Dellamorte Dellamore

La macchina da presa inquadra una donna seduta alla scrivania che osserva assorta il suo portatile. Alla sua sinistra il modellino, incompleto, di un galeone. Alla sua destra un teschio di plastica che brilla al buio. Zoom sullo schermo del computer: Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi. Il resto del foglio elettronico è desolatamente bianco.

VOCE FUORICAMPO: Immagino che un simile titolo vi abbia incuriositi, ma lei non è ancora pronta a scrivere. Se volete, posso iniziare io a spiegarvi un po’ di cose. Avrete già sentito nominare la coppia Eros e Thanatos: amore e morte vanno a braccetto in letteratura. La donna dei tuoi sogni è spesso destinata a tramutarsi in uno scheletro ghignante, Poe docet. Sclavi gioca con questo topos per dare vita a un caleidoscopio di ritornanti, sangue, proiettili e presenze femminili che, forse, non solo altro che il fantasma di una sola, indimenticabile, Lei. Potete chiamarla Donna del destino o proto-Morgana.

Francesco Dellamorte (cognome materno Dellamore) è il custode del cimitero di Buffalora, ma ha un piccolo problema: non tutti i cari estinti non vogliono restare tali. No, non si tratta di un problema di sepolture premature, almeno, non sempre: alcuni morti, chissà perché, ritornano a camminare tra i vivi. A ben guardare, il nome stesso della cittadina sembra rievocare la Danza macabra:

Il nome Buffalora deriva forse da un antico rito carnascialesco di cui si è perduta memoria, una specie di «festa dei pazzi», l’ora buffa in cui, una volta l’anno, la gente andava in giro con maschere da scheletro, o comunque ridicolmente terrificanti.

Un uomo normale perderebbe la testa davanti ai prodromi di un’apocalisse zombi, ma Francesco tanto normale non è: si limita ad assicurarsi, a colpi di pistola o di pala, che i morti ritornino al loro posto. O almeno questo è quello che vorrebbe farvi credere: lui, così come il suo creatore, non è propriamente un narratore affidabile. Non è facile tracciare la linea tra verità e menzogna, tra sogno e realtà: dubitate di tutto e di tutti.

Lo stile del libro è tanto peculiare quanto il suo protagonista: questo testo assomiglia più alla sceneggiatura di un film o di un fumetto che a un romanzo vero proprio. Le sperimentazioni stilistiche del papà di Dylan Dog possono lasciare interdetti: solo chi lo conosce sa che c’è del metodo in questa follia, a tratti, volutamente, trash. Malaparte giocava con le ossa per colpire i suoi lettori, mentre Scalvi rompe la quarta parete – Francesco vi sparerà spesso addosso– e vi offre un piatto dove fa bella mostra di sé un pene.

Avete capito l’antifona. Ora è giunto il momento di una doverosa precisazione. Questo romanzo è stato scritto nel 1983, ma ha visto la luce solo otto anni dopo. Quando è stato pubblicato, la popolarità di un certo investigatore dell’incubo era alle stelle, così, per attirare i fan del fumetto, il custode del cimitero è stato “spacciato” come un proto Dylan: non era una vera e propria bugia, ma non era nemmeno la verità.

Se credete che Francesco sia un uomo dotato di sani principi e pronto a tenere fede ad alti ideali, rischiate andare incontro a una cocente delusione. Ecco perché la blogger si è bloccata: è rimasta un tantino scioccata, quando si è resa conto che Dellamorte è un personaggio decisamente problematico.

BLOGGER: Guarda che ti sento, Musa. Si può sapere che diavolo stai facendo? Dovresti aiutarmi a scrivere questo pezzo, invece di dialogare con l’aria. Vieni qui!

VOCE FUORICAMPO: Non voglio entrare nell’inquadratura: rischierei di trasformarmi in una bellona tutta curve. Dovrei solo stare zitta e denudarmi. Le pagine di Dylan Dog ci hanno regalato donne affascinanti e indimenticabili come Kim o Bree, ma in Dellamorte Dellamore il gentil sesso non brilla. Per non parlare delle problematiche implicazioni degli stupri presenti nel “copione” di Sclavi.

