Il teatro di Sabbath

Benvenuti al Teatro degli Indecenti: prendete posto, mettetevi comodi e preparatevi a venire scandalizzati. No, non fate quelle facce: se vi siete già sciroppati Cinquanta sfumature di non senso, non avrete nessun problema. In quest’opera la perversione non è fine a sé stessa: serve a rivelarci qualcosa sull’animo umano. Vi siete tranquillizzati? Bene, permettetemi di presentarvi il solo e unico Mickey Sabbath, ex burattinaio e burattino del compianto Philip Roth (Il teatro di Sabbath, Arnoldo Mondadori Editore, 2006).

Chi è Sabbath? Spetta a voi trovare la risposta, ma vi avverto che non sarà facile, perché vi dovrete a fare i conti con un narr-attore inaffidabile. Questo personaggio cinico, perverso, ma, allo stesso tempo, umano e fragile, indossa sempre una maschera. Nel corso di questa rappresentazione lo vedrete interpretare più di un ruolo: il folle Lear, il corpulento Falstaff, il prodigioso Prospero e, soprattutto, il lussurioso Dioniso.

Mickey potrebbe tranquillamente recitare sul palco del Globe, ma preferisce esibirsi nella metropolitana di New York. L’ex burattinaio ha un’intima conoscenza delle eroine del Bardo: si è portato a letto sia la fragile Ofelia, la sua prima compagna Nikki, sia l’androgina Rosalinda, la sua seconda moglie. Nel corso degli anni, Sabbath-Prospero ha dato vita a lascive illusioni e ha continuato a suscitare scandalo, sinché l’artrosi non ha messo fine alla sua carriera.

Nell’inverno della sua vita, ma non del suo scontento, l’ex burattinaio ha trovato consolazione tra le braccia di Drenka, la sua sensuale ed insaziabile amante. Non appena la donna è morta, la pazzia si è insinuata nella mente di Sabbath, in una testa che non ha mai dovuto sopportare il peso di una corona. Il sessantenne si è improvvisamente ritrovato circondato da una schiera di fantasmi tale da far impallidire persino un certo principe di Danimarca: alas, poor Mickey.

james stephanoff falstaff

Per Sabbath è giunto il momento di fare i conti con il passato: lo spettro di sua madre gli sussurra all’orecchio, costringendolo a ricordare i suoi errori e tutte le persone che ha perso. Dalle sabbie del tempo riaffiorano il fantasma di suo fratello Morty, caduto durante la Seconda guerra mondiale, e l’ombra di Nikki, la sua prima moglie, scomparsa in circostanze misteriose.

Se Mickey fosse un uomo sincero, potreste vederlo mettere a nudo il suo dolore e deporre la maschera, ma lui è un amante e maestro di inganni, un artefice di irrealtà. Dovrete rimanere seduti al vostro posto, quando il suo flusso di coscienza diventerà sempre più erratico (difficile non pensare ai monologhi del suo fratello d’inchiostro Nathan Zuckerman). Dovrete cercare di non scandalizzarvi, quando lo vedrete masturbarsi sulla tomba di Drenka.

Invito la professoressa e scrittrice Nicole Peele a raggiungermi sul palco per spiegarvi perché vale la pena di assistere allo spettacolo del Teatro di Sabbath, alla messinscena di questo primo attore contraddittorio e, per molti versi, sgradevole. Peel, nell’articolo The Woman of Ressentiment in When She Was Good, ha messo a nudo uno degli aspetti più interessanti di quest’opera: la scissione.

Lo spettacolo a cui state assistendo si basa su una serie di ramificazioni: ogni azione distruttiva e provocatoria di Sabbath è controbilanciata da un istante di compassione, da un momento di onestà o da un’ intuizione. Mickey è sì un libertino, ma è anche un pensatore, una sorta di novello Socrate: le sue riflessioni vi spingeranno a ragionare sulla vostra esistenza e a rimettere in discussione le vostre certezze.

