La frattura

Vi è mai capitato di mettere da parte un romanzo, come se fosse una bottiglia di vino pregiato, assaporando il momento in cui lo avreste “stappato/sfogliato”? A me è successo. Peccato che in questo modo abbia finito con l’ingigantire le mie aspettative e con l’aprire una frattura insanabile tra desiderio e realtà. Per ironia della sorte, il romanzo in questione si intitola proprio La frattura (Voland, 2019). Darko Tuševljaković ha messo in scena una storia segnata da incrinature, da crepe sottili e disturbanti che si allargano lentamente, ma inesorabilmente.

Il testo di Tuševljaković è attraversato da una fenditura: è diviso in due metà accomunate dalla stessa inquietudine e dallo stesso bisogno di mettere a nudo una serie di incrinature emotive, generazionali e nazionali. La storia dei tormentati Balcani, terra mosaico di popoli, segnata da cicatrici insanabili, si rispecchia nelle vicende di una famiglia divisa e nelle biografie dei personaggi, scissi ed enigmatici, che le ruotano attorno. Dietro il viso-maschera di questi individui d’inchiostro si nasconde una crepa, un trauma che l’ha cambiato e ridefinito.

La prima parte del romanzo è ambientata a Corfù, un’isola che nell’immaginario di molti lettori è indissolubilmente legata alla famiglia Durrell. Avete presente la pittoresca villa dove abitavano Gerald, Larry e i loro familiari a due o quattro zampe? Dimenticatela: la Corfù di Tuševljaković è uno squallido villaggio vacanze. Alcuni giovani europei, ignari della storia di questo lembo di terra, si aggirano per le strade, ma la maggior parte dei turisti, accaldati e intruppati, proviene dai Balcani.

La Corfù descritta ne La frattura ci appare come un simbolo dell’inconscio e del rimosso: il misterioso monte Pantokrator sembra rappresentare una verità impossibile da raggiungere, mentre sotto le acque blu della vicina Vido riposano gli scheletri dei soldati serbi morti durante la Prima Guerra Mondiale. I turisti occidentali, distratti, troppo presi dalla loro giovinezza, sono immuni da queste cupe suggestioni. Invece chi si trascina dietro un bagaglio emotivo più pesante è destinato a veder riaffiorare alla luce i suoi demoni interiori.

Una coppia di serbi approda sull’isola nella speranza di poter cancellare i suoi problemi coniugali con una passata di crema solare. Radica nasconde le sue frustrazioni in borsa, mentre suo marito Bodgdan, un capitano dell’esercito in pensione, è perseguitato dai fantasmi del passato. Di giorno in giorno, la frattura che li divide si allarga sempre di più, minacciando di inghiottirli.

Dopo l’entrata in scena di un’altra coppia di vacanzieri, un medico e una donna molto più giovane di lui, segnati a loro volta da cicatrici e crepe interiori, la tensione si fa sempre più insostenibile. I primi capitoli del libro sono scanditi da una serie di scoppi improvvisi, da crolli emotivi e personali che rispecchiano dei traumi collettivi, primo tra tutti la dissoluzione della Jugoslavia:

Noi siamo… ma quali noi? Ci siamo sgretolati come un pezzo di pane raffermo. Prima il paese, quello in cui aveva trascorso la sua vita lavorativa, aveva guadagnato tutto ciò che possedeva e imparato tutto quello che sapeva, e ora anche la cosa più vicina, la più intima, sembrava andare in frantumi. Noi.

Nella seconda parte de La frattura, un Io si contrappone al fragile Noi rappresentato da Radica e Bogdan: Damir, il figlio che hanno rinnegato, prende direttamente la parola. Il racconto dei suoi anni giovanili è scandito da una serie di fratture: la scissione interiore di un io alla ricerca della sua vera identità; il precipizio che separa Damir da un padre incapace di accettare la sua omosessualità; l’apertura di fenditure attraverso cui l’inconscio si riversa nel mondo reale; il trauma provocato dai bombardamenti della NATO.

Di Groppe, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11405219

La frattura di Darko Tuševljaković è una storia di ferite aperte e di personaggi che cercano di ritagliarsi una stanza tutta per sé, anche se sanno che fuori dalla finestra infuria una tempesta: al di là delle tendine c’è il caos della vita, un caos fatto di arti spezzati, di cuori in frantumi, di incomprensioni, di fantasmi e di orrori taciuti. Lo scrittore sembra voler invitare i lettori a prendere coscienza di questo marasma, ad accettare queste ferite e a capire che l’unico mezzo per ricomporle è il dialogo:

Era un cappio senza principio né fine; era proprio di questa frattura che si doveva parlare, condividerla con l’altro, ma noi rimanemmo in silenzio (…).

