Sostiene Pereira

Un amico del giornalista Pereira, il dottor Cardoso, sostiene che ogni uomo è abitato da una coorte di anime, dal baule pieno di gente che popolava la mente dell’inquieto Pessoa: a seconda delle circostanze, un nuovo io egemone può prendere il sopravvento sulle altre personalità e orientare le azioni dell’individuo. Sostiene Pereira (Antonio Tabucchi, Feltrinelli, 1997) che persino l’uomo più abitudinario e pacato può nascondere dentro di sé una personalità indomita, destinata a spezzare le catene di una routine che puzza d’oppressione.

Tabucchi sostiene che il protagonista di questa storia lo abbia visitato in una sera del 1992. Lo scrittore afferma di aver tratto ispirazione dalla storia di un esule: un giornalista che era riuscito a giocare una beffa alla dittatura salazarista pubblicando su un giornale portoghese un articolo feroce contro il regime.

Io sostengo che la parola sostiene sta iniziando a darmi alla testa: viene ripetuta come un mantra e apre e chiude, come un sipario, i venticinque capitoli del romanzo. Questa parolina mi è ronzata in testa come una mosca molesta, sinché non mi sono decisa a cercare di attribuirle un significato. Forse rimarca l’abitudinarietà che ha caratterizzato a lungo la figura di Pereira, oppure serve a stendere un velo d’incertezza sulla narrazione, così da mettersi al riparo dalle forbici di un censore. Oppure, più semplicemente, sottolinea l’importanza della presa di posizione dell’articolista e dei valori che ha deciso di sostenere.

“D’accordo, ma chi diavolo è questo Pereira?” vi starete chiedendo, se non avete ancora avuto modo di incontrarlo tra le pagine o sul grande schermo, dove è stato interpretato da Marcello Mastroianni. Il protagonista del romanzo di Tabucchi è un giornalista pingue e cardiopatico, costretto a vivere all’ombra della dittatura di Salazar. Lui è il redattore e unico collaboratore della sezione culturale di una rivista: traduce racconti dal francese, celebra ricorrenze letterarie e stila i necrologi di grandi scrittori.

La vita di questo buon cattolico trascorre all’insegna di una grigia routine: prepara i suoi pezzi, cerca di sfuggire agli occhi e alle orecchie di un’indiscreta portinaia, ordina sempre gli stessi piatti al ristorante e, alla fine della giornata, scambia quattro chiacchiere col ritratto della sua defunta moglie. Il giornalista vive con lo sguardo rivolto al passato, perdendosi in sogni e fantasticherie che gli riportano alla mente un tempo migliore, più semplice e felice: la sua psiche è dominata da un’anima rassegnata e solitaria.

Il trantran del melanconico vedovo scorre sullo stesso monotono binario, sino all’agosto del 1938: in una torrida giornata, il suo sguardo si posa su un articolo dedicato alla Morte. Quelle righe toccano una corda segreta del suo animo: Pereira decide di contattare l’autore del pezzo e di proporgli di scrivere dei necrologi “prematuri”, incentrati sulle vite di scrittori che non sono ancora venuti a mancare.

Il redattore si aspetta di incontrare un fine pensatore, un uomo intento a riflettere, come lui, sull’aldilà, invece si ritrova davanti a un giovane assetato di vita: l’ingenuo e squattrinato Monteiro Rossi. Monteiro è abituato a seguire più il cuore che la testa: la sua fidanzata Marta, un’ attivista politica, lo ha convinto a scendere in campo, a impegnarsi in prima persona per contrastare le ombre oscure che si stanno addensando sul Portogallo e sulla vicina Spagna.

Il giovane idealista non è esattamente la persona più indicata per scrivere su un giornale diretto da un simpatizzante di Salazar. Pereira lo sa bene e sa anche che sarebbe meglio troncare subito ogni rapporto con Monteiro, ma non riesce a voltare le spalle al ragazzo: forse perché assomiglia al figlio che non ha mai avuto, o forse perché, anche se ancora non lo sa, dentro di lui sta prendendo forma una nuova anima decisa a prendere le parti di una libertà negata e calpestata.

Pian piano, il giornalista inizia a distogliere lo sguardo dal passato e a fissarlo su un presente sempre più fosco. Pereira si rende conto di essersi comportato come se fosse già morto e di aver vissuto nel “mondo parallelo” che i giornali, debitamente editati, dipingono per i portoghesi: un paese dove non esiste nessuna polizia politica e dove non viene mai versato del sangue innocente.

Pereira non è né un “compagno” né un rivoluzionario: lui è semplicemente un intellettuale. Il giornalista potrebbe mettere a tacere i dubbi che agitano la sua coscienza e accettare, come alcuni suoi colleghi, che la dittatura sia un male inevitabile, un mero effetto collaterale del clima locale:

(…) viviamo nel sud (…) il clima non favorisce le idee politiche, laissez faire, laissez passer, è così che siamo fatti, e poi senti, ti dico una cosa, io insegno letteratura e di letteratura me ne intendo, sto facendo un’edizione critica dei nostri trovatori, le canzoni d’amore (…), ebbene, i giovani partivano per la guerra e le donne restavano a casa a piangere, e i trovatori raccoglievano i loro lamenti, comandava il re, capisci?, comandava il capo, e noi abbiamo sempre avuto bisogno di un capo, ancora oggi abbiamo bisogno di un capo.

Pereira dovrà decidere se continuare a sfornare articoli innocui o se provare a sfidare la censura, inviando ai suoi connazionali dei messaggi in bottiglia destinati a risvegliare le coscienze. Il suo nuovo io egemone riuscirà a prendere il sopravvento e riuscirà a custodire la brama di vivere di Monteiro, una brama che mal si concilia con la sete di potere di Salazar?

antonio tabucchi
Di Rebeca Yanke from Madrid, España – Antonio Tabucchi, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10308345

Antonio Tabucchi, come il suo protagonista, invia un messaggio in bottiglia a noi lettori, tessendo una ragnatela letteraria che dà vita a serie di corrispondenze tra il Portogallo di Salazar, la Spagna franchista e l’Italia fascista: paesi accomunati dalla stessa mancanza di libertà. In queste pagine, Pessoa dialoga con Lorca, mentre altri scrittori, accomunati dal loro impegno civile, ci spingono a ricordare il vero potere delle “belle lettere”: la letteratura è capace di illuminare le tenebre più fitte e di rivelare verità scomode.

Questo romanzo si presta ad essere paragonato a un altro libro: Lucenario di José Saramago, un’opera che è una finestra aperta sul Portogallo del secondo dopoguerra. Anche in quel testo un incontro fortuito dà luogo a un dialogo intergenerazionale: il calzolaio-filosofo Silvestre e il suo giovane inquilino Abel discutono degli stessi ideali che Pereira ha deciso di sostenere. Valori a cui Tabucchi ha tenuto fede, consegnando ai suoi lettori una storia di rara potenza, indimenticabile.

Per approfondire:

Antonio Tabucchi, ovvero l’onestà intellettuale – Il mestiere di leggere 

Un giornalista sfida il regime di Salazar – Repubblica.it 

Un romanzo esistenziale – Rai Cultura 

18 pensieri su “Sostiene Pereira

  1. Pingback: Sostiene Pereira — Il verbo leggere | l'eta' della innocenza

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