Inferno: 10 impressioni di rilettura

C’è un libro che è rimasto sul mio comodino, stella polare, tavola a cui aggrapparsi per non annegare nel mare di un inquieto silenzio, durante la quarantena: L’inferno di Dante Alighieri (Oscar Mondadori, 2011). Il Dantedì mi ha spinta a rileggere per la terza volta questo classico, a scandire le ore che mancavano e che mancano al giorno in cui usciremo (con cautela) a riveder le stelle con i versi del Sommo Poeta.

Ovviamente non posso recensire questo testo: non ho ancora perso del tutto la brocca e non ho alcuna intenzione di fare la fine di Icaro. Persino la mia Musa, che effettivamente è un po’ folle, ha minacciato di fare armi e bagagli, non appena le ho proposto di mettere in cantiere un pezzo dedicato alla Divina Commedia.

Che fare? Non mi andava di cestinare a priori questo articolo: vuoi perché sentivo il bisogno di parlare di questo classico, vuoi perché volevo sapere se anche voi avete deciso di rileggerlo durante i giorni del lockdown. Alla fine ho trovato un compromesso: ho deciso di condividere solo qualche appunto di lettura, solo alcune parole chiave che hanno segnato la mia rilettura. Come sempre, nel caso di post “farlocchi”, vi fornirò anche una serie di approfondimenti più seri capaci di soddisfare la vostra sete di sapere.

1) Rilettura. Come ogni liceale italiano, sono stata “costretta” a studiare La Divina Commedia. L’ho odiata con ogni fibra del mio essere: durante le lezioni, scarabocchiavo parodie dissacranti di Dante sul mio testo scolastico. Poi è accaduto il miracolo: una volta compiuti i vent’anni, ho ripreso in mano l’Inferno e ne sono rimasta letteralmente folgorata. Quella lettura universitaria è stata intensa, ma puramente intellettuale, stavolta, invece, è entrata in gioco anche una componente emotiva: i versi di Dante mi hanno colpita al cuore.

Gustave Doré illustrazione Canto I Inferno

2) Pietà. Questa parola è stata il perno attorno a cui è ruotata tutta la mia rilettura. Invece di concentrarmi solo sul commento, sulle note, ho guardato negli occhi i dannati e ho visto in quei corpi straziati il riflesso delle nostre passioni e delle nostre inquietudini.

È impossibile non venire mossi a compassione dalle parole di personaggi come Francesca, Ulisse o Brunetto Latini, dalle testimonianze di spiriti nobili che, nonostante la loro grandezza d’animo, sono dannati per l’eternità. La pietà nasce proprio dal contrasto tra lo splendore del loro passato e la loro rovina attuale:

(…) la pietà per l’uomo che perde se stesso e avvilisce la sua grandezza quella che tocca fio in fondo il cuore consapevole di Dante, che vede con i suoi occhi tale rovina, a cui anch’egli è stato esposto. (Commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi)

3) Alter Ego. I “dannati illustri” sono riflessi del Poeta: sono parti di sé stesso che ha deciso di ripudiare. Nel corso della rilettura, ho visto l’autore-viandante lasciare dietro di sé i suoi “errori”, il suo passato: ha rinunciato all’amore cortese (Francesca), si è reso conto della sua Superbia (Farinata) e ha detto addio al Dante teso verso una conoscenza solo terrena del Convivio (Ulisse). Ogni incontro assume una luce diversa, se viene visto da questa prospettiva: è l’occasione per una catarsi, per una catarsi che viene offerta non solo al Viaggiatore, ma anche al Lettore.

4) Ulisse. Forse è il personaggio che più continua ad affascinarmi. Non posso fare a meno di ammirare la sua sete, insaziabile, di conoscenza:

(…) parte, pieno di ardore, verso il mare ignoto della conoscenza, conscio della dignità suprema che distingue l’uomo dai bruti (…). (Commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi)

5) Gerione. I versi dedicati a Ulisse, Farinata, Pier delle Vigne e Ugolino sono tra i miei preferiti, però il passaggio che mi ha colpita (e che continua a colpirmi) di più è un altro: è la discesa a volo sulle spalle di Gerione, bestia simbolo della frode. Perché? Perché qui l’invenzione si accende, perché Dante, che, ovviamente, non poteva avere esperienza diretta del volo, è riuscito, grazie all’aiuto di altri scrittori e alla sua fantasia, ad immaginare una situazione inimmaginabile.