Alla fine della lettura, anche in me si è aperta una frattura: una crepa in cui si è insinuato un fastidioso senso d’insoddisfazione. Una parte di me pensa di non essere riuscita ad assaporare sin in fondo questa pregiata bottiglia d’inchiostro, di non aver compreso appieno questo romanzo: lo stile di Tuševljaković non mi ha colpita al cuore, mentre alcune scene irreali, quasi oniriche, del libro mi hanno lasciata perplessa.

Forse, non sono riuscita a cogliere appieno il non detto che si nasconde tra le righe-fratture di questo testo. Forse, le mie alte, irrealistiche, aspettative mi hanno tradita. Non mi resta che aprirmi al confronto e cercare risposte nelle recensioni di altri lettori.

Altri punti di vista e approfondimenti:

La bella recensione de Il mestiere di leggere (questo è un raro caso di “rottura” tra i nostri gusti letterari)

Il commento di Rock’n’Read

Intervista all’autore – Linkiesta

Letteratura serba in mano croata. Intervista alla traduttrice Anita Vuco – Sul Romanzo

11 pensieri su “La frattura

  1. Non conoscevo il libro e l’autore non credo che lo leggerò, comunque capita spesso di rimanere delusi soprattutto quando le aspettative sono alte. A me è successo con “Il signore delle mosche” e “Il mondo nuovo”, classici dal successo straordinario, che ho letto con aspettative molto alte ma che mi hanno deluso.

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      1. Lungi da me definire questo libro “basso”: ho dato voce alle mie perplessità, ma ho cercato anche di dare spazio ai suoi temi e contenuti.
        Il fatto è che ero convinta che me ne sarei “innamorata perdutamente”, ma non è successo. Ho invitato al dialogo e ho proposto le recensioni di altri blogger proprio perché non voglio che i lettori vengano influenzati dalle mie “aspettative”.
        Detto questo, fa benissimo ad essere di parte!

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      2. Anita Vuco

        Non mi riferivo, infatti, al suo post. Ben vengano i confronti, né ci sono rimasta male per la mancanza di ‘innamoramento’ (e perché dovrebbe?, l’autore appositamente non lascia lo spazio affinché questo avvenga). Mi dispiace se ho lasciato questa impressione, mi riferivo in realtà al commento sopra: “Non conoscevo il libro e l’autore non credo che lo leggerò, comunque capita spesso di rimanere delusi soprattutto quando le aspettative sono alte.” – che detto così mi è sembrato presuntuoso, da qui la mia reazione. Sì, lei ha dato lo spazio al dialogo, ha proposto le altre recensioni, compresa la mia intervista, si è impegnata a presentare, analizzare, conoscere. Non ho nulla da ridire, ci mancherebbe. Ma chi non ha fatto altrettanto, mi sembra poco serio che in seguito a questo post così dettagliato declini un libro (non letto) e un autore (che non conosce) solo perché considera ‘alte’ le proprie aspettative. Senza offesa.

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  2. Cara Benny, ci sta che non sempre si apprezzino in ugual misura le cose che leggiamo. E mi viene da dire, ben venga!! Significa che non siamo persone conformiste, manteniamo intatto il nostro giudizio critico!
    Personalmente, ho apprezzato la visione di questo giovane autore, il suo punto di vista generazionale; il suo, credo, è un modo per guardare al passato cercando di fare un salto in avanti, di esprimere con gli occhi delle nuove generazioni ciò che va lasciato alle spalle. I conflitti all’interno delle famiglie, espressioni di conflitti nelle società, sono quasi sempre il motore che mette in moto “le penne” degli autori e rispecchiano i malesseri e la voglia di cambiamento.
    Tutto questo per dire che a me è piaciuto, mi ha portato su un terreno difficile, e mi ha traghettato oltre con uno stile personale.

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    1. Ben vengano le differenze di opinioni letterarie: di tanto in tanto, è bello confrontarsi a partire da posizioni diverse ;).
      Quando leggo un libro o quando sto per leggerne uno mi piace vedere sia delle recensioni “pro” che “contro”: il tuo commento e il tuo articolo sono il contraltare perfetto a questo post :).

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  3. Benny, si capisce che rileggendo questo libro hai avuto una frattura…probabilmente “composta” visto che comunque metti in dubbio di aver colto “appieno il non detto che si nasconde tra le righe”. Sono sicuro che presto o tardi il tutto si calcificherà. 🙂
    Mi piace giocare con le parole, ma spero di aver reso l’idea. ^_^

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