Impressioni di rilettura: Novecento

La sala da ballo di un’elegante nave da crociera. Mi siedo alla tastiera: è quella di un pianoforte a coda oppure è quella di una macchina da scrivere? Concedetemi il lusso di essere un po’ sentimentale e di raccontarvi i fatti miei: esistono già sin troppe belle recensioni di Novecento, il libro cult di Alessandro Baricco (Feltrinelli, 1994), quindi, per dirvi qualcosa di nuovo, dovrò parlarvi della mia esperienza di lettura, anzi di rilettura. Eh sì, ho letto questo monologo almeno tre volte e adoro anche il suo adattamento cinematografico.

Conoscete già tutti la trama di questo libro, vero? Credo che sia impossibile che qualcuno tra di voi non abbia mai ascoltato la storia del più grande pianista di tutti i tempi, del pianista sull’Oceano. Novecento è nato a bordo di una nave, il transatlantico Virginian e ha continuato a fare la spola tra Europa e America, senza mai scendere a terra. La sua musica, una musica mai sentita prima, misteriosa come le profondità del mare, ha intrattenuto migliaia di passeggeri.

Bene, dopo questo rapidissimo e probabilmente superfluo riassunto, possiamo occuparci dei “fatti miei”. Da adolescente, consideravo Baricco come un maestro: imitavo malamente il suo stile, suscitando la disapprovazione della professoressa d’italiano di turno, e non vedevo l’ora di iscrivermi alla Scuola Holden. Poi, come spesso accade, quelle aspirazioni giovanili sono entrate in rotta di collisione con l’iceberg-realtà: quando sono “diventata grande”, complice una rapida occhiata alla retta, ho deciso che era meglio mettere nel cassetto il sogno di entrare alla Holden.

Per qualche anno ho continuato ad osannare Baricco, ma, di libro in libro, qualcosa si è spezzato: Emmaus non mi ha entusiasmata come Seta o Oceano mare e non sono nemmeno riuscita ad arrivare a metà di Mr Gwyn. La rottura definitiva è arrivata con Smith & Wesson: credo che il numero di copie date subito in pasto ai mercatini dell’usato di Torino possa considerarsi un buon indicatore della qualità di un romanzo… Non sparate sulla pianista/blogger: questa è solo la mia opinione personale.

La mia infatuazione per il fondatore della Holden è ormai finita da anni, ma continuo a rileggere con piacere Novecento: quel libriccino per me resta un piccolo capolavoro. L’idea che qualcuno non sia davvero fregato sinché ha una bella storia da raccontare continua a far presa su di me: diamine, credo che sia la motivazione che spinge tanti aspiranti autori e tanti blogger amatoriali ad alzarsi ogni mattina dal letto. No? Con me funziona.

Amerei tanto questo romanzo, se non avessi visto la sua versione cinematografica e se non mi immaginassi il leggendario pianista sull’Oceano con le fattezze di Tim Roth? Questo libro mi farebbe lo stesso effetto se, ogni volta che sfoglio le sue pagine, non sentissi in sottofondo le note del compianto maestro Ennio Morricone? Non lo so, questo è uno dei rari casi in cui per me il libro e il film sono inseparabili e interdipendenti: Novecento, nella mia testa, non è tanto un monologo quanto un cofanetto che comprende sia la pellicola di Tornatore che il romanzo di Baricco.

Cosa rende questa storia così memorabile? La figura, elegante, malinconica ed indimenticabile di Novecento? Probabilmente. La sottile vena filosofica che la attraversa e che ci spinge a riflettere sulle nostre esistenze da “terrazzani” e sulle nostre inquietudini? Credo di sì. Quelle frasi, indimenticabili, che hanno un’eleganza da età del jazz?

(…) quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l’Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte. Oh yes.

Posso quasi citare a memoria interi paragrafi di questo libro: alcuni passaggi continuano a colpirmi ad ogni rilettura. Questo, in particolare:

Lo era davvero, il più grande. Noi suonavamo musica, lui qualcosa di diverso. Lui suonava… Non esisteva quella roba, prima che la suonasse lui, okay?, non c’era da nessuna parte. E quando lui si alzava dal piano, non c’era più… e non c’era più per sempre.

