Del furore d’aver libri… o forse no

Piccole ironie della vita: un editore sempre pronto a criticare i colleghi che attribuivano nomi troppo fantasiosi ai loro volumi ha dato un titolo ingannevole al suo libro… Del furore d’aver libri di Gaetano Volpi (Feedbooks) non parla affatto della mania ossessivo-compulsiva che spinge i bibliofili ad accumulare tomi su tomi: questo volumetto racchiude Varie Avvertenze Utili, e necessarie agli Amatori de’ buoni Libri, disposte per via d’Alfabeto.

Prima di dare un’occhiata più da vicino a questi “consigli per l’uso” per lettori, direi che vale la pena di soffermarci un attimo sulla figura di Volpi, di conoscerlo più da vicino. Diamo un’occhiata alla breve nota biografica che accompagna quest’edizione:

(…) è stato un religioso, editore e scrittore italiano, figura storica dell’editoria. Operò a Padova nella prima metà del Settecento, con passione da bibliofilo, sia come libraio sia e soprattutto come editore, nel senso moderno del termine. Al contrario di altre significative figure del tempo, infatti, Gaetano Volpi non era uno stampatore trasformatosi gradualmente in editore, ma un vero e proprio committente.

Analizziamo insieme il contenuto di questo opuscolo. All’inizio serve un po’ di tempo per prendere confidenza con la prosa settecentesca di Volpi, farraginosa e infarcita di citazioni latine, e per riuscire a sorvolare su qualche ripetizione di troppo. Se non vi arrenderete di fronte a questi ostacoli, nel giro di qualche pagina, vi renderete conto di avere per le mani una vera e propria macchina del tempo: Del furore d’aver libri è una finestra aperta sulla vita e sulla bottega di un editore del Settecento.

libreria

Le annotazioni dedicate alle diverse varianti di un testo, alle postille e al lavoro svolto dagli stampatori per tramandare i testi nel tempo faranno la felicità di tutti i lettori-filologi. L’avvento della stampa ha segnato un punto di svolta epocale, facilitando il lavoro degli editori, ma la macchina di Gutenberg non è certo paragonabile ai nostri moderni pdf: ai tempi di Volpi, era difficile preservare l’integrità di un’opera in corso di stampa ed era ancora più complicato riuscire a districarsi tra le diverse, e più o meno corrette, varianti dei testi antichi.

Le note dedicate ai materiali utilizzati per realizzare i volumi, dagli inchiostri alle pregiate carte di Fabriano, cattureranno l’attenzione dei booklovers affascinati dall’aspetto più “pratico” della nascita di un libro: Volpi ha elencato tutti i dettagli, dal frontespizio, elegante e semplice, alla posizione del titolo, alla rilegatura, che un bravo editore doveva e deve tuttora curare.

Visto che sono una mera blogger improbabile, non voglio soffermarmi su questi aspetti tecnici, da “esperti del settore”: preferisco invece riportarvi, giusto per stuzzicare la vostra curiosità, alcuni dei più interessanti avvertimenti che Volpi ha raccolto per i suoi lettori. Alcuni consigli vi appariranno surreali e, forse, vi faranno mettere in dubbio la sanità mentale dei nostri antenati, mentre altri si riveleranno tuttora attuali.

Avvertenze per bibliofili e curiosità libresche: una finestra aperta sul Settecento

AGHI. Iniziamo dalla lettera “a”. L’occhio cade subito sulla voce “aghi”: veniamo così a scoprire che, nel Settecento, alcuni lettori puritani erano soliti cucire o incollare le pagine in cui erano presenti dei passaggi “osé”, così da impedirne la lettura. Anche a voi è tornato in mente l’episodio dei Simpson in cui Ned Flanders censura, a colpi di pennarello nero, un libro degli Hardy Boys? Volpi, da bravo editore-bibliofilo, ha condannato questi Flanders ante-litteram e li ha invitati ad acquistare solo libri “innocui”, incapaci di offendere il comune pudore.

gif flanders

CANI. Ecco un paragrafo piuttosto sconcertante dedicato ai migliori amici dell’uomo:

Convien bandirli affatto dalle Librerie, atteso il loro istinto d’alzar la gamba nell’orinare; principalmente dove le scanzìe sono quasi fino in terra; essendo a’ Libri perniciosissima la loro orina.

Siete un tantino perplessi? Beh, c’è di peggio: saltando avanti di qualche pagina, ci si può imbattere in un’intera sezione dedicata all’orina umana… Vi basti ricordare che i nobili di Versailles, durante i loro baccanali, facevano la pipì in piedi nei saloni: a quei tempi, non ci si preoccupava molto di scegliere il luogo più adatto per espletare i propri bisogni.

LADRI DI LIBRI. Ebbene sì, i ladri eruditi, appassionati di volumi rari, erano una vera e propria piaga nel Settecento. Uno di loro, una sorta di mariolo gentiluomo, nascondeva sotto il suo ampio mantello una sacca dove occultava i libri che riusciva a sgraffignare nelle Librerie: gli ingenui librai, rassicurati dal suo aspetto distinto, erano soliti lasciarlo solo davanti agli scaffali.

