Praga lunare: Il Golem

Prendete in mano un cappello e varcate la soglia della Cattedrale di San Vito. State per intraprendere un viaggio nella Praga lunare e leggendaria di Gustav Meyrink: la città de Il Golem. Una capitale romantica, decadente, avvolta nella nebbia, su cui aleggiano le ombre dell’imperatore Rodolfo II e del Rabbino Löw. Una città, sospesa tra immaginazione e realtà, che non esiste più, ma che risorge con tutto il suo potente fascino dei suoi negativi bagliori tra le pagine di questo romanzo:

Risorgevano (…) le macilente contrade del ghetto ormai demolito, con le sue strade imbrodolate di putridume, le dimore affossate e afose dove si dipanavano le vicende di un’umanità immiserita e malconcia, reclusa nello sfacelo, inquietanti scenari dove si aggirava il mitico Golem (…) uno spettro che ogni 33 anni appariva nelle viuzze del ghetto (…). (Praga al tempo di Kafka: una guida culturale, Patrizia Runfola, Lindau)

Meyrink ha regalato ai lettori una serie di visioni-frammenti di una Praga notturna, oscura, inquietante e terribilmente affascinante: una città vista attraverso un fantasmagorico caleidoscopio. Lo scrittore ha trasformato la capitale boema nel set di un film espressionistico: in una città che sembra uscita dalle brume di un sogno e che potrebbe svanire nel nulla alle prime luci dell’alba.

Prima di mettervi sulle tracce del Golem, fermatevi per un attimo nel caffè preferito di Meyrink:

(…) trascorreva gran parte del suo tempo al Café Continental, nella saletta degli specchi rivestita di cuoio pressato a righe rosso e oro su fondo nero. Vi si intratteneva sino a tarda notte raccontando ai suoi ammiratori e seguaci con la sua flebile voce di esperimenti medianici che facevano rabbrividire. Oppure delle sue conoscenze, degne dei più raccapriccianti racconti: dal rigattiere di libri vecchi che identificava i clienti iniziati osservando la reazione di un corvo dalle ali tarpate che passeggiava su e giù davanti all’ingresso della bottega (…), al collezionista di migliaia di mosche morte. (Praga al tempo di Kafka)

Il vecchio quartiere ebraico dipinto da Stanislav Feikl
Il vecchio quartiere ebraico dipinto da Stanislav Feikl

Il Golem è un romanzo singolare che rispecchia alla perfezione la stravagante personalità del suo creatore. Questo testo segue la bizzarra logica dei sogni: è una sarabanda di immagini simboliche e di frammentarie visioni, sospese tra realtà ed allucinazione. Il protagonista dell’opera, in seguito a uno scambio di cappelli avvenuto nella Cattedrale di San Vito, si ritrova a ripercorrere i passi del misterioso Athanasius Pernath: un intagliatore di pietre dalla vita decisamente movimentata.

Seguite il filo di questi ricordi-allucinazioni e avventuratevi nei meandri della Praga nera di Meyrink. Iniziate il vostro viaggio dal vecchio ghetto ebraico, il quartiere dell’intagliatore, nonché il cuore pulsante del romanzo: un rione decadente, ricco di influenze mistiche e cabalistiche, in cui si ha l’impressione di sentire ancora risuonare i passi del Golem. Il ghetto è un microcosmo di angosce, una trappola soffocante fatta di case che sembrano vive. Case possedute da spiriti inquieti, che vi fissano con astio:

visi spiranti perfidia senza nome, – i portoni: nere bocche spalancate in cui la putrefazione aveva corroso le lingue, – fauci che di momento in momento avrebbero potuto mandare un grido lacerante.

Il ghetto è il luogo è venuto alla luce il Golem: un’inquietante creatura d’argilla nata dall’abilità cabalistica del Rabbino Löw. Il quartiere conserva ancora delle tracce di questa leggenda: si narra che il Golem riposi nella sinagoga vecchio-nuova di Altneu, in attesa di risvegliarsi, mentre nel cimitero ebraico (Bet-Chajm) della Josefstadt si può tuttora vedere la tomba di Löw.

