana, lo speaker ruandese che ha insinuato un motivetto letale nella testa dei suoi ascoltatori, incitandoli al genocidio, vi renderete conto che le parole possono uccidere. Non sottovalutale mai e tenete sempre gli occhi aperti.

Gridalo ci impone un “compito a casa” più complicato del previsto, quello di vagliare con cura ogni sillaba che leggiamo e che ascoltiamo: non è semplice riuscirci in questi tempi di fake news, di righe scorse distrattamente, di propaganda feroce. Eppure dobbiamo provarci. Chi manipola parole e algoritmi è sempre pronto a violare una privacy a cui sembriamo non tenere più, a influenzarci e a delegittimare chi vorrebbe costruire un mondo migliore.

Dobbiamo allenarci a pensare, a non accontentarci della “pappa pronta” che ci viene propinata da chi vorrebbe trasformarci in dei docili e passivi bambini-elettori e/o bambini-consumatori. Dobbiamo esercitare la scomoda pratica del dubbio: un esercizio sfibrante, che ti impedisce di goderti una versione instagrammabile del mondo, ma che ti permette di renderti conto in tempo che la tua casa sta bruciando (basta pensare al Coronavirus e al riscaldamento globale).

Di Bengt Oberger – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=63194511

In teoria, noi lettori dovremmo essere avvantaggiati, perché siamo abituati a leggere tra le righe. Noi dovremmo essere già “non innocui”, come i libri ribelli e incendiari che teniamo sul comodino:

(…) il potere ha fastidio di chi scrive perché, in realtà, ha fastidio di chi legge. Chi scrive di per sé non è pericoloso, perché se nessuno lo legge ha solo perso il suo tempo. Il problema sono i lettori. Chi legge difficilmente si fa bastare lo slogan, la frase fatta, l’icona, il simbolo. Il lettore è un cercatore solitario, ma chi cerca scava e a forza di scavare prima o poi trova. Non è il libro che manipola il lettore, ricordatelo, è il lettore che manipola il libro. Il libro è uno strumento che il lettore usa per esprimere se stesso, per tirarsi fuori, per pensare, per esistere.

Dovrei fermarmi qui, su questa immagine vittoriosa del lettore, un’immagine che gratifica il nostro ego. Invece no. Questa è una lezione, una lezione scomoda. La buona letteratura disturba sempre. Gridalo, non è una lettura facile e rassicurante: lo stile di Saviano è scorrevole, chiaro e colloquiale, ma dietro quell’apparente semplicità si nascondono concetti sui cui continuerete a rimuginare a lungo e domande che vi renderanno difficile prendere sonno.

Le parole possono trasformarsi in munizioni, ma forse anche a voi, come a me, sarà capitato di avere l’impressione di fare cilecca, di non riuscire a cambiare il mondo in meglio, nonostante il vostro arsenale di libri, di conoscenze. La mia crisi è in parte dovuta anche a questo. Una certa nota di pessimismo (leopardiana), l’ho avvertita anche nelle parole di Saviano, in alcuni passaggi esistenzialisti di Gridalo. Paragrafi che ci ricordano che la vita, così come la morte, è casuale.

Eppure, eppure, non possiamo scendere dalla nave e abbandonare i libri. Il mio pensiero e, forse, anche quello di Saviano (presuntuoso da parte mia presumerlo) è andato a Camus, al maestro che ci ha insegnato che non dobbiamo essere né santi né eroi, ma semplicemente degli uomini, degli uomini che si rifiutano di essere un flagello. Se vogliamo arginare il contagio dell’odio e dell’ignoranza, dobbiamo continuare a esercitare il libero pensiero e ad accumulare conoscenze. Anche quando sembra inutile. Anche quando la battaglia sembragià persa in partenza.

La verità è che se non useremo le parole per noi, qualcuno le userà contro di noi.

Approfondimenti:

Elogio di chi resiste a voce alta – la Repubblica

Roberto Saviano torna con Gridalo – Fanpage.it

Un manuale di resistenza alle falsità del mondo – Linkiesta.it

Maestri: la puntata dedicata a Giordano Bruno su Rai Play

12 pensieri su “Gridalo: parole-munizioni

    1. Prima di tutto grazie per il “bella” :).
      Diciamo che è un periodo di crisi letteraria e no. Di tanto in tanto, in momenti come questo mi viene voglia di mandare tutto al diavolo e di rinunciare alla scrittura/lettura. Poi la mia Musa mi prende a calci…
      Temo che anche nei prossimi post si sentirà un po’ di aria di crisi, spero passeggera.

      Piace a 3 people

    1. Più che altro, l’impressione è quella che le parole “buone”, per quanto potenti, non riescano a cambiare il mondo, mentre quelle “cattive” trovano sempre il modo di fare danni.
      Poi, c’è anche una componente più egoistica, di crisi personale.
      Detto questo, non ci resta che sperare in queste parole-munizioni.

      Piace a 1 persona

  1. Pingback: Mangime per le macchine – Il verbo leggere

  2. Pingback: Cronaca di un anno di letture – Il verbo leggere

  3. Pingback: Vieni via con me – Il verbo leggere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.