Ritorno a Brideshead

Un orsacchiotto, fiumi di champagne, i canali di Venezia, una splendida magione inglese: per anni questi fotogrammi tratti dal film Ritorno a Brideshead e dall’omonima serie televisiva sono rimasti in un angolo del cinema della mia memoria. Qualche giorno fa, mi sono finalmente decisa a intraprendere una lettura a lungo differita. Era ora: Brideshead Revisited (Penguin Classics, 2016) di Evelyn Waugh è un classico dal fascino intramontabile.

Se dovessi provare a descrivervi questo romanzo con una sola immagine, direi che assomiglia a un malinconico e maestoso tramonto: mentre lo leggevo, ho avuto l’impressione di trovarmi sulla cima di una collina inglese e di stare osservando una villa che, dopo essere stata rischiarata da un ultimo, morente, raggio di sole, viene inghiottita dalle tenebre. Waugh è il cantore della fine dell’età dell’oro, della decadenza: l’Arcadia è ormai un miraggio lontano.

Charles Ryder, il protagonista del libro, durante la Seconda guerra mondiale, si ritrova davanti alla magione di Brideshead, teatro degli avvenimenti che hanno segnato la sua giovinezza. Il Charles soldato, un uomo disilluso, cinico, che si sta affacciando alla soglia dei quarant’anni, volge lo sguardo al passato e rievoca la sua perduta età dell’oro.

Le lancette scorrono all’indietro e noi lettori ci ritroviamo in uno dei templi della tradizione inglese: l’università di Oxford. Se avete letto Maurice, potrete facilmente immaginare l’atmosfera del college: il giovane Ryder si ritrova immerso in un ambiente prettamente maschile, in cui l’Arte e l’Estetica la fanno da padrone. Tra le mura dell’università fioriscono ambigue amicizie che vengono tollerate dalla bigotta società del tempo solo perché sono considerate come un preludio all’unico amore accettabile, quello eterosessuale.

Oxford Università
Di Christopher Michel – oxford blues, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24815050

In seguito a un “incidente alcolico”, Charles fa la conoscenza dell’ammaliante e perennemente alticcio Sebastian Flyte. Sebastian è l’incarnazione della Giovinezza, della dorata Arcadia: si porta appresso un orsacchiotto di pezza, si inebria come un baccante, si circonda solo di cose belle e se ne infischia della morale. Questo Golden Boy sembra essere innamorato della sua infanzia, di un momento magico che cerca di prolungare il più a lungo possibile.

Charles rimane subito incantato dal bello e danaroso Sebastian: decide di varcare la porta del Paese delle Meraviglie e di lasciarsi, almeno per il momento, alle spalle Tradizione e Rimorso. Inizia così una sorta di inebriante percorso iniziatico: i due ragazzi assaporano il vino della malizia, del peccato, e lasciano che questo spirito oscuro, capace di arricchire e ritardare il processo dell’adolescenza, fermenti nelle loro anime.

Charles si immerge nel miele di un mondo dorato (I was drowning in honey, stingless), dove la Bellezza sembra averla vinta sul Peccato. L’amore per il bello lo porta ad essere irrimediabilmente attratto da Brideshead, la splendida e decadente magione avita dei Flyte. Peccato che Sebastian stia proprio cercando di tenersi lontano da quella casa.

La famiglia Flyte è a dir poco disfunzionale: il padre si è rifugiato a Venezia con la sua amante perché non riusciva più a respirare la stessa aria della sua pia consorte; la madre, Lady Marchmain, sembra odiare tutto e tutti; i figli sono oppressi da una genitrice a dir poco bigotta. Lady Marchamain ci appare come l’incarnazione di un cattolicesimo deformato, ipocrita: vuole apparire come una santa donna e desidera che i suoi figli siano un esempio di virtù, ma dietro il suo zelo religioso si cela un cuore arido, incapace di amare e di perdonare.

Sebastian cerca di tenersi alla larga da Brideshead e, quando è costretto a tornare a casa, ricorre al bicchiere. In bilico tra volontà di autodistruzione e desiderio di salvezza, il giovane fa di tutto per diventare una pecora nera, per dimostrare il mondo di “non stare dalla parte” dei suoi parenti. Viene da chiedersi se il suo rifiuto nei confronti dell’Autorità e della Religione non sia in parte dovuto al suo orientamento sessuale, ma, come chiarirò in seguito, il romanzo di Waugh è decisamente ambiguo.

La passione di Charles per la magione potrebbe non essere altro che un segnale della fine della sua adolescenza: quella dimora, che pare uscita dall’età dell’oro, è un emblema della Tradizione. Ryder sembra avvicinarsi a Lady Marchmain, ai vecchi valori, e allontanarsi sempre di più dal suo amico, da un amico che inizia a diventare una presenza scomoda: forse è giunto il momento di lasciare Arcadia per il grigio, convenzionale, mondo degli adulti.

