Iliade: impressioni di lettura 1/2

Canta, Musa impertinente, la superbia rovinosa che portò a una blogger infiniti dolori… Non posso, ovviamente, recensire l’Iliade: Atena non mi ha concesso l’intelletto necessario per confrontarmi con un simile capolavoro della letteratura. Per questo motivo, avevo deciso di proporvi solo alcune rapide impressioni di lettura, seguite da link ad approfondimenti utili. Dico avevo perché io e la mia Musa abbiamo messo insieme una mole impressionante di “appunti”: tanti da costringermi a dividere questo post in due puntate.

Vi siete spaventati? Siete già scappati via a gambe levate? No? Spero che queste mie misere riflessioni possano invogliarvi a leggere o a rileggere il poema di Omero. Bene, cominciamo dal principio, ovvero da come sono arrivata a leggere L’Iliade.

Chiudere il cerchio: i classici devono venire letti al momento giusto

Achille Iliade dipinto

Quando ero alle medie, durante i tempi morti tra una lezione e l’altra, amavo soffermarmi sui brani di Omero riportati nell’antologia di letteratura. A scuola non lo abbiamo praticamente studiato, ma io ero affascinata dalle illustrazioni dei suoi fieri eroi ricoperti di bronzo: qualcosa mi spingeva a leggere e a rileggere quelle pagine. Quelle parole arcaiche, oscure, eppure, allo stesso tempo, così vive mi colpivano al cuore.

Per anni ho messo i due capolavori di Omero in cima alla lista dei libri da leggere, ma non mi sono mai decisa ad iniziarli. Poi, un bel giorno, mi sono imbattuta ne La nascita dell’eroe, un saggio di Guido Paduano dedicato ai diversi modelli di eroe elaborati da Omero e Virgilio. Sono subito rimasta colpita dalla traduzione dell’Iliade di Paduano: la sua “versione” del testo è scorrevole e immediatamente accessibile al lettore moderno, ma conserva anche l’antico e aureo fascino della lingua dell’aedo cieco. Però, ancora una volta, ho differito la lettura.

Omero è rimasto nella mia wishlist per quasi altri dieci anni, sinché non è giunto il momento propizio: era ora di chiudere il cerchio, di mettere insieme tutto quello che avevo appreso su Achille e Ettore per poter dare vita a una lettura più profonda, mediata dai miei diversi e fugaci incontri con questi eroi. Finalmente, sono riuscita a mettere le mani sull’edizione curata da Paduano: la sua bussola-introduzione e la prefazione della professoressa Maria Serena Mirto hanno orientato la mia lettura e mi hanno permesso di realizzare questo post.

I classici vanno letti, ma devono essere letti al momento giusto: è inutile leggerli svogliatamente, o, peggio, leggerli perché si è obbligati a farlo. Non ci si può fermare alla superficie, al primo livello di lettura di questi testi-alberi sacri: bisogna andare a fondo, bisogna raggiungere le loro radici, perché quelle radici sono le nostre radici.

L’argomento del poema

Quando ho iniziato a leggere L’Iliade, mi sono resa conto di quanto l’azione del poema sia concentrata. Omero ha cantato solo una breve fase della lunga guerra di Troia:

L’Iliade (…) contrae il segmento temporale e insieme dilata il racconto, espandendo in misura eccezionale la narrazione di alcuni giorni, quattro dei quali riguardano le battaglie (…): gli altri giorni che completano il periodo dell’azione si addensano in due blocchi simmetrici nel primo e nell’ultimo libro, e contribuiscono a delineare, insieme a motivi speculari e a precisi echi verbali, la cornice dell’intero poema. (Gli eroi e il poeta, Maria Serena Mirto)

Questa concentrazione è frutto di una precisa messa a fuoco sulla sorte di Achille: questo è il racconto del compimento del suo destino, di una parabola tragica destinata a esaurirsi con la morte di Ettore che, come sottolineato da Paduano, prefigura quella dell’eroe greco.

