2666 2/2: la parte dei libri

Nella “scorsa puntata” vi ho presentato 2666, il romanzo più ambizioso di Roberto Bolaño. Oggi vorrei soffermarmi su una delle parole chiave che vi avevo proposto: libri. Questo testo è, come sottolineato nella recensione del Times, “un libro pieno di altri libri”: un testo che ci invita a riflettere sulla natura della letteratura e sulla sua importanza.

La lettura è uno dei motivi ricorrenti che attraversano le cinque le parti dell’opera: i critici (una categoria professionale che non doveva incontrare le simpatie dell’autore), continuano a rileggere le opere del misterioso Arcimboldi; Amalfitano espone agli elementi le pagine de Il testamento geometrico, trasformandolo in una sorta di amuleto destinato a tenere alla larga lo spettro del Male; il giornalista Fate intervista Seaman, un uomo che si è salvato grazie alla lettura; Lalo Cura sfoglia dei manuali di criminologia; Arcimboldi discute di letteratura con uno scrittore fallito.

Se leggerete 2666, se deciderete di farvi strada tra le ramificazioni di quest’opera labirintica, sarete chiamati a diventare dei “lettori attivi”, a interrogarvi sul senso delle riflessioni metaletterarie che costellano il testo. Non vi potrete tirare indietro, cercando sollievo in un testo più breve e meno complesso, perché Bolaño vi chiamerà direttamente in causa:

Sceglieva La metamorfosi invece del Processo. Sceglieva Bartleby invece di Moby Dick, sceglieva Un cuore semplice invece di Bouvard e Pécuchet e Canto di Natale invece di Le due città o del Circolo Pickwick. Che triste paradosso, pensò Amalfitano. Neppure i farmacisti colti osano più cimentarsi con le grandi opere, imperfette, torrenziali, in grado di aprire vie nell’ignoto. Scelgono gli esercizi perfetti dei grandi maestri. In altre parole, vogliono vedere i grandi maestri tirare di scherma in allenamento, ma non vogliono saperne dei combattimenti veri e propri, quando i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore.

biblioteca praga

Nessuno vuole fare la fine del farmacista disprezzato da Amalfitano. Allora vi toccherà rimboccarvi le maniche e scendere nell’arena insieme allo scrittore: tra le pagine di 2666 sono in agguato il Male e la Follia, ma in fondo alle tenebre brilla la luce della conoscenza. La lettura può essere faticosa e può persino procurare un vago mal di testa, ma vale la pena di resistere, di essere tenaci come Seaman:

(…) leggevo e leggevo (…) a volte con una rapidità sconcertante anche per me e a volte con grande lentezza, come se ogni frase o parola fosse un manicaretto per tutto il mio corpo, non soltanto per il mio cervello. (…)
Facevo qualcosa di utile. Qualcosa di utile comunque la si guardi. Leggere è come pensare, come pregare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, come ascoltare le idee degli altri, come ascoltare musica (sì, sì), come contemplare un paesaggio, come uscire a fare una passeggiata sulla spiaggia.

Vi è già venuta voglia di leggere 2666 o di abbandonarmi per immergervi tra le pagine del libro che avete sul comodino? Abbiate ancora un po’ di pazienza, per cortesia: ci sono ancora un paio di punti su cui vale la pena di soffermarsi.

Il romanzo-mondo di Bolaño è una sorta di biblioteca mentale, una biblioteca affine a quella di Mr. Bubis, l’editore di Arcimboldi: un caos babelico, formato da scaffali stracolmi e da pile pericolanti di libri, che non è altro che un riflesso del mondo, di un mondo che, nonostante la guerra e l’ingiustizia, riesce ad essere ricco di portenti e prodigi.

libreria

Tra gli scaffali racchiusi all’interno di 2666 (è interessante notare quante volte la parola biblioteca ricorre nel testo) si possono scorgere i nomi di grandi autori e i titoli di opere immortali. Viene allora voglia di affiancare la lettura del romanzo a quella di alcune delle opere citate al suo interno. Per esempio, potrebbe valere la pena di passare da 2666 alle pagine di Finzioni o di Pedro Pàramo, per poi approdare sulla tolda del Pequod e, infine, contemplare la luna insieme a un pastore errante.

Nel romanzo di Bolaño non si discute solo di libri in generale, ma anche del mercato editoriale e del mondo accademico. Il dialogo tra Arcimboldi e lo scrittore fallito ci invita a riflettere sia sulla vera natura dei capolavori letterari (grandi opere nascoste in una foresta di opere minori), sia sul ruolo degli autori e dei critici.

Lo scrittore che ha “appeso al chiodo” la macchina da scrivere, oltre ad offrirci materiale per più di una discussione letteraria, ci propone un’altra definizione del verbo leggere: la lettura è il piacere e la gioia di essere vivi o la tristezza di essere vivi, ma, soprattutto, è conoscenza e domande. 2666 suscita più di un interrogativo nei lettori, ma, allo stesso tempo, li arricchisce e li stimola. Siete pronti a perdervi tra le sue pagine e a domandarvi cosa significa per voi la letteratura?

5 pensieri su “2666 2/2: la parte dei libri

  1. Ho letto i tuoi due articoli su 2666 e hanno sovvertito la mia lista della spesa libraria! Mi piace molto il modo che hai di parlare delle letture che fai e, a parer mio, le tue non sono delle semplici recensioni, ma molto di più. Grazie per tutte le suggestioni che mi fornisci ogni volta 😉

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