Se non avete mai letto Novecento, vi consiglio di aggiungerlo alla vostra wishlist: è una di quelle piccole storie perfette che ti fanno venire voglia di mettere in pratica sia il mestiere di leggere, come direbbe una mia amica, sia quello di scrivere. Per non parlare del suo adattamento a fumetti: sulla copertina di un vecchio numero di Topolino “sfila” un impeccabile Pippo-pianista. Ovviamente, il finale del monologo di Baricco è stato editato in versione disneyana, ma quelle tavole d’inchiostro conservano un po’ dell’allure del romanzo.

Lo ammetto è anche colpa di Novecento se sono seduta qui, davanti ai tasti di questo pianoforte/macchina da scrivere. Ah, da bambina ho anche preso qualche lezione di piano, ma questa è un’altra storia. Quindi eccomi qui. La mia Musa è pronta a togliere i fermi di questo marchingegno e a sedersi accanto a me: anche noi ci divertiamo a danzare, non con l’Oceano, ma con le parole. A dire il vero, ci capita spesso di andare a schiantarci, di rompere qualche vetrata: siamo delle musiciste decisamente imperfette.

Io e la Musa, quando siamo assorte nel nostro personale jazz letterario, suoniamo anche note “non normali”: sono quelle che non sentirete mai, quelle che, talvolta, mi rimangono bloccate in gola. Sono note più malinconiche, più profonde, che strimpelliamo solo per noi. Alla fine di ogni brano ci ritroviamo a pensare non riusciremo mai ad esibirci su un vero palcoscenico, ma, nonostante tutto, continuiamo a battere su questi tasti bianchi e neri, a sbagliare, a provare e a riprovare. Abbiamo questa musica in testa e dobbiamo suonarla…

Approfondimenti:

La recensione di A Compass for Books 

L’arte di amare la vita ma anche la paura di viverla davvero – Alzalavoce93 

Tra il viaggio e l’immobilità – International Post 

A proposito dell’adattamento a fumetti: La vera storia di Novecento – Paperdia 

14 pensieri su “Impressioni di rilettura: Novecento

  1. Molto interessante la tua esperienza personale con Novecento 🙂
    A parte questo romanzo vedo che a te è piaciuto anche altro di Baricco prima della rottura definitiva. Nel mio caso invece l’unico suo libro che mi è piaciuto è proprio Novecento, il resto che ho letto mi ha annoiato, tanto, persino Seta.

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  2. Confesso di aver visto il film, ma di non aver mai letto “Novecento”, né altri lavori di Baricco, che è un autore che mi “spaventa” un po’: mi sembra che la sua prosa abbia tutte le carte in regola per non piacermi e mi dispiacerebbe sporcare il mio (bel) ricordo del film di Tornatore.

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  3. Ricordo l’adattamento a fumetti di Novecento interpretato da Pippo (all’epoca collezionavo i numeri di Topolino). Ricordo di aver apprezzato molto il finale, riadattato per i più piccoli. Il modo in cui finisce il film mi ha lasciato una punta di perplessità. Avrei messo dentro alla scena uno di quei saggi filosofi orientali al posto di Max per vedere se cambiava qualcosa. Il libro invece non mi ha lasciato dubbi. Ho apprezzato molto sia la versione letteraria sia quella cinematografica.
    Complimenti a te che sei riuscita a trattare in modo originale e interessante un libro di cui hanno parlato già in molti.

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  4. Un libro che ho molto amato credo il più amato di Baricco. Novecento è per me uno dei suoi personaggi più riusciti sulla carta, a teatro e in pellicola con tutta la sua passione, paura e indecisione e il suo modo magico di vedere il mondo e gli altri, è difficile non affezionarglisi tanto. Grazie per la tua bella recensione e per il pingback 🙂

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  5. Molto stimolante la tua rilettura! Mi fai venire voglia di rileggerlo e di rivedere il film, così, in contemporanea. Sì, hai ragione. Film e libro sono inscindibili, si esaltano a vicenda. Come detto da te e da altri, l’unico libro di Baricco che ho apprezzato. La tua musa mi sta proprio simpatica 😏

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