In Giappone con Lafcadio Hearn 2/2

Konnichiwa! Benvenuti alla seconda e ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta dell’antico Nippon, sulle orme dello scrittore Lafcadio Hearn. Nella “scorsa puntata” abbiamo scoperto alcuni Glimpses of Unfamiliar Japan, alcuni scorci del Giappone di fine Ottocento: dal porto di Yokohama alle meraviglie di Matsue, dai santuari di Izumo alla grotta marina del dio Jizo. Rimane in sospeso un interrogativo: che cosa rappresenta il misterioso specchio che Hearn ha ammirato durante il suo primo giorno in Oriente? Proviamo a scoprirlo insieme.

La seconda serie di Glimpses of Unfamiliar Japan ci riporta a Matsue dove si trova una delle case giapponesi di Lafcadio: il nostro viaggio rincomincia da qui. Con l’arrivo della stagione calda, lo scrittore si rende conto che la sua abitazione, pittoresca come la gabbietta di un uccello, è sin troppo piccola e soffocante. Hearn decide così di sacrificare la vista sul lago e di spostarsi più a nord, in una stradina vicina al castello. La sua nuova casa è una katchiu-yashiki: l’antica residenza di un samurai di alto rango.

L’antica dimora è circondata da tre giardini, uno più affascinante dell’altro: prendiamoci un po’ di tempo per esplorarli. Il primo, quello che occupa la porzione anteriore della casa, è caratterizzato da grandi pietre decorative, da lampade di pietra e da colline in miniatura. Questo angolo di pace è un tipico esempio di karesansui, di “giardino zen”: è un “torrente di sabbia” attraversato da un “ponte” di sassi.

La seconda “oasi naturale” della casa, situata sul lato nord dell’abitazione, è la preferita di Hearn. Al centro di questo giardino, decorato con ciottoli blu, si trova un laghetto in miniatura, circondato da piante rare. Lo stagno artificiale è costellato di piccole isolette su cui fioriscono delicati peschi e sgargianti azalee in miniatura.

Matsue casa di Lafcadio Hearn
By 663highland – Own work, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4430280

Il terzo giardino, un tempo ingentilito da snelli e eleganti bambù, si presenta come una distesa di erbacce e di fiori selvatici. Sul lato di nord-est c’è uno splendido pozzo, che rifornisce la casa di acqua fresca, mentre su quello di nord-ovest si erge un piccolo santuario dedicato al dio volpe Inari.

Mentre ci godiamo la serena atmosfera della casa, Lafcadio ci offre una tazza di tè, un piatto di mochi e una serie di aneddoti. Lo scrittore ci mette a nostro agio, come se fossimo dei suoi graditi ospiti, e inizia a parlare del suo soggetto preferito: il Giappone. Ci illustra i segreti dei giardini giapponesi, ci spiega le differenze principali tra Shintoismo e Buddismo e ci racconta la storia di due curiosi festival tradizionali. I suoi interessi spaziano dalle acconciature tipiche alle “memorie di una geisha”, dalle cerimonie funebri alle antiche leggende.

Si è fatto tardi: Hearn deve andare a scuola per tenere la sua lezione d’inglese. Il suo “diario d’insegnante” ci permette di osservare l’inevitabile scontro di civiltà tra la mentalità giapponese e quella occidentale di fine Ottocento. Per esempio, per un europeo è molto difficile riuscire a decifrare l’enigmatico sorriso dei giapponesi, un sorriso che fa capolino nei momenti più inaspettati.

Ci inquietiamo un po’ nel sentire Lafcadio utilizzare tante volte la parola “razza”, ma la sua omoiyari, la sua capacità di entrare in empatia con gli abitanti di Matsue, ci rassicura. Talvolta viene quasi da pensare che il suo amore per il Giappone sia eccessivo, che non gli permetta di osservare il paese in modo davvero oggettivo. Si sa, ogni innamorato è cieco davanti ai difetti della sua amata. Di sicuro, lo scrittore non è miope quando si tratta di immaginare le possibili conseguenze del processo di modernizzazione a cui sta andando incontro l’antico Nippon.

Castello di Matsue

Lascio a voi il compito di approfondire, a vostro piacimento, questi scorci di anime, questi capitoli dedicati allo spirito dei giapponesi e ai loro costumi. Ho voglia di rimettermi in cammino insieme a Hearn, di continuare a esplorare il Paese degli Dei. Tra le molteplici anime di questo autore (si dice che un uomo possa averne sino a nove) preferisco quella di scrittore di viaggi e di racconti rispetto a quella di giornalista/saggista/divulgatore.