L’eroe: Achille

Achille dipinto Briséis
Di VladoubidoOo – Opera propria, CC BY-SA 3.0

Chi è un eroe? L’eroe è chi possiede le virtù o le qualità apprezzate dal gruppo sociale a cui appartiene ad un livello tale da renderlo diverso da tutti gli altri: è possibile identificarsi in lui ma, l’identificazione è sempre inquieta e sofferta perché nasce da una sensazione di inadeguatezza. L’eroe è anche colui che ci guida nell’esplorazione di territori sconosciuti:

(…) sono le singolarità, le situazioni estreme a sollecitare l’approfondimento della conoscenza e dell’autocoscienza della condizione umana. (La nascita dell’eroe, Guido Paduano)

Achille è sicuramente un personaggio estremo: è l’incarnazione di una singolarità assoluta. Tutta la sua breve esistenza ruota attorno a una tragica decisione: scegliere se rinunciare alla gloria e avere la possibilità di tornare a casa, oppure pagare con una morte precoce una gloria immortale. Analizzando le scelte del figlio di Teti, la sua psiche e i vincoli che lo condizionano, Paduano ha dato vita al ritratto di un’identità eroica che si definisce attraverso il dolore:

(…) la sua immensa passione per l’onore ha spazio e ragione narrativa solo in quanto l’onore è stato violato. (Ibidem)

Agamennone ha sottratto ad Achille Briseide, il “premio” che sanciva il riconoscimento del suo valore militare.

L’altra passione, che azzera la prima e prende il suo posto, è il luogo di una immensa perdita e ferita affettiva. (Ibidem)

Non appena Patroclo viene ucciso in battaglia, il figlio di Teti non ha più scelta: può solo dirigersi verso la morte che gli darà gloria.

Per Achille o per Ettore

Ettore e Andromaca dipinto

I lettori dell’Iliade tendono a schierarsi o con i Troiani o con i Greci. Di solito, Ettore e i suoi riscuotono le maggiori simpatie. Da ragazzina anche io parteggiavo per gli assediati e pensavo che il figlio di Priamo fosse di gran lunga superiore a quello di Peleo. Ettore è davvero migliore di Achille? Paduano invita tutti i “fan” del difensore di Troia a rivalutare i loro sentimenti di pancia, ad analizzare più a fondo le motivazioni della loro preferenza:

(…) il testo (…) non obbliga affatto a scegliere fra Ettore e Achille, legati unicamente come sono dal parallelismo che li porta a rappresentare i vertici dei due schieramenti e solo in quanto tali li impegna in uno scontro che non è uno scontro di valori (Ibidem).

Il figlio di Priamo è davvero più vulnerabile, più gentile e più pio del suo avversario? Paduano ci esorta a mettere in discussione questi luoghi comuni e ci spinge a valutare il figlio di Teti sotto una luce più oggettiva.

Da che parte sto adesso? Prima di decidermi a leggere l’originale ero passata da quella di Patroclo: libri come Omero, Iliade di Baricco e La canzone di Achille di Miller lo hanno reso, almeno ai miei occhi, il migliore tra i greci, anzi il migliore tra gli eroi dell’aedo cieco. Oggi, invece, mi ritrovo a stare dalla parte di… Omero! Lui, il cantore capace di trasportare i lettori nel vivo della battaglia e di dare vita a personaggi immortali, è il vero eroe di questo poema.

Per ora, mi fermo qui. Lunedì prossimo vi parlerò (sempre ammesso che ci sia ancora qualcuno “all’ascolto”) di dèi impiccioni, di similitudini memorabili e del retaggio di Omero.

11 pensieri su “Iliade: impressioni di lettura 1/2

  1. Davo per scontato che una iper-lettrice come te avesse già divorato questo capolavoro!
    Hai fatto bene a sottolineare la concentrazione degli eventi nell’Iliade, molti secondo me pensano ancora che -per dirne una – si concluda con il cavallo di legno, che neppure compare.

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  2. Pingback: Iliade 2/2 – Il verbo leggere

  3. Lettrice piena di lacune (ancora non colmate) sul tema: presente! Mai letta e mai studiata, il professore alle medie ci faceva leggere i riassunti di una pagina sul libro di testo e poi a lezione parlava d’altro. Ma non ha smesso di interessarmi, è stato un piacere leggere le tue riflessioni!
    Credo sia davvero difficile scegliere da che parte stare, alla fine come hai scritto si tratta di due grandi eroi che si trovano semplicemente in due schieramenti opposti. Mentre scegliere Omero è il più grande complimento che si possa fare all’autore, perché vuol dire che è riuscito a rendere veri i protagonisti della sua opera!

    Piace a 1 persona

  4. Pingback: Cronaca di un anno di letture – Il verbo leggere

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