Scrittore fallito

Ogni incontro con un libro, specialmente se è stato scritto da un autore che non conosco, per me è una sorta di appuntamento al buio. Un amico di letture mi ha fatto il nome di Roberto Arlt così ora mi ritrovo seduta al tavolo con uno Scrittore fallito (Edizioni SUR, 2014). Questo bel tipo – guarda che copertina sgargiante – ha catturato subito la mia attenzione, ma ho come l’impressione di essermi cacciata nei guai: temo che non sia un personaggio raccomandabile…

Dopo una rapida occhiata alla postfazione, mi rendo conto di aver commesso un passo falso: Roberto Arlt è un tipetto sopra le righe e non è detto che questa antologia sia il modo migliore per iniziare a conoscerlo. Solo ora capisco di avere per le mani una raccolta dedicata a mettere in luce gli aspetti meno conosciuti della sua narrativa breve: non è l’opera più indicata per una neofita. Però ormai non posso più tirarmi indietro: farò buon viso a cattivo gioco e cercherò di scoprire qualcosa di più su questo eccentrico scrittore.

Dai, Arlt, dimmi qualcosa di più su di te, presentati:

sono il diseredato, quello che viene da fuori, che non legge le lingue straniere, che non ha tempo per lo stile.

Ho capito: sei un autore fuori dagli schemi. Te ne freghi dell’Accademia, metti in discussione le regole che dovrebbe seguire chi vuole“scrivere bene” e costruisci da te il tuo stile, a partire da materiali eterogenei:

Il prodotto del bricolage è sempre eccentrico e originale perché è stato creato con quello che c’era a portata di mano, rimpiazzando le parti assenti con frammenti analoghi, ma non uguali. Per questo motivo il bricolage è instabile e dà la sensazione di essere qualcosa di casuale e miracoloso. La macchina creata attraverso il bricolage è troppo complessa, a volte eccessiva. Le manca sempre un pezzo o ne ha uno in più. Arlt percepiva questa inadeguatezza della sua Letteratura nei confronti della Letteratura. Oggi è il suo marchio di originalità. (Postfazione del curatore)

Roberto Arlt

Mi rivolgi un sorriso un po’ beffardo: i recensori non devono starti molto simpatici, ma, ehi, io sono una semplice blogger improbabile. Con un gesto da prestigiatore, posi sul tavolo un cofanetto: dentro ci sono undici gemme diverse. Alcune mi sembrano brillare più delle altre e, paradossalmente, sono proprio quelle più imperfette a catturare la mia attenzione: il tuo stile è tanto più “bello” quanto è più grezzo, febbrile, elettrico. Quando strizzi l’occhio al decadentismo e alla “letteratura alta”, il tuo splendore si offusca: la tua originalità è la tua forza.

Inizio a conoscerti meglio, a capire chi sei: sei un venditore di sogni. Queste undici illusioni, queste gemme d’inchiostro, sono diversissime tra loro, eppure, se mi sforzo di guardarle attentamente, posso scorgere delle somiglianze, degli elementi ricorrenti: il senso di una sconfitta, un destino mai benevolo, il tuo umorismo. Sono tutte storie di tipi poco raccomandabili – hai una predilezione per i mascalzoni – sospese a metà tra una Buenos Aires lunare e ambientazioni esotiche.

Mi rigiro tra le dita un diamante, il racconto che dà il titolo alla raccolta: Scrittore fallito. Basta leggere le prime righe per rimanere affascinati dalla voce del cinico narratore, un autore incapace di scrivere:

Capite quanto sia velenosa l’infame domanda degli amici maliziosi, che avvicinandosi vi dicono, con un’ingenuità che sfocia innegabilmente in malignità compiaciuta: “Come mai non lavori?”, oppure: “Quand’è che pubblichi qualcosa?”
Per arginare domande indiscrete o insinuazioni ironiche mi rivestii dell’aria di sufficienza dell’osservatore che si è lasciato alle spalle le miserie delle attività umane. Dovevo difendermi e cominciai a sciorinare frasi: “La vita non è letteratura. Bisogna vivere… e solo dopo scrivere”.
Non si finge impunemente di essere un fantasma. Arriva il giorno in cui si finisce per diventarlo.

Leonid Pasternak The passion of creation

Invece di scrivere, il narratore prova a reinventarsi: ogni sua “reincarnazione” è una critica nei confronti della vita letteraria dell’Argentina degli anni Venti. Questa storia mi riporta alla mente alcune pagine di Bolaño e i racconti metaletterari di Borges, ma non oso pronunciare il nome di quest’ultimo: anche se, secondo me, siete due facce della stessa medaglia, so che non corre buon sangue tra di voi. Sarà meglio che torni concentrarmi sulle tue gemme.

