Il maestro dei morti

Mi ero ripromessa di non leggere più gialli, almeno per qualche tempo – è un genere che ho bazzicato sin troppo in questi ultimi anni –, ma le promesse, si sa, sono fatte per essere infrante. Quando lo scrittore e blogger Yannick Roch mi ha gentilmente proposto di leggere il suo primo romanzo, Il maestro dei morti (Les Flâneurs Edizioni, 2017), sono subito caduta in tentazione. Come si può dire di no a un mistery dalle tinte metaletterarie, ambientato nell’affascinante Parigi degli anni ’30?

Il Mastro dei morti si apre con un quadretto domestico destinato a fare la felicità di tutti gli amanti di Dupin, Sherlock Holmes e compagnia bella: due investigatori si macerano nell’attesa di un nuovo caso. Entriamo nel loro studio e osserviamoli un po’ più da vicino:

Tortue (…) non molto alto, pelato e glabro, indossava un completo marrone di seconda mano e portava degli occhiali tondi, piccoli ma spessi. Non era solo in quel grande appartamento: lo condivideva con monsieur Renard (…) . Facevano gli investigatori privati, aiutavano la polizia nei casi più difficili e accettavano quasi ogni tipo di incarico (…) Da due mesi, ormai, lo studio non riceveva nessuna lettera, telefonata o telegramma: tutto ciò faceva pensare che il crimine si fosse preso una vacanza o, ancora peggio, che la polizia parigina avesse iniziato a sbrigarsela da sola. Renard odiava quei periodi morti.

Renard, la volpe, e Tortue, la tartaruga: questi cognomi parlanti la dicono lunga sul carattere dei due detective. Auguste (cogliete la citazione?) Renard è scaltro e spregiudicato, mentre il suo socio Jean-Honoré, un ragioniere convertito in investigatore, è più posato ed è restio ad infrangere le regole. La volpe conosce a menadito i bassifondi della Ville Lumière , mentre la tartaruga deve ancora imparare a destreggiarsi nel ventre di Parigi.

I due colleghi non sono destinati rimanere a lungo con le mani in mano: Sophie Lathune, la figlia di un importante editore parigino, bussa alla loro porta in cerca di aiuto. La ragazza vuole che Renard&Tortue investighino sulla misteriosa scomparsa di sua madre: Madame Géraldine è letteralmente svanita nel nulla. La polizia, come da copione, brancola nel buio.

Nel corso dell’indagine, ombre oscure iniziano ad addensarsi attorno alla figura di Géraldine: quella che a un primo sguardo poteva apparire come una perfetta madre e moglie di famiglia, si rivela essere in realtà una donna frustrata, stanca di essere sottomessa al volere di un marito retrivo. Madame è, o forse era, un uccellino con le ali tarpate in cerca di una via di fuga dalla sua gabbia dorata:

È molto difficile per una donna essere considerata nella sua essenza: i mariti vedono una moglie, i figli vedono una madre e gli amici incollano sempre delle etichette per definirla in un modo sommario e arbitrario.

Géraldine, stanca di una vita vuota e perbenista, ha finito col cedere alle lusinghe del sinistro Larnac, un’occultista carismatico, capace di insinuarsi nelle incrinature del cuore umano. Il maestro dei morti è davvero dotato di poteri sovrannaturali oppure è solo un ciarlatano? Cosa ha spinto tante signore della Parigi bene a cadere ai suoi piedi? Qual è la vera natura del legame che intratteneva con Madame Lathune e, soprattutto, che fine ha fatto la donna? Sta a voi lettori scoprirlo: seguite Renard e Tortue attraverso le strade di una Parigi lunare, passate da un salotto dell’alta borghesia a una sordida bettola, che sembra uscita dalla penna di Poe, e, infine, uscite a riveder le stelle in un’elegante libreria.