BLOGGER: Lo so, sono ancora un tantino turbata. Si potrebbe accusare l’autore di misoginia, ma i personaggi maschili non ricevono certo un trattamento migliore: qui non si salva nessuno. Ritornando alle maggiorate, credo che un certo tipo di erotismo abbia bisogno del supporto di un bravo disegnatore: un conto è leggere che la tipa in questione ha delle tette da urlo, si scade subito nel volgare, un conto è vedere l’immagine di una donna così bella da toglierti il fiato. A giudicare dal trailer e dalle “inquadrature poppute”, il problema si è ripresentato nel film tratto dal romanzo.

VOCE FUORICAMPO: Usciamo da questa impasse: perché non provi a tracciare un paragone tra il libro e i fumetti di Dylan? Però, a ben vedere, tu non sei certo un’esperta in materia: potresti commettere qualche svarione e irritare gli habitués di Craven Road.

Dylan Dog
Di Nicholas Gemini – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19789316

BLOGGER: Giuda ballerino! Chiamo a mia difesa il mio intermittente, ma sincero, amore per l’Old Boy. Venendo ai punti di contatto, quando è entrato in scena Francesco ho pensato subito a Dylan, ma la parola menefreghista ha acceso una spia rossa nel mio cervello:

Un uomo risponde al telefono. Può avere trent’anni e gocciola tutto. È magro, ha la faccia affilata con un’espressione perennemente impassibile tendente al menefreghista, e ha in bocca una sigaretta fradicia.

Dylan è sensibile, sin troppo: si innamora follemente, prende la parte del freak di turno e si addentra nelle zone più oscure della psiche umana, anche se sa che pagherà caro il prezzo del biglietto. Invece Francesco sembra, anche se non lo è ancora del tutto, morto dentro: è un cinico e, soprattutto, è fuori come un balcone. Non gliene frega più un cazzo di niente o quasi. A parte il modellismo, l’assistente sui generis e alcuni accessori di scena non ha quasi niente a che spartire con l’Old Boy.

VOCE FUORICAMPO: Secondo me, il vero punto di contatto con il detective dell’incubo è Sclavi stesso: nel romanzo sono presenti alcuni “ingredienti” delle sue sceneggiature (vedi L’alba dei morti viventi o Oltre la morte).

BLOGGER: Ingredienti come la passione per le citazioni letterarie e cinematografiche:

Chi l’ha detto, Oscar Wilde? Non credo, non l’ho mai letto. Forse era scritto in un fumetto. E comunque, come diceva Proust, sbaglio sempre le citazioni.

VOCE FUORICAMPO: L’interesse per i freak, per gli emarginati che, di solito, non sono più anormali dei cosiddetti normali.

BLOGGER: L’inconfondibile humour:

Dellamorte che risponde al telefono, gocciolante (Dellamorte, non il telefono) (…).

VOCE FUORICAMPO: La capacità di fondere con naturalezza scene splatter, pulp, e momenti alti, poetici, ricchi di spunti, solitamente amari, di riflessione: forse, i ritornanti non sono altro che pensieri cupi, ossessivi, impossibili da seppellire.

BLOGGER: Sclavi è riuscito a creare un sublime equilibrio tra paura, effetti speciali e introspezione. Dylan Dog non è solo un fumetto dell’orrore:

La differenza più eclatante con molte delle pubblicazioni splatter (…) è costituita dal fatto che le avventure di Dylan parlano principalmente della solitudine, dell’emarginazione, della difficoltà a comunicare con gli altri e dell’assoluta relatività del mondo che ci circonda. Temi questi che, seppure inseriti in un efficace contesto narrativo gotico, trascendono il genere. (Tutti gli incubi di Dylan Dog, Postfazione di Stefano di Marino)

Dellamorte Dellamore è una lettura perfetta per gli amanti dell’investigatore dell’incubo: è un vero e proprio regalo di Sclavi ai suoi fan. Invece, chi non conosce ancora né lui né il suo “detective” dovrebbe tenere da parte questo libro e iniziare a leggere i vecchi albi di Dylan Dog. L’Old Boy è l’eroe perfetto per questo momento: sa confrontarsi con l’ignoto, con le nostre paure, e non ci lascia mai soli al buio.

Ora ho le idee più chiare: cominciamo.

VOCE FUORICAMPO: No, finiamo.

Dissolvenza al nero. Titoli di coda.

Per approfondire:

Potete leggere e scaricare gratuitamente il romanzo su Il Post

Dylan e Tiziano Sclavi – Mia Nonna Fuma 

La recensione di Gianluca RKC Carboni 

Per i neofiti: 30 anni di incubi 

9 pensieri su “Dellamorte Dellamore

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