I monologhi della vagina

In occasione della Festa della mamma, ho deciso di proporvi una celebrazione della femminilità, un libro incendiario che vi farà incazzare, ridere e piangere: la riedizione de I monologhi della vagina (Il Saggiatore, 2018) di Eve Ensler. Questa ristampa celebra i vent’anni del V-day, un movimento di attivismo globale per porre fine alla violenza contro tutte le donne e le ragazze, nato grazie ai monologhi. Lo spettacolo di Ensler, ideato nel 1996, ha continuato a venire messo in scena, dando voce alle donne, ai loro desideri, alla loro sessualità e ai loro diritti negati:

La prima volta che ho letto I monologhi della vagina, ero sulla trentina, mi affacciavo alla maternità, con una figlia appena nata. Su carta i monologhi, proprio come sul palco anni prima, mi hanno fatto ridere, piangere e danzare di gioia. Questa volta però c’era qualcosa di più – ho ripensato al mio passato e al futuro di mia figlia. Leggendoli, mi sono resa conto che quello che era mancato nella vita di molte di noi era stata la conversazione e la celebrazione – la spudorata celebrazione delle vagine e del ciclo mestruale, dei seni, dei culi e delle cosce. (Prefazione di Jacqueline Woodson)

Vi dirò sin da subito che per me è praticamente impossibile recensire questo testo: la prefazione, la postfazione e i monologhi stessi sono più incisivi, più potenti di qualsiasi presentazione. Preferisco fare un passo indietro, lasciare il più possibile la parola all’autrice e alle ambasciatrici del V-day e ritagliarmi solo un angolino per condividere qualche breve considerazione. Mi è capitato raramente di sottolineare così tanti passaggi di un volume, di provare il desiderio di condividere con voi così tante citazioni.

Iniziamo dall’importanza dei rivoluzionari Monologhi, dal motivo per cui hanno fatto storia e sono riusciti a dare vita a un movimento in favore dei diritti delle donne. Da dove hanno avuto origine questi testi incendiari? Da una serie di interviste, di incontri:

(…) ho deciso di parlare alle donne della loro vagina, di fare delle interviste sulla vagina, che sono diventate i monologhi della vagina. Ho parlato con più di duecento donne, giovani, vecchie, sposate, single, lesbiche; docenti, attrici, manager, professioniste del sesso; donne afroamericane, ispaniche, asiatiche, native americane, caucasiche, ebree.

Ensler ha raccolto le testimonianze, dolorose o gioiose, delle sue intervistate e ha deciso di dare voce ad ognuna di loro: ha rotto un tabù, ha osato pronunciare ad alta voce la scandalosa parola vagina, senza ricorrere a eufemismi come “cosina” o “patatina”. Voleva che i suoi spettatori e spettatrici si confrontassero con un vocabolo che nella puritana America era ingiustamente considerato vergognoso, riprovevole:

Dico «vagina» perché ho letto le statistiche e ovunque succedono cose terribili alle vagine: ogni anno negli Stati Uniti vengono stuprate 500mila donne; 100 milioni hanno subito mutilazioni genitali in tutto il mondo; e la lista continua. Dico «vagina» perché voglio che queste violenze cessino, e so che non cesseranno finché non riconosciamo che succedono; l’unico modo per raggiungere questo scopo è permettere alle donne di parlarne senza timore di punizioni o castighi.

Nel corso degli anni, lo spettacolo si è arricchito di nuovi testi, di nuove voci, ed è diventato un potente strumento di condivisione e di denuncia sociale: la drammaturga si è rimpossessata sia del suo corpo stuprato, di un corpo che per anni era rimasto privo del suo centro fisico ed emotivo, sia di quelli di tante altre donne violentate, offese, umiliate.

Grazie ai suoi monologhi, Ensler è riuscita a celebrare ogni donna per i propri desideri, condizioni e bisogni, senza catalogarla in base a classe, religione, identità o razza. La drammaturga ha raccontato le storie di donne uniche, speciali, resilienti, unite da una parola che nessuno dovrebbe vergognarsi di pronunciare ad alta voce: vagina.