LINEE. Volpi si è scagliato anche contro gli scellerati che osavano sottolineare i volumi sino a renderli illeggibili. Questa pratica perversa si è protratta nei secoli: secondo me, non c’è nulla di male nell’evidenziare i propri passaggi preferiti, purché lo si faccia a matita e con moderazione. Io tendo a sottolineare solo i manuali: forse, come l’editore-scrittore, considero il libro come una sorta di oggetto sacro che deve venire preservato nella sua integrità.

LIBRERIE ALL’INCANTO. Nell’Ollanda, e in altri paesi, quando muore qualche Letterato possedente una buona Libreria, senza erede che di essa o possa, o voglia far uso, se ne stampa il Catalogo, e si manda per tutta l’Europa coll’avviso che dopo sei mesi si esporrà all’Incanto.

gif bibliofilo

LIBRI INUTILI. Già ai tempi di Volpi si stampavano sin troppi libri che finivano col marcire nei magazzini: un inutile spreco di tempo e di pregiate materie prime. A quanto pare, il principio del poco ma buono ha sempre stentato ad affermarsi tra gli editori.

LIBRO PER I CURIOSI. Pensando io tra me stesso che Libro questo esser potesse, sapendo esservene di materie assai strane, e bizzarre, lo trassi dal suo ripostiglio, e m’accorsi essere un pezzo di legno formato a somiglianza d’una schiena d’un Libro in fogli (…).

“NEMICI” DELLE LIBRERIE. Volpi ha dedicato diversi paragrafi all’umidità, alla polvere, ai tarli e ai topi, noti flagelli dei libri. Sin qui nulla di strano, se non fosse che tra le sue pagine compare anche un altro, inaspettato, nemico delle belle lettere: il gran signore. Uno di questi gentiluomini, ha deciso di trasformare in una sorta di granaio la libreria che gli era stata lasciata in eredità: vi lascio immaginare la reazione del nostro caro scrittore-editore…

SEGNALIBRI. Qui casca l’asino, ovvero io: mi è capitato più volte di usare dei segnalibri impropri e di lasciare tra le pagine delle foglie o dei fiori che le hanno irrimediabilmente macchiate. Volpi ha bacchettato i lettori distratti come me e ha aspramente condannato uno “sozzone” che è arrivato al punto di infilare dentro un libro una sarda, perché non aveva nessun altro segnalibro a disposizione.

L’editore-scrittore, dopo essersi sfogato, ha invitato i suoi contemporanei a servirsi delle più appropriate cordicelle di seta che alcuni avveduti editori erano soliti inserire nei loro volumi. Non pensavo che questa pratica fosse già in uso nel Settecento: purtroppo, con l’esclusione di qualche classico, è rarissimo imbattersi in queste “funicelle”. Per questo motivo, adoro librai che regalano dei segnalibri ai loro acquirenti.

CONSIDERAZIONI FINALI. Del furore d’aver libri è una lettura decisamente interessante, sia per i lettori con una propensione per la filologia e il restauro dei libri, sia per quelli desiderosi di conoscere le manie dei booklovers del passato. Le avvertenze di Volpi non potranno tornarci molto utili, ma sono comunque affascinanti e, talvolta, spassose. Però, per colpa di questo opuscolo, adesso provo il desiderio di scrivere un post in cui si parli davvero della smania che ci spinge ad accumulare volumi su volumi, sino a far “scoppiare” le nostre librerie…

Approfondimenti:

La recensione di moloch981 

Itinerari bibliografici: storie di libri, di tipografi e di editori, Giorgio Montecchi – anteprima di Google Books

11 pensieri su “Del furore d’aver libri… o forse no

  1. Da acquisire subito, tanto più trattandosi di un Sellerio: li adoro, sono piccoli, maneggevoli, ben fatti, occupano poco posto. Bella carta e belle copertine.
    E il tuo post arriva in un giorno in cui ho sognato, per un attimo orrendo, di possedere un grande fusto di ferro dove porre i miei libri e dar loro fuoco…per la mia salute mentale.
    Sono momenti. Vero è che, al di sotto di un incubo, ci deve pur essere una qualche forma di desiderio (e che i desideri hanno sempre una motivazione).

    Piace a 2 people

    1. Oh, dovrai analizzare a fondo questo sogno (mi aspetto un eventuale post). Io mi sono dovuta sbarazzare di molti testi, occupavano troppo posto, ma non ho mai sognato di dargli fuoco: ho regalato il tutto alla biblioteca cittadina ;).
      Quanto alla salute mentale, la mia è ormai irrimediabilmente compromessa: i libri mi aiutano a non vagare per le strade vestita di nero come Amleto :P.

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: Ancora una volta, non sottoscriverò quanto segue – la libraia virtuale

  3. Pingback: Del furor d’aver libri… stavolta sul serio – Il verbo leggere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.