6) Immagini. Questa rilettura è stata in parte influenzata dalla visione dello splendido documentario Dante e l’invenzione dell’Inferno: nel programma opere d’arte ispirate dai versi del Sommo Poeta si alternano a suggestive scene recitate, a sequenze in bianco, rosso e nero così belle da togliere il fiato. Quelle magnifiche visioni non sono poi così dissimili dall’esperienza di lettura vera e propria: i versi di Dante sono versi creatori, capaci di evocare dal nulla un altro mondo. Ogni parola (anche se oggi abbiamo bisogno di appoggiarci alla parafrasi e ai commenti) è ancora viva, pulsante, evocativa.

7) Stile. Bellezza all’ennesima potenza: ecco cosa sono per me i Canti di Dante. Il Poeta ha dato vita a una musica ineffabile, a una sinfonia sublime in cui coesistono, in perfetta armonia, note alte, tragiche (il linguaggio dell’amor cortese, i versi di Bertrand de Born, l’epica antica) e note basse, comiche (il linguaggio realistico e le rime petrose delle Malebolge).

8) Similitudini. Dante è riuscito a rendere famigliare una realtà terrificante, inconcepibile. Come? Grazie alla similitudine, ponte tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Per esempio, le incredibili ali di Lucifero e l’inconcepibile statura di un gigante diventano improvvisamente reali non appena vengono paragonate a oggetti comuni come le vele spiegate e il pennone di una nave. Allo stesso modo, la geografia infernale trova un suo corrispettivo in quella reale:

Dante riconduce sempre la fantasia del lettore a un punto di riferimento ben noto, per far reali i suoi luoghi oltremondani, che hanno sì qualità più terribili (…) ma sempre in qualche modo analoghe alle terrene. E fa bene questo (…) perché l’inferno e il paradiso sono in realtà già presenti sulla terra.

9) L’inferno è sulla terra. Il mondo ultraterreno non è altro che un riflesso della quotidianità di Dante, di una realtà segnata da lotte intestine, tradimenti, fatti di cronaca nera e calamità. Lo stesso vale per noi: i tempi cambiano, ma i vizi restano. L’inferno ci tocca da vicino perché lo stiamo già sperimentando, perché sappiamo quanto sia difficile sfuggire al richiamo dei nostri impulsi più bassi, alla malizia degli altri, ai colpi del destino e riuscire a riveder le stelle.

10) Citazioni e altri media. Dante continua a influenzare artisti, scrittori e sceneggiatori: basta pensare alla serie animata Over the Garden Wall o al film Onirica: i suoi versi immortali sono un’inesauribile fonte d’ispirazione. Nel corso di questa rilettura, il mio pensiero è andato a un’opera in particolare: Sotto il vulcano, ovvero la “Divina Commedia ubriaca” di Malcolm Lowry. Se non avete mai sentito parlare di questo folle romanzo, vi consiglio di dargli un’occhiata.

Fatemi sapere se avete riletto i versi di Dante in questi giorni e, se ne avete voglia, condividete le vostre impressioni di lettura. Adesso vi lascio alle “cose serie”, agli approfondimenti che vi avevo promesso:

Prof, ma Dante me lo posso leggere in metropolitana? – Per un racconto letterario 

Speranza dantesca ai tempi del coronavirus – Kronocaos 

Come il re di Itaca può svegliare l’uomo dal torpore intellettuale – Il Superuovo 

Un sito dedicato agli appassionati del poema dantesco 

Dantedì – Culturamente.it 

Similitudini nella Commedia 

La lezione di Rai Scuola 

22 pensieri su “Inferno: 10 impressioni di rilettura

  1. È da tanto che non rileggo Dante. A me della sua opera ha sempre lasciato basito l’abilità tecnico-stilistica con cui l’ha redatta. Cioè, dai… è riuscito a comporre un testo così lungo parlando di così tanti argomenti scrivendolo interamente in terzine. Sotto questo punto di vista, anche al di là della bellezza, si eleva sopra a tanti altri poemi.