Col passare degli anni, Charles diventerà un pittore specializzato in quadri che hanno come soggetto magioni destinate a venire vendute o distrutte. Monterà il suo cavalletto poco prima dell’arrivo dei banditori d’asta, poco prima del tramonto. Attorno a lui tutto andrà lentamente in pezzi: il sole non sorgerà più sul mondo dorato degli aristocratici inglesi; Arcadia andrà in frantumi; l’Inghilterra si avvierà verso il crepuscolo, verso le tenebre della Seconda guerra mondiale.

Solo Brideshead resterà sempre dietro le ciglia, fantasma ineliminabile: nessuno dei personaggi potrà sfuggirle. Come osservato da diversi commentatori, chi ha rifiutato la Madre-Religione è destinato a rientrare nel suo seno, a ritornare a Dio: tutti i personaggi principali si ritroveranno impegnati in un duello tra Amore e Peccato, tra Tradizione e Libertà. Ognuno cercherà la pace e una forse impossibile assoluzione: la tristezza è la nota dominante di questo romanzo crepuscolare.

Et in Arcadia Ego
Et in Arcadia Ego del Guercino

Ritorno a Brideshead è un libro capace di esercitare un fascino particolare sui lettori. Dove si nasconde il segreto del suo successo? Da una parte c’è l’attrazione suscitata da un’atmosfera metà tra Quel che resta del giorno, Downton Abbey e lo sfarzo decadente de Il Grande Gatsby. Dall’altra c’è una scrittura elegante, ornata, oserei dire quasi cinematografica, capace di catturare ogni dettaglio e di ridare vita a un mondo che non esiste più.

Per non parlare delle frasi culto, oggetto di innumerevoli citazioni, destinate a rimanere impresse nella mente dei lettori. Sono diamanti sparsi su una chioma corvina, sono effervescenti bollicine di champagne, sono l’essenza della perduta Arcadia:

(…) to know and love one other human being is the root of all wisdom. (Conoscere e amare un altro essere umano è alla base di qualsiasi forma di saggezza.)

“I feel the past and the future pressing so hard on either side that there’s no room for the present at all.” (Alle volte sento il passato e il futuro premere così forte da ambo i lati che per il presente non c’è posto.)

La trama procede lentamente, seguendo il ritmo delle intermittenze del cuore, ma l’attenzione dei lettori non viene mai meno. Evelyn Waugh dosa con sapienza humour corrosivo (le scene tra Charles e il suo anaffettivo padre sono perfidamente deliziose) e sentimentalismo. In ogni pagina si avverte una tensione emotiva sotterranea: si ha l’impressione che ci sia sempre qualcosa di non detto, di volutamente taciuto.

Secondo il mio modesto parere, il fascino di Ritorno a Brideshead risiede nella sua ambiguità di fondo, o almeno, in quella che io percepisco come tale. Parte di questa ambiguità è dovuta alla forte componente autobiografica del romanzo: è difficile stabilire dove finisce la biografia e dove inizia l’opera di trasmutazione della realtà operata dal processo di scrittura.

C’è poi il velo d’ambiguità, non voluto dall’autore, che circonda uno dei temi dominanti del libro: la questione religiosa. Waugh voleva scrivere una storia incentrata sul potere della grazia, sulla sua capacità di richiamare le anime perdute, ma, secondo me, il ritratto della chiesa cattolica che emerge dalle sue pagine è piuttosto ambivalente. Per buona parte dell’opera, la religione appare più come una forma di superstizione o come una convenzione sociale, che come un libero atto di fede.

A proposito di amore, che dire del rapporto tra Charles e Sebastian? La loro relazione è tutt’ora oggetto di discussione (ho letto diversi commenti interessanti su Goodreads): è una bromance, è una relazione puramente platonica o è qualcosa di più? Ryder sostiene di considerare Flyte come “un precursore”, una sorta di “amante di prova” da abbandonare una volta lasciata Arcadia, per rivolgersi verso il gentil sesso. Sarà davvero così? Quanto a Sebastian penso che fosse davvero innamorato di Charles e che si sia sentito tradito quando lo ha visto “schierarsi” dalla parte della Tradizione.

Il giovane Flyte, l’araldo di Arcadia, l’angelo caduto che, forse, è il “più santo” tra i personaggi di Waugh, si è guadagnato un posticino nel mio cuore. Lasciatemi sognare, dall’alto della collina su cui è ormai tramontato il sole, un finale alternativo in cui un Charles meno meschino (l’originale non è un granché né come amico né tanto meno come amante) si rende conto di amare ancora Sebastian e decide di prendersi cura di lui.

Approfondimenti (non a prova di spoiler):

How Evelyn Waugh’s gay Oxford lover became Brideshead Revisited’s Sebastian – Daily Mail

Una saga al crepuscolo – Il Pickwick 

Waugh and Brideshead – Vanity Fair  

8 pensieri su “Ritorno a Brideshead

  1. Pingback: Ritorno a Brideshead – Downtobaker

  2. Pingback: 5 libri per l’estate + 1 – Il verbo leggere

      1. Ti ringrazio come sempre per la tua gentilezza! Sono stata molto negligente con il blog ormai da un paio di mesi, causa impegni lavorativi e personali… ma non ho abbandonato le letture e spero di riuscire a riprendere presto! Buona estate anche a te 🙂

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