Botchan

Botchan, Il signorino, di Natsume Sōseki (Feedbooks) mi ha spiazzata, lo ammetto. All’inizio non riuscivo a credere che questo romanzo fosse stato scritto dallo stesso autore di Guanciale d’erba. Il libro che avevo tra le mani mi sembrava distante anni luce da quella raffinata riflessione sul ruolo dell’artista e sulle insidie del mondo fluttuante. L’irritazione che provavo nei confronti del protagonista di Botchan mi ha quasi spinta ad abbandonare questo romanzo, ma, per fortuna, ho deciso di proseguire la lettura.

Per riuscire a spiegarvi perché ora considero quest’opera un degno frutto dell’ingenio di Sōseki, devo fare un passo indietro. Iniziamo da principio, ovvero dal protagonista del romanzo. La nostra voce narrante è un impulsivo signorino di buona famiglia. Per quasi metà del libro, questo giovane snob mi ha dato sui nervi: non è facile entrare in empatia con una simile testa dura.

Il nostro decisamente poco eroico protagonista, in seguito a una serie di vicissitudini familiari, è costretto a intraprendere la carriera di professore. Il suo primo incarico lo porta a lasciare la sua amata Tokyo per una città di provincia. Botchan mette in valigia i suoi pochi averi, il suo poco sale in zucca e il suo grande ego: è giunto il momento di farsi strada nel mondo.

Una volta arrivato in campagna, lo shock culturale è immediato: il signorino di buona famiglia ha l’impressione di essere circondato da zotici, da villani incapaci di apprezzare i veri piaceri della vita. Nel giro di qualche giorno, il ragazzo di Tokyo riesce ad alienarsi le simpatie dei suoi allievi e dei suoi colleghi. Invece di provare ad integrarsi nella comunità, il giovane maestro pare più interessato ad affibbiare soprannomi insultanti ai suoi nuovi conoscenti e a guardare tutti dall’alto in basso.

botchan soseki

Non è facile riuscire a provare simpatia per Botchan: quando i suoi allievi, stufi del suo atteggiamento spocchioso, iniziano a bersagliarlo con una serie di tiri mancini è quasi inevitabile fare il tifo per loro. A questo punto del libro, il giovane cittadino, invece di prendersela con gli alunni, si rende finalmente conto dei suoi errori e inizia un difficile percorso di maturazione che lo porterà a diventare una persona migliore.

Ci siete cascati? Mi spiace, ma questa non è una storia “dolciotta” ed edificante come quella raccontata nell’anime Barakamon. Il nostro signorino non ha nessuna intenzione di farla passare liscia ai suoi pupilli: è convito di essere nel giusto e di non dover cambiare atteggiamento. Per fortuna, qualcosa comincia comunque a cambiare: di pagina in pagina, la trama prende finalmente slancio e si fa sempre più intricata, mentre il maestrino diventa finalmente meno antipatico.

A che cosa è dovuto questo mutamento? A un cambio di prospettiva: i personaggi di Sōseki, da adesso in poi, iniziano a mostrare dei lati nascosti del loro carattere. Gli irreprensibili colleghi del signorino di Tokyo ora non sembrano più così impeccabili, mentre Botchan ci appare sotto una luce più favorevole. Gli esseri umani, si sa, sono imprevedibili e inaffidabili:

Viewed from any angle, man is unreliable

Incredibile a dirsi, ma il giovane con la puzza sotto il naso finirà col trasformarsi in una sorta di improbabile paladino dei vecchi valori giapponesi, in un difensore dell’onestà dalla correttezza. Questo ragazzo irruento, dal cuore semplice, deciderà di schierarsi contro l’ingiustizia e di lottare per quello in cui crede.

casa natsume soseki

Nella seconda parte del romanzo, il signorino, ormai promosso al rango di eroe, cercherà di difendere il suo dolce e onesto collega Koga dalle macchinazioni dell’infido professor “camicia rossa” e del preside “tasso”. Riuscirà il nostro eroe a trionfare sui suoi ipocriti avversari, oppure, vista la sua ingenuità, finirà col cacciarsi in un mare di guai?

Botchan, nonostante una falsa partenza, si è rivelato una lettura scorrevole e piacevole, sorretta dallo stile limpido e frizzante di Sōseki. Lo scrittore è stato capace di dare vita a una vivace galleria di figure a tutto tondo, capaci di riflettere le ambiguità del cuore umano. I suoi personaggi, con l’eccezione del mite Koga e della “santa” Kiyo, sono problematici e un tantino antipatici, ma non si può dire che non siano ben caratterizzati. Il signorino continua a starmi antipatico, ma ora penso che valga la pena di prendere parte alle sue avventure.

Leggendo la Nota del traduttore, ho scoperto che questo romanzo ha conquistato il cuore dei lettori giapponesi: Sōseki non è diventato famoso grazie ai suoi libri più impegnati, ma grazie a questo testo apparentemente semplice e non memorabile. A cosa si deve tanto successo? Lo stile frizzante e pittoresco, punteggiato da espressioni tipiche della parlata di Tokyo, di Botchan ha fatto presa su un pubblico stufo di storie stereotipate e di narrazioni “più tradizionali e conformiste”.

La storia del duro e puro Signorino, dell’uomo che “ha provato ad essere onesto”, ha deliziato generazioni di lettori con il suo tono leggero ed umoristico. Però il traduttore Yasotaro Morri ci invita ad andare oltre, a non soffermarci solo sul primo livello di lettura: quest’opera può essere anche interpretata come una pungente satira di una società ipocrita, dominata da individui maneggioni che approfittano dalla loro posizione privilegiata e della loro facciata rispettabile per fare i propri comodi.

Il traduttore mette in luce anche un possibile elemento biografico: Sōseki, da giovane, ha insegnato inglese in una scuola di provincia, non lontana dai luoghi in cui è ambientato il romanzo. La vita e l’arte si confondono: sia l’autore che il suo personaggio sono “ragazzi di Tokyo”. Lo scrittore avrà sicuramente tratto ispirazione dalla sue esperienze personali per dare vita a questa storia originale, narrata in prima persona con uno stile autobiografico, ma è difficile tracciare una linea di separazione tra realtà e finzione. Quello che è certo è che Botchan continua ad affascinare i lettori con il suo stile frizzante.

Se siete alla ricerca di una lettura scorrevole e se non avete paura di confrontarvi con un protagonista problematico (ah, secondo diversi critici, più acuti della sottoscritta, non è uno snob, anzi è un giovane intellettuale duro e puro alla Caulfield…), questo libro fa per voi. Se, invece, volete dedicarvi a un’opera più raffinata, capace di rispecchiare il fascino del vecchio Giappone, vi consiglio di leggere Guanciale d’erba.

Approfondimenti:

Il primo grande romanziere giapponese – The Book Mark (un ottimo articolo che vi permetterà di conoscere meglio il contesto socioculturale del romanzo)

La recensione di leggere a colori 

Botchan – The Japan Times 

Letture giapponesi – I dolori della giovane libraia 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.