Eve Ensler
Di Brian Stansberry (photographer) – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31141092

Nella prima parte del libro, che raccoglie i primi monologhi di Ensler, le vagine prendono voce: sono felici, infelici, spaventate, ribelli, frustrate, ma, soprattutto, sono arrabbiate perché i loro diritti vengono troppo spesso negati. Le vagine hanno bisogno di parlare, di parlarci, di sfogarsi e di uscire dal cono d’ombra in cui sono state confinate dai benpensanti: vogliono provare piacere, vogliono essere libere.

La schiera di donne intervistate dalla drammaturga dà vita a una sinfonia, a un intreccio di esperienze. Si passa così dal pudore, dal timido riserbo alla gioiosa esplorazione della propria vagina, di una parte di sé che troppo spesso viene “rimossa”, cancellata come se fosse impura, indecente. In alcuni strazianti monologhi, questo coro femminile diventa un coro greco, tragico, che canta le dolorose storie di vagine invase, violate:

La mia vagina

umido villaggio vivente di acqua.

Loro l’hanno invaso. L’hanno massacrato

e bruciato.

La seconda parte del libro è dedicata ai monologhi ideati per uno spotlight del V-Day o una situazione nel mondo dove le donne erano estremamente a rischio, dove sono state stuprate o assassinate o liquidate o semplicemente non è stato permesso loro di esistere. Sono testi scritti con la speranza di poter dare voce a chi non ha voce: dalle donne svanite nelle tenebre di Città Juarez, a quelle inghiottite da un burqa-buco nero, dalle vittime del terremoto di Haiti a quelle dell’Uragano Katrina.

logo v-day

Eve Ensler ha portato e continua a portare in scena liriche forti come un pugno allo stomaco e delicate come l’ala di una farfalla. Versi capaci di mostrare le ferite, ma anche di lenirle. Versi che celebrano le vite di donne resilienti, capaci di rinascere dalle proprie ceneri come arabe fenici. Versi incendiari che mettono il dito nelle piaghe di una società inquinata da una mascolinità tossica e dalla cultura dello stupro:

Ne ho abbastanza che la violenza contro le donne non sia una priorità internazionale quando una donna su tre verrà stuprata o picchiata nella propria vita – distruggere e ridurre al silenzio e sminuire le donne è la distruzione della vita stessa.

Ne ho abbastanza dell’eterna resurrezione delle carriere di stupratori e sfruttatori del sesso – registi, leader mondiali, dirigenti aziendali stelle del cinema, atleti – mentre le vite di coloro che hanno violato sono permanentemente distrutte, le donne spesso costrette a vivere in un esilio emotivo e sociale.

L’ultima parte de I monologhi della vagina è dedicata al V-Day, ai principi che lo hanno ispirato e ai risultati ottenuti attraverso questa iniziativa. Sono numeri e storie che fanno bene al cuore, ma che ci spingono anche a pensare a quanto sia ancora lunga la strada da percorrere per veder riconoscere in tutto il mondo i diritti delle donne, per poter liberare davvero le vagine da secoli di violenza e sopraffazione.

Se siete alla ricerca di un libro intelligente, profondo, da regalare alla vostra mamma e di cui poter discutere insieme, credo che I monologhi della vagina faccia al caso vostro. Vale sia per noi figlie che per voi figli: questo testo, così come il V-Day, riguarda non solo le donne, ma anche gli uomini. L’opera di Eve Enderson è un invito a esplorare non solo la femminilità, ma anche la mascolinità e a rendersi conto dei limiti che una società troppo spesso maschilista impone ad ognuno di noi.

Per approfondire:

La recensione di Eroica Fenice

Come I monologhi della vagina hanno normalizzato la sessualità femminile – The Vision 

11 pensieri su “I monologhi della vagina

  1. Confesso che non è il mio testo femminista preferito (anche se mi piacerebbe molto vederlo recitato, nel qual caso penso che potrei cambiare opinione), ma sicuramente è una lettura da fare perché è di quelle che contengono informazioni che non sono mai abbastanza diffuse e fatte proprie.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.