Lasciamo Matsue e la sua scuola per il  sonnacchioso villaggio di Kanii-ichi. Perché siamo venuti in questo luogo sperduto? Perché qui si trova un famoso albero sacro, un pino dalle radici contorte. Davanti alla pianta è stato eretto un piccolo torii e, vicino alle sue radici, è stato lasciato un originale ex-voto. Una donna, quando si è resa conto che il suo amato stava facendo gli occhi dolci a un’altra, ha chiesto al dio-albero di “riportarlo sulla retta via”. Quando la sua preghiera è stata esaudita, la fanciulla ha deposto, in segno di ringraziamento, due bamboline ai piedi del pino: due innamorati.

Ora è giunto il momento di affrontare il più affascinante tra gli Scorci del Giappone sconosciuto di Hearn: Oki, una regione misteriosa, quasi del tutto ignota agli stessi giapponesi. Questa “terra incognita” è composta da due gruppi di piccole isole situate a circa cento miglia dalla costa di Izumo. Per raggiungere l’arcipelago, dovremmo affrontare un viaggio infernale su un vaporetto che sembra essere stato costruito dai demoni, visto quanto è scomodo. Lasciamo il porto di Sakai e prepariamoci a una lunga traversata.

La nostra prima tappa è Minoseki dove si può fare incetta di graziosi souvenir: coppette per il sakè, porcellane su cui è stato riprodotta la facciata del tempio e fibbie per le borsette porta tabacco decorate con l’effige del dio dei pescatori, intento a cercare di infilare un gigantesco pesce in un cestino decisamente troppo piccolo.

isole Oki Giappone
Di Yuvalr – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=63943641

Proseguiamo la navigazione. Dalle nubi emerge un’ombra pallida: è Takunizan, la montagna sacra di Oki. Sulla sua vetta si trova un antico santuario dedicato al dio Gongen-Sama. Secondo la leggenda, nella trentunesima notte del dodicesimo mese, tre fuochi fatui si levano dal mare, ascendono sino al tempio e fanno risplendere le lanterne di pietra situate al suo ingresso.

Di pagina in pagina, di miglio marino in miglio marino, Lafcadio ci incanta con i suoi acquerelli, con le sue “cartoline” dall’antico Nippon: la sua penna cattura l’atmosfera e i colori di una terra elfica, magica, da cui si levano onirici bagliori dorati.

Per raggiungere Dogo, l’isola principale dell’arcipelago di Oki, bisogna passare attraverso uno stretto circondato da scogliere che assomigliano a gigantesche fortificazioni, a bastioni che si innalzano verso il cielo. Dogo è l’ultima visione dell’antico Giappone di Hearn, di questa terra indecifrabile, ricca di misteri

Il fascino dell’arcipelago risiede proprio nel suo essere così enigmatico, selvaggio, autentico, ancora lontano, almeno al tempo di Lafcadio, dalla pressione dell’imminente ondata di “civilizzazione”, di modernizzazione. In questa “terra incognita”, gli uomini riescono a sottrarsi al richiamo di un mondo frenetico, artificiale, e hanno la possibilità di dedicarsi all’introspezione, alla scoperta di se stessi.

Isole Oki Giappone

Impara a conoscere te stesso: forse è questa la risposta all’enigma rappresentato dallo specchio di Hearn. Quello specchio è un simbolo della nostra anima, di un’anima che può essere conosciuta solo guardando dentro un’altra anima:

L’anima, se vuole conoscersi, deve guardare dentro un’altra anima; s’immerge in quello specchio dove scopre che io è un altro e che anche quello sei tu. Qual è l’incantesimo più profondo che l’uomo abbia sofferto? Lo specchio: lì troverà sé stesso. Seguiteremo a incantare noi stessi con le favole. (La fine della neve di Ottavio Fatica in Ombre giapponesi)

I Glimpses of Unfamiliar Japan di Hearn non sono altro che un grande gioco di specchi: lo scrittore si immerge nello specchio-Horai, nel disco brunito dell’antico Nippon; noi scrutiamo il suo riflesso, ma, alla fine del viaggio, ci rendiamo conto di stare osservando il nostro volto allo specchio.

Per approfondire:

Un blog che sembra aver raccolto l’eredità di Lafcadio: More Glimpses of Unfamiliar Japan 

Il museo di Matsue dedicato al grande scrittore-viaggiatore

Il Giappone visto dal cielo – Rai Play

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