Sinagoga Altneu
Sinagoga Altneu

La creatura d’argilla ricorre nei discorsi dei conoscenti di Athanasius, assidui frequentatori della trattoria Zum alten Ungelt (Al Governo Ladro) e del sordido Loisitschek, che sorge proprio nei pressi della sinagoga Vecchia-Nuova. Nella finzione letteraria di Meyrink il Loisitschek si è appropriato del “nobile retaggio” e dei “distinti avventori” di un altro locale praghese: il Batalion. Varcate la soglia di questa bettola e immergetevi nella sua particolarissima atmosfera:

Un luogo oscuro e sinistro, questo asilo di ceffi un tempo situato nel Maiselgasse (oggi Maislova), nell’edificio all’angolo di fronte alla casa di Kafka (Maislova 27/1). Un antro di desolazione intriso di fumo, con panche e tavoli sghembi e malfermi, una catasta di botti di rum, acquavite, ginepro e persiko e un bancone sommerso da brocche, caraffe e bicchieri bisunti, dietro a cui troneggiava un cerbero di ostessa che un tempo era stata guardiana di carceri. (Praga al tempo di Kafka)

Pernath, o meglio l’uomo che crede di essere lui, continua a guidarvi attraverso le vie di una Praga lunare. Voi inseguite i fantasmi del suo passato, ma siete a vostra volta incalzati dallo spettro del Golem, da una creatura che forse non è altro che l’ombra della follia di Athanasius. L’intagliatore incontra una serie di personaggi che potrebbero essere l’uno il doppio dell’altro: il savio Hillel e il sinistro rigatterie Wassertrum, la spirituale Mirjam e la sensuale Rosina. Di pagina in pagina, di passo in passo, vi ritrovate intrappolati in una fitta rete di intrighi e di misteri: l’unica certezza che vi rimane è la bellezza, spettrale, della città.

Vicolo d'oro, Praga
Vicolo d’oro – Di flydime – FlickrUploaded by jklamo, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10720841

Pernath è allo stesso tempo il folle e l’impiccato dei tarocchi: è un pazzo oppure è un iniziato? Mentre cercate di capirlo, lui ha già incontrato un altro personaggio cruciale: l’affascinante Angelina. La donna, che è minacciata dal losco Wassertrum, ha dato appuntamento ad Athanasius nella cattedrale. Uscite fuori dal cerchio magico del ghetto e seguite l’intagliatore tra i vicoli di una città avvolta da vapori alchemici e da fredde brume:

E via, sotto gli archi delle gallerie lastricate dell’Altstädter Ring e presso la bronzea fontana dal cancello barocco carico di ghiaccioli – via, oltre il ponte di pietra con le sue statue di santi e col monumento di Giovanni Nepomuceno. Sotto, il fiume spumeggiava pieno d’odio contro le fondamenta. Il mio sguardo andò a posarsi mezzo trasognato sulla cava pietra arenaria di San Luitgardo raffigurante «le pene dei dannati»: spessa gravava la neve sulle palpebre dei penitenti e sulle catene che avvincevano le loro mani levate in atto di preghiera.

La Praga di Meyrink è la città dell’inconscio: salendo i gradini granitici del Hrdascin, Pernath compie una discesa nel suo spirito. L’intagliatore si muove sempre in atmosfere notturne o crepuscolari che richiamano le tenebre della sua mente. Ogni angolo della capitale viene deformato dal suo sguardo febbrile: San Vito è uno scrigno di barlumi e faville in cui aleggia un morto odore di cera e d’incenso.

Sulla via del ritorno, Athanasius si smarrisce e prende una scala, la Alte Schlosstiege che è la porta d’accesso al cuore alchemico della città: il Vicolo d’Oro, dove nel medioevo gli alchimisti avevan fatte le loro misture cercando la pietra filosofale e avvelenando coi loro scongiuri i raggi lunari. La Daliborka (la torre della fame), la Fossa dei Cervi e, infine, il vicolo stesso, vi riportano alla mente i “numi tutelari” del vostro itinerario notturno: l’imperatore Rodolfo II e Rabbi Löw.

Il vostro viaggio circolare ed iniziatico, scandito da movimenti a salire e a scendere, per le strade di Praga è terminato, o almeno lo sarà sinché non aprirete o riaprirete Il Golem. Fate ritorno al ghetto: il sole sta per sorgere, ma il ricordo della città magica di Meyrink non svanirà al vostro risveglio.

Per approfondire:

Praga al tempo di Kafka: una guida culturale. Il capitolo Praga nera, dedicato al Golem, è quasi interamente disponibile su Google Books.

La recensione (in inglese) di Solar Bridge.

Altre letture praghesi sul blog e su il vecchio blog

12 pensieri su “Praga lunare: Il Golem

  1. Pingback: Viaggi letterari – Praga, Repubblica Ceca – Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

    1. Spero che tu lo ritrovi e che “lo adotti” (Il Golem è disponibile anche su Liber Liber, ma merita di essere letto in una buona edizione, meglio ancora se con una buona introduzione). Sarei davvero contenta di poter leggere una tua eventuale recensione :). Buone letture!

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: “Il libro della creazione” di Sarah Blau: Bildungsroman e contemporaneità – Lo Specchio di Ego

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.