Appunti di un romanzo

Ricordo ancora con piacere un pigro pomeriggio estivo trascorso con il naso tra le pagine di Tre uomini in barca: la me stessa bambina era rimasta deliziata da quel carosello di scenette comiche. Da allora mi è sempre rimasta una certa predilezione per lo humour inglese, ma, dopo aver letto Tre uomini a zonzo, la mia strada e quella di Jerome K. Jerome non si sono più incrociate. Qualche giorno fa ho adocchiato il suo Appunti di un romanzo nel catalogo di Feedbooks: il titolo mi ha subito incuriosita, quindi eccoci qui.

Le pagine di questo scrittore, secondo il mio modesto parere, equivalgono a un comfort food, a un piatto di fragranti muffin inglesi da spilluzzicare uno dopo l’altro. Il traduttore Silvio Spaventa Filippi nella sua ormai un po’ datata, ma ancora efficace, Prefazione sostiene che Jerome è l’autore perfetto a cui rivolgerti quando hai bisogno di dimenticare, almeno per un po’ le tue preoccupazioni:

Un filosofo scettico osserverebbe che chi si mette ad attingere conforto in un libro deve essere già ben disposto a consolarsi. Sia pure. Ma sostenere quella disposizione, rafforzarla, sì che se ne abbia l’effetto sperato, non è pregio di molti autori, e i pochi forse non si arrivano a contare sulle dita delle mani e dei piedi.

Facilità, semplicità, straordinaria finezza visiva nei particolari minuti della vita ordinaria: queste e altre doti si fusero in lui in una singolare potenza artistica che lo fa unico nella provincia del riso.

Di che cosa parla Appunti di un romanzo? Stando al titolo, dovrebbe raccontare la genesi un’opera letteraria, ma non è proprio così. Se siete alla ricerca di un libro con una trama salda e robusta rimarrete sicuramente delusi: questo testo ha una natura fortemente episodica. Il ritrovamento di un manoscritto perduto, in cui sono raccolte le annotazioni stilate durante il vano tentativo di dare vita a un romanzo, è il pretesto per una serie di digressioni: Jerome dedica alcune pagine alla metaletteratura, ma, ci parla soprattutto di piccoli incidenti, di casi bizzarri e della società inglese di fine Ottocento.

Jerome k. jerome

Come in Tre uomini in barca anche in quest’opera lo scrittore ci mette davanti a una sgangherata congrega di amici: nel “libro dentro il libro”, lui e tre improbabili soci si riuniscono per stendere un romanzo collettivo. Da una parte abbiamo MacShaugnassy, fonte inesauribile di pessimi consigli, dall’altra lo speranzoso Jephson, nel mezzo Brown, aspirante autore capace di raccontare solo aneddoti vecchi di almeno cent’anni:

Egli si ferma in mezzo alla strada con un: «Oh, ti debbo raccontare una cosa magnifica!» Ed ecco che comincia a spacciarti, con molto spirito e molto garbo, una delle migliori spiritosaggini note dal tempo dell’arca di Noè (…). Uno di questi giorni qualcuno gli racconterà la storia di Adamo ed Eva, e lui crederà di avere in mano una trama nuova, e v’imbastirà su un romanzo.

Gli incontri dei quattro “romanzieri in fieri” sono l’occasione perfetta per parlare del mondo letterario: Jerome mette il dito nelle piaghe della letteratura di consumo, nasconde tra le righe qualche dichiarazione di poetica e tira delle frecciatine ai molesti critici letterari. Lo scrittore e i suoi tre amici si soffermano poi sulle caratteristiche dei loro personaggi “in corso d’opera” e sulle loro qualità morali: è meglio un’eroina buona o una cattiva? Quello che è certo è che i letterati, razza di disgraziati, si nutrono delle disgrazie umane: un libro in cui tutti si comportano bene e dove non succede nulla di male sarebbe di una noia mortale.

Jerome K. Jerome sa bene che vagare da una cosa all’altra è, in uno scrittore di racconti, una grave colpa, e un costume che si deve condannare. Sì, come no… Le buone intenzioni dei quattro aspiranti autori sono destinate a naufragare in un mare di deliziose digressioni: un aneddoto tira l’altro e l’attività frenetica della penna finisce presto col cedere posto all’ozioso piacere della divagazione. Noi lettori ci rassegniamo: rinunciamo a ogni speranza di veder venire alla luce un nuovo capolavoro, ci sdraiamo in poltrona e ci godiamo questo flusso inesauribile di ciance.

giphy digressione

La maestria dell’autore di Tre uomini in barca viene fuori proprio dalla sua capacità di incastrare, come tessere di un mosaico, una serie quasi infinita di storielle che paiono germogliare l’una dall’altra e moltiplicarsi a dismisura come i proverbiali pani e pesci. Si passa da aneddoti esilaranti, vedi la storiella dell’uccello troppo rumoroso e le disavventure amorose di un novello Dottor Jekyll, a raccontini un po’ troppo melodrammatici. Il mio preferito è quello dedicato a un signore che si è reso conto di quanto sia difficile dare un buon consiglio a uno sconosciuto.

Questo elogio della digressione (se avessi letto Tristam Shandy, sarei in grado di analizzare più a fondo l’arte della divagazione) è esilarante come Tre uomini in barca? No. Alcuni passaggi sono decisamente comici, ma nel testo prevale un’atmosfera malinconica:

La mano leggera di chi si compiace di bizzarrie, di racconti buffi, di quadri sorprendentemente burleschi tratti con felice intuito dallo svolgimento degli avvenimenti più semplici, di inattese situazioni divertenti, narrate con la grave serietà del burlone nato, non manca mai; ma è più sensibile in questo volume l’ansia tormentosa, che direi filosofica, di chi si affanna sugli insolubili problemi della vita, pur col sentimento dell’inutilità d’ogni sforzo. (Prefazione di Silvio Spaventa Filippi)

Jerome K. Jerome sembra invitare i lettori a liberarsi del giogo delle convenzioni, a non recitare sempre una parte che sembra essere stata scritta da qualcun altro. Dovremmo provare a goderci i piccoli piaceri della vita, a gustare la compagnia degli amici, ad assaporare il profumo di una rosa, ma

Disgraziatamente per noi, la sorte è una dura governante che non ha alcuna simpatia per il nostro desiderio di boccioli di rose. «Non ti fermare a coglier fiori ora, mio caro»; essa grida col suo acuto, stridulo tono, mentre ti afferra per il braccio e ci trae indietro nella strada; «oggi non abbiamo tempo. Torneremo di nuovo domani, e allora li raccoglierai».

E noi dobbiamo seguirla, sentendo, se siamo fanciulli intelligenti, che c’è la probabilità che domani non si tornerà più, e che, se mai si tornerà, le rose saranno appassite.

Divagazioni e approfondimenti:

Una bella introduzione dedicata alla vita dell’autore e al suo peculiare senso dell’umorismo.

Jerome Klapka Jerome, l’umorista inglese 

Appunti di romanzo – Sulla Notizia 

5 pensieri su “Appunti di un romanzo

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