Escapismo

Now you’re in New York/These streets will make you feel brand new/Big lights will inspire you (Empire State of Mind). La copertina de Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay (Bur Rizzoli, 2018), sinfonia di blu e oro, di mattoni e vetro, evoca nella mente del lettore la grandeur della Grande Mela. Il libro di Michael Chabon è un inno alla città in cui gli emigranti diventano americani e gli orfani supereroi, alla N.Y degli anni Quaranta, in bilico tra l’età d’oro del fumetto e gli anni oscuri della Seconda guerra mondiale.

Basta sfogliare qualche pagina per ritrovarsi tra le strade della metropoli, per respirarne gli odori, per coglierne la particolare, vibrante, eccitante e, allo stesso tempo, sottilmente minacciosa, atmosfera:

In una giornata di sole, il mondo gli rifletteva negli occhi il luccichio delle cornici cromate dei fari delle automobili, delle fibbie delle scarpe delle donne, dei distintivi dei poliziotti, dei manici dei carrelli delle colazioni, dei simboli argentei dei bulldog sui cofani dei furgoni portavalori che procedevano rabbiosamente nel traffico. Era la Gotham City, la Città barbara e violenta, la Empire City, la Metropoli.

Una città che, nella mente dei nerd occhialuti e amanti dei fumetti come la sottoscritta, è indissolubilmente legata ad alcune immagini: mantelli svolazzanti, un vicolo dove tintinnano perle macchiate di sangue e una cabina del telefono in cui cambiarsi al volo. New York è la metropoli di china, la città dove uomini ingegnosi come Jerry Siegel e Joe Shuster hanno dato vita a imperi costruiti con pile di fumetti da dieci centesimi. Chabon è partito proprio da questo immaginario per costruire un romanzo in cui si intrecciano con sapienza storia e finzione: un viaggio nella Golden Age dei comics.

Un libro dedicato al mondo dei supereroi ha, ovviamente, bisogno di un eroe in calzamaglia: il vincitore del premio Pulitzerha dato vita a un superuomo che riassume in sé i tratti di altri paladini mascherati, ma che è soprattutto un omaggio al mito di Harry Houdini: L’Escapista. L’Escapista è un novello Golem, una creatura immaginaria nata dalle menti di due ragazzi geniali: l’artista ebreo Joe Kavalier (cavaliere) e suo cugino Sammy Clay (argilla ovvero la materia prima del Golem).

Joe e Sammy sono due giovani in fuga, due escapisti: il primo è riuscito a sfuggire da Praga, ma è stato costretto a lasciare i suoi cari nelle mani dei nazisti, mentre il secondo inventa surreali storie per eludere l’ombra di un padre assente e lo spettro della polio, che gli ha lasciato due gambe sottili come stecchini. L‘Escapista incarna il loro desiderio di libertà, le loro aspirazioni frustrate: è l’eroe capace di ridare la libertà ai popoli oppressi, di prendere a pugni Hitler, ma è anche Tom Mayflower, il giovane zoppo che può tramutarsi in un atletico paladino.

Il sodalizio artistico tra i due cugini è il cuore pulsante, il centro emotivo, del romanzo di Chabon: lo scrittore ha dato vita a due personaggi sfaccettati, complessi, a cui è impossibile non affezionarsi. Di capitolo in capitolo, il lettore impara a conoscere le crepe e le fragilità che si nascondono dietro i voli pindarici di Sammy, dietro la sua facciata solo apparentemente solida e sfacciata. Anche il brillante e affascinante Joe, capace di compiere prodigi con le sue agili dita da mago, ha più di una zona d’ombra:

Non disse quello che pensava veramente è cioè che Josef era uno di quelli sfortunati ragazzi che diventano escapisti non per dimostrare la superiorità strutturale del loro corpo rispetto ai congegni più elaborati e alle leggi della fisica, ma per gravi motivazioni simboliche. Sono persone che si sentono imprigionate da catene invisibili, circondate da un muro, cucite dentro strati di ovatta.

L’Escapista non è altro che un riflesso dei suoi creatori, di due giovani che, per motivi diversi, sono costretti a indossare una maschera. Sammy nasconde al mondo la sua identità segreta, il suo orientamento sessuale. Invece, Joe, quando interpreta il ruolo del mago, si nasconde dietro sgargianti costumi di scena blu e oro, e, una volta sceso dal palcoscenico, si mette a dare la caccia ai tedeschi, emulando il suo eroe, per tacitare il senso di colpa del sopravvissuto.

