Scorci di un Giappone sconosciuto 1/2

Scorci di un Oriente sconosciuto: oggi partiremo alla volta del Paese degli Dei, dell’antico Nippon. Ci basterà varcare un torii di carta e d’inchiostro, un portale-ideogramma tracciato con quattro pennellate, per ritrovarci nel magico Hōrai, nel Giappone di fine Ottocento. La nostra guida d’eccezione, lo scrittore-viaggiatore Lafcadio Hearn ci aspetta sulla soglia di Glimpses of Unfamiliar Japan (The Haiku Foundation Digital Library).

Approdiamo a Yokohama e riviviamo il primo giorno di Hearn in Giappone:

La fresca giornata primaverile è di una bellezza divina. Tutto sembra elfico, persone, cose, case; gli ideogrammi sono vivi, parlano, gesticolano. (La fine della neve di Ottavio Fatica, Ombre giapponesi)

Seguiamo lo scrittore attraverso quartieri che sembrano usciti da un libro di favole: Yokohama è un susseguirsi di graziose cartoline, di scorci incantati, di rivelazioni. L’ombra della modernità, di un futuro in cui le antiche tradizioni rischieranno di scomparire, incombe già sulla città, ma, per ora, il fascino dell’antico Nippon è ancora intatto.

Durante questo primo giorno febbrile, ricco di esperienze, Lafcadio raggiunge un tempio dove trova ad aspettarlo un enigma, un simbolo dell’elusivo Giappone:

Il prete fa scorrere un paravento dopo l’altro per dare luce e lui, che cerca l’immagine della Divinità, vede… uno specchio, un pallido disco di metallo brunito con dentro il proprio viso e dietro quella sua scimmiottatura un fantasma del mare lontano. Uno specchio. A simboleggiare che cosa, si domanda. L’illusione? O che l’universo esiste per noi unicamente come riflesso della nostra anima? O l’antico insegnamento cinese che dobbiamo cercare il Buddha nel nostro cuore? Forse un giorno riuscirà a scoprirlo. (Ibidem)

Lafcadio Hearn

Hearn viaggia in lungo e in largo per il paese in cerca di una soluzione all’enigma dello specchio: scopre le differenze tra le diverse regioni, visita i santuari più importanti, ascolta le voci degli abitanti di ogni città e si avvicina sempre di più al cuore dello sfuggente Hōrai . Di giorno in giorno, i taccuini del viaggiatore si trasformano in scrigni ricolmi di meraviglie, di bagliori di un mondo esotico: Glimpses of Unfamiliar Japan.

Hearn ci prende per mano e ci guida alla scoperta del paese che gli ha rubato il cuore: vuole farci vedere tutto, vuole riempirci gli occhi e il cuore d’incanto, di storie, di leggende. Ci riporta suoni, odori e colori, così da darci davvero l’impressione di stare davvero viaggiando assieme a lui. Ci sono sin troppe cose da vedere, sin troppi luoghi magici da visitare: conviene assaporare con calma ogni capitolo e godersi sino in fondo l’esperienza. Io ho deciso di darvi solo un assaggio di questi Glimpses: attraverso un viaggio in due tappe, vi mostrerò alcuni scorci del Giappone sconosciuto di Lafcadio.

Il nostro punto di partenza è proprio Yokohama, la città in cui ha avuto inizio la lunga storia d’amore tra lo scrittore e il Paese del Sol Levante. Inoltriamoci in una stretta stradina: una costellazione di lanterne ci guida sino al Mercato dei morti, organizzato in occasione del Bon Festival. Curiosando tra gli stand, ci imbattiamo in un venditore di loto: i fiori vengono utilizzati per ornare tombe e altari, mentre le foglie servono per avvolgere il cibo che verrà offerto ai defunti. Sopra i banchetti si innalza, come un nume tutelare, il tempio di Shingon.

Yokohama di notte
Yokohama di notte – By 木村邦生, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57754197

Lasciamo Yokohama e raggiungiamo Matsue: Lafcadio ci racconta come si svolge una tipica giornata in città e ci mostra tutti i principali luoghi d’interesse del capoluogo della prefettura di Shimane. Matsue è la cittadina della Sette meraviglie: un tempo era divisa in sette quartieri e, secondo la leggenda, in ognuno di essi si poteva ammirare qualcosa di straordinario.

All’alba, il sole sorge sul fiume Ohashigawa che si getta nel grande lago Shinji: fili di seta dorata illuminano le acque, rischiarano le cime degli alberi e fanno risplendere le facciate degli edifici. Lo specchio d’acqua, avvolto da un’aurea foschia, si trasforma in una visione da sogno. Visto che il mattino ha l’oro in bocca, Hearn ci invita a metterci subito in cammino, ad addentrarci nel cuore di Matsue.

Visitiamo il tempio dedicato a Tenji, dio della calligrafia: sulla facciata spiccano dei drappi blu, decorati con ideogrammi bianchi, che prendono vita ogni qualvolta spira la brezza. Proseguiamo e raggiungiamo il ponte Adzuki-togi-bashi, infestato da uno spettro che si infuria non appena ode le note della canzone dedicata al fiore chiamato kaki-tsubata-no-uta.