L’importante non è riuscire ad arrivare alla giusta conclusione riguardo a questo personaggio controverso e al suo modo di vedere il mondo: l’importante è sottoporsi all’analisi introspettiva di cui Mickey ci sta dando una dimostrazione. Il burattinaio Roth, attraverso le gesta del suo burattino, vi sta invitando sia a resistere all’impulso di formulare facili giudizi, sia al bisogno di ritrovare nella finzione personaggi che rispecchino alla perfezione il vostro sistema di valori.

Lasciate allora da parte ogni pregiudizio e divertitevi a psicoanalizzare Mickey, a mettere in pratica la lezione di anatomia del maestro Roth. Sabbath si nasconderà sempre dietro la maschera di Pan, ma, se presterete attenzione ai suoi scambi di battute con gli altri personaggi del dramma, potrete iniziare a capire qualcosa di più sia su di lui sia su che cosa significa essere umani. Incominciamo da Norman, l’ “uomo normale”. Secondo lui l’ex burattinaio è un grottesco buffone che gioca con i tabù:

“Sei un panegirico vivente dell’oscenità, il santo invertito il cui messaggio è la dissacrazione. Non è faticoso, nel 1994, questo ruolo di eroe ribelle? Che strano momento per considerare il sesso sotto forma di ribellione. Siamo tornati al guardiacaccia di Lawrence? A quest’ora? Andarsene in giro con quella barba, sbandierando i pregi del feticismo e del voyeurismo. Andarsene in giro con quella pancia, difendendo a spada tratta la pornografia, e tenendo alta la bandiera del cazzo. Che vecchio matto patetico e fuori moda sei (…). L’ultimo guizzo polemico del maschio in croce. (…).”

Mickey crede di poter ingannare gli altri, ma non si rende conto di stare mentendo anche a se stesso: nemmeno lui riesce a capire se le sue lacrime sono finte o reali. La moglie di Norman, l’ennesima donna che lui vorrebbe portarsi a letto, sembra avvicinarsi più di chiunque altro alla sua vera, enigmatica, essenza:

“Quanto ti costa questa sceneggiata? Quanto hai davvero bisogno di recitare?”
“E cos’altro posso fare, si può sapere? Se lo sai, dimmelo. Non esiste forma di stupidità che non mi interessi” disse, fingendo, ma solo un po’ di essere arrabbiato, perché quel “davvero” era stato un colpo basso. “Che altro modo c’è di comportarsi?” (…)
“Faresti qualsiasi cosa” disse lei “pur di non vincere. Ma perché ti comporti così? Emozioni primarie, linguaggio osceno e frasi ordinatamente complesse.” (…) “Mickey Sabbath vorrebbe tanto essere il Marchese De Sade, ma non lo è. Alla tua voce manca la nota della degradazione.”

Dietro la maschera di De Sade si nasconde un uomo che, come avrete ormai capito, può dimostrarsi anche estremamente lucido ed acuto. Mickey, come i personaggi più saggi di Roth, ha capito che la pretesa di poter controllare ogni cosa è assurda e ha imparato guardare in faccia con ironia quella grande teoria di rompicapi che è la vita umana. Potrebbe essere un grande filosofo, se non fosse troppo impegnato a scandalizzare il prossimo e a fornicare.

Godetevi lo spettacolo, miei cari lettori, e lasciatevi affascinare dal grande burattinaio Philip Roth e dal Teatro di Sabbath. Lasciatevi catturare da questo grande storico dell’erotismo moderno, infinitamente vulnerabile nella sua sincerità e infinitamente elusivo nella sua ironia (Le Monde, Milan Kundera). Sipario.

Per approfondire:

Il teatro shakespeariano di Sabbath – Grafemi 

La recensione di Tra sottosuolo e sole

When a writer is born into a family… Roth da Portnoy alla maturità – Finzioni 

4 pensieri su “Il teatro di Sabbath

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