Ecco un rubino, rosso come la passione, rosso come il sangue: Ester Primavera. Un racconto che mi riporta all’atmosfera di Diceria dell’untore e de La montagna incantata. Una storia di amor y dolor (y tango). Da dentro le mura di un sanatorio, covo di canaglie, il narratore rievoca l’ombra della sua perduta amata e il fervore di Buenos Aires:

Da settecento giorni penso a lei. La neve cade obliquamente. Lascio la sdraio e mi avvio verso il padiglione. Ma prima di arrivare devo aggirare un parapetto rivolto a sud. Laggiù, a ottocento chilometri, c’è Buenos Aires. La notte infinita occupa un firmamento di desolazione. E io penso: “Ester Primavera…”

L’amore è un Giano bifronte: da un lato una lacrima sul viso, dall’altro un sorriso ironico. Avvicino tra loro due pietre-storie (Notte terribile, Eugenio Delmonte e i 1300 fidanzati) accomunate dalla stessa visione caustica del matrimonio: meglio darsi alla fuga e versare una lacrimuccia per la bella perduta, piuttosto che ritrovarsi a fare i conti con una consorte inacidita dagli anni. Le nozze, dettate più spesso da un calcolo interessato che da una sincera passione, sono la tomba dell’amore: ah, l’orrore, lo squallido orrore della rispettabilità borghese!

Passo dalla terribile banalità dell’ordinario a un onirico granato: ne La luna rossa un bestiario apocalittico scorrazza per le strade di una Buenos Aires futuribile e espressionista. Una città che ancora non esiste, la stessa metropoli descritta nel memorabile incipit di Notte terribile, perché queste gemme sono così diverse, eppure così simili:

Distanza racchiusa tra alte facciate in mezzo alle quali sembra aleggiare del pulviscolo di carbone. Lungo i cornicioni, in verticale rispetto alle modanature, controtelai fosforescenti, linee perpendicolari blu, orizzontali gialle, oblique viola. Incandescenze gassose di aria liquida e correnti ad alta frequenza. Tram gialli cigolano nelle curve su rotaie non lubrificate. Omnibus verdi fanno vibrare sordamente tratti della carreggiata e fondamenta degli edifici. Sopra le terrazze il soffitto di un cielo sudicio, sfocato, e in lontananza rettangoli arancioni su uno sfondo di tenebre. La luna mostra il bordo di piatto giallo tagliato dai fili della corrente elettrica.

Buenos Aires notte

Ritrovo la stessa vena immaginifica de La luna rossa anche ne L’abito del fantasma, folle sarabanda di deliri. Hai voluto rendere omaggio a Poe, Arlt? Questo narratore inaffidabile, questa nave fantasma e questo orangutan mi sembrano decisamente familiari…

Ed eccomi arrivata alle pietre meno brillanti, a quelle che ho istintivamente messo da parte. Perdonami, ma questi stupori, queste fantasie esotiche (La fattoria di Farjalla Bil Ali, Halid Majid il bruciacchiato, Rahutia la ballerina) non fanno al caso mio: riprenditi queste storie decadenti, “scritte bene”, di vendetta e tradimento. Scusami, ma scarto anche Un argentino in mezzo ai gangster e La doppia trappola mortale: non mi piacciono queste “americanate” a base di piombo, gangster e spie, rivoglio indietro la tua città futuribile e la tua lingua spezzata, originale.

Mi alzo dal tavolo con l’impressione che ci rivedremo di nuovo, Roberto Arlt: il modo in cui eserciti il mestiere di scrivere è unico e affascinante. Forse ci ritroveremo tra le pagine delle Aguafuertes porteñas, in una notte febbrile, sotto il cielo elettrico della tua Buenos Aires.

Nota. Il libro di oggi è offerto da Book Republic che, in questi giorni di quarantena, ha permesso ai lettori di scaricare gratuitamente uno degli ebook del suo catalogo. Grazie e grazie di cuore anche a Edizioni SUR e a La siepe di more che mi ha fatto conoscere l’iniziativa #ioleggoacasa… gratis!

Approfondimenti e fonti:

Roberto Arlt secondo Ricardo Piglia – Edizioni SUR 

Quello strano animale idiomatico – Edizioni SUR

Il gergo del furore – Il manifesto

Luis Borges e Roberto Arlt – minima&moralia

La recensione di 2000 battute e quella di Settepazzi

15 pensieri su “Scrittore fallito

  1. Mi piace questo modo di recensire che è come una lettera privata all’autore. Così si può dire ciò che non è piaciuto senza timore di offendere, perché è come dare una dritta a un amico.
    Le parti che hai citato le ho trovate molto ispirazionali 🙂

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Acqueforti di Buenos Aires – Il verbo leggere

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