Lafcadio continua a guidarci da quartiere  all’altro, a deliziarci con leggende e aneddoti sino al calare del sole. Una volta scesa la sera, ci fermiamo ad ascoltare la voce della città: la campana di Tokoji diffonde nell’aria i suoi rintocchi; i passanti, rallegrati da un sorso di vino, cantano; i venditori di soba e gli indovini attirano i clienti con i loro caratteristici richiami.

 

Lasciamo le meraviglie notturne di Matsue e partiamo alla volta di Enoshima, la città madreperla. In ogni negozio si trovano oggettini fatti con le conchiglie, scintillanti come arcobaleni in miniatura: animaletti, pupazzetti, pettini, portasigarette e pipe. Saliamo i gradini del Tempio di Benten – dea della bellezza, dell’amore, dell’eloquenza e del mare – e ammiriamo la cittadina dall’alto. Prima di proseguire, strofiniamo le mani sulla pietra della buona sorte chiamata Fuku-ishi.

Enoshima

 

La nostra prossima meta è il grande tempio di Kitzuki, nella provincia di Izumo: il più antico dei santuari shintoisti. Nel mese chiamato “mese senza divinità”, tutti gli dei lasciano i loro templi e si radunano in quello di Kitzuki. Per questo motivo, solo a Izumo, questo mese viene chiamato “mese in cui ci sono le divinità”. Lafcadio è il primo occidentale ammesso nel santuario, il primo a vedere le sacre reliquie, il primo ad assistere alla spettrale danza divinatoria della sacerdotessa. Lo scrittore continuerà a sognare per anni la parata di torii-sentinelle che custodisce il tempio.

 

A sole cinque miglia da Kitzuki si trova un altro luogo che nessun occidentale ha ancora visitato: Hinomisaki. Qui sorge il tempio dedicato a Ameaterasu-oho-mi-Kami, Signora della Luce, e a suo fratello Take-haya-susa-no-wo-no-mikoto. Dopo aver attraversato un torii di granito bianco, situato in mezzo al mare, ci inoltriamo tra le strade di questo villaggio di pescatori: una lunga teoria di case di legno, di negozi e di cornici di bambù, dove sono appesi i pesci appena pescati. Una volta raggiunto il tempio, ci ritroviamo davanti a una visione da sogno: legni intarsiati e laccati d’oro, un altare riccamente decorato, un soffitto dove danzano nuvole e draghi.

La prima parte del nostro viaggio si conclude nel santuario di Kaka: un’incantevole grotta marina dedicata al culto di Jizo, il dio che protegge e conforta i fantasmi dei bambini. All’ingresso della cava, una pietra incombe sui visitatori: se la nostra indole si rivelerà malvagia, il pietrone si staccherà dalla volta e ci cadrà in testa. Per fortuna, superiamo la prova.

 

All’interno della grotta possiamo ammirare una pietra bianca da cui sgorgano gocce altrettanto bianche: è la Fonte di Jizo, la fontana di latte a cui si abbeverano le anime dei bimbi morti. Continuiamo ad addentrarci nei recessi della cava, facendo attenzione a non far cadere le torri di pietre che, secondo il mito, i bambini devono impilare come penitenza dopo la morte. Nel cuore del santuario di Kaka si trova una statua di Jizo: in una mano stringe il gioiello della virtù che esaudisce ogni desiderio, nell’altra lo shakujo, il bastone dei pellegrini.

Il nostro viaggio, per ora, si conclude qui, davanti al dolce sorriso del dio che veglia sui bambini. La prossima settimana, riprenderemo a esplorare l’antico Nippon in compagnia di Lafcadio Hearn, il viaggiatore che è stato in grado di cogliere la bellezza di un mondo sul punto di svanire. Ritorneremo a camminare per le strade della terra dei sogni e cercheremo di imparare a conoscere il paese più arduo da conoscere del mondo.

Per approfondire:

Giappone di Lafcadio Hearn – Violet in Japan 

L’uomo che volle farsi giapponese – Viaggiappone 

Sulle orme di Hearn a Matsue – Nippon.com (in inglese) 

Ombre giapponesi sul mio vecchio blog

9 pensieri su “Scorci di un Giappone sconosciuto 1/2

    1. Alex Kerr ha raccontato il tramonto del Nippon di Lafcadio ne “La bellezza del Giappone segreto”. Eppure qualcosa del suo antico fascino sopravvive ancora.
      Sarebbe bello ripercorrere i passi di Hearn e scoprire come sono cambiati i luoghi che ha visitato.
      P.S. Mi piacerebbe vederti alle prese con un reportage dal Sol Levante!

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      1. Probabilmente bisognerebbe visitarlo nei suoi luoghi meno battuti, anche se alcune tappe rimarrebbero imprescindibili per conoscerne il passato (tipo Kyoto). Ad averne la possibilità, il Giappone rurale e dei piccoli paesi per me conserva ancora qualcosa dell’antico fascino.
        P.S. Al momento il Giappone non è tra le mie priorità di viaggio, più che altro per i suoi costi esagerati. A parità di prezzo, si possono trascorrere più giorni in altre mete altrettanto fascinose (“altrettanto” è ovviamente soggettivo).

        Piace a 1 persona

  1. Pingback: In Giappone con Lafcadio Hearn 2/2 – Il verbo leggere

  2. Pingback: Cronaca di un anno di letture – Il verbo leggere

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