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  2. Ammetto di non averlo più preso in meno dopo la fine della scuola, ma effettivamente sarebbe d’obbligo farlo. Da una parte ne sono sempre stata affascinata, nessuno mai si è cimentato in un’opera di simile grandezza. Quindi non perdo le speranze che prima o poi venga anche il suo turno. Mi è piaciuta un sacco la riflessione sull’esperienza di volo!

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  3. Ricordo che la Divina commedia era una delle cose che amavo studiare di più a liceo, soprattutto l’Inferno. Mi ha sempre affascinato il modo in cui Dante riesce a rappresentare ciò che fa parte delle persone (paure, vizi, debolezze, desideri, sentimenti, pregi, grandi gesta…), descrivendo la complessità ma anche la fragilità umana. I tuoi appunti però mi hanno fatto notare alcuni aspetti a cui non avevo pensato, soprattutto la riflessione sul volo e sulla pietà. Leggerai anche le altre due cantiche?

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    1. Grazie per aver condiviso la tua esperienza di lettura, Daniela! Eh, oggi sono arrivata al XII canto del Purgatorio, ma non so se parlerò anche di questa esperienza di lettura: ho sempre trovato (come forse anche i lettori anglosassoni) l’Inferno più interessante di Purgatorio e Paradiso.

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      1. Si, in genere per molti è così. E proprio alcuni passi dell’Inferno sono diventati i più celebri! Forse perché è il più “variopinto” per ciò che viene descritto. O forse perché si avvicina di più alla nostra realtà. Considerando anche che dal Purgatorio in poi lo stile dei canti diventa sempre più ricercato così come i temi, e personalmente li avevo trovati più impegnativi.
        Magari potresti fare un articolo unico su Purgatorio e Paradiso… in ogni caso, buona lettura!

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  4. Per tanti anni ho insegnato Dante all’Istituto tecnico, e mi sono resa conto che si tratta di uno degli autori più amati. Nonostante le innegabili difficoltà e la lingua così diversa (ma anche così uguale…) rispetto alla nostra, Dante fa presa. Il Purgatorio, a parte alcune eccezioni, è un po’ noioso e il Paradiso troppo arduo concettualmente, ma l’Inferno ai ragazzi piace moltissimo, perché è avvincente, avventuroso, pieno di sorprese, commovente ma anche comico e pieno di parolacce. “L’Inferno è un videogioco” dicevo spesso ai miei alunni ed è vero se pensiamo a tutti i livelli che Dante-personaggio deve superare, ai mezzi sempre diversi con cui passa da un livello a un altro, alle prove…
    Su un piano un po’ più frivolo, posto qui un esilarante video: L’Inferno in dieci minuti. Buon divertimento!

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    1. Grazie per il video e per aver condiviso la tua esperienza di insegnante: se avessi avuto te dietro la cattedra, sarei riuscita a innamorarmi molto prima di Dante ;). P.S. “Il Purgatorio, a parte alcune eccezioni, è un po’ noioso”: lo sto leggendo, un po’ alla volta, in questi giorni e in effetti mi sembra una ripetitiva lezione di step (sali il gradino, osserva gli esempi di virtù o vizio, incontra qualche dannato, mannaggia come è messa male l’Italia, incontra l’angelo e ripeti da capo).

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  5. L’ho amato allora e sempre. Dante è un autore importante per tutti i significati nascosti, le similitudini e la sete di conoscenza, come scrivi tu (alcuni personaggi sono solo delle ipostasi). Non l’ho riletto di recente e mi hai instillato il desiderio!

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  6. Ho sempre pensato che nella “Divina Commedia” ci sia tutto il mondo e altro ancora. L’ho studiata ovviamente al liceo, ma credo che essa esiga una rilettura durante i diversi stadi della nostra vita, possibilmente con una guida e alcuni approfondimenti: dunque grazie per questo tuo articolo e i link per approfondire.

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