I due escapisti, armati di carta e inchiostro, vanno in cerca della naturale magia della vita, di un incantesimo triste, a volte bello, a volte crudele. Progettano vie di fuga, vivono la loro età dell’oro e, all’improvviso, vedono crollare sogni e speranze, ma, nonostante tutto, il potere dell’immaginazione continua a salvarli da un mondo crudele e dai loro demoni interiori.

jerry siegel e joe shuster
Jerry Siegel e Joe Shuster 

L’altro cuore pulsante de Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay è proprio il mondo dei comics, o meglio, la sua età dell’oro:

La Golden Age dei fumetti di supereroi è il periodo di tempo che va dal 1938 al 1954. Nel 1938 uscì “Action Comics” n°1, un comic book che conteneva la prima storia di Superman (…). Un anno dopo nelle pagine di “Detective Comics” nacque Batman. La creazione del primo supereroe diede il là a un fenomeno editoriale di proporzioni immense: fra il 1939 e il 1945 furono create miriadi di personaggi pubblicati in albi che furono letti da milioni di persone (…).
Dopo la fine della guerra le vendite dei fumetti di supereroi crollarono e molti personaggi scomparvero dalla circolazione. (Dopo il crepuscolo dei Supereroi, Luigi Siviero)

Attraverso le avventure dell’Escapista e dei suoi creatori, Chabon regala al lettore un vivace affresco della Golden Age degli eroi in calzamaglia: dai luminosi esordi sino alla parabola discendente segnata dal dopoguerra e dalla pubblicazione de La seduzione dell’innocente, un j’accuse rivolto ai fumettisti colpevoli di corrompere (sic!) i loro influenzabili lettori. Per fortuna, i supereroi sono riusciti a sopravvivere alle turbe mentali dei benpensanti e continuano a combattere il crimine tra le pagine dei fumetti e sul grande schermo.

Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay è un romanzo tutt’altro che perfetto, così come i talvolta troppo ingenui e prevedibili fumetti della Golden Age: i colpi di scena sono scontati; la trama è prevedibile; diverse pagine, se non un’intera parte dell’opera, sono di troppo; il finale è piuttosto insoddisfacente. Viene da chiedersi se questo libro sia davvero degno del premio Pulitzer: secondo me lo merita per il lavoro di ricerca svolto dall’autore e per la caratterizzazione di alcuni personaggi, ma non per la costruzione dell’intreccio.

Nonostante i suoi difetti, questo romanzo resta comunque uno splendido tributo al potere dell’immaginazione, all’età d’oro del fumetto e a New York, città-musa ispiratrice. Il poderoso romanzo di Chabon è un inno all’escapismo, alla chiave d’oro che ha liberato e che continua a liberare generazioni di lettori dalle catene dell’insicurezza, delle delusioni e del dolore:

(…) gli sembrava che la solita accusa banale contro i fumetti, ritenuti colpevoli di offrire solo una facile fuga dalla realtà, fosse un argomento a loro favore. (…). La fuga dalla realtà gli sembrava, soprattutto dopo la guerra, una sfida degna di rispetto. (…)
Il dolore per le perdite subite (…) non lo lasciava mai in quei giorni, era un liscio blocco di ghiaccio che gli si era depositato nel petto, sotto lo sterno. Durante quella mezz’ora passata (…) a leggere Betty and Veronica, quel blocco di ghiaccio si era sciolto senza che lui se ne accorgesse. Era quella la magia, non il gioco delle carte che sparivano e riapparivano nelle mani dell’uomo con il cilindro di seta o il trucco coraggioso dell’artista della fuga, ma l’autentica magia dell’arte.

Per approfondire:

The amazing website of Kavalier&Clay 

La nascita dei supereroi – Just Nerd

La recensione di Oubliette Magazine 

Visto che questo romanzo ha suscitato reazioni contrastanti, vi consiglio di fare un giro su Anobii per mettere a confronto più pareri e capire se è il caso o meno di farlo entrare nella vostra wishlist.

16 pensieri su “Escapismo

  1. A me è piaciuto tantissimo, a tal punto da leggere quasi tutto quello che ha scritto Chabon. Sono d’accordo con quello che dici, secondo me è un autore che cura molto i personaggi trascurando la storia. Quindi provoca sempre pareri contrastanti. A me piace molto perché di solito in un libro lo stile e la potenza dei personaggi mi prendono più della storia. Però non è un autore che consiglio facilmente.

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    1. So che è uno dei tuoi preferiti e mi piacerebbe molto poter leggere una tua recensione di questo libro ;)! Ti dirò ho cercato di valutarlo in più oggettivamente possibile, anche se ho amato i personaggi, ma forse hanno pesato anche le tante aspettative: lo avevo in wishlist da una vita…

      Piace a 1 persona

  2. Alessandro Gianesini

    Da estimatore dei film e delle serie della Marvel, penso che sia un libro interessante e quindi finisce in lista! 🙂
    Purtroppo quei fumetti li ho solo assaggiati, anni fa, e in modo saltuario… 😦

    Piace a 2 people

      1. Alessandro Gianesini

        Giusto per essere trasparenti, sul mio blog non posto recensioni per questioni di coerenza con il tema (e per non rubare il “lavoro” a chi lo fa meglio di me), però se mi si vuol seguire su goodreads, là ci sono tutte le mie osservazioni (recensione è una parola grossa) su quanto ho letto… da quando ho iniziato a bazzicarvici, perciò sei invitata a seguire, così saprai cosa ne penso (è stato inserito nella wishlist, per non dimenticarmene) 🙂

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