Il maestro dei morti è una pietra grezza: è un’opera prima che avrebbe bisogno di qualche piccolo aggiustamento per rivelare il suo vero potenziale. Yannick Roch, talvolta, ha peccato d’ingenuità ed è caduto in tranelli come il tristemente noto As You Know Bob: se qualcuno sa già qualcosa, vuol dire che il suo interlocutore la sta ripetendo solo a vantaggio del lettore. Lo stile del romanzo poi non è dei più brillanti, fatta eccezione per le espressioni parigine che colorano la parlata dei personaggi, ma devo spezzare una lancia in favore dell’autore: nonostante sia di origini francesi, ha coraggiosamente deciso di cimentarsi con l’italiano.

Il maestro dei morti resta comunque un giallo interessante, capace di stregare chi ama la Parigi di Sue e le atmosfere del Grand-Guignol, inteso non solo come “teatro dell’orrore”, ma anche come palcoscenico su cui hanno preso vita le ansie di anni che solo per pigrizia continuiamo a chiamare “Belle époque”:

Il Grand-Guignol fu uno degli “strumenti” attraverso i quali inquietudini e minacce affiorarono alla coscienza e vennero messi sotto gli occhi di chiunque volesse penderne atto. In quel genere di teatro c’è senza dubbio una parte di orrore fine a se stesso, come il costume dell’epoca (e gli interessi di botteghino) imponevano. Vengono però rappresentate anche crudeltà e disavventure che sono altrettante bocche di cratere attraverso le quali è possibile intravedere il disordinato tumulto di desideri nascosti (…) (I segreti di Parigi, Corrado Augias, Mondadori, 1996).

Parigi di notte dipinto

Il pubblico ideale de Il maestro dei morti è però rappresentato dai fan del detective di Baker Street: gli amanti di Sherlock Holmes rimarranno deliziati dagli omaggi al Canone disseminati tra le pagine. Yannick Roch si è divertito a giocare con l’originale, citandolo direttamente oppure piegandolo ai suoi scopi. Renard è il fratello francese, disilluso e cinico di Sherlock: invece di lavorare per far dormire sonni tranquilli ai borghesi, è sempre impegnato a cercare scheletri nei loro armadi.

In conclusione, questo giallo è il classico esempio di storia character-driven, basata su personaggi che vorresti rivedere in azione e poter conoscere più da vicino. Spero che Yannick Roch deciderà di arricchire il catalogo di Les Flâneurs con un nuovo capitolo delle avventure di Renard&Tortue. Sono sicura che abbia tutte le carte in regola per migliorare di libro in libro e per dare vita a brillanti omaggi al genere poliziesco. Tra l’altro, la sua coppia di detective sarebbe perfetta per il piccolo schermo…

Un’ultima chicca. Una delle trovate più geniali del romanzo: Le Détective Clairvoyant, il passatempo ideale per tutti gli aspiranti investigatori. Ecco le regole del gioco:

Tortue stava osservando la mappa: l’intera città era rinchiusa all’interno di quella strana tabella tracciata con la china. Renard sorrideva(…). «Le regole del gioco sono molto semplici (…) ognuno indica tre caselle che non siano adiacenti e scommette cinquanta centesimi. Se nessun delitto o reato viene commesso nella zona selezionata nell’arco di una settimana, la scommessa è persa (…).

Approfondimenti:

Il blog dello scrittore – Inchiostronoir

Il profilo dell’autore sul sito dell’editore

Intervista a Yannick Roch – The Wee Small Hours

5 pensieri su “Il maestro dei morti

      1. Con questo romanzo, ho voluto tornare alle origini del genere e le strizzatine d’occhio a Holmes e Dupin (e anche Lecoq) sono volute. Gli amanti del vintage troveranno pane per i loro denti, mentre gli altri possono scoprire come si indagava prima dell’invenzione dei tabulati del telefonino e dei progressi della biologia. La severità è un punto di vista: alcuni forse si sarebbero offesi, ma io no.

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  1. Pingback: “Il verbo leggere” recensisce “Il Maestro dei morti”! – Inchiostronoir

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